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La Fiera poco fiera

L’ultima volta che ero stata alla Fiera della Piccola e Media Editoria a Roma avevo tratto conclusioni simili (dicembre 2009, due anni fa), ma ieri – pur tenendo conto del fatto che era l’ultimo giorno – mi sono scontrata con l’invitato principale di quest’anno: la tristezza.

Fiera2011

Un piazzale desolato. Quattro gatti in coda a fare il biglietto. Persino lo sciame di venditori ambulanti di libri che ti assalgono all’ingresso era ridotto (sono stata arrembata da uno soltanto, ma si è arreso alla controproposta: “Ti compro un libro se tu mi compri un servizio letterario”. Se piove, piove per tutti, come disse Bersani).

Pago l’ingresso ridotto: 4 euro invece di 6 perché in possesso della mia nuova, fiammante Bibliocard.

Faccio un giro tra gli stand, tra case editrici interessanti relegate in cubicoli minuscoli e stand formato maxi dedicati per due terzi alla vendita di amuleti magici e per un terzo alla vendita di libri su come raggiungere il nirvana attraverso lo yoga.

Vista la poca affluenza si circolerà meglio, giusto?
No, sbagliato. Perché non mancano mai, per dirla alla Calvino, Quelli Che Devono Fermarsi Al Centro Del Corridoio Senza Scopo Apparente, o Quelli Che Stanno Mezz’Ora Davanti A Uno Stand Bloccando La Visuale Per Poi Andarsene A Mani Vuote, e, ancora, Quelli Che Si Radunano A Mazzi Di Dieci Nelle Strettoie E Non Si Smuovono Neanche Se Li Prendi A Randellate. Il tutto corollato da Quelli Che Spingono Da Dietro Mentre Cerchi Di Farti Strada Convinti Che Tu Stia Lì A Pettinare I Bruchi Quando In Realtà Vuoi Procedere Anche Tu.

Il piano superiore è meno congestionato, così mi fermo a uno stand a sfogliare un libro che mi interessa. Prezzo di copertina: 19 euro. Edizione economica. A 19 euro non comprerei neanche un libro scritto da me.

Parto alla ricerca degli stand di editori che conosco per salutarli, ma non trovo quasi nessuno. Forse perché non sono più qui, o forse perché, non esistendo da nessuna parte una cavolo di piantina che attribuisca agli stand anche un editore – solo codici numerici – sono costretta a vagare cercando manualmente.

Riesco a scambiare due parole, poi mi congedo: ho visto abbastanza.

Ragazzi, ma siamo impazziti?

Più Libri Più Liberi è la più importante fiera della piccola e media editoria in Italia e sta andando in malora per motivi non meglio definiti. Evidentemente c’è qualcosa che non va dal punto di vista della promozione dell’evento, qualcosa che non va da tempo. Una Fiera non può esistere per inerzia, va reinventata, proposta, promossa; forse l’organizzazione coprirà i costi con l’affitto degli stand e la vendita di panini raffermi al bar, ma un evento importante come Più Libri Più Liberi non può e non deve ridursi a questo. Si tratta di un momento di incontro tra un vasto pubblico e un’editoria trascurata dalla grande distribuzione e, al di là dei dati di vendita, dovrebbe dare a questa editoria meno visibile – appunto – maggiore visibilità. Pensiamo anche agli editori che hanno speso migliaia di euro tra affitto dello stand, trasferta e soggiorno, e non ne hanno ricavato nulla. Ripeto, non parlo tanto di vendita dei libri quanto della possibilità di incontrare face to face un pubblico di lettori.

Mi auguro che, nei prossimi anni, la gestione dell’evento finisca in mani migliori, perché tutto non si riduca alla desolazione pre-natalizia che ho visto ieri.

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