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Anche gli editor piangono

Tempo fa ho partecipato a un concorso letterario con un romanzo che avevo appena terminato, ma non rifinito, e di cui non ero quindi  molto convinta (lo so che dicono tutti così *-* !). 

Infatti il mio piccino non ha superato lo “sbarramento” della finale, ciò mi ha confermato che non sono una dantessa alighiera rediviva… ripresami dalla rivelazione, leggendo gli annunci relativi al concorso ho scoperto che i partecipanti avrebbero potuto beneficiare del servizio di valutazione dei manoscritti, offerto dall’agenzia letteraria promotrice, con uno sconto. 

 

Decido che mi va: il romanzo ha proprio bisogno di migliorie, e un occhio clinico “esterno” serve  a qualunque scrittore (anche a me, che faccio la Torquemada con i piccini degli altri!). Perciò caccio senza storie  i 50 euro richiesti (la valutazione non scontata ne costerebbe 130).

 

Dopo un mese e spiccioli, l’agenzia mi invia per mail la scheda di valutazione del romanzo. Quando la apro, mi trovo davanti mezza paginetta in word. Metà della mezza paginetta, quindi un quarto della scheda totale, consiste nel riassunto del mio romanzo. L’altro quarto è la valutazione vera e propria:

 

Un’indubbia padronanza stilistica, unita ad una certa abilità nel delineare figure e caratteri, conferisce alla prima parte dell’opera un concreto motivo di interesse. Inoltrandosi nella lettura, emerge una tendenza, a tratti latente, talora ben più scoperta, alla ripetitività delle situazioni e alla stilizzazione dei personaggi. Lo svolgimento si fa prevedibile, i dialoghi tendono alla prolissità, la contestualizzazione spazio-temporale risulta piuttosto generica. La caratteristica determinante, il tormentoso rovello interiore della protagonista, svolto con finezza e spietata sincerità, finisce, alla lunga, con l’appesantire l’apparato narrativo, poggiando su espedienti che non brillano per originalità (qui c’è un esempio, N.) o divergendo su episodi che combaciano a fatica con il contesto generale (un altro esempio, N.).

… Embè? E poi? Dove cambio, quanto taglio? Dov’è l’inverosimiglianza (scrivendo, tutto mi sembra verosimile, dove lo trovo l’errore da sola?)?
Questa non è una valutazione letteraria, ma il giudizio di un tema appuntato sul verso del foglio protocollo. Le nostre recensioni
GRATUITE di “Esordiamo!”  sono più accurate  (per la prova, basta linkare a lato e leggersene qualcuna a caso).

 

Eppure, la ragione non è TUTTA dalla mia parte: prima di pagare, non ho pensato a informarmi sul modo di lavorare dell’agenzia letteraria, sulla lunghezza delle schede e il loro contenuto. Alas! Che il mio sacrificio possa servire da insegnamento per i potenziali polli: l’ingenuità non paga, cioè, paga eccome, il problema è che non fa guadagnare…

 

Io resto così, col rovello, sapendo che qualcosa non va bene nel romanzo, ma non come riparare. Elena, aiuto!

 

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