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Segnalazioni del venerdì II

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Meditavo di trasformarla in una rubrica fissa… Si vedrà 🙂

Molto bene, procediamo. Per prima cosa, vorrei segnalare un blog di cui, a mia volta, ho ricevuto segnalazione via Facebook: si tratta del neonato Bookskywalker. Mi ha colpito, oltre che per l’impagabile nome (perché a me non vengono mai queste idee?), anche per la verve e l’acume che anima post e recensioni. Parla di libri, ma sa spaziare anche altrove – pur mantenendo centrale l’argomento letterario. Sono certa che molti lo troveranno interessante.


“Maestro, spostare delle pietre è una cosa:
questo è del tutto diverso!”

 

Linko anche un loro articolo che mi ha strappato più di una risata: I libri che vorremmo uscissero nel 2011.

Vorrei poi segnalare un articolo (Manuali 3) apparso un paio di mesi fa su Gamberi Fantasy, nel quale Gamberetta approfondisce, basandosi su alcuni manuali di scrittura creativa in lingua inglese, l’argomento dello “Show, don’t tell”, ovvero il celebre “Mostare, non raccontare”.
Vorrei parlarne più approfonditamente – e spero di trovare il tempo di farlo, in futuro – sia perché è un argomento importantissimo, sia perché volevo esprimere alcuni pareri personali; nel frattempo lo linko e vi invito a leggerlo: ci sono alcuni elementi che si riveleranno davvero utili a rivedere con approccio critico il proprio stile e a riformularlo sulla base di criteri come l’immediatezza e l’efficacia.

Detto questo, buon weekend a tutti!

4 Replies to “Segnalazioni del venerdì II”

  1. utente anonimo ha detto:

      Ho letto in fretta l'articolo di Gamberetta sul famoso "Show, don't tell", magari poi ci ributto un occhio. Credo sia un bel pezzo, anche se i toni sono un po' esagerati. Certo, se si scrive un libro fantasy, o un giallo classico, è un dovere lo sforzarsi di mostrare, di costruire un'immagine veritiera della scena. Per quanto riguarda invece altri generi letterari, nutro alcuni dubbi. Non sono insomma d'accordo su come lo "Show, don't tell" e la tendenza alla verosimiglianza siano stati posti come regole essenziali della scrittura moderna, della letteratura in generale. Se Gamberetta si riferisce ai fantasy quindi sono d'accordo, altrimenti mi sembrano dei consigli un pochino superficiali. Eppoi ci vuole elasticità, altrimenti si fa lo stesso errore di quelli che credono solo nel "raccontare", e si finisce col rimanere attaccati a un periodo, a un modo di operare che domani è già superato. Chi vuole tentare di fare, di produrre vera arte (chi?), non può accontentarsi di studiare una direzione sola. Il "mostrare" non è la strada, è una strada.
      Non so, il discorso di Gamberetta mi suona come "il mixer è migliore della chitarra", "il mostrare è migliore del raccontare", "le canzoni dei Daft Punk sono migliori di quelle dei Pink Floyd". Pareri che possono essere condivisibili o meno, non voglio entrare nei gusti (anche perché a me piacciono sia i Daft Punk che i Pink Floyd), ma che non devono essere presi come valori assoluti, ecco. Perché il mixer è uno strumento, al pari della chitarra, né migliore né peggiore, fine.
      Ho dato un'occhiata veloce anche alle regole sui dialoghi, e anche qui, che dire, sono in disaccordo completo. Da quel poco che ho visto Gamberetta dice di evitare come la peste il discorso indiretto (anche qui proponendo il diretto come unica soluzione). Ripeto, sul fantasy ci può stare alla grande. Ma per quanto riguarda altri generi, beh, sull'utilizzo esclusivo del discorso indiretto si fondano dei capolavori della letteratura che non possono essere snobbati come obsoleti, o superati.
      O almeno così la penso io, innamorato da sempre dell'astratto, dell'assurdo, dell'inutile, del caos.

    cidrolo

  2. elenaS83 ha detto:

    Infatti è per questo che avrei preferito accompagnare la segnalazione con alcune considerazioni personali 🙂 Purtroppo al momento non ho tempo, ma recupererò in futuro.

    L'articolo di Gamberetta secondo me è ottimo per quanto riguarda i contenuti e credo sia utilissimo se preso come indicazione.
    Sono convinta che mostrare e raccontare vadano dosati nel modo giusto, perché entrambi hanno una funzione che non è intercambiabile; tuttavia, mi sembra che il "mostrare" sia quasi sempre trascurato in favore di un "raccontare" (più bello per l'autore, meno per il lettore) che poi è alla base dei più comuni difetti stilistici.
    Per questo, una bella doccia di "mostrare" comunque non fa male a nessuno 🙂 A me per prima: pur essendo da sempre una fan del "mostrare", mi sono accorta che raccontavo più di quando avrei voluto (con risultati insoddisfacenti).

    🙂

  3. utente anonimo ha detto:

      Infatti Elena. Riferendosi a una letteratura di alto livello, all'arte insomma, il discorso è molto più complicato e secondo me le regole di Gamberetta non reggono. Ma comunque io sono d'accordo sul fatto che il "mostrare" assicuri un livello almeno accettabile del testo. Il "raccontare" necessita invece di molta più capacità stilistica ed equilibrio, e quindi il suo utilizzo non garantisce un prodotto sufficiente. Un'arma più difficile da usare, ma comunque un'arma, certo non inferiore all'altra.
      Eppoi magari Gamberetta sapeva benissimo che rivolgendosi a possibili esordienti, proverbialmente sordi a consigli e critiche, era meglio alzare un pochino la voce, perché loro avrebbero comunque colto il messaggio con meno intensità. 🙂

  4. twanky ha detto:

    Interessante il blog segnalato. Devo girarmelo con più calma.

    Sono curiosa di leggere cosa scriverete riguardo il "mostrare, non raccontare". Gamberetta parla prevalentemente di fantasy e il fantasy italiano sembra avere il problema cronico del non saper "mostrare".
    Quasi tutti gli esordienti che ho letto (pochi in tutto) il raccontare era predominante, spesso con la scusa che "il lettore deve farsi la sua idea", quindi il mostrare sarebbe controproducente.
    Il trucco è saper dosare le due cose, ma usarle entrambe… scrivere senza mostrare (luogo, personaggi, situazioni) non fa altro che rendere meno efficace la storia.

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