EAP – editoria a pagamento

“Voglio pagare”

Segnalo un interessante articolo pubblicato sul blog di Daniele Picciuti (dell’associazione culturale Nero Cafè), nel quale si parla di un argomento ormai discusso fino alla nausea, ma ancora tristemente attuale (forse perché queste discussioni, per quanto abbondanti e chiare, non vengono lette o prese sul serio da molti autori): l’editoria a pagamento.

L’articolo, dal vibrante titolo “Voglio pubblicare e voglio pagare, cazzo!“, oltre a descrivere l’operato della EAP classica (qui chiamata anche SDI, “Stampatori di Illusioni”), pone l’accento su una questione cruciale: come è possibile che, con tutta l’informazione che si fa sull’editoria a pagamento, siano ancora così tanti a cascarci?

E per editoria a pagamento non intendo solo spillare all’autore 2000 euro per la stampa, ma anche fargli pagare l’editing, l’impaginazione, la correzione bozze, la promozione… tutti servizi che spettano all’editore. Addirittura, certe cifre vengono sparate da editori a pagamento che pubblicano solo e-book in formato .pdf (neanche e-pub, troppa fatica), e che appoggiano la richiesta di contributo su servizi che poi non si concretizzano (editing assente e via dicendo).

Non tutta la carta stampata ha valore. Se pensate che la vostra opera valga, affidatela solo a chi se lo merita.

L’articolo di Daniele Picciuti cita, tra coloro che fanno informazione sull’EAP, anche Studio83 e fa riferimento al nostro “Vademecum: come individuare una casa editrice e pagamento e  capire qualcosa in più sulla sua politica“, che potete scaricare gratis dal nostro sito.

Il punto è: è davvero possibile, oggi, farsi fregare come se niente fosse? Ovvero pagare per poi ritrovarsi con niente in mano, se non la frustrazione per aver investito malissimo i propri soldi? Perché se un autore pubblica a pagamento e poi è soddisfatto del suo investimento, buon per lui; ma mi sembra che una grossissima percentuale si sia pentita della scelta fatta. A quel punto, però, poco si può fare: non si torna indietro, la vostra pubblicazione scadente resterà lì per sempre, e sarà difficile dire che non lo sapevate, perché sono anni che se ne parla.

Quindi, per l’ennesima volta: prima di pagare informatevi, cercate di capire davvero a chi vi state affidando; fate una ricerca su google, contattate altri autori che hanno già pubblicato con quell’editore, domandate, chiedete… e, soprattutto, non fatevi incantare dai complimenti e dalle moine. Questo è il punto più importante, ma anche quello davanti al quale, ahimè, capitolano in molti.

Se un editore vi coccola a suon di lodi sperticate, non fidatevi.





Scrittori in causa fa il punto

Ciao a tutti,

vorrei continuare il discorso aperto con il post precedente e relativo agli Editori a Pagamento, alle giuste critiche ma anche alla constatazione che la realtà è molto più complessa della divisione “editori buoni contro squali a pagamento”.
(Questo, lo specifico che non si sa mai, NON per difendere gli editori a pagamento o giustificare chicchessia, ma per promuovere un dibattito organico e quanto più completo possibile, cosa questa che può avvantaggiare tutti, in particolare gli autori e di rimando anche i lettori.)
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“Basta crederci”?

Ciao a tutti e buon anno!
Per iniziare bene il 2011, vi giro una riflessione della scrittrice Michela Murgia che riguarda le case editrici a pagamento. Murgia ha più volte espresso perplessità sull’editoria a pagamento: trovo che sia importante che una riflessione parta anche dagli autori, da quelli più conosciuti anche, perché stimolino i loro colleghi a porsi qualche interrogativo efficace.

Certo, ho più di una riserva su alcune affermazioni di Murgia.
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Niente di nuovo…

…sul fronte editoriale, o almeno su quello degli editori a pagamento.

Lo dico perché sono incappata in un fatto particolare: l’altro giorno ero su Google a caccia di un ritratto di Wallace Stegner, di cui ho riportato una citazione. Cercavo anche la copertina dell’introvabile “Come si diventa scrittori” e così ho messo nel campo di ricerca “Come si diventa scrittori Stegner”. Click.

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Se l’hai scritto… vai spennato

Cari amici,

a qualche giorno di distanza dal nostro rivoluzionario spottone editoriale, vi segnalo un intervento davvero chiarificatore dell’autore e giornalista Giampaolo Simi che riguarda l’editoria a pagamento. In questo caso, si parla del famigerato portale IlMioLibro.it.

Dico “famigerato” a ragion veduta: avevo parlato del portale poco dopo la sua nascita nel post dal titolo, non casuale, “Se l’hai scritto va stroncato“. IlMioLibro.it aveva i numeri per diventare  un ottimo portale di stampa on demand, ma così non è stato. I segnali c’erano tutti:

Ilmiolibro.it si presenta come portale dedicato ai libri e più in particolare ai romanzi… è ilmiolibro, capito? Il mio libro, il mio caro libro, con la miafoto sopra. È talmente smaccato che rasenta la faccia tosta, non abboccate, diamine!

Nella sua nota, Giampaolo Simi scrive:

Spacciare un librificio per corrispondenza come una rivoluzione dal basso significa anche negare che esistano una competenza, un talento e un ruolo propri del narratore. Tutte cose che, invece, riconosciamo naturalmente a chi sa far crescere una vigna o delineare un piano di ammortamento, centrare l’angolino da trenta metri o far cantare quattro pistoni come se fossero nuovi.

Lo scrittore è un professionista e un artigiano, e non ci si improvvisa nessuna delle due cose. Semmai si può imparare un mestiere, fare la gavetta, tentare… E forse fallire. Ma pagarsi la vittoria rende solo doppiamente sconfitti.




No all’editoria a pagamento

Oggi è la prima giornata nazionale contro l'editoria a pagamento. Sul Writer's Dream, da sempre molto attivo su questo fronte, una filippica molto efficace. Vi rimando anche alla tavola rotonda fatta dal forum al Salone di Torino, che quest'anno noi abbiamo disertato sia perché troppo impegnate su altri fronti, sia perché sinceramente anno dopo anno ci sta passando un po' la voglia di fiere delle vanità.

Noi di Studio83 abbiamo detto più di una volta che non siamo contro l'editoria a pagamento in sé e per sé, e lo abbiamo dimostrato recensendo anche testi editi da editori a pagamento.
Quello che non approviamo, invece, è la falsità di chi ti dice che hai scritto un capolavoro solo per estorcerti duemila euro; la scorrettezza di chi approfitta della tua inesperienza per rifilarti una bancale di TUOI romanzi stampati e mai venduti; la sostanziale disonestà di chi stampa tutto, stampa tutti, solo perché così incassa… e stampa anche male, tonnellate di carta zeppa di refusi e piena di ovvietà e banalità.
Purtroppo, con il passare del tempo ci siamo accorte che queste storture corrispondono alla gran parte della vanity press di nostra conoscenza. Non possiamo fare altro, dunque, che proclamare il nostro NO all'editoria a pagamento… insieme a un bel NO all'editoria commerciale di giornalistoidi, calciatori, veline, nani e ballerine, ghost writer e best sellers annunciati.

Agli scrittori diciamo che si cresce con le critiche e anche con le delusioni, e che il talento non si compra, ma si coltiva. Ai nostri lettori che continueremo il nostro lavoro con coerenza. A tutti, che le regole di "Esordiamo!" sono cambiate per l'ennesima volta, perché ci siamo stancate di editori o pseudo tali che fanno i bulletti in giro per la rete e insultano, offendono, trolleggiano, alludono, insinuano, berciano contro chi li critica a buon diritto.
QUI
il nuovo regolamento, speriamo che ci capirete; se non siete d'accordo, potete dirlo nei commenti: le discussioni costruttive ci trovano in prima linea… tutto il resto è fuffa.

P.S. In questi giorni ci siamo accorte che il blog ha subito delle intrusioni. A una nostra richiesta, Splinder ha risposto che c'è stato un semplice problema di categorie… ma io un guasto tecnico che cambia "recensioni" in "pseudo recensioni" l'ho visto giusto negli Animatrix. Presto rimetterò le cose a posto, resta la seccatura.




Ancora sugli editori a pagamento

Mi capita spesso di iniziare un dibattito via mail con qualche scrittore o scrittrice che ci contatta per avere informazioni sul nostro lavoro. Con alcuni, manteniamo i contatti anche dopo aver collaborato e diamo inizio a belle corrispondenze. Ecco l’estratto di un recente scambio:

Ho scritto:

C’è una caratteristica sempre uguale che permette di fare delle generalizzazioni sugli editori: la richiesta di contributo. L’editore a pagamento guadagna dallo scrittore, quello non a pagamento guadagna dal numero di copie vendute e divide questo guadagno con lo scrittore, che nell’ordine “naturale” della filiera non è un CLIENTE ma il principale PRESTATORE DI OPERA DI INGEGNO. Capisci quanto è macroscopica, statutaria la differenza?

(…) Lo scrittore non deve pagare. È vero, oggi essere pubblicati è difficilissimo e anche nel mondo editoriale “serio” spesso è questione di conoscenze o intrallazzi.
È anche possibile che un autore geniale, frustrato dalla chiusura di questo mondo, si paghi la pubblicazione e in questo modo mostri il suo talento… ma a fronte delle centinaia di libri letti, non ne ho ancora incontrato uno, e nella quasi totalità dei casi ho dovuto riscontrare una qualità davvero bassa, sia dal punto di vista editoriale che letterario e addirittura ortografico e linguistico. Nella quasi totalità dei casi, lo scrittore che si è pagato la pubblicazione non era assolutamente pronto per pubblicare qualcosa e l’editore a pagamento se ne è semplicemente fottuto, proprio perché l’obiettivo aziendale non sono libri “di qualità” (qualsiasi cosa voglia dire), ma semplicemente copie STAMPATE. Questo porta a un naturale e ovvio calo della qualità, perché anche se lo scrittore è in gamba, il risultato non è fatto solo da lui, ma da una serie di interventi collettivi e successivi che trasformano il manoscritto in un libro pronto alla pubblicazione.

Lo scrittore in questione mi ha risposto con un quesito interessante:

Di sicuro un’opera edita a pagamento non sarà un lavoro completo e ben smerigliato come una edita da un editore che ha interesse a lavorarci sopra. Su questo non ci piove. Da una parte però io la vedo anche come la differenza che passa tra lo zucchero bianco, bello raffinato e lavorato, più dolce e di facile assimilazione, e lo zucchero di canna, grezzo, meno dolce, meno facile… ma anch’esso zucchero. Ciò che li differenzia è la lavorazione che ne fanno terzi, non il fatto di essere un libro.
(…) Io non volevo difendere gli editori a pagamento, sono a considerarsi alla stregua di stampatori di libri, niente di più. Quello che un po’ voglio è difendere la scelta delle persone di pubblicare a pagamento da un generale e troppo cieco puntargli il dito contro. Personalmente, avendo passato parecchi anni all’interno di una certa scena musicale, ne ho appreso la filosofia e ho cercato stupidamente di farne uso quando ho deciso di pubblicare i racconti. Volevo utilizzare i racconti come un demo… nella scena musicale è pratica normalissima e non opinabile pagare per registrare un demo con cui farsi conoscere, lo fanno letteralmente tutti e non capisco perchè invece nell’editoria italiana sia ancora considerata una pratica esecrabile (spesso anche i print on demand vengono massacrati a priori) (…).
Quello che mi da fastidio è questo atteggiamento tipico della domanda: sei disposto anche a pagare per il solo gusto di vederti pubblicato?




Eccoci qui…

Bentornati e ben ritrovati a tutti! Dopo un mese esatto di vacanze, eccoci di nuovo qui, pronte a ripartire con le nostre attività.

Oggi vorrei riproporvi il “Piccolo vademecum” che abbiamo pubblicato a luglio in tre parti, in cui ci siamo occupate di individuare alcune strategie delle case editrici a pagamento, e di dare agli scrittori più inesperti alcuni strumenti di valutazione utili quando ci si addentra nel maremagnum dei siti web/vetrine delle case editrici.

Come riconoscere gli editori  “virtuosi” dai “furbetti”? Ci si può fare un’idea di massima prima di passare alla fase dei contatti e delle spedizioni manoscritti, per evitare proposte a pagamento indesiderate? Come evitare la doccia fredda del contratto a pagamento in coda a complimenti che parevano disinteressati?

Leggendo il nostro breve articolo, forse avrete qualche idea in più su come orientarvi.

Abbiamo accorpato le tre parti e realizzato un documento unico in PDF, che può essere scaricato liberamente, stampato, diffuso, citato e così via…  insomma, è a disposizione di chiunque voglia servirsene, secondo i modi della licenza CreativeCommons di cui ci serviamo da sempre.

Potete scaricarlo dal nostro sito, nella sezione Articoli, oppure cliccando QUI. Ogni commento, suggerimento e critica è ovviamente ben accetto!

Chiudo questo primo post settembrino con un ringraziamento a voi, navigatori e lettori del nostro piccolo blog, che anche nel bollente mese di agosto siete passati a visitare queste pagine per un totale di più di 800 accessi unici.Grazie a tutti!




Un mini documentario sull’editoria a pagamento

Vi segnalo un video realizzato dal webmaster del portale letterario L’Isola delle Poesia sull’editoria a pagamento.  

Trovate il video anche su l’Isola della Poesia e vi invito a lasciare anche lì qualche commento per Luca.

Questo mini documentario mi è sembrato un ottimo “bignami” dal quale partire, per gli autori che non hanno nessuna idea di come funzioni l’ambiente editoriale: è giusto dare loro degli elementi basic sui quali ragionare, e magari degli spunti per incitarli a muoversi e cercare informazioni a loro volta.

L’unica mia perplessità, e ne ho parlato con Luca appena visto il video, è la dicitura “editoria gratuita”. Usare questa denominazione per l’editoria tradizionale non è preciso, secondo me, perché l’editoria “tradizionale”, quella che pubblica e vende in libreria senza chiedere contributi, è PAGANTE.
Lo scrittore fornisce un manoscritto che viene editato e venduto dall’editore e ne riceve in cambio dei proventi chiamati “diritto d’autore”. L’espressione “editoria gratuita”, invece, è il semplice rovesciamento lessicale di “editoria a pagamento”, che già di per sé è un rovesciamento!

A questa mia perplessità, Luca ha risposto così:

“Il video è scritto dal punto di vista dell’aspirante scrittore ed è pensato per tutti coloro che non sanno nulla di editoria (…) , o pensano che pagare sia meglio o, addirittura, obbligatorio. Per queste persone ho usato la parola GRATUITA perchè per loro, per il livello di informazione di cui dispongono sull’argomento, a mio avviso valgono e sono maggiormente recepibili le equazioni:
editoria gratuita = non si paga per pubblicare
editoria a pagamento = si deve pagare per pubblicare”
Mi sembra una motivazione valida, spero che il suo video venga visto e diffuso il più possibile.
Ma non provate a usare in questo blog l’espressione “editoria gratuita” se non volete che mi arrabbi! ^^

 




Piccolo vademecum: come individuare una casa editrice a pagamento e capire qualcosa in più della sua politica – terza parte

Leggi la PRIMA PARTE
Leggi la SECONDA PARTE

Un altro elemento a cui potete prestare attenzione, per riconoscere una casa editrice a pagamento e la sua politica, è il catalogo.

Parlando in generale, il catalogo è la fonte più preziosa di informazioni su quella che un tempo era chiamata “politica editoriale”. Fino agli anni ’80,  gli editori erano molto caratterizzati e riconoscibili l’uno dall’altro, perchè le loro pubblicazioni andavano a “dialogare” con diversi tipi di pubblico e diversi bacini culturali.
Oggi sono le piccole case editrici a mantenere delle specificità forti che le rendono riconoscibili. Ci sono case editrici di narrativa pop per giovani; editori che pubblicano opere sperimentali; altri che si orientano su letterature di determinati paesi e altre ancora che scelgono un genere di riferimento: horror, fantascienza, fantasy, narrativa di mare.
Inutile dire che, prima di mandare un manoscritto a qualcuno, è OBBLIGATORIO studiare il catalogo per capire a chi ci si rivolge e dove il proprio romanzo ha speranza di interessare.

Se cerchiamo un editore che ci pubblichi e il suo catalogo è compatibile con la nostra opera, ma non siamo sicuri della sua politica riguardo il contributo, facciamoci qualche domanda tecnica.

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