Diario

Studio83 a Stranimondi 2018… ecco com’è andata! – #stranimondi #librifantastici

Sabato 6 e domenica 7 ottobre si è svolta a Milano la quarta edizione di Stranimondi, la convention dedicata alla letteratura fantastica.

Noi di Studio83 abbiamo partecipato alla convention sin dal primo anno, dandole contributi di diverso tipo [Leggi anche i nostri precedenti report a tema Stranimondi].

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Ci vediamo a #Stranimondi2018? Incontro: Come si scrive fantascienza

Arrivata alla sua quarta edizione, Stranimondi è un appuntamento ormai molto atteso da chi ama i libri fantastici e avventurosi.

La convention dedicata al libro fantastico in tutte le sue forme coinvolge tantissimi tra autori, autrici, editori ed editrici, operatori e operatrici del libro, e passeggiando tra gli stand avrete l’occasione di incontrare e di parlare direttamente con tutti coloro che realizzano i libri fantastici in Italia.

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Bruce Chatwin, (quasi) trent’anni dopo

“La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”, diceva.
Scrittore appassionato, scrupoloso antropologo, saggista brillante: parliamo, naturalmente, di Bruce Chatwin.

Lo ricordiamo a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 18 gennaio 1989, con un articolo di Elena Di Fazio pubblicato su Venti Nodi, il nostro bollettino letterario, nel 2009.

Il ricordo di Bruce Chatwin e della sua bibliografia è ancora vivo nel cuore dei lettori e di chi condivide l’ammirazione per una vita dedicata al vagabonding. La sua vita e la sua produzione furono entrambe molto brevi, tuttavia il nome di Chatwin è forse uno dei più rappresentativi tra quelli dei grandi scrittori erranti.

Nato in Inghilterra e da subito appassionato d’arte, Chatwin lasciò un prestigioso incarico alla Sotheby’s di Londra a causa di gravi problemi alla vista che, a detta del suo oculista, erano in gran parte dovuti al suo lavoro: ricevuto dal medico il consiglio, come racconta in The Songlines (1987), di “allargare i propri orizzonti”, partì per un lungo viaggio in Sudan. L’esperienza gli fece perdere interesse per il mondo dell’arte e delle aste, mentre consolidò in lui le due passioni che ne avrebbero caratterizzato l’esistenza: quella per l’archeologia, che lo portò a iscriversi, a quasi trent’anni, all’Università di Edimburgo, e quella per i viaggi. In quello stesso periodo sposò la moglie Elizabeth, un matrimonio destinato a concludersi quindici anni dopo e reso forse difficile dalla dichiarata bisessualità di lui.

Ebbe occasione di spostarsi spesso grazie al suo lavoro per il Sunday Times Magazine, al quale collaborava in veste di esperto di arte; fu però nel 1972 che conobbe l’arredatrice e architetto Eileen Gray, allora novantatreenne, la quale, secondo un aneddoto che Chatwin riporta sempre in The Songlines, lo esortò a visitare la Patagonia, dove lei sarebbe sempre voluta andare.
Dal viaggio in Patagonia nacque la sua prima opera: appunto In Patagonia.
Il diario di viaggio diventa lo spunto per riflessioni introspettive e rievocazione di ricordi passati, e per l’analisi delle particolarità culturali cilene. In Patagonia divenne subito un’opera rappresentativa per gli scrittori viaggiatori, grazie allo stile coinvolgente di Chatwin e alla sua capacità di catturare l’anima dei luoghi che visitava. Gustoso l’aneddoto secondo cui Chatwin si sarebbe licenziato dal Sunday solo dopo essere giunto a destinazione, con un lapidario telegramma: “Sono andato in Patagonia”.

Nel 1980 fu pubblicato il suo secondo lavoro, Il viceré di Ouidah (The Viceroy of Ouidah), che analizza la figura di un commerciante di schiavi immaginario – basato però su un personaggio storico realmente esistito, l’afro-brasiliano Francisco Felix De Souza. In un passo del libro, Chatwin ammette di essersi “ispirato” allo stile cinematografico del regista Werner Herzog, il quale trasporrà realmente l’opera su pellicola sette anni dopo, con il titolo di Cobra Verde (id.) e con Klaus Kinski nel ruolo del protagonista.
Nella sua opera successiva, il romanzo intitolato Sulla collina nera (On the Black Hill), Chatwin si sposta verso paesaggi meno esotici e più vicini alle sue zone d’origine, ambientando sul confine tra Inghilterra e Galles la vicenda di due gemelli coinvolti nel primo conflitto mondiale. Anche questo libro fu trasformato in film dal regista Andrew Grieve, nel 1987.

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In quell’anno, oltre alle due pellicole, uscì anche uno dei più importanti scritti di Chatwin, il già citato Le vie dei canti (The Songlines), resoconto di un lungo viaggio in Australia a contatto con la cultura aborigena. Si tratta di un’opera difficilmente classificabile, in quanto racchiude la struttura del diario di viaggio, del memoriale, del romanzo, dell’indagine antropologica, il tutto compendiato da una lunga e frammentata riflessione sulla natura nomade dell’essere umano, una sorta di dichiarazione di poetica di Chatwin. Le considerazioni dell’autore verranno successivamente riprese in un’altra raccolta, la Anatomia dell’irrequietezza (Anatomy of Restlessness) pubblicata postuma nel 1997.

Nel 1988, a un anno dalla prematura scomparsa, fu la volta del romanzo Utz (id.), storia di un collezionista di porcellane nella Praga della Guerra Fredda, e di Che ci faccio qui? (What am I doing here?), antologia di memorie e immagini da molti dei suoi viaggi – su Photographs and Notebooks, anch’esso pubblicato postumo, furono poi rese pubbliche le fotografie che Chatwin scattò in giro per il mondo.

Chatwin morì di AIDS a soli quarantanove anni, dopo aver tenuto a lungo nascosta la malattia. Al termine di una vita trascorsa a viaggiare in lungo e in largo, si ritrovò inchiodato a una sedia a rotelle a Nizza, in Francia, dove ogni cura risultò inutile.
Sono trascorsi vent’anni esatti dalla sua scomparsa, ma il suo nome è ancora sinonimo di romanziere errante, e uno dei suoi vezzi da scrittore – la scorta di Moleskine che si trascinava ovunque – è ancora di gran moda fra le nuove leve. Al di là di questo, Chatwin, con la sua pur breve produzione, ha lasciato una importante riflessione, un discorso di cui ogni libro non è che un tassello: la tesi per cui gli esseri umani sono fatti per spostarsi di continuo, e che trascorrere tutta la vita in un solo luogo, senza assecondare questo ancestrale richiamo al nomadismo, è contrario alla nostra stessa natura. Una volta caduti vittime di quello che Chatwin, citando Baudelaire, definì l’horreur du domicile, viaggiare diviene un imperativo, una necessità che sembra quasi confermata dalla stessa biologia umana.

Sette libri più uno da leggere in estate: storie di donne. Consigli di lettura

Agosto è tradizionalmente il mese delle ferie. Oggi le dinamiche sociali cambiano, il lavoro si trasforma, i tempi e le consuetudini pure. La voglia di leggere invece resta sempre la stessa!

Per questo agosto 2018 abbiamo quindi individuato dei temi interessanti da proporvi e sui quali impostare dei consigli di lettura ragionati, anche sulla base delle nostre letture e conoscenze.

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La nostra collana di racconti “Futuro Presente”: qualche numero

Con l’uscita del racconto “Liberi tutti!” di Irene Drago, abbiamo concluso la prima stagione della nostra fortunata collana Futuro Presente. Abbiamo poi pubblicato il bando per la seconda stagione di Futuro Presente, dove chiariamo i requisiti che cerchiamo per i racconti.

 

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Giugno 2018 – I post di Studio83

Giugno è giunto al termine: eccoci qui per il consueto riepilogo dei post di Studio83!

notizie su studio83
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Futuro Presente SECONDA STAGIONE – Bando e regolamento

Con il racconto distopico “Liberi tutti” di Irene Drago si è idealmente conclusa la “prima stagione” di Futuro Presente, la collana di fantascienza sociale targata Delos Digital.

I racconti lunghi e romanzi brevi pubblicati finora hanno affrontato gli argomenti più disparati, tutti in qualche modo legati a temi sociali e attualità: scuola, precariato, inquinamento, greenwashing, droni, immigrazione, integrazione, discriminazione sessuale.

L’obiettivo di questa cesura tra una stagione e l’altra è, tra le altre cose, raccogliere nuovo materiale da leggere e selezionare per la seconda stagione, che ripartirà a ottobre 2018 (e lo farà col botto: il primo racconto in calendario sarà una bella sorpresa!).

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“Liberi tutti” di Irene Drago – Nuovo racconto per Futuro Presente!

Come abbiamo annunciato,  la prima stagione di Futuro Presente, la collana che curiamo per la casa editrice Delos Digital, si avvia alla conclusione!

Una conclusione solo temporanea: presto ripartiremo infatti con la seconda stagione, per la quale stiamo già raccogliendo il materiale e lavorando con gli autori all’editing dei testi selezionati.


Futuro Presente: tutti i racconti!

In questa prima stagione di Futuro Presente abbiamo scelto racconti lunghi e romanzi brevi che trattavano gli argomenti più disparati (scuola, sessismo, guerra, droni, social network, greenwashing e tanti altri), cercando di costruire un grande discorso che avesse come base i temi sociali.

In attesa di lanciare il nuovo bando, vi presentiamo con orgoglio l’ultimo racconto della prima stagione!

“Liberi tutti” di Irene Drago è un’opera a metà tra la prison-lit e la distopia post-apocalittica: la storia di un uomo rinchiuso in prigione da venticinque anni, ignaro di cosa sia accaduto al mondo oltre le mura della cella, improvvisamente catapultato in una realtà inattesa.

Irene Drago, nota anche con lo pseudonimo di Oskar Felix Drago, ha pubblicato numerosi racconti nell’ambito della narrativa di genere italiana; importante anche il suo contributo a due delle bellissime guide della casa editrice Odoya, “Guida alla letteratura fantastica” e “Guida alla letteratura esoterica“.

Mi trovo in isolamento da tanto tempo. Come in ogni patria galera, è tutto gestito da un’intelligenza artificiale. Cura la sicurezza degli impianti, controlla le celle, distribuisce i pasti. Possiamo anche interagire: lei ha una voce metallica, femminile. La chiamo Edna.

Fuori dalla prigione la Guerra è finita, il Nemico ha vinto. Non so quale mondo mi aspetta oltre le sbarre. Mi chiamo Vlad, e sono rinchiuso in questo posto da venticinque anni.

Potete acquistare “Liberi tutti” al prezzo di 1.99 euro su Amazon, Ibs, Kobo, Delos Store, Bookrepublic e tutti gli altri store on-line!

Continuate a seguirci, perché l’avventura di Futuro Presente non è assolutamente finita. Presto pubblicheremo il bando per la nuova stagione. Inoltre stiamo preparando un report dettagliato nel quale racconteremo qualcosa in più di questa prima stagione, basandoci sui numeri e sulle caratteristiche dei racconti ricevuti, per uno sguardo d’insieme più preciso e circostanziato.

A prestissimo!

Studio83 al Salone del Libro di Torino 2018 – Ecco com’è andata!

Venerdì 11 ho visitato il Salone del Libro di Torino, dopo qualche anno di assenza.
Visitato a dire il vero è una parola grossa, perché nell’arco di una giornata ho partecipato a due conferenze in veste di relatrice e ospite, e ho avuto poco tempo per girare tra gli stand e rendermi conto dell’aria che tirava e della situazione di quest’anno.


Ho quindi rimediato facendo tante domande a colleghi e colleghe, e ricercando in rete pareri sia degli operatori, sia soprattutto opinioni di lettori e lettrici che hanno recensito le loro visite nei cinque giorni di Salone.

Negli anni passati il Salone per noi  non era stato tutto rose e fiori. L’offerta culturale è sempre stata molto varia e ampia passando dai fenomeni mediatici “di cassetta” a voci importanti e vere della cultura internazionale e glocale. Ma ci eravamo spesso scontrate con problemi logistici, di accessibilità, di accoglienza, di accoglimento che ci avevano lasciato con l’amaro in bocca (e i piedi sanguinanti).

Com’è andata quest’anno? Facciamo un breve passo indietro.

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Salone del Libro di Torino: prima di cominciare… #SALTO2018

Inizia oggi l’edizione 2018 del Salone Internazionale del Libro di Torino, per gli amici #SALTO18!

L’hashtag simpatico non è l’unica novità del Salone, che cerca di rinnovarsi e modernizzarsi per stare al passo delle tante sfide che gli si presentano. Una tra tutte, la “scissione” dell’AIE che l’anno scorso ha portato alla creazione di una fiera concorrente, Tempo di Libri, a Milano.
Ma le kermesse del libro ormai sono tante, e il Salone del Libro sembra volerne tenere conto, quest’anno, con uno sforzo non indifferente di comunicazione e ideazione. Il programma coluto dal direttore Nicola Lagioia è infatti molto denso e pieno di ospiti importanti.

Si parte da qui: Un giorno, tutto questo – ecco il programma completo dal sito del Salone del Libro di Torino

Quest’anno anche noi torniamo al Salone!

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