Copyright

La SIAE e i trailer

Riporto da Fantascienza.com una notizia che definire sconcertante è poco: la SIAE ha cominciato a chiedere a diversi siti web un pagamento, e un pagamento piuttosto alto, per poter visualizzare trailer cinematografici. Cioè bisogna pagare per poter fare pubblicità.

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Books eBooks

Ciao amici,

sono tempi molto difficili per tutti e il mondo della cultura non fa eccezione. Così, tra tagli, spottoni idioti, crolli di “sassacci vecchi”, leggi inique e controproposte ancora più inique, non è facile trovare realtà che pensino davvero al bene della cultura e nel caso particolare della lettura.

Ma l’Italia, si sa, è un paese che insieme ai disastri e alle emergenze sforna anche persone in gamba e piccole realtà con una marcia in più (no, non parlo di noi, adulatori! ^_^). Per esempio, tutti quelli che lavorano nel settore pubblico e si danno da fare con idee nuove, al passo con i tempi e allo stesso tempo semplici e chiare. Come le biblioteche civiche milanesi, una realtà importante e molto attiva che conosco bene e che si muove davvero per il bene dei lettori.

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Le fanfiction

Cos’è una fanfiction? Si mangia? Morde?

Questa è la domanda che si pongono alcuni quando sentono questo termine, entrato nell’uso comune di molti fandom bene o male distanti da quello letterario – nonostante descriva un’attività che prevede proprio il mezzo-scrittura per essere espletata.

Le fanfiction, come invece tanti altri sanno, sono racconti di lunghezza variabile ispirati a opere di vario genere già esistenti, di cui l’autore riprende personaggi e situazioni per elaborare nuovi intrecci o approfondire elementi già introdotti. In realtà la libertà d’azione per l’autore di fanfiction è molto vasta; Wikipedia riporta una sommaria classificazione delle fanfiction, di cui cito le principali:

fanfiction canonica: non altera la continuity della storia originale
OC (original character): introduce un nuovo personaggio rispetto alla trama originale
OOC (out of character): i personaggi sono quelli originali, ma il loro carattere è sensibilmente modificato
AU (alternative universe): i personaggi sono quelli originali, ma l’ambientazione storica o geografica è differente
Crossover: uso di personaggi appartenenti a due o più opere diverse

Le principali fonti di materia per le fanfiction sono manga, anime, comics in generale, telefilm, film e romanzi. Gli autori sono appunto fan che elaborano un percorso creativo a partire dalle loro opere preferite. Tra le matrici più inflazionate, la storica Star Trek (ma anche altre serie sf di culto come Spazio 1999), manga celebri come Dragonball e, nell’ambito della letteratura in sé, la saga di Harry Potter.

Le fanfiction circolano principalmente in Rete e, almeno in Occidente, non approdano mai alla carta stampata per questioni di copyright. Nei vari fandom, tuttavia, si tratta di un’attività gettonatissima ed esiste letteralmente una valanga di racconti di questo tipo; la maggior parte sono ovviamente scadenti (gli autori non sono scrittori né aspiranti tali e il loro sforzo non è volto all’esercizio stilistico), ma se ne trovano anche di molto belli – a volte assai più riusciti di moltissimi lavori “originali”.




IUS PRIMI LIBRI

La prima rivoluzione industriale avviene in Inghilterra all’inizio del ‘700 ed “esplode ” dalla nascita delle enclosures, le recinzioni ai terreni demaniali che escludono piccoli contadini e pastori dall’uso della terra.


Si può dire che una cosa del genere avviene anche nel campo editoriale con la diffusione del diritto d’autore.
L’evoluzione del diritto d’autore va di pari passo con quella del mestiere dell’editore e del mercato librario, condizionato anche dall’alfabetizzazione e dall’industralizzazione. Il diritto d’autore è un’invenzione moderna e, giusta o meno che sia, è figlia della rivoluzione industriale che tanto ha cambiato la storia umana.

Il concetto è condivisibile – riconoscere lo status del creatore dell’opera d’ingegno –  ma nella pratica il diritto d’autore è usato come una recinzione che esclude chiunque non cacci i soldi, e tanti: niente “visione in pubblico”, niente fotocopie, nessuna possibilità di citazione, niente lucro, niente “profitto personale” (è il decreto Urbani: se scarichi qualcosa poi non te lo vai a comprare e quindi hai un profitto personale. E si parla di sanzioni PENALI.)

Ora però viviamo nel bel mezzo di un’altra rivoluzione: quella dell’informazione. La circolazione libera dei contenuti sta oltrepassando il loro mercato, la condivisione prende piede sulla proprietà privata, tanto cara alle rivoluzioni industriali.

Anche il diritto d’autore “un fiorino!”  vive momenti difficili. Tutto iniziò con Napster: sembra un’eternità, ma non sono passati nemmeno dieci anni. I file musicali furono i primi a essere condivisi, seguiti dai video grazie alle connessioni a banda larga, e con l’avvento dei lettori  ebook (in Italia ancora da venire, per la verità…) possiamo trovare sul P2P moltissimi titoli da scaricare gratuitamente e leggere o stamparci per conto nostro. (Segnalo un post interessantissimo di Gamberetta riguardante la distribuzione gratuita degli ebook e i vari formati in circolazione: è una miniera di informazioni!)

È ovvio che una cosa simile non piace a tutti. La “pirateria” dei contenuti è equiparata al furto, e (in certi bei cartelloni che si vedono in certi megacinema) al terrorismo, “paura… eh?”
Si invoca una regolamentazione di internet agitando lo spauracchio di pedofili, maniaci e (indovinate?) terrorismo, “paura… eh?”!
Più calano le vendite, più le voci si fanno grosse. L’anno scorso la Finanza ha arrestato per pirateria e violazione del copyright un gruppo pericolosissimo che usava un sistema di file sharing chiamato Cucciolandia… “PAURA eh?”


Ma le lobby sono lontane dalla vittoria: devono subire l’assalto di milioni di singoli utenti, che se ne sbattono del copyright e non giocano più secondo le regole arbitrarie imposte dall’alto. E funziona:

Chi ignora le regole della guerra, e fa la guerra, anzi in questo caso la guerriglia, fuor delle regole, contro le regole, anzi, del gioco, quasi sempre vince.

Non è un generale americano che parla di terrorismo, ma un brano sulle Cinque Giornate di Milano, da “Ai miei cari compagni” di Bianciardi. Ma è una regola sempre valida!

Più che remare contro una marea, quindi, molti si stanno rendendo conto che è il caso di cercare di ricavarci qualcosa in ogni caso: sulla rivista di  Altroconsumo leggo:

Musica online, QTRAX: un primo passo
La notizia è di quelle che fanno di certo piacere a chi chiede a gran voce la possibilità di scaricare legalmente musica dalla rete senza dover pagare. Negli States (per ora solo lì) ha aperto i battenti Qtrax, un sito che, in accordo con le major discografiche, (che hanno però di recente smentito) permette la distribuzione di file musicali via P2P in maniera gratuita grazie ai proventi della pubblicità.

Premesso che, se per ascoltare una canzone o vedere un video devo sciropparmi la pubblicità, continuo a scaricarmelo via BitTorrent, segnali come questo ci dicono che qualcosa si sta muovendo in favore del popolo dello sharing.


Parliamo di libri: è di oggi la notizia che Paolo Coelho incoraggia lo sharing dei suoi lavori, e ne LINKA le fonti dal suo sito ufficiale!  Secondo la sua esperienza, lo sharing non scoraggia le vendite, ma anzi è un ottimo mezzo di pubblicità gratuita. Questa è anche l’opinione di alcuni scrittori esordienti nostrani, come Giulio Della Rocca e Simone Maria Navarra, che basano l’autopromozione sullo sharing e la diffusione gratuita del loro Verbo. Inoltre, sempre più blogger e “creatori di contenuti” (comprese noi!) si affidano alla licenza Copyleft, che tra le tante opzioni può vietare l’uso dei contenuti a scopo commerciale mantenendone “aperto” l’uso, nella filosofia del P2P.

Come avvenuto per la musica e per i video, lo scambio libero di letteratura sta prendendo sempre più piede. E all’estero comincia a diffondersi la pratica di far girare gratis i libri, per poi far pagare ai lettori le presentazioni in libreria e gli eventi legati al romanzo, equivalenti letterari del “concerto”. Ovvio che le inziative contrarie sono molte e anche pesanti (l’UE rischia di alzare NOVANTACINQUE ANNI la durata dei diritti d’autore, come in USA) ma i modi per contrastare i grandi interessi ci sono.

Supportare la piccola editoria? No: supportare le BIBLIOTECHE.
Le biblioteche, che sono le progenitrici del P2P, che sono troppo poche, e
costrette  a pagare una tassa sul prestito in favore indovinate di chi? Degli EDITORI.


Il denaro è l’anima del commercio e oggi “la politica si fa col carrello”. Per cui BASTA COMPRARE. Punto. In Italia ci sono più di 8000 comuni, se ci fosse almeno una biblioteca per comune che acquistasse due o tre copie a titolo, molti editori vedrebbero triplicare i fatturati. E non mi si tirassero fuori discorsi del tipo: ma io il libro lo rileggo, il tocco della carta sotto le mani, la mia mega libreria… perché in tal caso vi meritate di essere salassati.