coaching letterario

I motivi per scrivere, le motivazioni per scrivere!

Buon 2016! Ecco cosa ha portato la Befana per Studio83: citazioni dei maestri più grandi, per aiutarci a trovare le motivazioni giuste e scrivere sempre meglio.

Auguri!




Terza Regola del Successo per Scrittori: Trovati un Mentore!

Eccoci al quarto appuntamento con la nostra serie di post dedicati alle regole del successo per scrittori.
I primi post della serie:

Oggi parliamo della terza regola del successo per scrittori: trovati un mentore.

Mentore è un personaggio dell’Odissea: un cittadino di Itaca al quale Odisseo affida suo figlio Telemaco, ancora bambino, prima di partire per la guerra di Troia.


Nell’accezione moderna, il mentoraggio è la trasmissione informale di conoscenze tra una figura più esperta e una meno. L’accezione aziendalese del termine mentoring, resa con l’orribile inglesizzazione del concetto greco, è la punta dell’iceberg di una relazione profonda che ha tante sfaccettature e un valore immenso.

La figura del mentore ha un ruolo cruciale nei percorsi di crescita personale, perché, come dice l’adagio popolare:

nessuno nasce imparato.

Se pensiamo alla figura “tradizionale” del mentore, pochi di noi possono dire di averne uno. Scrivere è un’attività solitaria, lo abbiamo detto molte volte. E spesso noi scrittrici e scrittori tendiamo a “drammatizzare” questa condizione. Siamo soli, nessuno ci capisce, pochi ci leggono e ancora meno vogliono pubblicarci.
Ed è subito Sturm und Drang.

Se ci concentriamo sulle qualità e sulle azioni di mentoraggio, il discorso cambia radicalmente. La relazione è parte fondante dell’essere umano e anche nella solitaria scrittura possiamo trovare elementi di spinta verso l’esterno.

Nel suo post che ha ispirato la nostra serie, James Scott Bell parla del suo mentore:

Un mentore può essere una persona, o può trovarsi in un libro stampato. Io considero Lawrence Bloch come mio mentore, nonostante il fatto che non mi abbia mai assistito personalmente. Perché? Perché ho religiosamente letto la sua rubrica di fiction sul Writer’s Digest ogni mese, sentendomi come se stesse consigliando me personalmente, ogni volta. Aveva l’abilità di entrare nella mente dello scrittore, cosa che certamente ha fatto con me. Quello che scrivo di mio pugno, provo a scriverlo nello stesso modo in cui lo faceva lui.

Riflettendo su cosa fa un mentore e su cosa esso rappresenta, ci accorgeremo che abbiamo già molti mentori: siamo circondati da mentori, ognuno dei quali ha aggiunto un pezzo alla nostra strada!

Un mentore infatti è colui che:

  1. ci insegna i rudimenti, le tecniche vincenti, i segreti del mestiere;
  2. legge i nostri testi e conosce il nostro percorso, impersonando quindi un “testimone” della nostra strada;
  3. ci introduce in un ambiente, ad esempio in un certo “giro” di autori pubblicati o di curatori in cerca di testi;
  4. ci affianca nel nostro percorso accettando di essere la nostra figura di riferimento;
  5. ci ispira, come nel caso riportato da James Scott Bell;
  6. ci incoraggia, ci motiva, ci stimola, ci assiste in modo simbolico.

Insegnanti, amici scrittori, compagni di forum, parenti positivi, editor… il nostro mondo può essere pieno di mentori, nel momento in cui capiamo l’importanza di riconoscerli e di cogliere i loro aiuti in modo consapevole.
Ed ecco che la nostra umida e solitaria scrivania può trasformarsi in un crogiuolo caldo e proficuo, nel quale mescere il bene ricevuto per ricavare il nostro contributo al mondo.

Nel breve tutorial di WikiHow “Come trovare un mentore”, si evidenzia un aspetto importante: ovvero la necessità di mantenere il rapporto vivo, anche quando non è più strettamente necessario. Lettere di ringraziamento, ma anche favori e contributi personali sono un modo per arricchire chi ci ha arricchito, restando consapevoli che si tratta sempre di un rapporto professionale e tecnico, e senza necessariamente farlo sfociare in amicizia intima o relazione sentimentale. Manteniamo il sangue freddo! 🙂

Il blog Vivi Al Meglio ci indica tre tipi diversi di mentore: per serendipità, pratico ed eroico.

Il mentore per serendipità è l’aiuto giusto al momento giusto, nel quale ci imbattiamo casualmente.

Ad esempio, ci trasferiamo accanto a casa sua.

Il mentore pratico è il mentore “tradizionale”, colei o colui che ci fornisce le risorse delle quali abbiamo bisogno. Ci insegna una certa tecnica, oppure ci introduce in un giro di persone, o accetta di seguirci anche per un lungo periodo di tempo.

…o ci insegna come usare la Forza.

Possiamo trovarlo per serendipità, come il precedente, oppure andarcelo a cercare: prima chiariamo a noi stessi quali sono le cose di cui abbiamo bisogno, poi ci muoviamo e usiamo la nostra rete di contatti al meglio.

Nel suo post, JSB afferma:

Un buon editor, come ce ne sono tanti, lì fuori, può prefigurarsi come una guida: di solito per un compenso, soldi ben spesi, quando l’editor sa quello che fa. Un collega in grado di leggere e fare una buona critica può ricoprire questo ruolo altrettanto bene.

La figura dell’editor è un ottimo esempio di mentore pratico: noi di Studio83, ad esempio, non ci limitiamo a leggere un libro e correggerlo a penna rossa. Parliamo con l’autore, lo seguiamo nel suo percorso, gli diamo strumenti professionali per crescere. Non finisce qui: ci troviamo a consigliarlo anche dopo la fine del servizio letterario in sé, accogliamo con piacere e cordialità i suoi aggiornamenti e gli facciamo i complimenti quando pubblica qualcosa di nuovo. Animiamo quindi una relazione di mentoraggio vera e propria.

Il mentore eroico è una figura carismatica che possiamo usare come ispirazione e motore. Può essere un personaggio storico del quale abbiamo letto le gesta (tra gli statunitensi è molto comune trovare il Presidente Lincoln come primo, grande ispiratore), o un capo particolarmente dotato, o un autore best seller che troviamo incoraggiante leggere.

Ecco uno dei miei mentori.
Ting-a-ling, Kurt!

James Scott Bell racconta qualcosa del genere: non è solo la rubrica in sé, e gli utili consigli di Roth, che ne fanno un mentore. Il grassetto è mio:

Perché ho religiosamente letto la sua rubrica di fiction sul Writer’s Digest ogni mese, sentendomi come se stesse consigliando me personalmente, ogni volta. Aveva l’abilità di entrare nella mente dello scrittore, cosa che certamente ha fatto con me. Quello che scrivo di mio pugno, provo a scriverlo nello stesso modo in cui lo faceva lui.

La continuità, il legame emozionale, la presenza evocata, l’intenzionalità… un mentore non è un semplice insegnante, ma qualcosa di più profondo che ci coinvolge emotivamente.

Ed ecco la bella notizia: il mondo è pieno di mentori! Dobbiamo guardarci intorno, consapevoli di ciò che ci serve e di chi può fornircelo in un modo o nell’altro: per seguirlo, conoscerlo, apprezzarlo, imitarlo. Per fare nostri i suoi successi.

Parlo di stile letterario: un autore “mentore” ci ispira e ci fa suoi emuli. Non banali e piatti imitatori, perché l’imitazione è un esercizio tecnico e “vuoto” di personalità. Chi scegliamo come guida risponde a caratteristiche che sentiamo già in noi, ci corrispondono, le impersoniamo naturalmente,  ci sono affini. Ci servono!

Parlo di pubblicazioni: un editore “mentore”  aggiunge libro a libro, come tanti capitoli correlati di un unico super-testo senza soluzione di continuità. Quanto vorremmo aggiungere al suo catalogo anche un nostro capitolo! Per farlo non serve copiare, né compiacere… se ci lasciamo ispirare e proseguiamo in un percorso personale e nostro, sicuramente tante strade si incontreranno!

Parlo di solitaria, romantica scrittura. Sfido chiunque a non lasciarsi trascinare da parole forti e sentite come quelle di Stephen King in “On Writing”:

Scrivere è magia, è acqua della vita come qualsiasi altra attività creativa. L’acqua è gratuita. Dunque bevete.
Bevete e dissetatevi.

E Dorothea Brande, autrice di “Diventare scrittori“:

Nell’entrare nella tua giornata coll’immaginazione prima di iniziarla, puoi iniziare ad agire con successo in ogni momento.

Oppure Terry Brooks, in “A volte la magia funziona“:

A volte mi chiedo cosa pensino i giovani scrittori quando vengono paragonati a me. Cosa provano nel sentirsi dire che i loro libri sono simili a quelli di Terry Brooks? Mi auguro che i sentano come mi sento io quando mi paragonano a Tolkien, ossia che non è un brutto modello cui ispirarsi. Spero si ricordino che siamo compagni di viaggio lungo il sentiero della scrittura, la cui destinazione è scrivere il meglio possibile perché, qualunque sia il modello cui siamo paragonati, alla fine della giornata ciò che conta è come giudichiamo noi stessi.

Quanti spunti, eh?
Leggere manuali di scrittura, saggi e articoli a tema è una strada efficace per trovare un mentore ideale. Ecco la nostra sezione dedicata alle Recensioni di Saggi sulla scrittura e sui libri dove trovate anche le recensioni dei tre libri qui citati.

La relazione con una figura eroica di riferimento è una forza molto potente anche a un livello superiore. Per saperne di più potete leggere il post su L’Arte di Scrivere Felici: Come trovare mentori una volta e per sempre, dove mi concentro proprio sui mentori eroici e su come attivare la loro forza dentro di noi, citando dei veri, grandi guru:

  • Anthony Robbins
  • Napoleon Hill
  • mio papà

Questo è il grande Napoleon Hill.
Rispetto a lui, Anthony Robbins è più atletico, e mio papà è a colori.

Prossimo post a tema: la Quarta Regola del Successo per Scrittori: Sii positivo!

E voi, avete dei mentori? Chi sono, e cosa hanno fatto per voi? Vi lasciate ispirare, o siete selettivi? Avete un mentore ideale? Scrivetelo nei commenti!




Seconda Regola del Successo per Scrittori: Obiettivi Realistici!

Ciao! Eccoci al nostro appuntamento con “Le Regole del Successo per Scrittori”.

regoleIl primo post della serie:  Le sette regole del successo… per scrittori!
Il secondo post: Prima Regola del Successo per Scrittori: Sii tenace!

Parliamo oggi della Seconda Regola del Successo secondo il lit-blogger James Scott Bell (che ho scelto di citare perché ha elencato una serie di buone abitudini decisive per una scrittura proficua sotto più punti di vista): prefigura obiettivi accessibili e realistici.

Dopo una digressione sulla tenacia, è ora di pensare a come dirigere questa splendida virtù, al momento dell’azione. Dice un proverbio:

sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Dunque anche la costanza più fervida e pervicace può trasformarsi un in’arma a doppio taglio. Quando?

  • Come da proverbio: se perseveriamo in qualcosa che non ci porta da nessuna parte o che ci danneggia.
    Un esempio: gli autori che nei blog rispondono male ai loro critici, ancora e ancora, innescando flame che sono deleteri per la loro immagine e fanno scappare a gambe levate i potenziali lettori. Tenacia autolesionista!
  • Disperdiamo il patrimonio della nostra tenacia quando disperdiamo le nostre azioni in mille piani che non sappiamo bene a cosa ci conducono.
    Esempio da manuale: mi apro profili su tutti i social, creo un blog per ogni racconto che ho scritto, esploro i forum, mi iscrivo ai gruppi di scrittura, stampo qualcosa e lo do a mia zia, stampo qualche altra cosa e vado alla Fiera di Torino fermandomi a tutti gli stand… anche se sei milionario e scrivere è ora la tua attività full time, così non otterrai nulla lo stesso.

Ecco quindi che si rende necessario un piano. Un piano con quanti più dettagli possibile, che deve partire da alcuni punti fermi.  Si parte da quello che vuoi ottenere.

La differenza tra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data.
Walt Disney

In un post che Bell cita a sua volta, e che lo ha ispirato su questo tema, sono discussi alcuni obiettivi mal posti, come:

  • voglio diventare un’autorità riconosciuta nel mio campo
  • voglio avere più soldi per far fronte ai miei oneri finanziari
  • voglio fare una vacanza di lusso con la mia famiglia ogni anno

Sentiamo Bell:

Il problema di questi obiettivi è che non sono specifici, sono vaghi, e non sono nemmeno troppo realistici. Se ad esempio lavoro a salario minimo, forse la vacanza di lusso non è alla mia portata almeno per l’anno in corso.

I veri obiettivi sono quelli per i quali possiamo agire. “Voglio diventare un autore best seller del New York Times” non è un obiettivo, è un sogno. Non puoi premere un bottone e farlo succedere. Però puoi agire per diventare uno scrittore più bravo. Puoi decidere di impiegare 30 minuti al giorno ad esercitarti e un’ora a settimana per ideare nuovi progetti. Meglio ancora, puoi pianificare un numero di battute settimanali che devi scrivere. Queste sono azioni sotto il tuo controllo, che puoi misurare.

Anche “fare lo scrittore” è una definizione che non dà reali comandi al tuo cervello. Inoltre, è trita e ritrita, e se non la adatti specificatamente a te rischi di lasciarla al senso comune e di far sì che qualcun altro definisca lo standard al posto tuo.
(È il caso della triste querelle che si ripropone all’infinito, ovvero: “gli autori in erba non sono veri scrittori! Sono gente che scrive, al massimo scriventi, quindi giù la cresta!” Molti autori esordienti che leggono sciocchezze simili vivono un brutto scoraggiamento e reagiscono male: mollano,  o peggio cercano di elevarsi svalutando tutto il resto, in una spirale di disprezzo. Questo perché lasciano in mano agli altri il significato di “fare lo scrittore” senza elaborarne uno alla propria portata.)

Un “obiettivo ben formulato”invece ha delle caratteristiche ben precise. È molto più che “realistico”. Ti aiuta a elaborare un metodo: e quando segui un metodo, acquisisci l’abilità di creare e seguire un percorso coerente, utile ed efficace.

Di post e articoli sugli obiettivi è pieno il web. Ma tutti, o quasi, mutuano dalla PNL la definizione di “obiettivo ben formulato”. Non troverai facilmente questi concetti in altri post oppure online, perché sono la base di molta letteratura e si trovano espressi così chiaramente solo sui manuali e nei corsi specialistici!

Per essere ben formulato, un obiettivo deve essere:

  1. Espresso in positivo.
  2. Specifico.
  3. In grado di descrivere il risultato finale.
  4. In armonia con te.
  5. Misurabile.
  6. Sotto il tuo controllo.

1. L’obiettivo deve essere espresso in positivo perché il cervello funziona con le affermazioni, non con le negazioni. I “no” sono dei veri e propri stop neuronali che non servono a procedere, ma solo a fermarsi. In alcuni casi, non vengono nemmeno recepiti e ci troviamo con un comando che è il contrario di quello che vogliamo: “Non pensare all’elefante!”

2.L’obiettivo deve essere specifico perché più stringi, più sai come muoverti. “Fare lo scrittore” può essere “stretto” con “pubblicare online almeno un racconto entro il 31 dicembre 2015”. Suona diverso. Rende tutto meno drammatico!

3. Come descrivere il risultato finale? Ecco un altro segreto: il cervello funziona meglio con le immagini, piuttosto che con i concetti astratti. Quindi aggiungere dettagli a un’immagine è un’autostrada per quella situazione!
“Pubblicare” è meglio di “fare lo scrittore”. “Trasformo in racconto almeno tre delle trenta idee che ho sul taccuino, e contatto almeno venti blog per proporre di pubblicarlo mandando una sinossi e una lettera di presentazione ad hoc” è ancora meglio.

4. L’obiettivo deve essere in armonia con te. Se scrivi di malavoglia un pornosoftsadomaso perché le “50 sfumature” sono dappertutto… non vai lontano. Se mascheri quello che pensi perché “magari così sto simpatico a qualche lettore in più” starai probabilmente antipatico a tutti. Se scrivi perché quello che realmente vuoi è che il tuo nome appaia sui giornali, lascia stare la scrittura e cerca un nuovo record da inserire nel World Guinness Records.

5. L’obiettivo deve essere misurabile. La domanda chiave è: “come saprò di aver raggiunto il mio obiettivo? Cosa deve succedere?”
Come sai che “sei” uno scrittore?
Vuoi stabilire un certo numero di racconti pubblicati? Un certo numero di recensioni raggiunte? Un certo numero di lettori? Ti basta leggere anche solo una volta la parola “scrittore” accanto al tuo nome e saprai di poter passare all’obiettivo successivo?
Devi assolutamente rispondere a questa domanda.

6. Ultimo e cruciale nodo: l’obiettivo deve essere sotto il tuo controllo. In questo caso, stabilire un numero minimo di recensioni positive o di lettori adoranti non è una buona idea, a meno che tu non possa pagare qualcuno e poi dimenticartene.
Per quanto tu possa scrivere tanto e bene, alcuni editori potranno rifiutarti, i concorsi respingerti, i lettori ignorarti. Certo, il successo dei tuoi libri dipende anche da loro, da attori e scelte al di fuori del tuo controllo.
Ma la decisione di continuare e la scelta di godertela è tutta tua.
Io l’ho risolta così, e da quel momento qualcosa è cambiato e le circostanze esterne hanno iniziato a girare per il verso giusto.

Ma questa è un’altra storia.

Cosa ne pensi di questa definizione degli obiettivi? Sei in grado di creare il tuo obiettivo ben formulato e quindi un primo piano d’azione? Faccelo sapere nei commenti!

Se il post ti è piaciuto, non perdere il prossimo: La Terza Regola del Successo per Scrittori: Trovati un mentore!

Se vuoi rileggere il primo post della serie: Le Sette Regole di Successo… per Scrittori!

Qui la prima regola: Prima Regola del Successo: Sii Tenace!




L’arte di scrivere felici

Parliamo di gioia. Parliamo di scrittura. Parliamo di una novità che riguarda entrambe le cose. E anche noi.
Ma prima una storia.

Studio83 è nata nel “lontano” 2007 con una missione ambiziosa:

 STUDIO83 nasce dalla volontà di creare, per la rete degli esordienti, un servizio efficiente che offra quella consulenza spesso impossibile da trovare. Una consulenza che sia approfondita, disinteressata, e che possa strutturarsi come una forma di collaborazione in itinere con lo scrittore.

Dal primo post: Nasce Studio83!

Anni dopo, tanta strada, e i propositi si sono trasformati in una bella realtà.

Continua a leggere il post




Prima Regola del Successo per Scrittori: Sii tenace!

Darsi delle buone abitudini è una delle ricette del successo: di qualunque successo si tratti, anche del successo nello scrivere!

regoleUna buona scrittura ha bisogno di buone pratiche.
Per “buona scrittura”, James Scott Bell nel suo post “Le sette regole del successo per scrittori”  si riferisce a esperienze di pubblicazione tradizionale e/o autopubblicazione indipendente che hanno avuto buoni risultati di vendite e pubblico.

Io aggiungo: oltre ai lettori e alle recensioni, una buona scrittura è quella che ci appassiona, che ci piace praticare, che ci rende persone migliori e più felici nel momento in cui la seguiamo. Migliaia di copie vendute sono un ottimo risultato, se però le mettiamo a segno a prezzo di disagi, sofferenze e ore di travaglio pessimista e lamentoso, non vedo quale reale vantaggio esse possano portare alla nostra vita.   libri di successoOtteniamo una scrittura di successo quando:

  1. riusciamo a pubblicare
  2. e a farci leggere,
  3. dicendo quello che vogliamo dire
  4. nel migliore dei modi,
  5. con un lavoro che arricchisce la nostra vita interiore
  6. (insieme al nostro portafogli).

La buona scrittura è gioia e allo stesso tempo serietà.
L’impegno e il rigore sono essenziali per ottenere risultati, al di là di ogni facile divertimentismo. Come abbiamo detto più e più volte, anche nel nostro ebook gratuito tutto dedicato alle buone abitudini di scrittura, scrivere è un’attività solitaria e con pochi riconoscimenti oggettivi, che ci espone al pericolo di delusioni, interruzioni, depressioni, scivoloni.

La prima regola del successo per scrittori è dunque una qualità chiave di ogni lungo percorso: la tenacia.

studio83-lavoriJames Scott Bell la definisce così:

Di solito tendiamo a considerare la tenacia come un tratto caratteriale, ma è sicuramente anche un’abitudine che può essere imparata e praticata nel tempo.

Quando sono di fronte a un problema, le persone tenaci tengono duro, consapevoli che il successo potrebbe essere dietro l’angolo.

Poche frasi, tutto un mondo!
Eppure, la frase “per avere successo ci vuole tenacia” sembra un’ovvietà.

Lo è. Nella misura in cui è vero! Non sottovalutiamo la radice di realtà dei luoghi comuni.

La tenacia, dice Bell, non è solo una qualità innata. È un atteggiamento molto profondo nei confronti del nostro compito e della vita che possiamo, dobbiamo imparare per il nostro bene.

Tenacia significa costruzione. Non è facile. Per “imparare” una buona abitudine devi studiare il tuo lavoro attuale, capire cosa fare, collocare l’azione in una parte della giornata/della settimana, trovare un modo per misurare i risultati.
[Qualche anno fa ho deciso che avrei partecipato a un importante concorso nazionale con un romanzo che avevo nel cassetto, ma che dovevo sistemare. Sono riuscita a farlo in un modo che mi ha soddisfatta, perché ho capito dove collocare il lavoro: un’ora ogni giorno, durante il sonnellino pomeridiano di mia figlia. Solo quell’ora, poi si chiude fino al giorno dopo, ma tutti i santi giorni e senza interruzioni. Risultato: successo. La revisione l’ho fatta, il romanzo non ha vinto ma è stato notato, con riscontri positivi per l’autostima!]

cosruire i risultatiTenacia significa costanza. Una volta “costruita” l’azione migliore da fare, bisogna farla. Non c’è indisposizione, ispirazione, traspirazione, nuovo progetto o migliore idea che tenga. La migliore pianificazione fallisce se non si trasforma in azione. Fare. Ripetere. Testa bassa. Passo sicuro. Punto.

A questo proposito, ho trovato un altro post interessante con spunti a tema. I Sette Segreti dello Scrittore Tenace presenta un manuale di Jordan Rosenfeld, “Guida di tenacia per scrittori”. E illustra – guarda un po’ – i Sette Segreti per Essere Scrittori Tenaci. Ne riporto la traduzione, con un mio personale sunto in corsivo:

  1. Non pensare al successo.
    Spesso ci concentriamo su un’ imprecisata meta finale, invece è meglio definire delle tappe e considerare ogni reale successo come parte di un percorso. Smitizzare è la parola chiave.
  2. Non stare con le mani in mano.
    Quando mandi il manoscritto in visione a editori o agenti, ti trovi di fronte a un tempo di attesa, a volte lungo: impiegalo dedicandoti ad altri progetti, nuovi o paralleli. Così avrai più frecce al tuo arco… e aspettare non sarà un’agonia!
  3. Prenditi dei rischi.
    Parliamo di zona di confort: quello spazio nel quale ci sentiamo a nostro agio, quelle abitudini che, buone o cattive, ci mantengono in equilibrio e al calduccio. Ogni tanto bisogna uscire, guardarsi intorno e mettersi in situazioni nuove: un corso, un concorso, un genere letterario che non ci appartiene, qualsiasi cosa ci metta alla prova. Bisogna esporsi per crescere!
  4. Collabora.
    “La scrittura è un’attività solitaria” io lo dico sempre 🙂 Stringi relazioni e amicizie con altri scrittori. Per condividere spunti e anche idee, per promuovervi a vicenda, anche solo per solidarizzare tra colleghi.
  5. Definisci dei limiti.
    Il tempo della tua scrittura deve diventare un orario lavorativo, quindi un tempo “protetto” da interferenze anche piacevoli. Impara a dire “no”, resta alla scrivania, anche quando avresti voglia di uno “strappo alla regola”.
  6. Predisponi “porte laterali” e “uscite di emergenza”.
    Flessibilità. Innanzitutto crea il tuo personale piano di lavoro, senza copiarne uno che già esiste ma che magari non ti rispecchia. Poi metti in conto una buona dose di flessibilità, per cambiare la rotta quando è necessario.
  7. Pianta la tua passione nel profondo.
    Ci vuole passione: una passione vera, che getti radici nel tuo profondo. Devi sentirla vera, devi crederci. E la devi curare, come in un lavoro di giardinaggio.
    È una bella metafora, che uso spesso anch’io, per descrivere la vera tenacia, la “radice” della persistenza: una goccia cinese che scaturisce senza sforzi e per sempre, finché nasce dalla tua personale verità e identità.

matite-scrivere-studio83Tenacia significa persistenza. Abbiamo deciso, abbiamo pianificato, ci siamo mossi… ora bisogna tenere e tenersi. Prosegui anche se incontri degli intoppi.
E qui non parlo di un giorno in cui sei rimasto chiuso in ascensore e addio a quelle mille battute (che comunque vanno recuperate!), ma di intoppi più seri. Come ad esempio:

  • un concorso letterario andato male che ci butta giù
  • un’idea che credevamo nostra, originale e che invece troviamo in giro già svolta… e anche bene
  • una persona cara che ci esorta a smetterla con questa scrittura, se i risultati dovevano arrivare sarebbero arrivati, quindi perché non la fai finita e fai qualcosa di più utile?

Sono fatti che ho vissuto in prima persona: ostacoli veri, seri, al nostro lavoro e alla nostra felicità. Tenacia in questo caso significa accettare le avversità, magari deprimersi anche… e continuare con il piano di lavoro.

scrivere-tenaciaForse non scriverai allora le tue pagine più belle. Forse sì.
Una cosa è certa: un giorno guarderai indietro e tirerai un sospiro di sollievo, felice di non aver ceduto a momentanee sirene di sventura.
Tra l’altro, questo tipo di tenacia e persistenza si rinforza man mano che la pratichi. Se impari ad andare avanti anche in momenti emotivamente e spiritualmente difficili, tenderai a farlo di nuovo, con più fiducia e minore fatica. E farti scoraggiare sarà sempre più difficile!

(Nota importante: ovviamente, un editor in gamba che ti “bastona” non è un ostacolo, ma una tappa importante di crescita. Tenacia non vuol dire “convinzione cieca di avere assolutamente ragione e di aver scritto il più grande capolavoro di tutti i tempi che quindi va lasciato così com’è”. Parlo della tua voglia di continuare a scrivere, e di scrivere sempre meglio!)

Arriviamo, con la parolina magica “persistenza”, all’ultimo, importante aspetto della tenacia.

Tenacia vuol dire fiducia. Non è uno slogan, non è un promo 🙂

Tenacia significa fede. Se continui a fare quello in cui credi, nel modo più corretto possibile e con i mezzi di cui disponi, qualcosa di buono ne verrà.

 Quando sono di fronte a un problema, le persone tenaci tengono duro, consapevoli che il successo potrebbe essere dietro l’angolo.

La disponibilità a fare “il tuo” e poi affidarti è una buona abitudine importantissima che ti darà una marcia in più e radicherà la tua tenacia nel profondo, lì dove agisce meglio.

studio83-scrivi e pubblicaRipetiamolo: se continui a fare bene, del bene succederà.

Ma come fai a dirlo? Chi te lo assicura? Magari è successo a te, magari succede quasi sempre, ma come faccio a sapere che succederà a me? Dove sono le prove?

Per questo si chiama fede! 🙂
Seriamente: che corri a fare, se non molli il freno a mano?

Hai appena letto la mia personale interpretazione di Tenacia, la Prima Regola del Successo, declinata per lo scrivere! Ho dimenticato qualcosa? Ho scritto stupidaggini? Sei d’accordo, vuoi replicare, vuoi raccontarci qualche tua strategia per essere tenaci? Scrivilo nei commenti!

Nel prossimo post, la Regola del Successo per Scrittori numero 2: Prefigura Obiettivi Realistici.
Vedi di esserci! 🙂




Le sette regole del successo… per scrittori!

C’è un libro che consiglio, e che si intitola “Le sette regole per avere successo”, di Stephen Covey. Una vera pietra miliare nell’ambito dell’automiglioramento, un libro che insegna, fa riflettere e, se letto a mente aperta e al momento giusto come è capitato a me, cambia veramente la vita. In meglio, ovviamente!

Il titolo originale del best seller di Covey è “The 7 Habits oh Highly Effective People”; che potrei tradurre come: “Le Sette Buone Abitudini delle Persone Davvero Efficaci”.
Il concetto chiave di “efficacia” è uno di quelli che meritano ampio spazio e vi invito davvero a scoprirlo dalla fonte originale: il libro di Covey è diffuso e si trova in molte biblioteche oltre che nelle librerie e in ebook.

Oggi vi propongo alcuni estratti di un post che riprende volutamente il titolo del libro di Covey, non una mia idea, ma dell’autore del post: James Scott Bell, blogger di Killzone, ha estrapolato Le sette regole del successo per scrittori.

James Scott Bell afferma di aver analizzato i comportamenti di diversi autori che hanno avuto successo:

alcuni sono stati pubblicati tradizionalmente, altri hanno avuto buoni guadagni con una pubblicazione professionale indipendente, altri hanno fatto entrambe le cose

Sulla base di questa osservazione, ha identificato alcuni comportamenti ripetuti e costanti: alcune buone abitudini. Chi vuole avere gli stessi risultati, farà bene a prenderle ad esempio.

Gli scrittori di successo:

  1.  Sono tenaci
  2.  Prefigurano obiettivi realistici
  3.  Trovano un mentore
  4.  Sono positivi
  5.  Studiano
  6.  Monitorano i loro progressi
  7.  Si circondano di persone positive e orientate al successo

Ma cosa vogliono dire, in pratica, queste regole? Bell ce le spiega in modo breve, chiaro e pragmatico. Sono contenta di riportare le sue parole e allo stesso tempo vorrei approfondire ogni regola con esempi e un contributo personale à la Studio83.

regole

Per ora, quindi, vi lascio questo elenco, che può essere già una bella ispirazione e un primo “grilletto”, come lo chiamano gli anglosassoni, per nuove attività.

Nel prossimo post parleremo della prima “buona abitudine”: la tenacia.

Nel frattempo vi chiedo: quale di queste regole vi ispira di più? Quale vi pare vicina al vostro modo di pensare? E quale invece vi pare oscura, strana, lontana?

[…e se siete alla ricerca di ispirazione e di buone abitudini da instaurare, non perdete il nostro manuale gratuito: Ecco i segreti della creatività. Tante strategie e buone pratiche da scegliere, per scrivere tanto e bene!]




Scrivere: ecco i segreti della creatività!

Il 17 marzo Studio83 ha compiuto otto anni! Per il nostro compleanno abbiamo deciso di fare un regalo a scrittrici e scrittori che amano quello che fanno: un ebook gratuito in cui abbiamo “condensato” questi otto anni di esperienza (e anche qualcosa in più!) e in cui parliamo di strategie e buone pratiche per scrivere tanto e bene.

scrivereEcco l’incipit:

Scrivere: un modo fantastico per impiegare il proprio tempo!
Per alcuni scrivere è un mestiere. Per moltissimi altri, la scrittura è un piacevole hobby, o una necessità per vivere, o un’attitudine naturale come respirare.
Per tutti, c’è sicuramente almeno una cosa più bella dello scrivere: scrivere meglio!
Che tu sia un romanziere affermato, un buon ghost writer o un dilettante ispirato, ti possono interessare nuovi modi per rendere la tua scrittura più rapida, efficace e piacevole.

Gli argomenti affrontati sono tanti: qualche buona tecnica come la scaletta, la pianificazione preliminare, le ambientazioni e la verosimiglianza; poi alcune importanti note su come funziona la creatività, sul ruolo del subconscio nella scrittura e su come stimolare al meglio la mente rispettandone le fasi; senza dimenticare argomenti delicati come il blocco dello scrittore con esempi pratici e consigli e le pause di riflessione o di fatica.

CreativitàMa attenzione! Non è una lettura per tutti.

Questo ebook non ti interessa se:

  • pensi che stimolare in qualsiasi modo la creatività con tecniche e strategie sia un trucco da quattro soldi che offende la tua musa: che poi non si chiama creatività ma ispirazione e non si tocca!
  • credi che tanto è uguale, che il mondo della scrittura è brutto perché pubblicano sempre i soliti noti e gli amici degli amici e vale la pena di provarci solo per la soddisfazione di essere poi rifiutati e poter dire: l’avevo detto!
  • sei convinto che, comunque, ogni vero artista che si rispetti non possa avere successo, la scrittura non è un lavoro, è una maledizione e per questo va esibita come una stigmata sanguinante e con il dovuto rispetto.
  • proprio per il punto di cui sopra, ritieni e sostieni che scrivere non è e non può essere divertente! La serie/osità prima di tutto!

Se il tuo profilo rispecchia uno o più di questi punti, la lettura del nostro ebook potrebbe produrre in te effetti indesiderati:

  • irritazione, sconcerto, disappunto.
  • Sorpresa e un piccolo seme del dubbio. Non sarà che invece…
  • Cambio repentino di punto di vista e nuova vita scrittoria.
  • Risate!

Eh sì! Abbiamo scritto questo manuale perché sosteniamo idee precise come queste:

  • ognuno di noi è diverso, ma il cervello funziona allo stesso modo e se lo sappiamo lo aiutiamo ad aiutarci.
  • Un bravo scrittore non è distratto e sognatore, almeno non al momento di lavorare!
  • Battere il blocco dello scrittore si può.
  • Ogni ostacolo sulla nostra strada che ci impedisce di scrivere in realtà ci sta aiutando a evolverci.
  • Alcool, droga e sigarette lasciamole alle rockstar, noi scrittori fighi beviamo acqua e pratichiamo la meditazione.
  • La revisione non è brutta e cattiva, anzi, è un momento magico.
  • Scrivere è bello e deve darti gioia e soddisfazione!

creativitàChe ne pensi? Se almeno una di queste affermazioni ti suscita una qualsiasi reazione… è il momento di leggere il nostro manuale. Scaricalo, leggilo, fallo girare e sali al tuo livello superiore di scrittura!

A noi gli anni, a te il regalo. Solo con Studio83…

Buona lettura!

“Scrivere: ecco i segreti della creatività – Strategie e buone pratiche per scrivere tanto e bene”




La seconda bozza

Abbiamo scritto un romanzo, lo abbiamo lasciato decantare; ci siamo rivolti a qualcuno per avere una valutazione professionale e adesso, con una nuova consapevolezza sulla nostra opera, ci accingiamo a passare alla fase successiva: la seconda bozza.

La chiamo “seconda bozza”, ma il lavoro di correzione è ben più articolato e può portare, nell’arco di una sola revisione, a produrre più bozze differenti, riscrivere intere parti, intervenire sullo stile o sui personaggi, cambiandone nome, personalità e via dicendo.

Come rapportarsi con questa fase, che – di norma – sembra la più difficile? Creare e produrre è quasi istintivo, ma dare una nuova forma alla massa di materiale accumulato può apparire molto più duro. Parlo soprattutto di romanzi, che includono trame e sottotrame, molti personaggi, una struttura più o meno complessa. Infatti, la seconda bozza è il momento in cui ci rendiamo conto che il nostro lavoro è ben lungi dall’essere finito: è solo all’inizio.

Come procedere? Come sempre, occorre andare avanti per obiettivi e pianificazione.

  • Per prima cosa, stiliamo una lista di ciò che desideriamo modificare nel romanzo: dallo stile a un personaggio particolare, da passaggi poco credibili ad ambientazioni poco riuscite.
  • Nella nostra lista, dividiamo ciò che dobbiamo inserire da ciò che dobbiamo togliere. Quale dei due interventi sia più complicato non ci è dato sapere: l’importante è distinguere bene cosa, come e quanto va asportato o aggiunto.
  • Darsi un obiettivo in termini di cartelle. Che si debba aumentare il volume dell’opera o ridurlo, questa volta bisogna essere un po’ più severi e darsi delle regole precise. Le cartelle finali dovranno essere quelle stabilite, né più né meno.
  • Rimettere mano a un romanzo può sembrare duro, ma ricordiamo che adesso abbiamo molta più padronanza della nostra opera di quando la stavamo scrivendo. Abbiamo un istinto maggiore per captarne la resa, la tenuta, l’effetto sul lettore.
  • Non dimentichiamo, infine, che lavorare alla seconda bozza può essere divertente e appassionante quanto lo è stato lavorare alla prima stesura. Non è detto che solo il momento creativo debba essere piacevole, e che il percorso successivo, più tecnico, se vogliamo, sarà noioso. Dare forma al materiale significa plasmare un po’ alla volta quello che sarà il nostro romanzo, dargli una nuova veste, più solida e professionale; sbirciare, insomma, in quello che potrà essere quando, un giorno, vedrà la pubblicazione.

Buon lavoro!




Self Publishing, verso una nuova frontiera: l’Indie Publishing

Buone notizie! Il self publishing è sbarcato anche in Italia!

Fino a un anno fa, la pubblicazione autonoma era una strada ancora poco conosciuta e soprattutto poco considerata, snobbata dalla maggior parte degli operatori culturali e degli autori con ambizioni culturali “elevate”.

Ma negli Stati Uniti l’autopubblicazione rappresenta una fetta del mercato editoriale imponentissima. Se consideriamo che qui rispondiamo alle novità del mondo anglosassone con un paio di anni di ritardo, è facile capire che era solo una questione di tempo.

Ci sono diversi motivi per cui ora, piano piano si sta sdoganando:

  • l’esempio più avanzato e di successo dei nostri colleghi d’Oltreoceano
  • la diffusione dei lettori ebook che sono ora reperibili in qualsiasi mediastore a prezzi contenuti
  • l’affermarsi (finalmente!) di un formato standard per l’ebook, ovvero il formato epub
  • la solita, generale crisi del mondo dell’editoria che rende molto difficile l’accesso agli scrittori emergenti
  • al contrario, l’ottima attività di marketing culturale e non solo di alcune realtà nostrane.  Come Simplicissimus Book Farm, che oltre a essere fautore del “Lulu italiano” di self publishing Narcissus.me ha appena patrocinato un Festival dedicato al Self Publishing e pubblica dal suo blog articoli interessanti e pieni di positività.

Queste condizioni fanno sì che si stia facendo largo una nuova sensibilità e si consideri l’autopubblicazione e le aspirazioni degli autori emergenti con sentimenti diversi da quelli (negativi) di prima.

  • Sta per partire un talent-show dedicato proprio agli autori che verrà trasmesso su Rai3 in prima serata, da questa domenica 17;
  • la prima edizione del già citato International Self Publishing Festival 2013 ( #ISFP2013) ha avuto un buon riscontro in termini di post e opinioni;
  • di self publishing si parla sui giornali e nei rotocalchi anche televisivi (ho da poco visto un servizio in merito nella rubrica “Costume e società” del Tg2)
  • parlandone in un’ottica personale, riceviamo sempre più richieste da parte di autori che non cercano più solo assistenza nella ricerca o nelle trattative con editori, ma ci chiedono di aiutarli nell’autopubblicazione attraverso percorsi mirati e strutturati.

E qui arriviamo al punto, un punto importante dal quale noi di Studio83 partiamo per andare oltre. Il self publishing infatti è già superato.
Certo, muove da premesse ancora più che valide e sacrosante:

  • il bisogno espressivo della ormai consolidata fascia di lettori prosumers, ovvero che oltre a consumare contenuti (consumers) vogliono anche produrne (producers);
  • la voglia di dare un “esito” anche pubblico alle proprie storie e a un proprio percorso di vita e di scrittura;
  • le possibilità infinite offerte dai nuovi media, come il web e le tantissime piattaforme social e user friendly;
  • l’opportunità per scrittori tecnici (saggisti, ricercatori, esperti, amatori e intenditori, una vera legione!) di sfruttare al meglio le proprie conoscenze e professionalità divulgandole e contribuendo alla comunità e al sapere generale.

Si parte da qui ed è meraviglioso.
Questo è il periodo migliore in assoluto della storia umana per essere scrittori!

Il chi-fa-da-sé però non basta. Non basta perché il mero self-publishing ha anche una serie di inconvenienti e problemi che di fatto rendono quasi vane le fatiche fatte per arrivarci.

Autopubblicarsi ormai è facile… è talmente facile che lo si fa a volte a sproposito e senza alcun criterio o filtro. Ed ecco che, dall’altra parte del fiume delle parole, il lettore si trova bombardato, sommerso di titoli e di input: l’era dell’informazione è ormai diventata l’era dell’attenzione, nella quale non basta esserci, bisogna anche e soprattutto spiccare, distinguersi per sperare di essere notati e di arrivare a qualcuno. E i “trucchi” che potevano funzionare i primi tempi trovano ormai un pubblico di lettori sgamati e ben corazzati.

Non è che si rischia di tornare al punto di partenza? Come scrive Massimo Chiriatti nell’ottimo pezzo Anche chi fa da sé nel suo piccolo…

l’editore non serve più per pubblicare ma per farsi trovare

..quindi di nuovo è favorito lo scrittore che trova un editore capace e in grado di usare bene il web per il proprio catalogo, cosa non automatica, ma possibile. E chi si autopubblica rischia di affogare nel maremagnum delle proposte insulse e sgrammaticate che popolano Ilmiolibro&co.

Proprio per questo lo scrittore autopubblicantesi, il self publisher, deve ora trasformarsi in qualcosa di più per se stesso e per i suoi lettori: deve diventare un indipendent publisher, un autore indipendente. Il self publishing naviga già verso la sua naturale evoluzione: l’Indie Publishing.

Negli Stati Uniti questo concetto è già di uso comune e riconosciuto dagli editor free lance, che sono una legione rispetto a noi pochi pionieri. E rispecchia un’attitudine nuova e insieme antica, che unisce autonomia e interdipendenza in un processo creativo e tecnico superiore.

La Pubblicazione Indipendente non è la semplice Auto Pubblicazione.
L’Indie Publishing indica quel processo di pubblicazione in cui l’autore, pur restando autonomo rispetto a un’etichetta editoriale, si fa affiancare da uno o più professionisti per creare un prodotto libro degno di questo nome, che presenti cioè:

  • un linguaggio corretto e privo di qualsivoglia errore o svista
  • uno stile letterario o tecnico che si adatti perfettamente alla materia e coinvolga il lettore nel modo più efficace
  • una grafica piacevole, elegante, accurata e tecnicamente perfetta
  • una confezione e una presentazione professionali
  • magari, perché no, una strategia strutturata di marketing che comprenda azioni online e offline volte alla promozione

Quelli che conoscono l’attuale panorama editoriale italiano sanno che spesso nemmeno gli editori riescono a rispettare tutte queste regole (per la crisi? O per qualche vizietto di troppo?):  ma esse sono essenziali per la presentazione e per la riuscita di un buon libro!

Pubblicare, cioè uscire con un testo disponibile al pubblico, non è garanzia di successo.
Pubblicare aiutati da editor professionisti è garanzia di qualità:

  • superiore ai propri standard, perché l’occhio vigile e competente di un esperto fa sempre e comunque crescere;
  • superiore agli standard comuni, che vedono ancora una grande confusione e una miriade di offerte pessime e sconclusionate, in mezzo alle quali è ancora facile e automatico emergere.

Il self publishing sta arrivando? Noi siamo già pronti alla prossima fase.
Studio83 è infatti l’unica realtà italiana che unisce da tempo la mentalità vincente del coaching letterario alla strategia mirata dell’Indie Publishing.

E i risultati… sono sul nostro sito, nero su bianco: i commenti entusiastici degli autori che hanno lavorato con noi.

È tempo quindi di raccogliere le forze e di spiccare il volo. È tempo di scrivere, di pubblicare, di fare gli scrittori nel modo giusto. Come? Pianificando la propria pubblicazione in modo professionale, dandosi obiettivi chiari e definiti e buttando giù una bella strategia volta al raggiungimento del successo… del proprio successo, qualunque esso sia.

Parleremo ancora dell’Indie Publishing, con una serie di consigli e tips dedicati agli autori che vogliono spiccare il volo insieme a noi!

È risaputo che se qualcuno crede veramente di poter fare qualcosa la farà, e se crede che qualcosa sia impossibile nessuno sforzo la convincerà che la si possa realizzare.
Robert Dilts




Scrivere: creatività e… ricerca

La creatività è una condizione necessaria per una scrittura proficua, efficace e divertente: per chi legge, e anche per chi scrive. Necessaria, ma non sufficiente! Affinché le tue opere di fiction siano anche coerenti, sensate e dunque più vicine a una possibile pubblicazione, c’è bisogno di altri ingredienti. Uno di questi è la ricerca.

Abbiamo già incontrato questo termine, nel post sulle fasi della creatività: lo scrittore best seller Donato Carrisi parla di ricerca affermando che le storie ed i personaggi non nascono in una stanza chiusa ma bisogna andarseli a cercare per strada.

La ricerca di cui parla Carrisi attiene quindi strettamente alla ricerca di ispirazioni e di storie, ma a mio avviso c’è molto di più di questo.

Un bravo scrittore infatti allena il suo senso di osservazione almeno quanto la sua grammatica. Guardarsi intorno e registrare dettagli interessanti, coincidenze suggestive, ma anche volti, oggetti, forme… è un modo per dare un bel nutrimento al subconscio, che tutto assimila e tutto ricicla al momento giusto, e alla nostra mente razionale che allena così attenzione e precisione.

Attenzione e precisione favoriscono l’accuratezza. Elemento fondamentale che non può mancare nel linguaggio di un bravo scrittore, nelle sue descrizioni, nelle sue caratterizzazioni e ambientazioni!

Vuoi un esempio? Dire di un personaggio che “è bellissimo” è molto diverso dal descrivere qualche suo particolare tratto somatico che al lettore non può che richiamare idee di armonia e avvenenza.

La prima strategia è usata spesso nei romanzi di consumo, dove si lascia che sia il lettore a “riempire” con il proprio concetto di “bellissimo” il vuoto lasciato da questa finta descrizione (che infatti non è una descrizione, ma una valutazione); è un modo comodo e rapido di confezionare elementi narrativi, proprio per questo è inflazionato e, ahimé, molto poco efficace su lettori forti, buongustai o semplicemente attenti.
La seconda strategia, ovvero descrivere effettivamente una particolare bellezza servendosi di dettagli precisi riportati con un linguaggio accurato, imprime nella mente del lettore il tuo personaggio (o ciò che tu scegli di descrivere) e anche il tuo stile.
Perché questo riesca è necessario tenere sempre gli occhi aperti a ciò che ci circonda, osservare, verbalizzare e descrivere già nella fase di prima osservazione.

La storia è un ingrediente di base: i dettagli descrittivi sono le spezie del tuo manoscritto. Grazie ai dettagli e a una scrittura accurata, un autore può dare sempre l’impressione di sapere di cosa parla, anche se magari non è mai stato a Timbuctù, come il suo agente segreto, o deve inventare ex novo una razza aliena.

Cercare intorno a noi ci tiene presenti al nostro lavoro e a ciò che ci circonda. Con buona pace del luogo comune che vuole lo scrittore piegato notte e giorno alle sue carte e dramaticamente indifeso e distratto tra i suoi simili.

Giammai! Occhi aperti al mondo in ogni momento della scrittura della  tua opera: prima, durante la scrittura, nella revisione. Evita solo di affaticarti durante le pause di riflessione, nelle quali è meglio dare al tuo cervello conscio e inconscio un po’ di meritata pausa.

Nel prossimo post riprenderò il discorso della ricerca e dell’accuratezza, per parlarti del secondo tipo di ricerca: quella storica, geografica, bibliografica e informativa in generale, insomma la documentazione tu cur. Non perderlo!

Nel frattempo, ecco i precedenti post dedicati allo Scrivere: