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Contro chi ascolta… contro chi parla

Sono un po’ perplessa per le notizie politiche di questi giorni, primo tra tutti il cosiddetto decreto legge sulle intercettazioni. Come se non fosse abbastanza preoccupante in sé, la legge non riguarda solo i limiti imposti all’uso e alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche alcuni aspetti della rete. La buona notizia della soppressione dell’emendamento D’Alia non è quindi destinata a far giore la blogosfera ma solo ad anticipare una doccia fredda forse peggiore.

 


Da blog di Google Italia (ci sono arrivata tramite Manteblog), Marco Pancini ci informa dell’esistenza nel DDl di una norma che

mira ad estendere anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, finora applicate ai mezzi di informazione tradizionali”. In pratica un blogger amatoriale viene equiparato come responsabilità al direttore responsabile di un qualsiasi quotidiano nazionale…

L’utilizzo dell’espressione generica “siti informatici” è molto preoccupante, in quanto sembra comprendere sia tutti coloro che producono contenuti, siano essi operatori professionali (ad esempio, la testate giornalistiche online) o semplici utenti (ad esempio, i blogger amatoriali), sia le piattaforme che ospitano questi contenuti, come ad esempio i motori di ricerca, le piattaforme di contenuti creati dagli utenti come YouTube ed i social network come Facebook.

Nel particolare, uno degli obblighi che riguarderebbe tutti i “siti informatici” è quello della rettifica entro le quarantotto ore, in caso contrario sono previste pesanti pene pecuniarie. Molto chiaro e anche molto duro il pezzo di Punto Informatico in proposito:
 

Difficile resistere alla tentazione di definire dilettantistica, approssimativa ed irresponsabile la scelta del legislatore che è entrato “a gamba tesa” in questo dibattito ultradecennale ignorandone premesse, contenuti e questioni e che ora rischia di infliggere – non so dire se volontariamente o inconsapevolmente – un duro colpo alla libertà di manifestazione del pensiero nel cyberspazio modificandone, per sempre, protagonisti e dinamiche.

Simili operazioni non tradiscono solo l’ignoranza più imbarazzante, ma fanno sospettare qualcosa di peggio. Questi completi incompetenti su questioni informatiche sembrano  aver capito benissimo che oggi la Rete è un mezzo di aggregazione, informazione, comunicazione, espressione e scambio di opinioni sempre più importante che sta superando in accessi e addirittura in attendibilità i mass media tradizionali.
 


Il decreto legge deve ora passare al Senato per l’approvazione, e può darsi che divenga legge a breve. A quel punto, chi continuerà a esporsi raccontando fatti scomodi o criticando prodotti e aziende (come le case editrici a pagamento…) non potrà che incrociare le dita sperando di non incappare in avversari troppo aggressivi, fare disobbedienza civile, firmare appelli e come extrema ratio affidarsi… alla legge? No, alla consueta mancanza di applicazione di leggi inapplicabili tipica di questo paese. Poveri noi, bananari per necessità.

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