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Poesia del giorno: “Il cinque maggio”

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La data di oggi vi dice qualcosa? Chi non ricorda la poesia “Il cinque maggio”, che si studia in Italia fin dalle scuole elementari? Come tanti componimenti della nostra letteratura, spesso è stato fatto imparare a memoria – esercizio utile per tanti versi, ma certo secondario a un’analisi dell’opera chiara e comprensibile dai ragazzi.

Era il luglio del 1821 quando Alessandro Manzoni lesse sulla Gazzetta di Milano della morte di Napoleone Bonaparte e del contesto in cui essa era avvenuta. Immediatamente scrisse un componimento sul tema, un’opera che sarebbe rimasta nella storia. Il suo obiettivo non era una celebrazione di Napoleone, per quanto dai versi emerga stima nei confronti di questa figura; Manzoni ha ampliato il punto di vista e generato una riflessione più ampia sulla persistenza delle azioni umane, anche le più grandiose, e sulla loro fragilità nei confronti del tempo che scorre. La stessa parabola di Napoleone viene cantata nelle sue luci e ombre, nei suoi alti e bassi:

tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio:
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

Il componimento contiene anche dei versi che sono rimasti nella lingua italiana, un’espressione ricca di sfumature e utilizzata tutt’oggi: “ai posteri l’ardua sentenza”.

“Il cinque maggio” è una delle poesie più studiate e declamate in Italia: non possiamo non concludere citando la sua interpretazione da parte del grande Vittorio Gassman.

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