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Più libri più liberi 2014. Gioie e dolori – Prima parte

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Sabato 6 dicembre ho fatto un rapido giro alla fiera “Più libri più liberi”, l’appuntamento romano dedicato all’editoria piccola, media o indipendente.  Negli anni scorsi, il nostro bilancio era stato sostanzialmente negativo, sia parlandone come operatrici, sia come lettrici appassionate.

L’edizione 2014 di “Più libri più liberi” non mi ha dato l’impressione desolante che Elena aveva riportato in precedenza. Direi che ne ho ricavato dati contrastanti. Gioie e dolori, come recita il titolo. Questo post lo dedico ai dolori. Perché ci voglio passare al volo per soffermarmi sulle gioie, e perché mi levo subito i sassolini dalle scarpe che non fa bene camminarci a lungo.

Intanto l’ingresso: sette euro di biglietto, semplicemente per poter entrare e poi comprare. Qualcuno mi deve spiegare questo uso assurdo, un modo incivile per lucrare su un evento che è pensato comunque per portare un guadagno a chi lo organizza. Perché il vampirismo?

Forte della mia professione ho chiesto di poter entrare come operatrice del settore. Ma di fronte alle mie credenziali (partita IVA, attestazione dell’agenzia, associazione culturale in tema riconosciuta con codice fiscale) mi è stato risposto: “Mmmh, non so, è complicato. Non è che ha pubblicato qualcosa? Entri come autrice, che è più semplice”.
Quindi entro come autrice.
Che è più semplice.
Boh.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio è stato il ridimensionamento: quest’anno gli editori erano meno, e si vedeva. Gli stand erano quasi tutti piccolini e di misure simili, lo spazio ristretto accomunava sia gli editori medio-affermati che quelli pulviscolari.
Mancavano i mega banchi degli anni scorsi: questo fatto può essere positivo se visto in un’ottica “tutti uguali, stesse possibilità” e aggiungo che i quattro tavoloni delle Edizioni Albatros Il Filo non mi sono mancati nemmeno un po’.
Il colpo d’occhio però era quello dei cassettoni di un armadio a scomparti strapieni.

Sì, è Ikea. Ma è un casino lo stesso.

Pubblico: sabato alle sette di sera, un’ora prima della chiusura, era scarso e ho trottato tranquillamente senza intoppi, in sessanta minuti giro completo.
Lunedì invece (mi hanno detto che) pareva di stare all’entrata di una metropolitana all’ora di punta: una similitudine che fa accapponare la pelle di qualsiasi romano.

Editori e proposte: comunque tante. Crisi: tanta anche quella, soprattutto nelle modalità di presentarsi al pubblico e ai lettori, che in alcuni casi ho trovato agghiaccianti.
Potrei inaugurare un nuovo genere: l’horror editoriale. E quella che segue potrebbe essere una delle scene più gore:

Io (con la faccia grondante interesse e curiosità): “Buonasera! Avete un catalogo?”
L’Editore/il Redattore/lo Stagista (seduto, senza alzarsi né muovere più di sette muscoli in totale): “No.”
Io (sussultando alla prima accettata): “Ah. Ok.”
L’E.R.S. (forse si è reso conto del tentato omicidio dell’interesse di un potenziale cliente?) : “Il catalogo lo trovi su Internet. Abbiamo delocalizzato [sic!] tutto lì.”
Io (riprendo colore): “Va bene, allora vado sul vostro sito. Il vostro sito… avreste un segnalibro o qualcosa del genere con i riferimenti?”
L’E.R.S. (senza alcuna pietà): “No: é tutto su Internet.”

Questa conversazione è avvenuta DAVVERO in ben DUE casi. Ma sono stati almeno una decina gli editori che non avevano un catalogo da darmi: perché non ce l’avevano e basta e non perché era esaurito (il secondo giorno di kermesse? Prima di domenica e lunedì???). E c’è da considerare che non ho domandato a tutti, ma ho rivolto questa domanda a una ventina di editori.

Tra quelli che hanno dato forfait, la Gargoyle Books è l’unica che ricordo, più che altro perché in realtà è un’ottima casa editrice con un catalogo da paura (in tutti i sensi) che meriterebbe ben altra promozione. E che invece… “ha delocalizzato”.

Un’altra nota stonata riguarda gli stand degli operatori pubblici.
Sia allo spazio dedicato ai ragazzi e alle biblioteche pubbliche, sia allo stand del Centro per il libro e la lettura (sito web con URL intuitiva: “cepell.it”, la mail è direttamente un sudoku) , le addette e gli addetti… leggevano, appunto.
Nel secondo caso, hanno alzato gli occhi per invitarmi a prendere pure tutte le cartoline e i volantini che volevo, sono quelli lì davanti, sì ne prenda pure, li prenda anche per regalarli, facci, facci; grazie, molto gentili.
Nel caso delle biblioteche i “lettori” erano così presi che dubito si siano accorti del passaggio di un’editor frettolosa e sorpresa. E di chiunque altro in quel momento.

Per giustizia devo ricordare che eravamo vicinissimi alla chiusura. Eppure la fiera non era deserta, e io che di tavoli ne ho fatti tantissimi in svariati settori (politica, commercio, promozione, volontariato e così via) mi permetto un consiglio perentorio: a qualsiasi ora e chiunque abbiamo davanti, abbiamo il dovere di stamparci un bel sorriso sulla faccia e di interagire al meglio che possiamo. Il resto è fuffa.

Nel prossimo post parlerò degli editori e dei titoli che mi sono piaciuti, belle scoperte, gradite conferme, segnalazioni positive. Tanti titoli e link per ispirarvi al meglio!

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