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Arriva Amazon Publisher: qualche riflessione

È di pochi giorni fa la notizia che Amazon Publisher sbarca in Italia: il colosso di Bezos pubblicherà in Italia alcuni titoli tradotti, in veste di editore.

Otto titoli, per ora. «Sei, disponibili da martedì 3 novembre, gli altri due dal 17, tutti in pre-order già da oggi, domenica», spiega Tavella. Prevalgono la narrativa di genere e autori che hanno già venduto bene in altri mercati piuttosto che nomi di fama internazionale.

Alessandra Tavella, intervistata dal Corriere.it, è acquisitions editor per Amazon Italia. Immagino dunque che il suo ruolo sia proprio quello della ricerca e acquisizione dei titoli da pubblicare. Più acquisitor che editor, dunque.

Di solito sono molto positiva nei confronti delle novità, questa invece mi trova molto critica per due ragioni principali.

Prima ragione: Amazon e i diritti dei lavoratori

Amazon è un colosso mondiale. Una multinazionale che vende tutto dappertutto. Ma ha ampi margini oscuri e controversi.

Ci sono state diverse inchieste sul trattamento che Amazon riserva ai propri lavoratori. Non solo sfruttati e sottopagati, ma anche plagiati, controllati e psicologicamente manipolati.

Contratti precari, turni di lavoro massacranti, licenziamenti facili. Una giornalista dell’Observer racconta quello che ha visto lavorando per una settimana in un magazzino di Amazon

Una. Settimana. L’articolo completo uscito per Internazionale è leggibile a questo link: Gli schiavi di Babbo Natale di Carole Cadwalladr.

Susan si è slogata una caviglia all’inizio del turno. Ha chiesto un permesso per malattia e le hanno dato un “punto”. Al terzo punto sarà “dispensata”, che nel linguaggio dell’azienda significa licenziata.

Jean-Baptiste Malet è un altro giornalista infiltrato in un magazzino di Amazon, sempre fingendosi un lavoratore. L’infiltrazione sembra necessaria, almeno questo è quello che ho letto praticamente sempre, dal momento che Amazon è molto restia a fornire informazioni sulle proprie prassi, sui contratti e sulla vita quotidiana nei propri magazzini.

Tutti i dipendenti sono dotati di uno scanner con Gps che controlla in tempo reale spostamenti, velocità dei gesti ed eventuali tempi di pausa.

Malet è stato intervistato da L’Unità:

In amazon hanno capito che la macchina che fa guadagnare più soldi è l’essere umano Ne sono consapevoli. […]  Dopo due, tre mesi di lavoro i lavoratori sono distrutti e fanno fatica a trovare un altro post lavoroHo conosciuto una donna di 53 anni con figli, le si chiedeva di avere gli stessi ritmi di ragazzi di 27 anni. […] A Natale i manager mettevano la musica hard rock per stimolare la produttività.

Malet ha ricavato un libro inchiesta: dalla sua esperienza è nato En Amazonie, infiltré dans le meilleur des mondes, un libro che racconta il lato oscuro del colosso fondato da Jeff Bezos. Il libro ha avuto un grande scalpore, e, particolare raccapricciante, è in vendita su Amazon.

Anche il nostro Report si è occupato di Amazon e ha posto domande precise, alle quali i rappresentanti dell’azienda si sono rifiutati di rispondere. “Non diamo dati, non ha molto senso” oppure: “non lo so.”

A non dare i dati è Amazon, multinazionale del commercio online. Dentro il magazzino vendono di tutto, ma non dicono il fatturato italiano.

[Polillo, Presidente AIE]: – Amazon attualmente non dà nessun dato. Non capisco perché di questa resistenza. Una resistenza totale.

Guardate il servizio di Giovanna Borsier su Amazon, per avere un’idea della discrepanza tra il bel sorriso che vediamo sui pacchetti e un altro volto dell’azienda: Amazon.it di Giovanna Borsier.

Ecco, questi aspetti mi fanno avere delle enormi riserve nei confronti di quello che non è solo un editore, ma un colossale Moloch: il fatto che sia utile ed efficiente secondo me non ci dispensa dal fare alcune riflessioni, come ne caso di altre aziende che si macchiano di reati o si comportano in modo scorretto con le persone.

Tempo fa, c’è stata una polemica verso alcuni autori perché erano pubblicati da Mondadori, condotta che a molti è parsa in conflitto con i messaggi e la mentalità di questi autori. Per Amazon il discorso dovrebbe essere forse ancora più incisivo e radicale, dato che non parliamo solo di idee ma anche di pratiche aziendali fortemente risibili, se non vietate (attualmente Amazon è sotto processo per evasione fiscale in diversi paesi europei, la sua spregiudicatezza non riguarda solo il trattamento dei lavoratori).

Ma l’apparenza inganna, e quando parliamo di Amazon pensiamo ancora all’azienda gggiovane partita con poco, al sogno americano, al team dirigenziale giovane, simpatico e sognatore. C’è dell’altro, purtroppo.

Seconda riflessione: Amazon Publisher fa l’editore?

La seconda riserva che ho nei confronti di Amazon riguarda l’aspetto più strettamente editoriale. Nell’intervista sopra citata all’acquisition editor, e in molte altre dichiarazioni, Amazon Publisher ci tiene a far sapere che punta molto sulle recensioni degli utenti per scegliere i titoli sui quali investire.

Nella prima libreria fisica di Amazon, aperta pochi giorni fa a Seattle, le recensioni sono addirittura riportate su cartellini lucidi, accanto agli scaffali.

Ora, questa attenzione è positiva, nel momento in cui si incentiva il dialogo, la discussione, e si dà importanza al pubblico di lettori. Un’altra notizia fresca è che Amazon ha inaugurato una linea dura contro le recensioni fasulle: facendo causa ai recensori disonesti e prezzolati. E qui sono d’accordissimo.

Quando però una realtà che si dice “editrice” si limita a constatare quali sono gli autori indipendenti più famosi, a ri-pubblicarli per sfruttarne la fanbase già esistente, a scegliere titoli perché hanno ottomila commenti positivi in bacheca (“Murakami ne ha sì e no 500!”) … beh, almeno una voce fatemela levare.

Non si chiama pubblicare, dato che parliamo di autori già pubblicatisi in proprio. Si chiama “raccogliere i frutti di qualcun altro”.

Non fraintendetemi. Sono anche io autrice indipendente e curo da editor la pubblicazione di colleghi autori ed editori, anche su Amazon. La scelta di Amazon Publisher conferma quello che noi di Studio83 diciamo sempre: oggi essere un autore significa non solo scrivere ma anche cercare un pubblico, parlarci, promuoversi, agire in modo professionale e intraprendente. E se un mio autore venisse contattato da Amazon Publisher per prima cosa stapperei lo spumante.

Dopo di che, coinvolgerei la nostra consulente legale per strappare condizioni contrattuali belle convenienti, visto che se mi trovo con ottomila recensioni positive non mi serve Amazon per fare di me una superstar, e se sono già un cavallo vincente non c’è scommessa, ma puntata sicura.

Fare gli editori non è tutto qui.
Il vero talent scouting, secondo me, non si fa semplicemente andando a pescare tra gli autori che sono già famosi, bravissimi e che si sono fatti un culo come un secchio per anni, da soli. Non si fa nemmeno, come accade nell’editoria italiana, rapinando i cataloghi dei piccoli editori che scommettono davvero su qualche autore promettente e poi se lo vedono sfilare via dai Paperoni.
Il talent scouting implica anche una ricerca, una visione culturale, una proposta organica e una certa quantità di azzardo. Azzardo che, se parliamo dei numeri di Amazon, non è azzardo manco per niente, dato che con la sua potenza di fuoco potrebbe rendere best-seller pure la mia lista della spesa scarabocchiata da mia figlia e mangiata dalla gatta.

Quindi spero che dopo questi otto titoli che hanno già sbancato il banco prima che Amazon arrivasse, ne seguano altri che, magari, un megacolosso pieno di soldi può decidere di valorizzare in tutta tranquillità, godendosi poi i frutti della propria megapromozione e della qualità di qualche perla prima nascosta e portata alla luce per davvero.
Amazon è costretto a farlo? No. Può continuare così, a sfruttare questa specie di sogno americano che avvantaggia il petroliere e beffa gli indiani? Sì, certo.

Me lo auguro? Certo che no, i sogni son desideri 🙂

Concludendo…

Concludendo, pensateci un po’, quest’anno, prima di fare i regali di Natale.

Amazon non è il male assoluto, beninteso. Le innovazioni che ha portato sul mercato, i profondi cambiamenti del contesto editoriale e della pubblicazione, le occasioni irripetibili date agli autori indipendenti, l’importanza data ai lettori sono tutti aspetti positivi dela medaglia.

Credo però che discutere anche dei suoi lati oscuri possa aiutarci:

  • a scegliere più consapevolmente,
  • a limitare i nostri sprechi,
  • a non farci drogare dalla propaganda pubblicitaria
  • a spingere Amazon stesso a migliorare i propri standard,

…per il bene di tutti!

Mi sbaglio? Esagero? Trascuro qualcosa? Voi fate molti acquisti con Amazon? Cosa ne pensate? Scrivete la vostra esperienza nei commenti!

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