Leggere

Ipse dixit: leggete!

“Leggete, leggete, leggete – leggete tutto: spazzatura, classici, romanzi buoni e cattivi, e osservate come funzionano. Come un carpentiere che svolge l’apprendistato e osserva il maestro. Leggete! Assorbirete tutto. A quel punto scrivete. Se è buono, ve ne accorgerete.”

William Faulkner




Giorno della Memoria 2017 – Consigli di libri e film

Il 27 gennaio è stato dichiarato Giorno della Memoria delle vittime dell’Olocausto nazista.

Qui nel blog abbiamo spesso pubblicato dei post a tema con consigli, riflessioni, recensioni, insomma con tanti spunti per ripensare, e non solo nell’arco di un giorno, alla tragedia che ha segnato lo scorso secolo e che ha coperto di vergogna e di sangue l’intera Europa.

In questi consigli di lettura, ad esempio, ci sono titoli che ci possono aiutare a considerare quello che è successo con gravità, memoria, presenza e rispetto. E anche con empatia, creatività, proattività. Significa che non basta ricordare, leggere brutte cose e spremere qualche lacrima (tutto ciò è comunque necessario!): bisogna anche prendere le brutte cose, rielaborarle e cercare di trovare degli insegnamenti che possiamo applicare per non cadere negli errori e nelle tragedie vissute dai nostri nonni.

Non smetterò MAI di consigliare il libro “Uno psicologo nel lager” di Viktor Frankl, che prima di essere un luminare è stato un internato ad Auschwitz e che ci parla di questo, ma anche di amore, di compassione, di quanto è bella la vita  e dell’estrema, incancellabile libertà che rimane sempre all’essere umano: decidere come reagire a ciò che ci succede.

Sei vittima di un’ingiustizia, di una violenza, di una perdita orribile: cosa fai? Fai violenza anche tu? Muori dentro? Aggredisci gli altri? Ti suicidi? Oppure aiuti? Ti tieni i pezzi e vai avanti? Ti aggrappi al ricordo dell’amore e di tutto ciò che è bello e ci fai qualcosa per vivere?

Questi NON sono giudizi, e  non sono solo belle parole: sono l’insegnamento di una persona che ha vissuto una delle cose più tremende immaginabili, e che ha sofferto in un modo che nessuno di noi si avvicinerà mai a sperimentare, almeno così mi auguro. Quindi meritano davvero una riflessione, come il libro merita la lettura!

Detto ciò, quest’anno riprendiamo di nuovo la vastissima produzione di storie che si concentrano sull’Olocausto per proporvi una nostra rosa di libri e film: alcuni consigliati, altri con riserva e altri decisamente sconsigliati. Eccoli!

Libri sì: MAUS di Art Spiegelman

Maus è una graphic novel sull’Olocausto anzi: è LA graphic novel sull’Olocausto, dato che ha fatto storia ed è un capolavoro non solo nel suo genere.

Maus è la storia del padre di Art Spiegelman, deportato ad Auschwitz, poi sopravvissuto insieme a sua moglie con la quale emigra negli States cercando di dimenticare lo sterminio della propria famiglia e del proprio figlio, dando alla luce Art e convivendo con il trauma, per quanto possibile.

Ma è anche la storia del figlio di un sopravvissuto, al quale i genitori non riescono a insegnare la gioia, e passano il mostruoso senso di colpa del sopravvissuto. La storia di una relazione, quella tra un figlio e i suoi genitori, tra un fratello vivo e uno perduto senza nemmeno conoscerlo.

MAUS è famoso anche per la particolarità del disegno, e la scelta di rappresentare personaggi antropomorfi associando un tipo di animale a una nazionalità (i tedeschi gatti, gli ebrei topi, ma anche i polacchi maiali, gli statunitensi cani, i francesi rane…).

Ma questo diventa quasi un dettaglio, di una storia raccontata in modo unico, coinvolgente, sofferto, umano. Impossibile non amare i personaggi, difficilissimo non piangere.

Libri nì: Amare Hitler di Paul Roos

Sottotitolo: Storia di una malattia. Questo saggio con inserti romanzati e autobiografici è un’operazione davvero coraggiosa: quella di un tedesco che fa i conti con la rimozione generale della sua gente verso i crimini del nazismo, in un paese in cui tantissimi hanno un nonnino che è stato SS o soldato o nazista convinto, e tutti preferiscono non pensarci su.

Ma perché i tedeschi hanno amato Hitler? Come si può amare Hitler, e come si fa, in che modo può avvenire? Roos ricostruisce alcuni passi della biografia di Hitler e della Storia, ripensa ad avvenimenti sinistri della propria infanzia legati alla rimozione dell’essere stati nazisti, ripercorre la storia di una oppositrice tedesca finita nel lager, tiene moltissimi fili e smuove sicuramente riflessioni e sentimenti che turbano, e che hanno portato questo libro a diventare un caso, alla sua uscita in Germania.

Lo consiglio a chi è disposto a fidarsi, e a fare un viaggio nella non memoria: con i mezzi molto personali, a volte spericolati di Roos, che non esita ad accostare documenti storici a sogni erotici sullo sfondo del lager. Io lo considero un libro molto riuscito e una rielaborazione preziosa, ma a qualcuno potrebbe dare fastidio la disinvoltura di Roos, seppure sofferta e consapevole, nel trattare il tema sotto luci a volte davvero inusuali.

Libri no: La baracca dei tristi piaceri di Helga Schneider

Mi dispiace molto stroncare un libro che mette in luce una tragedia spesso dimenticata, quella delle donne obbligate a prostituirsi in alcuni lager, scritto poi da un’autrice tedesca con una storia difficile sulle spalle e che sicuramente deve aver sofferto, nel ricostruire il calvario delle donne che ha poi raccontato in questo libro.

Una giovane giornalista rintraccia per caso un’anziana sopravvissuta che accetta di raccontarle le brutalità subite. Una buona parte del romanzo, però, si riduce a una lista di mi hanno fatto questo, poi mi è successo questo ancora peggio, e poi ho subito questo ennesimo orribile fatto, e poi, e poi… Molti degli spunti del romanzo, come il rapporto tra la giornalista e la donna, o l’effetto dei terrificanti racconti sulla ragazza e nella sua vita, non sono affrontati, e le parti nelle quali la sopravvissuta non enumera mostruosità sono scritte in modo sciatto e chiaramente considerate dei riempitivi tra una scena dell’orrore e l’altra.

Schneider ha lavorato molto per ricostruire la realtà della prostituzione forzata nei lager, e traspare dalle righe la sua volontà di renderli noti, di farli sapere al mondo, di ridare dignità alle donne brutalizzate sotto ogni punto di vista: ma data la sciatteria con la quale è scritto il romanzo, penso che sarebbe stata più efficace nello scrivere un saggio.

 Film sì: L’uomo del banco dei pegni di Sindney Lumet

“L’uomo del banco dei pegni” è un film conosciuto tra i cinefili, perché rappresenta un momento molto importante, non solo cinematografico. Si tratta di una delle prime pellicole a parlare di Olocausto, e lo fa in modo trasversale, indiretto: seguendo la storia e il percorso di catarsi di un sopravvissuto, un uomo passato per l’inferno e che l’inferno ormai se lo porta dentro.

Non serve vedere scene brutali, né conoscere dettagli truculenti, per capire e vivere l’estrema prostrazione, l’andare in pezzi di chi vuole seppellire il trauma nell’oblio, ma rischia in questo modo di esserne divorato.

I flashback intensi, l’alternanza del grigio presente con sprazzi di un passato orribile mostrato solo a brevissimi tratti, il finale indimenticabile: “L’uomo del banco dei pegni” è un classico che non può mancare, e un tassello in più nel difficile tema del sopravvissuto.

Film nì: La zona grigia di Tim Blake Nelson

“La zona grigia” è un film molto accurato e ben girato, che racconta l’episodio di una tentata ribellione nel campo di Auschwitz. Dalla sua ha la fattura, la precisione storica, il comparto tecnico impeccabile e una qualità alta da più punti di vista.
La storia stessa merita di essere raccontata, perché ben prima del caso “Il figlio di Saul” si concentra sul micromondo infernale che ruotava intorno alle camere a gas e ai cosiddetti “spalacadaveri”, come li chiama Vonnegut in quel capolavoro di romanzo che è “Madre Notte” (nel quale l’Olocausto non è il tema centrale, ma c’è).

Il motivo per cui lo giudico “nì” è che è il film sull’Olocausto più pesante che abbia mai visto: e non perché sia particolarmente più violento di altri, o sia scioccante, no. “La zona grigia” è piuttosto un film che annichilisce: riesce a far provare allo spettatore un senso di prostrazione, di vacuità, di disperata mancanza di senso, che personalmente ho fatto un po’ fatica a sopportare.

Quindi lo consiglio ai cinefili, e a chi è pronto a “sporcarsi le mani” andando oltre le storie e i personaggi singoli, e mettendo un piede nella zona grigia in cui il male minore è perdere il senno o morire il prima possibile.

Film no: Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman

Che bello, ho un nuovo amico! È scheletrico, rapato, pieno di lividi e tagli, sta dietro un filo spinato e ha l’espressione sempre un po’ impaurita e una divisa a scacchi… sarà un pigiama? Ma sì, tutto bene allora, giochiamo!

Ecco, l’intero film si basa su questo ragionamento quanto meno miope, che mi rifiuto di credere normale per un bambino di nove anni. Il complesso mondo dell’infanzia è qui ridotto a un sogno tra le nuvole ingenuo e anche un po’ alienato, cosa che mi pare davvero irrispettosa nei confronti dei bambini.

Il protagonista del film è figlio del capo di un lager. Vive lì, con la famiglia, in un blocco isolato dal resto dove i prigionieri più fortunati stanno lì a fare da camerieri… e anche se pur visibilmente terrorizzati e provati suscitano meno pietà del bambino. Bambino presentato come un assiduo lettore e come un ragazzo sveglio, ma che non capisce niente di niente. Fa amicizia con un piccolo internato, ci parla, ci gioca, ancora senza capire una mazza, e così via, verso un finale abbastanza mal costruito e davvero poco leale verso lo spettatore. Che magari è a sua volta un bambino e si beccherà una botta difficile da contestualizzare.

In questo film, a mio avviso, manca il rispetto. Rispetto per i bambini, che hanno fantasia e leggerezza da vendere, ma non sono alieni idioti candidi e confettosi a tutti i costi (anzi, quasi sempre sono più sottili e intuitivi dei grandi). Rispetto per i piccoli spettatori, attirati dal packaging e coccolati per tre quarti della storia, e poi mollati di fronte a dei fotogrammi, gli ultimi, davvero duri da digerire.

Parlare dell’Olocausto non è facile. La rappresentazione, come ci insegna il filosofo estetico Jean Luc Nancy, è interdetta, perché seguendo un certo percorso logico il campo rappresenta la negazione dell’immagine, della rappresentazione. Per questa ragione, non tutti i prodotti culturali sono alla stessa altezza: alcuni sono privi di spessore, pur partendo da materiale importante, altri mancano di rispetto, di comprensione e di basi plausibili. Alcuni libri e film, invece, uniscono qualità tecnica a un altissimo valore umano. Leggiamo e guardiamo solo quelli, e che il resto sia silenzio.

Come dal 2007 a questa parte, vi abbiamo proposto letture – stavolta anche film – che possano arricchire il contesto culturale di un dramma storico che noi europei siamo chiamati ogni anno a ricordare, elaborare, e con cui fare i conti. Le notizie di attualità di oggi ci ricordano che questo dramma non è mai finito, che continua a consumarsi, in contesti e modalità diverse. E come sempre ci auspichiamo che le Giornata della Memoria non sia solo un modo per elaborare il passato, ma una chiave per leggere il presente, con tutta la sua gravità.




Perché leggere, perché scrivere

Buon venerdì! Concludiamo la settimana con una bellissima scena tratta dal film “Gli occhiali d’oro” di Giuliano Montaldo, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani, interpretato da Philippe Noiret e musicato da Ennio Morricone (che vinse il David di Donatello). In questa scena, un giovanissimo Rupert Everett (doppiato dal compianto Tonino Accolla) risponde a una domanda difficile: perché leggere, perché scrivere?




Cosa sono i libri? – Ipse dixit

I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.

(Jean-Paul Sartre)




Il Buon Lettore – Ipse dixit

Il Buon Lettore aspetta le vacanze con impazienza. Ha rimandato alle settimane che passerà in una solitaria località marina o montana un certo numero di letture che gli stanno a cuore e già pregusta la gioia delle sieste all’ombra, il fruscio delle pagine, l’abbandono al fascino d’altri mondi trasmesso dalle fitte righe dei capitoli.

(Italo Calvino)

Natale3

Tantissimi auguri di buone feste da Studio83: che sia un momento di pausa, di scrittura, di lettura e di sogni per l’anno che verrà!




Una giornata alle medie

Mercoledì 25 marzo ho passato qualche ora in una scuola media di Pogliano Milanese a parlare di scrittura, di racconti, di antologie.
Grazie a un progetto capitanato da Chiara Bertazzoni, tre classi prime hanno scoperto che “antologia” non è solo una materia in cui si studiano pezzi di libri vecchi. I ragazzini hanno studiato cos’è un’antologia, come può nascere, quali percorsi può fare… e presto confezioneranno insieme a Chiara e alle professoresse un’antologia di genere con i loro racconti.

Se vedo dimentico, se ascolto capisco, se faccio imparo.
Confucio

Il mio ruolo? La scrittrice. Di un racconto che loro hanno letto preventivamente e su cui hanno avuto licenza di uccidere. Quindi. Panico.
Il fatto che mi sia persa dietro casa mia può dare l’idea dello stato d’animo in cui ero prima di cominciare.

Invece. Invece la giornata è stata una serie di piacevoli sorprese. Protagonisti assoluti: le ragazze e i ragazzi, ovviamente.

Perché quando pensi a decinediundicenni che stanno lì e ti guardano e ti chiedono, l’immagine che ti si figura in mente è nebulosa e ansiogena.

Ma poi una volta lì, ti trovi davanti prima di tutto delle persone.

Persone che quando ci parli, ti passa tutto. Ascolti cosa hanno da chiederti, rispondi come puoi, loro a volte mollano lì, altre si incuriosiscono e ti rispondono ancora o rilanciano. Ed ecco che si crea una relazione autentica e spontanea.

C’è chi vuole sapere, chi ha bisogno di conferme su quello che ha letto. C’è chi le conferme le vuole su di sé e sul ruolo che si sta creando nel mondo: anche io quando ero piccolo ho scritto un racconto sugli alieni, e guarda che robot ho disegnato poco fa, mi è venuta l’idea di fiori marziani carnivori.
C’è chi, seppur timidamente, afferma la propria esistenza e intelligenza: in pratica il personaggio e l’alter ego sono lo Yin e lo Yang. C’è chi è curioso di gossip: prof, ma il racconto sulla scuola che ha scritto… è vero? Cosa è vero e cosa no? Ma il personaggio è preso da uno che conosciamo? Oppure se l’è presa a cuore: ma anche suo padre come quello della protagonista del racconto ha fatto così? Ma che fine ha fatto il ragazzo bocciato? Ma che ha pensato quando l’hanno bocciato?
C’è chi vuole andare a fondo e fa tante domande. Chi tiene la mano alzata e non si arrende e piuttosto si puntella ma non la tira giù. Chi sfodera fotocopie.
C’è chi balbetta un po’, chi ha difficoltà ad articolare un pensiero un po’ più lungo, e questo suscita dispiacere ma anche ammirazione e rispetto, perché ne vedi  il lavoro, la lotta in atto, una persona in via di definizione che anche se fa fatica alza la mano e parla lo stesso.
C’è chi se ne fotte perché è il figo/la bellina del gruppo e quindi intanto tesse tele, fa occhi dolci e maltratta i propri gregari.
C’è chi ascolta: e che, diversamente da persone più grandi e adulte, quando lo guardi negli occhi non cambia sguardo né espressione ma ti studia, cerca di leggerti e ti esamina con naturalezza e senza farsi problemi. (Casomai creandoli a te, oratrice sgamata messa in mutande dalla mancanza di battiti di ciglia.)

Passiamo alla sottoscritta dall’altra parte della cattedra: in poche ore ho imparato tantissimo.

Il racconto che ho sottoposto all’attenzione delle classi è stato “Frammento n.83”, racconto pubblicato nell’antologia RiLLica 2014 “La Maledizione”.

Ha dei punti di forza sui quali puntavo molto in questo contesto:

  • parla di alieni
  • ci sono pezzi in buffa lingua aliena
  • è un finto manuale di letteratura che parla di una poesia aliena, quindi prende un po’ in giro proprio la materia dalla quale partivano per arricchirla.

alienpoetLa prima lezione che ho imparato è quella classica dell’autore: pensa bene al tuo pubblico prima di proporre i tuoi testi.

Infatti il racconto, nonostante i punti a suo favore, ne aveva anche uno contro, che non ho tenuto nella dovuta considerazione:

  • è scritto difficile

Sì: è scritto difficile. L’ho fatto apposta, per sfottere il tono saccente e professorale che anche io da studentesa ho odiato. E quindi? E quindi hanno fatto una fatica bestiale e una volta che me ne sono accorta mi è dispiaciuto molto.

“Mi dispiace per lo sforzo che vi ho richiesto!” ho detto, lì sulla seggiolina, “Spero che almeno ne sia valsa la pena: avete imparato qualche nuova parola che vi è piaciuta?”

E un ragazzo mi ha risposto: “Sì. Umanoide.”

Evvai! Ecco un’altra lezione: punta sul tuo genere e non verrai delusa!

five1Altre domande che ricordo e che mi hanno colpito:

quanto tempo ci ha messo (sì, ti danno del lei) a scrivere il racconto? E come le è venuta l’idea? Perché ha messo nomi cinesi? Qual’è stato il racconto più facile e quello più difficile che ha mai scritto?
Perché nel concorso (
il Trofeo RiLL) c’è un limite di battute massime e non uno minimo? Ma loro i racconti li devono leggere tutti? Che cosa succede se uno non va bene? Ma perché se RiLL significa Riflessi di Luce Lunare non lo hanno puntato come si fa con le sigle?

Il vincitore morale:

Vi lancio una sfida: inventare un racconto entro la fine di questo incontro!
(La sfida è stata vergognosamente non raccolta).

coppaLa domanda che mi è rimasta nel cuore (e se volete capirla non posso certo rovinare il colpo di scena: leggetevi “Frammento n.83” e scoprite come finisce):

Ma lei questo racconto lo ha scritto anche per convincere le persone e farle cambiare idea?

La risposta è stata certo che sì, e con gli occhi lucidi. Io cerco sempre di convincere la gente! E di appassionarla a cosucce come il rispetto dei diritti umani, la dignità di ogni creatura vivente, la democrazia, l’uguaglianza di genere (uomini e donne, terrestri e abitanti di Tù). Il fatto che una ragazzina se ne sia accorta e me ne abbia chiesto conferma è origine di un’altra lezione: se hai un messaggio in cui credi, portalo avanti e aggrappati a quello e forse qualcosa succederà, anche se, brutta imbecille, hai scritto difficile!

Ho iniziato a scrivere proprio a quell’età: undici anni. Ed eccomi qui, dall’altra parte, con un’etichetta in fronte (“scrittrice”) ma con la stessa ragazzina, in un angolo del mio cuore. Ed ecco altri come lei, lì di fronte, a dimostrarmi quant’è bello scrivere e soprattutto (quarta e ultima lezione) quant’è bello esporsi, andarsene in giro per il mondo a parlare con la gente delle cose che ci fanno pensare e sentire vivi.

Grazie ragazze e ragazzi, scrittrici, lettori, abitanti del futuro!

Una giornata alle medie :-)

Grazie anche alla preside e alle insegnanti della Scuola Media Statale Paolo Neglia di Pogliano Milanese, per la voglia di ampliare i confini e la disponibilità. A Chiara Bertazzoni per l’opportunità unica che mi ha dato. Ad Alessandro Morbidelli per averci spiegato cosa fa un curatore e quanto può essere preziosa una professoressa ottusa. A Lorella Sala dei Senza Rete per le sue impeccabili letture e per la voglia che aveva di cimentarsi nella futurantica lingua di Tù.




Musica per la lettura

Su Youtube ci sono intere compilation create per chi legge: nella maggior parte dei casi musica classica, o musica rilassante che aiuta la concentrazione.

 

Ascoltate musica quando leggete? Se sì, di che tipo?




Ipse dixit: Mario Vargas Llosa

“Leggi moltissimo, perché è impossibile avere un linguaggio ricco, disinvolto senza leggere tanta e buona letteratura; e cerca, nella misura delle tue forze, poiché non è così facile, di non imitare gli stili dei romanzieri che più ammiri e che ti hanno insegnato ad amare la letteratura.”

(Mario Vargas Llosa)




Venti buone ragioni per regalare un libro a un bambino

Nei giorni scorsi abbiamo postato qualche consiglio per regali intelligenti a grandi e bambini…  e quale dono può essere più intelligente di un libro?

Leggere insieme ai bambini è un modo bellissimo per passare del tempo insieme e per trasmettere l’amore per la lettura e la scoperta.

E la casa editrice Topipittori ci dà altre venti ragioni per regalare un libro a un bambino. 

Perché se hai azzeccato la scelta, ti ricorderà per tutta la vita, te e il libro.

… ci sono anche le cartoline!

 




Natale è in arrivo: consigli di lettura!

Natale sta arrivando e, come abbiamo già fatto in passato, vi proponiamo alcuni “consigli per gli acquisti”: che si tratti di regali o di letture personali durante i festivi (in questo caso, promuoviamo la biblioteca o l’e-book, se avete l’apposito e-reader), ecco qui alcuni titoli che abbiamo letto negli ultimi mesi e che vi proponiamo.

Racconti:

AA.VV., Scimmiette di Mare Project – Kill your writer (Nero Press 2013). Un contest/progetto davvero spassoso: gli autori sono stati invitati a uccidere, tramite la penna, uno scrittore celebre da loro scelto. Abbiamo quindi autori/mandanti e le Scimmiette di Mare del titolo, terribili assassine, come esecutrici materiali dei brutali omicidi. Un’antologia davvero gustosa che vi consiglio.

Superclassici:

Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby (1925). Riportato alla ribalta la scorsa estate grazie all’interessante rivisitazione cinematografica di Baz Luhrmann (con un DiCaprio perfetto nei panni del protagonista), il celeberrimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald è una lettura da proporre a chi ancora non ha avuto il piacere, e da riproporre a chi magari lo ha letto anni fa e vuole riprenderlo in mano.

Per ragazzi:

Sheila Gordon, Aspettando la pioggia (Einaudi Ragazzi 1987). Se avete figli o nipoti alle soglie dell’adolescenza, un regalo interessante può essere questo romanzo per ragazzi ambientato nel Sudafrica dell’apartheid: la storia di un tredicenne bianco e ricco, figlio di proprietari terrieri, e della sua controversa amicizia con un coetaneo di colore, figlio dei loro dipendenti.

Svago:

Daniel Chavarrìa, Justo Vasco, Ritorno di fiamma (Tropea Editore 1999). Un thriller a sfondo sentimentale, ambientato tra Cuba, gli Stati Uniti, il Sud-America e un’Europa affascinante. La storia è quella del pescatore di frodo Tony Santa Cruz, cubano e intenzionato a portare sua madre via dall’isola natale, che rinviene un tesoro di monete d’oro sott’acqua. Tra i vari incontri a cui il ritrovamento lo porterà c’è quello con la prostituta/avventuriera inglese Margaret. Un “Lupin” caraibico, a tratti drammatico e a tratti divertente, che vi donerà qualche ora di svago.

Buona lettura!