Scrittori Esordienti

Quando la scrittura si ferma…

Oggi è un gran giorno: questo è il MILLESIMO post del blog di Studio83!

🙂

Lo festeggiamo proponendovi questo breve video, che speriamo vi diverta e vi ispiri. Perché ci sono tanti modi per superare il blocco dello scrittore… è c’è Studio83!

Quando la scrittura si ferma e andare avanti è difficile… arriva Studio83!
Un aiuto professionale, un aiuto VERO: editing, valutazione, correzione, ebook, selfpub, ricerca editore…
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Editing e diffidenza – Dicono di noi!

La conoscenza di Giulia Abbate è stata importante, sia sul piano umano, sia per una riflessione sul destino dei miei libri. La sua sensibilità e la sua grande professionalità mi hanno aiutata a vincere la tendenza all’autoreferenzialità e la diffidenza nei confronti del lavoro editoriale. L’editing è stato ottimo sotto tutti i punti di vista e non posso far altro che ringraziare e ricambiare mettendomi a lavorare!

Dina Lentini

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Parola di scrittrice… scopri le altre opinioni sul nostro lavoro, nella nuova sezione del nostro sito dedicata al portfolio e a quello che dicono di noi le persone con le quali abbiamo lavorato.

Leggi qualcosa in più sul nostro servizio di editing, che offriamo in doppia versione con caratteristiche originali e introvabili altrove: le abbiamo inventate noi!

Editing basic: fondamentale per romanzi e racconti di qualità, pronti alla pubblicazione professionale. Studio83 ti aiuta a migliorare il tuo testo e quelli che scriverai dopo.

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L’inganno e altri racconti di Luca Bartolomei – Recensione

Apriamo il mese di maggio con la recensione di una bella raccolta di racconti di un autore esordiente, che usa in modo sottile il linguaggio e i suoi personaggi per costruire scenari surreali sulla falsariga di Buzzati, e per misurarsi in modo umile, ma diretto con dei grandi autori del passato.

“L’inganno” mi pare il titolo giusto per questa raccolta di racconti che a loro modo ingannano, affabulano e sfidano il lettore a penetrare tanti piccoli misteri, in tono ironico e un po’ sornione.

Continua a leggere: Recensione di “L’inganno e altri racconti” di Luca Bartolomei




“Nell’arte dell’io” – Recensione

Riccardo Grechi, batterista bolognese appassionato di poesia, decide di esprimere se stesso e il proprio punto di vista attraverso una raccolta di aforismi: brevi frasi in cui illustra la sua visione della vita, delle persone che ha intorno, le sue disillusioni e i suoi consigli.

CONTINUA A LEGGERE LA RECENSIONE




Dicono di noi: un lieto fine!

Avevo un libro da correggere, editare e pubblicare.
Avevo finito le forze ed esaurito le mie capacità per compiere queste ultime fasi, perchè la mia vita, mentre scrivevo, era profondamente cambiata.
Avevo anche lavorato male con chi mi aveva commissionato il lavoro, a causa della mia ingenuità ed inesperienza (non preoccupatevi, ero al secondo libro e vantavo anche tredici anni di esperienze nel giornalismo… capita a tutti).
Poi è arrivato Studio83: che prima mi ha salvato, poi mi ha rieducato e mi ha aiutato a terminare questa ennesima, bellissima esperienza.

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Il nostro motto è sempre valido e ci crediamo come il primo giorno di dieci anni fa: con Studio83, trova la strada che fa per te e per la tua opera!




In radio – Intervista a Studio83

Oggi vi proponiamo una intervista radiofonica: le intervistate siamo noi!, Giulia Abbate ed Elena Di Fazio.

L’intervista è stata registrata nel luglio del 2010, per il programma radiofonico “Letterematte Show” ospitato da Radio Tanjo.

Speaker è Kito, creatore e anima del blog LettereMatte.

Sei anni fa, eravamo tra le prime a parlare di pubblicazione indipendente, di diversi tipi di editing, e di molto altro. Buona lettura!

segnalazioni sulmondo del libro - studio83

Kito: Salutiamo Elena, Giulia e anche Stella! [la bambina di Giulia, N.d.R.] Che ne dite di presentare Studio83 agli scrittorucoli che ancora non vi conoscono?

Elena Di Fazio: D’accordo. Allora… Io sono Elena di Fazio e Studio83 è un’associazione culturale che abbiamo fondato nel 2007 con il proposito di fornire servizi editoriali, discutere di letteratura, recensire libri, scrivere articoli che avessero a che fare con il mondo dell’editoria e degli esordienti.

Continua a leggere il post




Bookcity Milano: due eventi interessanti

Questo fine settimana sarà denso di appuntamenti per gli amici milanesi: oggi parte infatti Bookcity, una manifestazione di tre giorni promossa dal Comune di Milano e da un Comitato Promotore di pezzi da novanta: la Fondazione Rizzoli “Corriere della Sera”, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, la Fondazione Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, più  l’AIE (Associazione Italiana Editori), in collaborazione con l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e l’ALI (Associazione Librai Italiani).

Dati i nomi, le proposte fioccano: qui c’è il programma di Bookcity Milano, con l’imbarazzo bibliofilo della scelta!

Io vorrei segnalare due eventi che mi sono sembrati interessanti, in questo ricco carnet.

Il primo è una presentazione letteraria plurima, con un tema molto interessante: gli anni Settanta e la narrazione che li riguarda, che oggi si fa faticosa. Il titolo è Settanta, gli anni senza racconto.

Nonostante tutto quello che è successo, la narrazione odierna sembra fare molta fatica nel raccontare quegli anni. Prevalgono le semplificazioni, la demonizzazione preventiva o la nostalgia acritica, l’indeterminatezza di fronte a percorsi individuali e collettivi allora inediti […]
I tre libri e i tre autori che presentiamo portano tre punti di vista vissuti e crediamo originali: un immigrato calabrese arriva e vive a Milano nel periodo fra 1967 e 1970; un giovane friulano, impegnato politicamente nella nuova sinistra in un piccolo paese di provincia, colloca la sua crescita sociale lontano dalle grandi città – Milano, Bologna, Roma – dove solo là pareva accadere tutto; un ex aderente milanese alla lotta armata, scontata la pena, si trova di nuovo davanti a quel passato che torna a minacciarlo attraverso personaggi ambigui e pericolosi.

La presentazione coinvolge alcune nostre conoscenze: le Edizioni Del Gattaccio, che pubblicano due dei tre libri presentati, sono guidate da Luciano Sartirana, che ci aveva raccontato qualcosa sul racconto fantastico e la sua struttura, qui: La struttura del racconto fantastico

Inoltre un autore presente  Alessandro Bastasi, è autore di un romanzo che abbiamo recensito positivamente: La fossa comune è il suo esordio e una buona prova letteraria, e sono contenta di trovarlo anche in questa occasione con spunti per farci riflettere.

La presentazione Settanta, gli anni senza racconto. si terrà venerdì 23 ottobre, alle 17.00, presso la Camera del Lavoro (Sala Buozzi), corso di Porta Vittoria 43, Milano.

Domenica 25 ottobre c’è poi un evento che può sicuramente essere utile a chi scrive e cerca la prima pubblicazione: “La prima cosa bella: esordire in letteratura” che avrà luogo il 25 ottobre, alle ore 14,30 al Castello Sforzesco di Milano.

Si tratta di una tavola rotonda, un incontro con cinque autrici e un autore che hanno esordito da poco, e che si renderanno disponibili a raccontare la loro prima esperienza di pubblicazione, magari a rispondere a qualche domanda dei presenti. Tant’è che l’incontro fa parte della serie “I mestieri del libro”, dedicata a chi vuole andare oltre la lettura, o forse “prima” della lettura, e scoprire il mondo di mestieri e competenze che porta alla nascita del testo e del libro.

Le scrittrici e lo scrittore che parteciperanno alla tavola rotonda sono: Lavinia Petti, Alice Basso, Antonella Frontani, Cristina Petit, Pietro Vaghi e Silvia Zucca. Tra loro, ho conosciuto Lavinia Petti lo scorso anno, nel corso della bella presentazione del’antologia di racconti Canti d’Abisso svoltasi a Passirana di Rho. Lavinia ha partecipato all’antologia con il racconto “Madre acqua”, una rievocazione storica e insieme fantastica, dall’ambientazione suggestiva e metaforica, che ho letto con piacere.

Così, sono rimasta piacevolmente sorpresa quando Lavinia Petti ha annunciato, qualche mese fa, di aver pubblicato il suo primo romanzo “Il ladro di nebbia” con Longanesi, che tra l’altro ha dedicato al testo una promozione massiva.

Ma come c’è riuscita?, viene da chiedersi. Ecco la versione ufficiale:

Longanesi riceve le prime pagine e un riassunto del romanzo di una giovane aspirante autrice. Il testo conquista immediatamente […] La casa editrice cerca subito di mettersi in contatto con l’autrice. Invano. Ignara dei tentativi di raggiungerla, Lavinia Petti, immersa nelle ricerche universitarie, non risponde alle e-mail. Quando la Longanesi ormai dispera di riuscire a contattarla, finalmente Lavinia riemerge dall’isolamento, quasi incredula per l’attenzione ricevuta.

Realtà? Romanzo? Chi vuole potrà chiederlo direttamente a Lavinia, e porre a lei e alle sue colleghe e collega qualche domanda utile al proprio percorso e al dibattito generale. Fatevi avanti! E buona Bookcity!




Presentazione di “Dal diario di una piccola comunista”

Nei mesi scorsi abbiamo dedicato due spazi all’autrice Michaela Sebokova e al suo romanzo d’esordio, “Dal diario di una piccola comunista”: una recensione e un’intervista, nelle quali abbiamo parlato del libro, abbiamo fatto parlare Michaela della sua esperienza e abbiamo espresso soddisfazione nel vedere una “nostra” autrice raggiungere questo bellissimo traguardo.

Segnalo quindi con piacere la presentazione del suo libro, che si terrà alla libreria Feltrinelli di via San Francesco n.7 a Padova. Durante la presentazione interverrà la giornalista Paola Pastacaldi. Quando? Mercoledì prossimo, ovvero il 22 gennaio.

Se siete da quelle parti e avete voglia di una bella immersione tra i libri, e magari di conoscere un’autrice esordiente di talento… siete i benvenuti! 🙂




Masterpiece: terza puntata

Da quando è iniziato Masterpiece, discusso e controverso reality/talent show dedicato agli scrittori esordienti, ne abbiamo parlato anche noi commentando la prima e la seconda puntata. La terza ce la siamo persa: per questo, volevo recuperare la mancanza segnalandovi il commento alla terza puntata di Masterpiece sul blog Book Skywalker, che ho trovato divertente e interessante. A scrivere per conto di Book Skywalker è uno scrittore esordiente, che a sua volta si è presentato ai provini del programma.

I giudici di Masterpiece

Continua la carrellata di casi umani e personaggi weird, nonché l’ossessione per l’autobiografismo a tutti i costi (è rimasto celebre il commento di De Carlo, durante la seconda puntata, a una ragazza dal look punk: “Vesti punk, devi scrivere punk”). Ne abbiamo già parlato e continuo a sostenere che l’autobiografismo può essere veramente micidiale, per una lunga serie di motivi: impedisce di scindere autore e narratore, passaggio già complesso di per sé, figuriamoci poi se si fa coincidere la storia del personaggio con quella dello scrittore; rende più complessa l’interiorizzazione della regola secondo la quale in narrativa funziona la fiction, non la verità nuda e cruda, che va rielaborata attraverso il medium-scrittura; raccontare di eventi realmente vissuti, della propria vita, può portare a saltare a pie’ pari tutto il lavoro di pianificazione di un’opera di narrativa (che poi è necessario anche per l’autobiografia).

Il quarto episodio di Masterpiece sarebbe dovuto andare in onda l’8 dicembre, ma è stato posticipato a domani sera, 15 dicembre. A presto per il commento! 😉




Masterpiece – seconda puntata

Prima del report relativo alla seconda puntata del “reality show degli scrittori”, qualche dato di share sulla precedente, tanto per non farci mancare nulla: 5,14  % di share, pari a 689.000 spettatori, esordiente più, esordiente meno.
Un risultato secondo me per nulla malvagio! Considerato che parliamo delle undici di sera di domenica e di schermi senza possibilità di cliccarci dentro, detti anche “televisivi”.

Comunque, nell’attesa spasmodica dei nuovi dati di share rieccomi qui a commentare la seconda puntata di Masterpiece, che mi ha permesso di mettere a fuoco alcuni aspetti che cominciano a delinearsi.


La struttura della puntata è esattamente la stessa della precedente.
La cosa è positiva se penso alle mie prime impressioni e al desiderio di capirci qualche cosa in più: la ripetitività del format mi ha dato il tempo di abituarmi, riconoscere i momenti chiave e potermi concentrare anche sul resto, ovvero i contenuti, le parole e i racconti, le reazioni degli autori, le smorfie di disgusto di Andrea De Carlo.


Considerando però che “i posti nella finale di Masterpiece sono 12”, non sono sicura di essere in grado di reggere altre dieci puntate così senza piombare addormentata sul divano già dalla prossima volta.
(A meno che non possa continuare, nel frattempo, a messaggiare ferocemente con Elena, roba che manco a sedici anni ai tempi dei primi grandifratelli.)

Mi pare di nuovo che a farla da padrone non sia la scrittura, né i giudizi, nemmeno i casi umani che stavolta non erano tragici come la volta scorsa (scelta giusta, meglio iniziare col botto): no, qui regna il montaggio. Un montaggio videoclipparo, che forse vuole rendere la scrittura interessante, ma appiattisce, pialla tutto, con in più un micidiale effetto “frullatore”.

Il problema non è la poca scrittura. Ripeto, la scrittura in TV è comunque difficilissima da rendere. Il problema secondo me è televisivo già in partenza.
C’è un condensato estremo di moltissimi momenti diversi che sono stati tagliati, cuciti e pressati in un’oretta scarsa: eliminatorie iniziali da otto a sei, dai sei a quattro con esclusione “perché lo diciamo noi”, prova immersiva con stravaganza a casaccio, prova di scrittura con lettura e autodafé, nuove eliminatorie, elevator pich ad alto tasso di demenzialità, ultime eliminatorie e proclamazione del finalista…

Lo scrittore di talento, esordiente o meno, sa bene che in qualsiasi racconto è necessario dosare la tensione, e che ficcando in poche pagine decine di momenti topici non si fa altro che azzerare presto sia il ritmo della storia che l’attenzione del lettore.

Solo una volta, anche se lunga. E solo alla fine.

C’è un’altra cosa che chi ama leggere e scrivere (e campare) farebbe bene a imparare:

non si giudica un libro dalla sua copertina.

Qui c’è l’esatto opposto. C’è anzi un tentativo, una ricerca consapevole, una pretesa di libri uguali alla loro copertina: di gente che dato che si presenta in un certo modo allora deve per forza portare storie di un certo tipo.
Eclatante l’esempio della “punk”, definita così solo dai giudici e dal “coach” (mai virgolette furono più azzeccate): Andrea De Carlo motiva il suo no proprio con il fatto che “anche se tu non ti definisci punk, io da un certo modo di porsi, di vestirsi, mi aspetto uno stile e un’espressività di un certo tipo che qui non ho visto”.

Il Professor Frank’n’Furter non approverebbe

Anche oggi l’autobiografismo ha spadroneggiato: alla copertina deve corrispondere il libro. Quindi:

  • alla ex professoressa di italiano si fanno i complimenti per l’italiano (che, per il poco che ho potuto sentire, ho trovato raggelante: “scrivere come una professoressa” una volta non era un difetto?)
  • il libro del serbo tornato a Belgrado parla di un serbo tornato a Belgrado
  • l’avvocato della Roma bene con una delusione d’amore… indovinate di che cosa potrà mai avere scritto? E dove mai l’avrà ambientato?

Brillante eccezione, l’autrice che ha scritto di elefanti famosi che si incontrano nel loro paradiso degli elefanti. Una simile originalità andava premiata, insieme a chi le ha dato la roba.

Chi non ha mai tremato di fronte a loro?
Non lei, non lei.

Una nota in più meritano gli esclusi.
La prima “bocciata” è un’autrice pizzicata in un vizietto ben noto: copiare passi interi del proprio romanzo da Google. Un classico del nostro mestiere, purtroppo.
Il secondo l’hanno cacciato proprio in base a quanto detto poco sopra: nella tua biografia ci sono cose straordinarie, hai preso master e hai viaggiato il mondo, ma hai scritto solo un romanzo sull’alchimia, avremmo voluto leggere anche di tutto il resto di quello che hai fatto. Tanto libro, poca copertina. Fuori.
L’ultimo: un baldo trentenne provinciale che commette l’errore tipico dello scrittore provinciale: ha ambientato il suo romanzo negli USA visti solo nei telefilm, e ha dunque prodotto la scadente imitazione di un telefilm.
Quello delle ambientazioni è un problema spesso presente nei romanzi esordienti: e quando l’ambientazione è quella statunitense, purtroppo lo scivolone è quasi assicurato.

Mi è molto piaciuta, però, la reazione dell’uomo (e scusate se mi rifiuto di chiamare “ragazzo” un trentenne) nel momento in cui è stato respinto nella seconda eliminatoria, quella “dai sei a quattro perché sì”:

“Quando ho preso il mio romanzo dalle mani dei giudici e sono andato via, ho pensato: un giorno sentirete comunque parlare di me”.
Bravo! Così si fa!

…e subito dopo, l’annuncio di Andrea De Carlo: “Ora restano due concorrenti, dei quali solo uno sopravviverà“.

Questa come altre uscite dei giudici mi hanno lasciata davvero perplessa.
Capisco che il montaggio è tiranno (e questo spicca soprattutto nelle “prove immersive” nelle quali non si capisce praticamente nulla, a parte che il “coach” Coppola si piace, si piace da morire): ma tra i tre giurati l’unica che fa bella figura, almeno secondo me, è Selasi.
La giurata esprime valutazioni chiare, brevi, intelligenti e di grande personalità, non giudica ad personam e mostra predilezione particolare per alcuni temi come il rischio della scrittura, la difficoltà/necessità dello scrittore di esporsi, il ruolo della letteratura e le sue implicazioni: temi quindi letterari, lei parla e pensa alla scrittura e lo fa in modo personale e ficcante.

“Oltre che essere in grado di scrivere, un bravo scrittore deve essere in grado di osservare bene ciò che ha intorno”.

Gli altri due: spesso fuori fuoco, pronunciano frasi fatte su questioni di superficie o “dogmi” su come si dovrebbe scrivere, o spostano il punto su loro stessi.
De Carlo ha più volte parlato di come e cosa scrive lui, De Cataldo della sua panza. E ha pronunciato una frase che mi ha fatto letteralmente rabbrividire, diretta al concorrente serbo per il quale l’italiano usato negli scritti è la seconda lingua:

“Se si ha la presunzione di scrivere in una lingua che non è la propria, questa lingua bisogna conoscerla bene”.

No.
No, no e no.

Lascio la parola a Selasi: “La sintassi non è così importante, perché è facile da correggere.”
Ovvero sì, la sintassi è di vitale importanza per uno scrittore italiano, ma un autore di madrelingua non italiana è un’altra questione.
E se te lo devono dire gli altri, forse il presuntuoso non è chi hai davanti.

La figura peggiore a mio avviso la fa il “coach”.
Lo scrivo e lo ribadisco: con le virgolette, perché qui sappiamo che significa essere coach e fare i coach di scrittura e finora di questa nobile e generosa attività è emerso davvero nulla.
Le spiritosaggini e le battute di Coppola sono coccolate dal montaggio: non ce ne risparmiano una. Definito altrove “giovane, intellettuale, figo” (non qui, non è nessuna delle tre) il “coach” tiene molto a mostrarsi distaccato, sarcastico, arguto, colto e divertito, ma dimostra anche di fregarsene di chi ha davanti e di quello che dovrebbe aiutare a fare… purché possa infilare David Foster Wallace da qualche parte.
Poi se lo regali in italiano a un serbo, o dai un suo libro a una che l’avrebbe bocciato d’ufficio… fa niente, l’importante è che tu l’abbia nominato.

“David… chi?”

Memorabile, a questo punto, resta il suo scambio di battute con i due concorrenti prima dell’elevator pich (che spiega così: “un breve discorsetto in cui cerchi di prostituirti ma per scopi molto alti, ovvero vendere il tuo libro”. Pich clamorosamente fallito.):

CoachCoppola all’autore romano: In bocca al lupo!
Autore romano: Crepi!
CoachCoppola all’autore serbo: Au revoir!
Autore serbo: Crepi!

Dopo questa perla di demenza, il pich con Walter Siti: Nikola Savic se la cava bene con chiarezza e concisione, Alessandro Ligi è una mitraglia impazzita che con le parole “Porsche con interni Louis Vuitton” si brucia qualcosa come venticinque secondi su sessanta.

Ne resterà solo uno: resta il presuntuoso che ha osato scegliere la nostra lingua come mezzo espressivo. E che, lasciatemelo dire da editor, ha scritto il primo BEL racconto sentito a Masterpiece: la sua pagina di diario da neo-nonvedente.

“Un mio amico, caro diario, mi ha chiesto: che hai fatto di bello oggi?
Che cazzo vuoi che abbia fatto: ho sbattuto contro le cose, tutto il giorno.”