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Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Il cliché è un’espressione o un concetto talmete ripetuto da risultare banale e dare a chi legge l’impressione di già sentito. In un certo senso, è il cliché letterario che corrisponde all’espressione parlata: “Quello è proprio un luogo comune!”

In origine, cliché era una parola che si riferiva a una tecnica tipografica: quella della “stampa a stereotipo”, ovvero della stampa con una matrice per illustrazioni inserita nella forma a stampa tipografica. La parola francese era un’onomatopea riferita al suono che faceva la matrice quando si imprimeva sul metallo in fusione. E l’effetto di un cliché letterario è esattamente quello: una specie di timbro che va a imprimersi su una, dieci, cento immagini esattamente uguali depositate nel nostro cervello e nel senso comune!

“Cli-ché”. Ovvero: “taaac!”

Come abbiamo già scritto nel post precedente sui tòpoi, in fondo tutto è già stato scritto e non dobbiamo pretendere di essere assolutamente originali in tutto. Ciò non significa che possiamo adagiarci sugli allori e scrivere “con il pilota automatico”! Anzi, la questione è tutta qui: dobbiamo conoscere e usare i tòpoi senza scadere nel cliché.

Come fare? Come evitare i cliché?

In primo luogo, leggi e studia molto. Le raccomandazioni sono le stesse: più leggi, più potrai incontrare esempi positivi e negativi. Gli esempi negativi sono i cliché stessi: quelle espressioni che ricorrono troppo e che quindi è meglio che tu eviti. Gli esempi positivi sono tutti i tantissimi modi che autori e autrici hanno usato nel tempo per rielaborare i tòpoi senza scadere nel già sentito, ma con parole ragionate, originali, profonde, evocative.

Ecco qualche esempio di cliché che consigliamo di evitare e che, ahinoi, molti e molte usano ancora tantissimo: ce ne accorgiamo leggendo i tanti manoscritti che riceviamo per le valutazioni di inediti. E non tutti sono testi di autori e autrici alle prime armi!

  • I suoi capelli colore del grano / colore dell’oro / di grano dorato / ecc.
  • Corse come non aveva mai corso prima
  • Andate avanti, non pensate a me
  • Innocente come un angelo / candido come un angelo / bianco come un angelo /bianco come neve
  • Risparmiala! Prendi me al posto suo!
  • La passione divampò / li avvolse come un fuoco
  • Attivare il volo nell’iperspazio: rotta su Aldebaran!
  • In quel momento gli passò davanti agli occhi tutta la sua vita

In secondo luogo, è necessario un attento lavoro di pianificazione dei tuoi scritti. Perchè i cliché non sono solo quelli legati a espressioni e frasi idiomatiche troppo usate… magari! Quelli, in fondo, sono anche fisiologici (nella giusta quantità: due o tre in un romanzo, non due o tre in ogni pagina) e risolvibili con un buon editing professionale anche di livello basic.

Il cliché è uno di quei problemi che nei nostri editing segniamo sempre con note a margine, senza intervenire, ma dando modo all’autore o all’autrice di:

  • rendersi conto dello scivolone
  • capire se esiste una tendenza “sistematica” al cliché o meno
  • trovare personalmente una soluzione più creativa o anche solo meno scadente.

I cliché di questo tipo sono risolvibili in sede di revisione, insomma: sono cliché stilistici.

Esistono anche cliché di contenuto. E sono ben più problematici da sistemare, una volta che la storia è scritta! Meglio, molto meglio individuarli subito in fase di progettazione del tuo romanzo o racconto, in modo da farsi due domande fondamentali:

  1. questo elemento, che rischia di essere percepito / di diventare un cliché, è assolutamente necessario per il mio intreccio? Posso sostituirlo con qualcos’altro? Posso toglierlo senza conseguenze negative sull’impalcatura della mia storia?
  2. se la risposta è “sì, è assolutamente necessario e non posso /non voglio cambiarlo”, come posso affrontarlo in modo narrativamente solido senza farlo suonare banale e strasentito?

Ecco qualche esempio di cliché a livello di trama e contenuto, per darti qualche coordinata più precisa, insieme alla sua relazione (e differenza!) con il luogo comune o tòpos che ha alla sua base.

Tòpos del giallo: il colpevole che non ti aspetti.
Un cliché correlato: tutti gli indizi puntano a una certa persona, che  poi alla fine… è proprio il vero colpevole! Sorpresa!

Tòpos della fantascienza: l’androide con fattezze umane.
Un cliché correlato: sono il personaggio principale, vivo alcune avventure alla fine delle quali… aspetta un attimo… mio Dio! Io stesso in realtà sono un androide!

Tòpos del romance: l’amore contrastato.
Un cliché correlato: i rampolli di due famiglie rivali si innamorano loro malgrado e devono fuggire dai rispettivi padri scatenando una guerra tra le fazioni.

Tòpos dell’avventura: la scoperta di nuove culture.
Un cliché correlato: la tribù di nomadi/indios/nativi generici che raccoglie il protagonista in difficoltà e lo aiuta/lo cura/lo istruisce sulla saggezza ancestrale/lo incorona leader senza nessun vero motivo.

Se un cliché è tale, è perché ha alla base:

  • sia un tòpos,
  • che una lunga serie di esempi simili, che appunto rendono cliché una certa soluzione narrativa.

Attenzione, quindi: alcuni elementi non sono sempre stati dei cliché!
Se leggiamo Romeo e Giulietta e la storia del loro amore contrastato dalle famiglie, o se ci imbattiamo nel racconto Sentinella di Fredric Brown nel quale scopriamo solo alla fine che chi parla è un alieno, e i mostri alieni che descrive sono in realtà esseri umani… non gridiamo al cliché!

Leggere tanto e con attenzione è anche in questo caso una soluzione passepartout. Una celebre frase emblematica afferma che il metodo per poter capire se un quadro è bello è guardare un milione di quadri. Vale anche per la letteratura: il miglior modo di imparare i tòpoi e di capire cosa è oggi un cliché, cosa non lo è ancora, cosa non lo è più… è leggere un milione di libri! 🙂

Il discorso è un po’ diverso per l’ultimo elemento della nostra guida: lo stereotipo, che ha bisogno anche di un livello di consapevolezza extra letteraria. Ne parliamo la prossima volta!

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