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Frankenstein, o il Prometeo moderno – Un classico al mese

Esattamente duecento anni fa, l’11 marzo 2018, uscì in forma anonima un romanzo intitolato “Frankenstein, o il Prometeo moderno”. Narrava la storia di uno scienziato, Victor, che riporta in vita un corpo, da lui assemblato mettendo insieme parti di cadaveri diversi. L’opera era differente da qualunque cosa letta fino a quel momento. Non era una ghost story, aveva i tratti del romanzo gotico senza esserlo al 100%, utilizzava la scienza come punto di partenza per una riflessione politica, umana, morale. Solo in futuro sarebbe stato dato un nome a questo genere letterario particolare: fantascienza.

Mary Wollstonecraft Godwin Shelley

L’opera non ottenne subito il favore della critica, ma venne lodata da uno scrittore del calibro di Walter Scott. Il pubblico al contrario lo apprezzò molto e “Frankenstein” divenne un best-seller: quale sorpresa quando saltò fuori che era stato scritto da una donna, e di appena vent’anni! Si trattava, come tutti sappiamo, di Mary Shelley, figlia della defunta femminista Mary Wollstonecraft e del filosofo William Godwin (a cui in effetti era indirizzata la dedica all’interno dell’opera).

La genesi del romanzo è celebre quasi quanto il romanzo stesso: un soggiorno nella suggestiva Villa Diodati di Ginevra; quattro scrittori chiusi in casa (lord Byron con la compagna/amante Claire Clairmont, sorellastra di Mary Shelley; quest’ultima e il marito, il poeta e filosofo Percy Shelley); una sfida, lanciata da Byron, a scrivere un racconto dell’orrore. Mary elabora una storia che rimarrà una pietra miliare della narrativa; ma anche un vero e proprio archetipo che oggi mantiene intatta la sua forza.

Villa Diodati

In “Frankenstein” c’è tantissimo. Una riflessione critica sul rapporto tra uomo e scienza, tra scienza e morale; un’allegoria del potere demiurgico femminile (Mary Shelley aveva seppellito una figlia di pochi mesi: la storia dello scienziato che crea la vita e poi l’abbandona è stata vista anche come una rielaborazione dell’esperienza); una rilettura del mito di Prometeo (che è infatti il sottotitolo dell’opera: “Frankenstein, o il Prometeo moderno”); un riconoscimento della morte come dolorosa necessità, intrinseca alla vita.

Oggi “Frankenstein” è un classico senza tempo, letto e tradotto in tutto il mondo. È anche il pilastro dell’intero genere fantascientifico, la cui nascita viene fatta coincidere proprio con la prima edizione del romanzo (nel 1931 uscì una seconda versione del testo, leggermente modificata in alcuni passaggi). È un’intramontabile parabola, il dono bellissimo e geniale che Shelley ha dato al mondo.

“Frankenstein” ha avuto grandissima influenza sull’immaginario collettivo e su altre forme di espressione artistica, in particolare il cinema. È stato trasposto e rielaborato praticamente in ogni salsa (fedele al testo, parodistica, horror), fra cui ricordiamo:

  • “Frankenstein” di James Whale (1931), basato su un precedente adattamento teatrale del romanzo, considerato una pietra miliare del cinema espressionista e di quello horror;
  • “Frankeinstein Junior”, immortale parodia di Mel Brooks (1974);
  • “Frankenstein di Mary Shelley” di Kenneth Branagh (1994), con Robert De Niro nei panni della Creatura.

Frankenstein Junior

Di recente, due serie tv di grande successo hanno dato una rilettura del personaggio di Frankenstein e della Creatura: “Penny Dreadful”, interessante team-up di trame e personaggi del romanzo gotico; e “The Frankenstein Chronicles”, disponibile sulla piattaforma Netflix.

Penny Dreadful

TITOLO: Frankenstein, or the modern Prometheus

TITOLO ORIGINALE: Frankenstein, o il Prometeo Moderno

AUTRICE: Mary Shelley

CITAZIONE: “Poteva essere l’uomo a un tempo possente, virtuoso e magnifico, eppure così vizioso e vile?”

 

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