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La capanna dello zio Tom – Un classico al mese

Si narra che, quando Abraham Lincoln incontrò di persona Harriet Beecher Stowe, autrice de “La capanna dello zio Tom”, le abbia detto bonariamente: “Quindi è lei la piccola donna che ha provocato questa grande guerra!” Lincoln si riferiva all’impatto che il masterpiece di Beecher Stowe, “Uncle Tom’s cabin”, aveva avuto sui lettori, ravvivando la causa abolizionista e portando tanti lettori ad abbracciarla o, comunque, a vederla con altri occhi.

Harriet crebbe in un ambiente fortemente religioso, figlia di un pastore congregazionista che, assieme alla cognata della scrittrice e a quest’ultima, sosteneva le ragioni del movimento anti-schiavista. Nel 1850 Harriet scrisse “La capanna dello zio Tom”: circa due anni dopo lo avrebbe pubblicato a puntate sulla rivista National Era. Tra gli elementi che l’avevano ispirata c’era la promulgazione della Fugitive Slave Law, che proibiva di aiutare gli schiavi in fuga e rendeva obbligatorio denunciarli, perché fossero restituiti ai proprietari.
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Accadde oggi… 18 maggio!

Oggi è il 18 maggio… cos’ha di speciale questa data? Nulla, o meglio: è speciale come qualunque altra data! Dando un’occhiata all’almanacco del giorno, infatti, possiamo scoprire tanti eventi e dettagli interessanti, che ci riconducono alla nostra passione principale… ovvero i libri!


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Appunti di editing: riepiloghiamo!

Come abbiamo ripetuto spesso, gli Appunti di Editing sono la nostra rubrica più apprezzata: si tratta di articoli e vademecum che affrontano di volta in volta problematiche relative alla scrittura, o approfondiscono tecniche narrative o, ancora, strategie per la promozione. Se negli ultimi mesi ne avete perso qualcuno, ecco un riepilogo degli argomenti che abbiamo trattato!


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Primavera thriller – Consigli di lettura!

Tra i generi letterari più amati nel mondo c’è sicuramente il thriller, che utilizza la suspense e l’azione per tenere il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. È un genere versatile, declinabile in tutte le salse, dall’ambientazione storica al romanzo da ombrellone. Ecco alcuni consigli di lettura a tema!


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Le tigri di Mompracem – Un classico al mese

La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo…

Così si apre “Le tigri di Mompracem”, primo romanzo del ciclo indo-malese di Emilio Salgari (posizione contesa a lungo a “I misteri della jungla nera”, che introduceva il ciclo indiano). Fu pubblicato a puntate su una rivista veronese (“La Nuova Arena”) nel 1883 con il titolo “La tigre della Malesia” e riedito nel 1900 con il nuovo titolo.

Il romanzo ruota intorno alla prima avventura del personaggio di Sandokan, principe del Borneo caduto in disgrazia e divenuto pirata a causa degli invasori europei.

Deciso a vendicare la morte della propria famiglia, sterminata dagli inglesi, Sandokan vive sull’isola di Mompracem e da lì guida le sue scorrerie marittime. Il suo fascino e la sua ferocia gli sono valsi il soprannome di “Tigre della Malesia”; a loro volta, i suoi fedelissimi compagni di battaglia sono stati rinominati “Tigrotti”.

Tutto cambia quando Sandokan si innamora della fanciulla ritratta in un quadro, lady Marianna Guillonk, la cosiddetta “Perla di Labuan”: la sorte gli darà modo di conquistarne il cuore, ma lo zio della ragazza ha giurato odio eterno verso i pirati…

Il personaggio di Sandokan ebbe un incredibile successo e Salgari dedicò un lungo ciclo di romanzi sia a lui, sia ai comprimari che appaiono in questo o in altri libri dello scrittore veronese: Yanez De Gomera, scanzonato portoghese, amico per la pelle di Sandokan e amato da quest’ultimo come un fratello; lord Guillonk, qui antagonista, poi alleato di Sandokan; Tremal-Naik e Kammamuri, protagonisti del ciclo indiano; James Brooke, antagonista e dominatore bianco del Sarawak.

Leggi anche: Emilio che spezzò la penna

L’esistenza dell’isola di Mompracem è stata oggetto di discussione tra gli studiosi di Salgari: sugli attuali atlanti non c’è, ma il suo nome potrebbe essere apparso sulle carte nautiche antiche che studiò lo scrittore veronese. Secondo altri corrisponderebbe all’isola di Kuraman, ubicata tra il Sabah e il Brunei… proprio sotto Labuan, che invece esiste eccome!

Leggi anche: Ritornano le Tigri della Malesia, di Paco Ignacio Taibo II – Recensione

I primi film tratti dal ciclo indo-malese di Salgari risalgono al 1941 e furono entrambi girati a Cinecittà: “I pirati della Malesia” di Enrico Guazzoni e “Le due tigri” di Giorgio Simoncelli.
Nel 1963 vide la luce “Sandokan, la tigre di Mompracem”, diretto da Umberto Lenzi, e nel 1970 “Le tigri di Mompracem” di Mario Sequi.

Fu con la serie tv “Sandokan” di Sergio Sollima che il pirata di Salgari ebbe rinnovato successo: Kabir Bedi, attore indiano che lo interpretò, è tuttora il volto di Sandokan per eccellenza nell’immaginario comune.

Leggi anche: Romanzi sui pirati – Consigli di lettura

TITOLO: Le tigri di Mompracem

AUTORE: Emilio Salgari

CITAZIONE: “Da dove mai era uscito questo terribile uomo che, alla testa di duecento tigrotti non meno intrepidi di lui, aveva saputo in poco volger d’anni farsi una fama sì funesta? Nessuno lo avrebbe potuto dire. I suoi fidi stessi lo ignoravano, come ignoravano pure chi egli fosse.”




Leggere fantascienza oggi – Intervista a “Leggere Distopico”

Un venerdì bomba, quello di oggi! Sì, perchè abbiamo intervistato niente meno che l’intero staff di un gruppo di lettori e blogger che sta andando forte: Leggere distopico.

Decine di libri segnalati a settimana, recensioni sempre nuove, rubriche interessanti e centinaia di membri e followers, in continuo aumento.

Perché proprio loro?

Il gruppo Leggere Distopico, nato da una passione personale della creatrice Liliana Marchesi e poi da un blog aperto per hobby intorno al quale si sono radunati gli altir membri dello staff, è secondo noi una dimostrazione interessante che i lettori ci sono… e possono anche lottare insieme a noi!

Bisogna però riconoscerli e trattarli in modo diverso da quello che invece si fa di solito.

I lettori non sono un popolo bue, tanto per cominciare: sono persone spesso molto preparate, consapevoli, con loro gusti e preferenze personali. E in ogni caso, chiunque essi siano, hanno tutto il diritto di premiare titoli che a noi “produttori” paiono titoli “di cassetta”, e penalizzare proposte più blasonate.

Allo stesso tempo, non sarebbe giusto considerarli come “superiori” ai chi li libri li fa: non serve bombardarli di richieste e segnalazioni, o sperare che siano loro e solo loro a decretare l’immediato successo di un testo.

Bisogna comunicare. Relazionarsi. E prima di questo, bisogna voler conoscere, capire, ascoltare.

Noi ci abbiamo provato. E quello che abbiamo ascoltato ci è piaciuto moltissimo.

Partiamo con le domande!

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Frankenstein, o il Prometeo moderno – Un classico al mese

Esattamente duecento anni fa, l’11 marzo 2018, uscì in forma anonima un romanzo intitolato “Frankenstein, o il Prometeo moderno”. Narrava la storia di uno scienziato, Victor, che riporta in vita un corpo, da lui assemblato mettendo insieme parti di cadaveri diversi. L’opera era differente da qualunque cosa letta fino a quel momento. Non era una ghost story, aveva i tratti del romanzo gotico senza esserlo al 100%, utilizzava la scienza come punto di partenza per una riflessione politica, umana, morale. Solo in futuro sarebbe stato dato un nome a questo genere letterario particolare: fantascienza.

Mary Wollstonecraft Godwin Shelley

L’opera non ottenne subito il favore della critica, ma venne lodata da uno scrittore del calibro di Walter Scott. Il pubblico al contrario lo apprezzò molto e “Frankenstein” divenne un best-seller: quale sorpresa quando saltò fuori che era stato scritto da una donna, e di appena vent’anni! Si trattava, come tutti sappiamo, di Mary Shelley, figlia della defunta femminista Mary Wollstonecraft e del filosofo William Godwin (a cui in effetti era indirizzata la dedica all’interno dell’opera).

La genesi del romanzo è celebre quasi quanto il romanzo stesso: un soggiorno nella suggestiva Villa Diodati di Ginevra; quattro scrittori chiusi in casa (lord Byron con la compagna/amante Claire Clairmont, sorellastra di Mary Shelley; quest’ultima e il marito, il poeta e filosofo Percy Shelley); una sfida, lanciata da Byron, a scrivere un racconto dell’orrore. Mary elabora una storia che rimarrà una pietra miliare della narrativa; ma anche un vero e proprio archetipo che oggi mantiene intatta la sua forza.

Villa Diodati

In “Frankenstein” c’è tantissimo. Una riflessione critica sul rapporto tra uomo e scienza, tra scienza e morale; un’allegoria del potere demiurgico femminile (Mary Shelley aveva seppellito una figlia di pochi mesi: la storia dello scienziato che crea la vita e poi l’abbandona è stata vista anche come una rielaborazione dell’esperienza); una rilettura del mito di Prometeo (che è infatti il sottotitolo dell’opera: “Frankenstein, o il Prometeo moderno”); un riconoscimento della morte come dolorosa necessità, intrinseca alla vita.

Oggi “Frankenstein” è un classico senza tempo, letto e tradotto in tutto il mondo. È anche il pilastro dell’intero genere fantascientifico, la cui nascita viene fatta coincidere proprio con la prima edizione del romanzo (nel 1931 uscì una seconda versione del testo, leggermente modificata in alcuni passaggi). È un’intramontabile parabola, il dono bellissimo e geniale che Shelley ha dato al mondo.

“Frankenstein” ha avuto grandissima influenza sull’immaginario collettivo e su altre forme di espressione artistica, in particolare il cinema. È stato trasposto e rielaborato praticamente in ogni salsa (fedele al testo, parodistica, horror), fra cui ricordiamo:

  • “Frankenstein” di James Whale (1931), basato su un precedente adattamento teatrale del romanzo, considerato una pietra miliare del cinema espressionista e di quello horror;
  • “Frankeinstein Junior”, immortale parodia di Mel Brooks (1974);
  • “Frankenstein di Mary Shelley” di Kenneth Branagh (1994), con Robert De Niro nei panni della Creatura.

Frankenstein Junior

Di recente, due serie tv di grande successo hanno dato una rilettura del personaggio di Frankenstein e della Creatura: “Penny Dreadful”, interessante team-up di trame e personaggi del romanzo gotico; e “The Frankenstein Chronicles”, disponibile sulla piattaforma Netflix.

Penny Dreadful

TITOLO: Frankenstein, or the modern Prometheus

TITOLO ORIGINALE: Frankenstein, o il Prometeo Moderno

AUTRICE: Mary Shelley

CITAZIONE: “Poteva essere l’uomo a un tempo possente, virtuoso e magnifico, eppure così vizioso e vile?”

 




Il vecchio e il mare – Un classico al mese

Era il 1951 e Ernest Hemingway si trovava a Bimini, Bahamas, quando scrisse uno dei suoi romanzi più celebri: “Il vecchio e il mare”, storia di un anziano pescatore e della sua lotta contro un marlin preso all’amo. L’opera fu pubblicata l’anno successivo e fu anche l’ultimo romanzo di Hemingway a uscire mentre l’autore era in vita. Sembra che il protagonista, il vecchio Santiago, fosse stato modellato su Gregorio Fuentes, un pescatore nato nelle Canarie e amico dello scrittore.


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Futuro Presente: Fine Prima Stagione!

Salve a tutti!

Oggi siamo qui per una comunicazione importante che riguarda la collana Futuro Presente di Delos Digital, inaugurata nel giugno 2016 e arrivata alla sua quattordicesima uscita (l’ultima, in ordine cronologico, è “Liberi dal bisogno” di Davide Del Popolo Riolo).

In questo momento abbiamo alcuni racconti in valutazione e altri già selezionati in fase di editing, che vedranno la luce a breve.

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Romanzi d’inverno: consigli di lettura!

Siamo giunti agli ultimi giorni di gennaio, nel pieno dell’inverno: stagione dura per tanti aspetti, suggestiva e irrinunciabile per altri. È anche il periodo perfetto per passare il tempo libero a leggere sul divano, sotto una coperta, accompagnati da litri di tisana bollente… Quali libri sono adatti all’atmosfera? Ecco cinque consigli di lettura a tema invernale!


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