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Presentazioni di “C’è sempre domani”: ecco com’è andata!

La settimana scorsa abbiamo presentato il romanzo “C’è sempre domani”, dello scrittore e giornalista Manuele Fiori, che racconta il difficile percorso di vita di un padre separato.

Giovedì 23 novembre, venerdì 24 novembre e sabato 25 novembre: tre tappe diverse e complementari per portare a Milano un libro, ma anche una storia e una missione del suo autore. [Leggi anche il comunicato stampa: “C’è sempre domani – tour letterario”]

Sì, perché Manuele Fiori non ha scritto una storia tra tante: ma ha raccontato le difficoltà di una persona vera, chiamata nel libro “Alberto”, allo scopo di dare un messaggio a chi legge, e di aiutare concretamente gli altri.

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Manuele Fiori in uno scatto del fotografo Davide Bertazzoni, di Obiettivo Sorrisi

Alberto è il nome di una persona come tante, che si trova a dover vivere una storia come tante. Purtroppo. Perché il dramma di una separazione è molto comune, e sempre più comune è anche un meccanismo giudiziario che non aiuta, ma a volte trita le persone coinvolte senza tener conto dei loro diritti e delle loro effettive possibilità.

Molti uomini separati, in Italia, vanno incontro a una vera e propria condizione di povertà a causa di richieste di mantenimento che non possono sostenere, imposte senza tener conto delle loro necessità di sopravvivenza.
Molti papà divorziati in Italia perdono il rapporto con il loro figli, non solo per motivi imputabili a loro stessi, ma spesso perchè vengono alienati dalla famiglia e scarsamente riconosciuti in sede legale.

Ecco quindi un importante messaggio per la collettività, qui e ora: anche il papà è importante per i figli, e anche l’uomo può essere la parte debole in una coppia. Anche la madre ha delle responsabilità educative nei confronti dell’educazione di genere, riconoscendo alla sua controparte maschile un ruolo autonomo e necessario per i figli. E anche la moglie deve essere responsabile del mantenimento, almeno del proprio.
Sicuramente, una donna che ha scelto di fare la casalinga va tutelata: quando la coppia si rompe non si può pretendere da lei che si ricavi in quattro e quattr’otto una carriera redditizia, come ha avuto la possibilità di fare l’uomo fuori casa. Ma poi, a distanza di anni, e con i figli grandi, a che titolo può una donna pretendere lo stesso mantenimento anche per sé stessa?

Il tema è spinoso. Me ne sono accorta proprio con queste presentazioni, quando, facendo girare la notizia di questo libro, qualcuno mi ha risposto: “no, non lo dirò a nessuno, ho paura che sia un libro contro le donne”.
Eppure, subito dopo la presentazione di venerdì sera, una donna dal pubblico mi si è avvicinata e in tono commosso mi ha detto che l’ascolto le è servito, che si è appassionata perché si è messa nei panni di Alberto: da donna divorziata in Etiopia, mi ha raccontato che lì la situazione è rovesciata e peggiore per le donne separate, la moglie deve uscire di casa, perde l’affidamento dei figli.
Questa difficile esperienza ha portato la nostra ascoltatrice a superare il “genere” e a capire perfettamente la condizione svantaggiata, al di là di ogni altra considerazione.

Gli uomini, è vero, sono la parte “forte” nella quasi totalità delle situazioni, non solo matrimoniali o familiari. E per questa ragione, quando c’è un torto ai loro danni, la fatica del farlo riconoscere è ancora più grande. Questo è giusto? Si può fare qualcosa? Si deve accettare e basta? Si può uscire dalla logica del conflitto, magari spostando il baricentro anche legale dalla coppia alla famiglia, dall’interesse dell’una o dell’altra parte all‘interesse primario dei figli?

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Abbiamo parlato molto di questo, specialmente giovedì sera: ospitati dalla Casa di Maternità di Milano La Via Lattea, abbiamo trovato un contesto di grande partecipazione, e il contributo di Nadia Scaratti, ostetrica e conduttrice di gruppi di genitori, è stato davvero interessante.


La coppia a volte manifesta segni di difficoltà già alla nascita dei figli: ma la posizione giuridica dei bambini è ancora poco presente, poco considerata come a sé stante. E oggi il ruolo del maschile e la figura paterna sono messe in seria discussione: sia per il cambiamento e le sacrosante rivendicazioni delle donne; sia per una oggettiva difficoltà degli uomini a definirsi in modo assertivo, a tematizzarsi, a uscire dalla logica “vecchio uomo contro nuova donna”. Questa fatica è fonte a volte di grandi difficoltà proprio nella famiglia di separati.

In linea di principio è giusto che, quando due genitori si separano, il livello di vita dei figli, sia che stiano con la madre che con il padre, debba essere uguale a quello del partner che è uscito di casa. Ma ho trovato davvero squalificanti le piccinerie economiche alle quali è ricorsa Annarita, e altri ex di turno come lei, dei quali ho avuto notizia tramite i miei tanti amici padri separati.

Alcuni di questi, è vero, sono scorretti, nascondono denaro e risorse delle quali i figli dovrebbero essere messi a parte. Ma molti altri, tra i quali ci sono io, sono ridotti praticamente sul lastrico da pretese che non possiamo accontentare. Non perché non vorremmo, ma perché non possiamo!

Anche il nostro tenore di vita, anche le nostre sostanze si riducono una volta separati, ma ciò non è quasi mai riconosciuto. Io sono stato portato al limite della sussistenza.

Per i miei figli mi sarei pure tolto il pane di bocca (e in alcuni periodi l’ho fatto). Ma perché, mi chiedo, Annarita non ha mai cercato un lavoro? Come si può permettere a una persona adulta, capace e in salute, di restare a carico del coniuge separato, continuando a pretendere un tenore di vita garantito, anche quando i figli sono a posto, anche quando sono grandi?

Mi è capitato spesso di parlarne con i miei compagni di sventura, padri separati finiti a dormire nei ricoveri, o in auto, pur di non privare i propri figli di un mantenimento oggettivamente troppo pesante per loro. E anche con la mia avvocatessa, alla quale ho spesso espresso le mie perplessità, la mia fatica ad accettarlo. Ma la Legge, mi ha sempre risposto lei, è chiara, e tutela la parte debole.

Il problema è che a volte, purtroppo, la parte debole  non è quella che appare.
[Da “C’è sempre domani”, Manuele Fiori]

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Manuele Fiori e Giulia Abbate in uno scatto del fotografo Davide Bertazzoni, di Obiettivo Sorrisi

Oltre a questo, il discorso è stato anche narrativo: alcune ascoltatrici ci hanno chiesto se un racconto in prima poersona potesse essere imparziale, o se invece “Alberto” e quindi il libro non volesse solo tirare acqua al proprio mulino. La risposta è stata: Alberto ovviamente sì, il romanzo no.
Perché quando si scrive, “essere imparziali” non significa “non adottare un punto di vista”, ma “tenere conto della legittimità anche degli altri”. E come?

Proprio grazie alla prima persona, in questo caso: affidando la “parzialità” al vissuto del personaggio, ma allo stesso tempo dicendo al lettore che è proprio ed è solo quel personaggio che parla, e che ammette di essere parziale; e dando possibilità di esistere anche alla realtà al di fuori di lui, grazie alla costruzione di altri personaggi “esterni” al punto di vista, ma comunque non negativi e portatori di istanze altrettanto vere e condivisibili. Ne è nato un bel dibattito, che ha coinvolto punti di vista diversi ed esperienze di vita personali ad arricchire il tutto.

Venerdì, presso la Biblioteca Civica “Sicilia” di Milano, abbiamo poi puntato l’obiettivo sulla storia in sé, e sul percorso di scrittura che l’ha portata a nascere e a diventare questo libro. Manuele Fiori ci ha parlato del suo metodo di scrittura, del suo approccio giornalistico e della sua scelta di seguire un solo filo conduttore, la storia di una singola famiglia e di un uomo, anziché fare collage o inventare da zero esempi emblematici.
Partendo dalla testimonianza diretta del protagonista, registrata e rielaborata, Fiori ha ottenuto una storia con luci e ombre, dove il personaggio non è un eroe ma una persona vera che manifesta le sue contraddizioni, e che nel corso della narrazione riesce a rielaborare la sua strada: trovando sia le proprie rivendicazioni, sia il buonsenso nel capire dove ha sbagliato lui stesso.

Biblioteca Sicilia. Prima di cominciare…

Anche questa è stata una sera di incontri: Ashley, la già citata ascoltatrice che ci ha raccontato una realtà diversa e ugualmente difficile; un signore che ha vissuto a sua volta un divorzio, ma è riuscito a evitare la battaglia legale. Battaglia legale che quando si avvia procede poi senza fare prigionieri, senza più tenere in conto dei danni che ottiene insieme alle vittorie: gli strumenti che abbiamo a disposizione per proteggere chi ne ha bisogno a volte sono usati male, e anche in questo caso, ha ribadito Fiori, deve regnare il buon senso, la considerazione di un ecosistema generale, quello della famiglia, separato ma comunque collegato dai figli.

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Nicoletta Ceaglio legge un passo del libro di Manuele Fiori

I figli sono stati un argomento importante anche sabato mattina, quando, ospitati dalla Cooperativa Metafora di Rho, abbiamo ascoltato anche l’esperienza dello psicolgo Alberto Cellin. Ci ha parlato della fatica dei bambini in situazioni del genere, e dell’esistenza di disturbi personali che in realtà sono espressione di un contesto: a volte disfunzionale, altre volte conflittuale, e comunque molto doloroso da vivere per i più piccoli.

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Cooperativa Metafora, Rho. In attesa di cominciare…

Alla festa era tutto un sorridere e un abbracciarsi: io e Paola sembravamo due pesci fuor d’acqua. Eravamo in imbarazzo tra noi e con gli altri, e rigidi come due manichini. Allora decisi di fare qualcosa, di agire, bevvi un paio di bicchieri di spumante e tornai nei miei panni di padre: del padre che l’aveva imboccata ogni sera, che aveva giocato con lei alle principesse e le aveva insegnato ad andare in bicicletta. Sono sempre io, cercavo di dirle, sono sempre qui. E dopo qualche scherzo e un paio di mani di tombola, la feci perfino ballare! Incerti e impacciati anche sulla pista, avevamo però un bel sorriso, e ci abbrac- ciammo con vero affetto. Fu il momento più bello di quel lungo, faticoso Natale.
[Da “C’è sempre domani”, Manuele Fiori]

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Questo passo, insieme ad altri, è stato letto con grande maestria e partecipazione dalle attrici di Youmani Onlus, presenti proprio a leggere per noi.

Chiara Bertazzoni, Nicoletta Ceaglio, Lorella Sala ed Erika Fabiano hanno portato agli incontri letture scelte di “C’è sempre domani”, per dare al pubblico un “assaggio” del libro e anche qualche spunto di riflessione autonomo.

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Giulia Abbate, Manuele Fiori e Erika Fabiano

Durante la nostra mattinata a “Metafora”, Manuele Fiori ha ribadito un altro importante contributo che vorrebbe dare con questo libro: puntare l’attenzione sulla PAS, la sindrome di alienazione genitoriale,  ancora allo studio e sulla quale gli specialisti non concordano in toto, come ci ha ricordato Alberto Cellin, ma che riflette comunque un comportamento scorretto: ovvero la denigrazione e l’avvilimento di una delle due figure genitoriali a opera dell’altra, che ha sui figli quasi l’effetto di un plagio.

Se non si aiutano entrambe le parti a relazionarsi in modo corretto (a volte è impossibile essere amichevoli, ma bisognerebbe sempre cercare di essere per lo meno civili), chi ne paga le conseguenze sono sempre i figli: tirati da una parte o dall’altra, strumentalizzati, usati per riferire messaggi o per essere “giudici” di una situazione della quale sono vittime… il loro modo di vedere la vita e di relazionarsi, ahinoi, ne pagherà le conseguenze per sempre.

Forse, chissà, la lettura di questo libro può aiutare a una riflessione o al cambio di qualche comportamento, di qualche paradigma. Manuele Fiori ne è convinto e il suo sforzo va in questa direzione.

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…Ma dato che una missione sola non mi basta, ho pensato a un passo in più.

Il passo in più è la beneficienza: Manuele ha deciso di devolvere  il ricavato delle prime cento copie di “C’è sempre domani” alla Onlus spoletina “Il sorriso di Teo”.

Creata dai genitori di Matteo Baroni, un ragazzo di Spoleto stroncato da un arresto cardiaco nel 2016, questa Onlus si prefigge di acquistare defibrillatori da fornire alle scuole. Esiste una legge che ne consiglia, ma non ne impone l’uso, e quindi spesso questo dispositivo salvavita manca. L’atto di beneficienza è già stato fatto, dato che il romanzo sta per doppiare le duecento copie vendute: la donazione a “Il sorriso di Teo” è stata erogata nel corso di un incontro tenuto a Spoleto il mese scorso.

Spoleto, 11 novembre

Dopo queste tre intense tappe milanesi, ci aspetta un meritato riposo. Per modo di dire! 🙂

“C’è sempre domani” è in vendita nei principali store, sia in ebook che in cartaceo.

Manuele Fiori riprende la sua attività di giornalista, e la lotta per tenere in piedi  “Spoletos”, la free press mensile dedicata alle inchieste locali. E pensa al suo prossimo libro: un progetto ancora segreto, una nuova storia vera narrata un po’ da romanziere, ma soprattutto da giornalista.

Noi di Studio83 ringraziamo Manuele per la fiducia che ci ha accordato, in questo lungo percorso dal manoscritto al libro, fino ai begli incontri appena avvenuti.

Avevo un libro da correggere, editare e pubblicare. Avevo finito le forze ed esaurito le mie capacità per compiere queste ultime fasi, perchè la mia vita, mentre scrivevo, era profondamente cambiata. Avevo anche lavorato male con chi mi aveva commissionato il lavoro, a causa della mia ingenuità ed inesperienza (non preoccupatevi, ero al secondo libro e vantavo anche tredici anni di esperienze nel giornalismo… capita a tutti). Poi è arrivata Giulia Abbate, che prima mi ha salvato, poi mi ha rieducato e mi ha aiutato a terminare questa ennesima, bellissima esperienza.
Manuele Fiori

[Da Dicono di noi: Portfolio di Studio83]

Grazie, Manuele! Grazie alle attrici di Youmani Onlus, a Nadia Scaratti e Paola Olivieri della Casa di Maternità La Via Lattea, a Lucia Faini responsabile della Biblioteca Sicilia, ad Alberto Cellin della Cooperativa Metafora di Rho, al fotografo Davide Bertazzoni, di Obiettivo Sorrisi.

E soprattutto grazie al pubblico! A Rachele, Fulvio, Michele, Francesca, Lidia, Ashley, e a tutte le persone che non ci hanno detto i loro nomi, ma sono state con noi, ad ascoltare e a ribattere e a discutere… e a tenere viva insieme quella ininterrotta conversazione che è la cultura vera.

Alla prossima presentazione! 🙂

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