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Speciale self publishing! Un caso di successo: i best seller di Simon Sword

L’autunno è un buon momento per dare una bella spinta ai propri progetti. Hai un libro nel cassetto? Stai pensando a una pubblicazione indipendente? Ci pensa Studio83!

Abbiamo per te un’ampia gamma di servizi pensati proprio per gli autori indipendenti e i self publisher. E un percorso self publishing adatto a chi non sa bene come muoversi e comincia da zero, ma vuole un libro bello e professionale.

E non finisce qui! Iniziamo oggi una serie di post dedicati al tema dell’autopubblicazione: con esempi, interviste e approfondimenti per capire meglio come muoversi online, come funziona il selfpublishing, come vendere il tuo ebook su Amazon e online!

Facciamo parlare direttamente gli esperti: abbiamo realizzato una serie di interviste, con domande a volte anche critiche e dirette, per capire meglio come muoversi e su quali basi farlo.

Iniziamo oggi la serie con un autore best seller. Simon Sword ha venduto ben 15.000 copie del suo ebook di esordio “Il mio amico Alfred” e sta già bissando il suo successo con il secondo libro “La città degli aquiloni”.

Diamo a lui la parola per farci raccontare come si gestisce e come si vende un ebook su Amazon!

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Autopromozione su Facebook: cinque errori da evitare!

Facebook è uno strumento prezioso per l’autopromozione: è gratuito, permette di raggiungere un ottimo numero di persone e di esprimersi in modo informale e diretto. Allo stesso tempo, queste caratteristiche ci si possono ritorcere contro se non sappiamo bene come porci nei confronti del pubblico quando andiamo a promuovere il nostro libro. Quali sono gli errori da evitare quando devi promuovere il tuo libro su Facebook? In base alla nostra esperienza e a quello che abbiamo osservato in questi anni, abbiamo elaborato cinque errori tipici commessi dagli autori che si approcciano all’autopromozione. Scopriamoli! Continua a leggere il post




Lessico famigliare – Un classico al mese

Sono le parole di tutti i giorni a rendere familiare qualcuno, a far sì che dopo anni ci si ricordi di una determinata persona che ha significato molto per noi, o che, semplicemente, ha avuto un ruolo di rilievo. Con un continuo riferimento a modi di dire, a espressioni singolari, a veri e propri idioletti, in “Lessico famigliare” Natalia Ginzburg racconta alcuni momenti della sua vita domestica, caratterizzata dalla presenza di numerosi fratelli, della madre e di un padre nel quale molti possono riconoscere il proprio. La vita quotidiana di una famiglia viene dipinta a tratti leggeri e rapidi: le abitudini e le fissazioni dei personaggi fanno quasi sorridere, la loro crescita e maturazione rende partecipe il lettore del cambiamento che ha luogo in tutti i contesti privati.

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On writing – Recensione

Inizia come una biografia il manuale di scrittura di Stephen King, una raccolta di aneddoti che l’autore definisce “istantanee”: ricordi d’infanzia, immagini, esperienze che a volte riguardano il suo lavoro, altre volte sono meno pertinenti ma interessanti comunque, anche per chi non conosce a fondo la produzione del Maestro del Brivido.

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Scrivere in vacanza

Siamo ormai in piena estate, ed è tempo di vacanze. Chi prima, chi dopo, ci prendiamo una meritata pausa dal tran tran della routine e dalla fatica del lavoro. Le ferie sono un momento in via di ridefinizione, ma restano un’istituzione e un momento che non vediamo l’ora di prenderci, di cui abbiamo davvero bisogno!

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Per molti di noi,  le ferie sono anche una parentesi dedicata alle scritture e alla scrittura. I tanti progetti che abbiamo nel cassetto, le idee, i testi da rivedere con calma… “ci penso quando ho un attimo” è un classico, ed eccoci qui, in ciabatte e con la sveglia spenta, con una bella lista di idee e progetti da terminare “ora che abbiamo tempo”!

Non ci sono più scuse: cosa fare? Come impostare il lavoro di scrittura ora che abbiamo più tempo? Come scrivere presto e bene in vacanza?

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Il racconto dell’ancella – Un classico al mese

“Il racconto dell’ancella” è uno dei romanzi di fantascienza sociale e fantascienza distopica più conosciuti anche al di fuori della cerchia dei lettori sf. Spesso citato tra i capisaldi della fantascienza femminista, utilizza i canoni del genere in modo soft al 100%: non contiene proiezioni tecnologiche (a parte un riferimento en passant alla fine del denaro contante e a primitive carte elettroniche perforate), soltanto sociali nel modo più puro, e anche più duro e angosciante.

Il testo è narrato in prima persona da una donna di cui non sappiamo il nome e che si riferisce a se stessa come Difred, “Offred” in inglese: ovvero “di Fred”, “di proprietà di Fred”. Fred è il nome proprio del Comandante a cui è stata assegnata come Ancella e nella cui casa si trova a vivere, assieme alla moglie dell’uomo (una ex celebrità), a un giovane lavoratore e ad alcune Marte, le governanti.

Illustrazione delle Balbusso Sisters

In seguito a un colpo di stato e a una sanguinosa rivoluzione culturale, gli Stati Uniti sono infatti diventati un totalitarismo teocratico, la Repubblica di Galaad. Alcuni passi della Bibbia sono stati trasformati in legge, ridefinendo le categorie sociali e trasformandole in vere e proprie caste. Una di queste caste è quella delle Ancelle, donne in età ancora fertile non sposate (o precedentemente conviventi, mogli di ex divorziati, in ogni caso coinvolte in legami fuori legge), il cui grembo è al servizio della patria per ripopolare il paese. Il regime imputa infatti all’emancipazione e ai diritti civili femminili il calo della natalità, a cui vuole porre rimedio con la forza.

Le Ancelle devono indossare il velo, seguire una dieta che non metta a rischio la loro fertilità, non possono bere o fumare, e devono obbedire a una rigorosa etichetta – pena la morte o il confino nelle zone radioattive a spalare rifiuti tossici.

Illustrazione delle Balbusso Sisters

Atwood ci racconta la vita e la quotidianità di Difred, spezzata di tanto in tanto dalla violenza dei ricordi: immagini rapide e dolorose della sua esistenza precedente, di sua madre, della sua migliore amica, del suo compagno e di sua figlia, dei quali non ha più avuto notizie dopo esserne stata separata. In questo l’autrice dimostra un’intelligenza stilistica ed emotiva spaventosa: il racconto della sua ancella è un’esperienza durissima, angosciante, in virtù di quella patina di apatia e distacco dalla realtà che avvolge Difred e il suo relazionarsi agli eventi presenti e passati.

Dal punto di vista umano il realismo è incredibile, non solo per quanto riguarda la protagonista: tutti i personaggi sono dolorosamente umani, al di là delle sfumature tra bene e male, coraggio ed egoismo, opportunismo e solitudine, fragilità e istinto di sopravvivenza.

Illustrazione delle Balbusso Sisters

Atwood raccontò di aver creato la sua Galaad basandosi sull’analisi di regimi già instauratisi altrove, e sempre ispirati a qualcosa di culturalmente preesistente: nel caso in questione, quindi, si rifece ai Puritani americani e al loro antico sogno di uno stato teocratico. Il romanzo ci ricorda che una società repressiva passa sempre per il controllo del ruolo sociale della donna e ancor più del suo ruolo riproduttivo (ricordiamocelo, quando vengono fuori sgangherate campagne sulla fertilità o quando si questiona l’autodeterminazione femminile).

A oggi è uno dei romanzi migliori che abbia letto, non solo di fantascienza, ma da un punto di vista letterario più ampio. “Il racconto dell’ancella” riesce a unire perfezione stilistica, sottotesti politici basilari e una devastante carica emozionale in una sola opera, un vero gioiello; che sul finale – non dico di più per non fare spoiler – entra in una dimensione metanarrativa portatrice di ulteriori riflessioni. Ci ricorda che quanto raccontato dalla protagonista è successo davvero, altrove, magari in altri termini e condizioni (significativo l’accostamento tra il regime di Galaad e un altro già esistente, che a molti verrà in mentre già nei primi capitoli), e che potrebbe accadere ovunque.

“Il tuo corpo non ti appartiene più.”

Nel 2016, l’azienda Hulu ha realizzato la prima stagione di una serie tv tratta dal romanzo, con Elisabeth Moss (la Peggy di “Mad Men”) nei panni della protagonista. Altri membri del cast sono Joseph Fiennes (Fred Waterford), Alexis Bledel (Diglen), Yvonne Strahovski (Serena Joy), Samira Wiley (Moira). Alcuni dettagli e personaggi della storia sono stati ovviamente ritoccati per essere adattati ai tempi di una serie tv: l’opera è stata largamente apprezzata, sebbene abbia lasciato decisamente il segno negli spettatori per le implicazioni che una simile storia si porta dietro.

TITOLO: Il racconto dell’ancella

TITOLO ORIGINALE: The handmaid’s tale

AUTRICE: Margaret Atwood

CITAZIONE: “Nolite te bastardes carborundorum.”

 

Articolo originariamente pubblicato su Lezioni Sul Domani




Piccole donne – Un classico al mese

Chi non ha letto la storia delle sorelle March (Meg, Jo, Beth, Amy), protagoniste del classico per ragazzi “Piccole donne” di Louisa May Alcott? Ambientato ai tempi della Guerra Civile Americana, narra le vicende adolescenziali delle quattro ragazze, rimaste sole con la madre mentre il padre combatte al fronte. Pur nelle ristrettezze economiche e nell’ansiosa attesa che il padre torni a casa, le ragazze vivono i primi turbamenti amorosi, le prime inquietudini, attraversando un lungo percorso di crescita emotiva e personale che le porterà all’età adulta.

Scena dal film del 1994

Fu l’editore Thomas Niles che, nel 1868, propose a Louisa May Alcott di scrivere un romanzo con protagoniste molto giovani. L’autrice inizialmente si oppose, intenzionata a sottoporgli una raccolta di racconti, ma alla fine l’editore ebbe la meglio e Alcott lavorò su quello che sarebbe stato il suo libro più famoso. Malgrado ciò, l’autrice dichiarò più volte che aveva aderito al progetto senza troppo entusiasmo e che non si era divertita molto a scriverlo.

In pochi mesi, “Little women, or Meg, Jo, Beth and Amy” vide la luce e fu pubblicato in due volumi nel 1868 e 1869. Il romanzo ebbe immediato successo di pubblico e critica, tanto che i lettori vollero fortemente dei sequel o degli spin-off che spiegassero di più sui personaggi: per questo, successivamente arrivò “Good wives”, tradotto in Italia come “Piccole donne crescono”. I due romanzi, in principio scritti in momenti diversi, furono poi accorpati in un’opera unica intitolata “Little Women”.

La prima edizione

Il romanzo si basa sui quattro personaggi principali, le sorelle March: l’inquieta e ribelle Jo, che sogna di diventare scrittrice; la sorella più grande, Meg, più disposta ad accettare le imposizioni sociali; la fragile Beth, timida e riservata, dalla salute irrimediabilmente compromessa; infine la sorella più giovane, la bellissima e viziata Amy. Quest’ultima e Jo avranno un rapporto caratterizzante anche con Laurie, coetaneo vicino di casa che ha perso entrambi i genitori.

La storia delle “piccole donne” di Alcott ricalca i canoni del romanzo di formazione, mostrando protagoniste giovani e ancora alla ricerca di un’identità; successivamente, col trascorrere degli anni e l’arrivo dell’età adulta, accetteranno ognuna a modo suo di vivere nella società in cui sono nate. La critica è spesso stata discorde nell’attribuire un significato alla storia di Alcott, ma molti ci hanno visto un romanzo che invogliava le ragazze della classe media americana a costruirsi un’identità personale, a dare ascolto ai propri sogni e alle proprie aspirazioni.

Louisa May Alcott

Le prime due versioni cinematografiche del romanzo appartengono all’era del cinema muto e sono andate perse, mentre le successive e più famose sono quella di George Cuckor del 1933, quella di Mervyn LeRoy del 1949, quella di David Lowell Rich nel 1978 e la più recente, risalente al 1994, diretta da Gillian Armstrong e interpretata dall’allora popolarissima Winona Ryder nei panni di Jo.

TITOLO: Piccole donne

TITOLO ORIGINALE: Little women

AUTRICE: Louisa May Alcott

CITAZIONE: “Non ho paura delle tempeste, perché sto imparando a governare la mia nave.”

 

 




Romanzi di formazione: consigli di lettura

Il cosiddetto “romanzo di formazione” ha lo scopo di introdurre un personaggio ancora giovane o comunque inesperto o immaturo e mostrarne – attraverso una serie di vicissitudini – il percorso di crescita, che può passare per avventure, viaggi, amicizie, amore, drammi e concludersi con una profonda presa di coscienza della propria identità e l’inserimento a tutti gli effetti in un contesto sociale prima rifuggito. Ci sono molti esempi classici di questa particolare fattispecie di romanzo: con i consigli di lettura di questo mese ne scopriremo qualcuno!


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L’infodump: una panoramica e tutti gli strumenti per evitarlo! – Appunti di Editing

L’infodump è un eccesso di informazioni piazzate in modo maldestro nel testo. Si tratta di un difetto piuttosto comune nei testi di autori e autrici alle prime armi, e nemmeno chi scrive da tanto o per professione ne è immune! Questo perché l’infodump è un problema “figlio” di una questione effettiva che dobbiamo sempre tenere presente: la gestione delle informazioni nel testo.

Gestire e distribuire bene le informazioni nel proprio scritto non è sempre facile!

Come si evita l’infodump? E quando abbiamo oggettivamente tante cose da spiegare, come possiamo farlo in modo elegante e senza sopraffare chi legge?

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Fahrenheit 451 – Un classico al mese

Come “1984” di George Orwell, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury è un romanzo divenuto classico anche al di fuori della letteratura strettamente fantascientifica: una distopia cupa, figlia degli anni in cui Bradbury era cresciuto e aveva iniziato a maturare una visione del mondo plasmata da timori personali e collettivi dell’epoca.

Se da un punto di vista letterario deve molto a due illustri predecessori, il già citato “1984” e l’ancora precedente “Brave New World” di Huxley, “Fahrenheit 451” nacque inizialmente come racconto (“The fireman”), pubblicato sulla rivista Galaxy Science Fiction nel 1951.

(In Italia fu diviso in due parti su due numeri di Urania nel 1953 e il titolo fu reso come “Gli anni del rogo”.)

Successivamente Bradbury ampliò l’opera e ne trasse un romanzo, che negli Usa vide la luce nel ’53 in edizione economica per la casa editrice Ballantine, e nella primavera successiva a puntate sull’allora giovanissima rivista Playboy, il cui sodalizio con la narrativa fantascientifica è noto agli appassionati: la rivista di Hugh Hefner ha raccolto, negli anni, racconti monumentali di veri mostri sacri del genere sci-fi.
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