#scriverebene

Scrivere a quattro mani

Di recente, Mondadori ha annunciato che il prossimo luglio uscirà (nella collana Urania Millemondi) un’antologia tutta italiana: “Strani mondi”, che mette insieme quindici racconti di autori e autrici definiti “una interessante selezione del meglio della science-fiction del nostro paese”.

Nel gruppo ci siamo anche noi, Elena Di Fazio e Giulia Abbate, con un racconto che abbiamo scritto a quattro mani e che si intitola “Guerra fredda”: la storia di una subdola invasione ambientata tra i ghiacci dell’Artico.

Non è la prima volta che uniamo le penne: era successo nel 2009 con il racconto “Ora tocca al dodo”, pubblicato sulla webzine Continuum e poi inserito nella raccolta “Lezioni sul domani”, Delos Digital; e con “I tempi cambiano, nonna!”, omaggio alla fantascienza d’antan giunto finalista al Trofeo RiLL e pubblicato nell’antologia “Cronache da mondi incantati”, edizioni Nexus.

Con “Guerra fredda” siamo tornate a lavorare insieme dopo molto tempo: in questi dieci anni il nostro bagaglio professionale è naturalmente cambiato, così come l’uso degli strumenti letterari, ed è stato interessante ritrovarsi in un nuovo punto del percorso. L’esperienza ci ha dato anche lo spunto per questo post: perché non parlare proprio della scrittura a quattro mani, dando qualche consiglio a chi vuole cimentarsi nell’impresa?

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I migliori dizionari e vocabolari online per scrivere bene in italiano!

Spesso, chi scrive si scontra con dubbi grammaticali e linguistici che pur sembrando sciocchi sono insidiosi.

Per fugare le incertezze, sempre annotare ogni dubbio e dedicarsi a un ricontrollo, magari senza fermarsi ogni volta mentre si scrive, ma impegnando per la revisione linguistica una sessione dedicata.

Per aiutarti a scrivere bene e a revisionare in modo efficace, niente supera il caro vecchio vocabolario di italiano. Ce ne sono molti anche online, che hanno il vantaggio di essere consultabili con un click e di essere aggiornati.

Te ne segnaliamo qualcuno, tra i migliori che conosciamo: alcuni sono i più autorevoli, curati da istituzioni della lingua italiana che tutto il mondo ci invidia; altri simpatici e pratici per controlli al volo; altri ancora per ricerche collaterali più approfondite che daranno certamente al tuo scritto (e al tuo linguaggio!) una marcia in più.

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Le accentate maiuscole: È, À Ò, Ù, Ì, come digitarle? Ecco la guida definitiva! #tips

Le lettere maiuscole accentate sono uno degli scivoloni più frequenti nei quali incappa spesso chi scrive.

Quante volte infatti troviamo l’apostrofo al posto dell’accento, anche su giornali, cartelli, pubblicazioni professionali?
E quante volte lo digitiamo, per fare prima?

La notizia è che accento e apostrofo non sono intercambiabili, e che usare l’apostrofo al posto dell’accento è un vero e proprio errore grammaticale.

Errore che avviene non per una vera mancanza di tempo, ma per una mancanza di competenze: non sapendo come sbrigarci a digitare la lettera maiuscola sulla tastiera, scegliamo un ripiego quasi obbligato.

Per fortuna c’è Studio83! 🙂 Oggi vi insegniamo qualche strada rapida e semplice per usare le lettere maiuscole accentate: À, Ò, È, Ù, Ì.

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Scrivere narrativa young-adult: le 8 regole vincenti secondo autori/autrici di successo

Alcuni anni fa, la testata The Atlantic ha pubblicato un articolo scritto da Nolan Feeney in cui autori e autrici young-adult di successo davano consigli a chi voleva cimentarsi in questo campo.

La narrativa young-adult si rivolge ai giovani adulti, un pubblico di un’età compresa tra i 13 e i 20 anni circa: è caratterizzata quindi non tanto da un genere letterario specifico (anche se ultimamente spopolano fantascienza e fantasy), quanto dall’intervallo di età dei suoi lettori. Non più ragazzi, non ancora adulti, con esigenze e linguaggi specifici.

Negli ultimi anni, il boom della narrativa young-adult (cresciuta del 120% tra il 2002 e il 2012, come spiega sempre il The Atlantic) ha avvicinato moltissimi giovani alla lettura e riportato linfa in settori editoriali stagnanti, come la già citata fantascienza. A fare da traino sono state anche saghe cinematografiche tratte da cicli di romanzi YA, come le serie “Divergent”, “Maze runner” o, tornando ancor più indietro nel tempo e cambiando genere, “Twilight”. Si tratta quindi di un’opportunità da cogliere, tenendo presente che il lettore young-adult di oggi sarà, domani, un lettore full-adult a tutti gli effetti!

Nolan Feeney

Scrive Nolan Feeney, autore dell’articolo sul The Atlantic:

Molti autori di successo dicono che non c’è un segreto dietro la scrittura per adolescenti. La buona scrittura è buona scrittura; personaggi credibili e trame avvincenti sono fondamentali a prescindere da chi compra il libro. Altri autori YA ti diranno che scrivere per i teenager è particolarmente appagante e gratificante, perché rispondono alle storie in cui si identificano con più intensità e gratitudine di quanto facciano i lettori adulti.

Ho domandato a otto autori e editor come fanno a scrivere storie che gli adolescenti sentano reali, anche quando il loro mondo – e il mondo dei libri YA che leggono – può sembrare un altro pianeta. […]

…ed ecco cosa è venuto fuori!

Uno: pensa come un teenager

La scrittrice Rainbow Rowell si è trovata in una situazione editoriale particolare: il suo fortunato romanzo “Eleanor&Park” non fu concepito per essere uno YA, malgrado i protagonisti fossero adolescenti. Si dibatté a lungo sull’opportunità di classificarlo come young-adult, ma fu un collega di Rowell a centrare il punto: il romanzo era un perfetto YA perché non si limitava a mettere in scena degli adolescenti, ma sapeva mostrare il mondo attraverso i loro occhi.

La voce narrante, quindi, non osservava da lontano i protagonisti, ma sapeva mostrare il loro punto di vista in modo immediato.

Veronica Roth, autrice della già citata e fortunatissima serie “Divergent”, spiega:

Penso che tutti abbiamo ancora un adolescente dentro di noi, dobbiamo solo lavorare per raggiungerlo. Quando mi accorgo che sto facendo prendere a un personaggio una decisione che sento troppo adulta, senza che se la sia guadagnata, torno indietro e mi assicuro che i personaggi facciano gli errori che farebbero nella vita reale a quell’età… proprio come un genitore.”

Disattivare la “prospettiva adulta” è quindi importantissimo. Ne parla anche Rachel Cohn, autrice della serie “Gingerbread”, spiegando che i lettori la percepiscono subito, quando fa capolino in uno YA:

È una gigantesca bandiera rossa. […] Se mollo un libro è perché i dialoghi mi suonano falsi. Non sono le parole a essere sbagliate, quello è soggettivo; sono i sentimenti. È come un adulto che osserva qualcosa.

Due: racconta l’esperienza adolescenziale con onestà emotiva

L’articolo del The Atlantic mette poi l’accento su un elemento importantissimo: l’onestà emotiva, che aiuta il lettore a identificarsi con personaggi che hanno esperienze di vita lontanissime dalle sue. Un esempio è Hazel, l’adolescente malata di cancro protagonista del toccante “Colpa delle stelle” di John Green. L’autore dice di aver ricevuto e-mail da lettori e lettrici più disparat*, di qualunque età e condizione, che raccontavano di essersi identificati in Hazel:

Forse ciò che è universale è l’intensità dell’esperienza, l’intensità del primo amore, l’intensità del farsi domande sulla morte e sul senso della vita per la prima volta.

Discorso simile fa David Levithan, autore di “Every day”, il cui protagonista si sveglia ogni giorno nel corpo e nella mente di una persona diversa.

L’onestà emotiva è una delle caratteristiche che definiscono la letteratura YA. Anche se non siamo uguali ai personaggi di cui leggiamo, hanno tutti a che fare con problemi – chi sono, chi dovrebbero essere, cosa dovrebbero o non dovrebbero fare – con cui abbiamo a che fare tutti noi, in modi differenti. Leggendo “Hunger Games”, anche se non ci troveremo mai nei panni di Katniss, percepiamo un significato emotivo nelle decisioni che prende, anche quelle sbagliate.”

Durante l’adolescenza ci si trova ad affrontare cose che, a quell’età, sono dolorose o difficili da gestire (primi amori, bullismo, pettegolezzi scolastici ecc). Feeney cita le parole di Kristen Pettit, curatrice editoriale per HarperCollins:

A quell’età, le prove e le sofferenze nell’amicizia o nelle relazioni romantiche sono cruciali, vitali. Ecco come l’autore può mostrarsi autentico davanti alla comunità YA: cogliendo quell’entusiasmo nei sentimenti e nelle emozioni e il rischio insito nelle interazioni che [gli adolescenti] hanno ogni giorno con le altre persone.

Tre: inserisci i giusti riferimenti alla cultura pop

I giovani adulti sono immersi nella cultura pop, che vivono, subiscono, fruiscono in mille modi diversi. Questo genere di riferimenti è importantissimo nella narrativa young-adult, ma deve essere pertinente e azzeccato per produrre l’effetto voluto.

Sempre John Green ha osservato:

Una cosa che adoro degli adolescenti è che non fanno distinzioni tra cultura alta e bassa come noi adulti. Non è inusuale per dei teenager elencare come i due libri preferiti “Gossip girl” e “Il grande Gatsby”. Non trovano bizzarro dire: “Amo Toni Morrison e anche Justin Bieber”.

Quattro: prendi spunto dai veri adolescenti

Jodi Picoult, conosciuta per “La custode di mia sorella” (da cui fu tratto un film con Cameron Diaz una decina di anni fa), nel 2012 ha scritto il suo primo romanzo concepito specificamente per un pubblico YA, “Between the lines”; e lo ha fatto a quattro mani con la figlia Samantha, al tempo adolescente.

Avere una co-autrice adolescente è come avere un autentico “rilevatore di boiate” seduto accanto. Altre volte, parlando, Sammy diceva cose che si rivelavano metafore perfette. Nulla che sarebbe venuto in mente a me, ma cose che lei viveva ogni giorno, perché era al liceo quando abbiamo scritto il libro. L’esempio perfetto? Un gruppo di ragazze popolari che, nel romanzo, sono descritte come un grappolo d’uva: perché, in effetti, chi ha mai visto una di loro per conto proprio? Mi è sembrato spassosissimo, perché era così realistico!

Già qualche anno prima, nel 1998, mentre scriveva un romanzo su un patto suicida tra adolescenti, Jodi Picoult aveva deciso di osservarli e ascoltarli nel mondo reale. Procuratasi scorte di pizza e di bibite, aveva invitato a casa la baby-sitter che lavorava per lei e i suoi amici, intervistandoli poi su vari argomenti.

Se sei uno scrittore, fai delle ricerche e le fai diligentemente. Anche se suona buffo documentarsi ascoltando dei teenager!

Cinque: usa lo slang a tuo rischio e pericolo

Ascoltare dei giovani adulti che parlano e osservarli mentre si muovono nel loro mondo aiuta a orientarsi anche nel loro linguaggio, facendo attenzione a non commettere alcuni gravi errori. Se, da un punto di vista strutturale e lessicale, la YA si basa su personaggi e intrecci ben codificati (già esistenti nell’immaginario collettivo e dunque di facile fruizione), dall’altra bisogna saper rendere il linguaggio dei giovani.

Nel farlo, però, occorre evitare assolutamente di usare lo slang corrente. È questo il suggerimento di Kathryn Reiss, autrice veterana nonché insegnante di narrativa YA:

Il problema è che questo darà al tuo libro un’aspettativa di vita di massimo due o tre anni sugli scaffali. […] Non sarà mai un classico, perché il linguaggio codificato degli adolescenti cambia ogni quattro anni con ogni nuova “generazione” del liceo.

Sei: siate scorrevoli

Molti pensano che la narrativa YA debba essere più semplice, da un punto di vista stilistico, per permettere a lettori molto giovani di capirla meglio. In realtà, il pubblico young-adult legge già romanzi molto complessi a scuola, come i classici della letteratura. Perché, allora, è consigliabile mantenere un linguaggio semplice quando si scrive narrativa YA?

Lo spiega ancora Kristen Pettit raccontando un aneddoto: quando lo scrittore R.L. Stine partecipò a un reading dei suoi libri per ragazzi (la serie “Piccoli brividi”), si stupì di trovare persone di venti o anche trent’anni tra il pubblico. Ne chiese il motivo a Pettit, che rispose:

La letteratura per adulti si è impreziosita moltissimo, ma a volte il lettore vorrebbe solo essere trasportato altrove. Penso che gli autori YA siano più liberi di accontentarlo, invece di costruire frasi complesse per impressionarlo con le loro capacità.

Sette: si possono affrontare anche temi cupi

Non c’è niente di off-limits nella narrativa YA, secondo Feeney: basti pensare a “Thirteen reasons why” di Jay Asher, che parla del suicidio di un’adolescente, o alla relazione incestuosa presente in “Wasteland” di Francesca Lia Block.

Insomma, niente auto-censure sulle tematiche, che possono benissimo sconfinare nelle zone d’ombra della vita. Racconta ancora Picoult:

Sono entrata nel regno della narrativa YA del tutto impreparata. Supponevo che, rivolgendomi a lettori giovani, avrei dovuto mantenere il registro su una fiaba alla Shrek. Sammy invece disse di no, che doveva essere molto più cupa, di modo che il lieto fine non fosse affatto scontato.

Otto: trova il “seme della speranza”

Feeney spiega che non tutti i romanzi YA hanno un lietofine. Diversi classici di S. E. Hinton (“The outsider”, “That was then”, “This is now”) parlano di droghe, alcol e violenza di strada, e non offrono facili risposte alle domande che sollevano. Tuttavia, tutti gli YA posseggono un nucleo di ottimismo riconoscibile, quello che Reiss ha chiamato “il seme della speranza”. Nello specifico, Reiss ha osservato:

Lasciano sempre la sensazione che valga la pena svegliarsi, domani. La realtà può essere oscura o terribile, ma domani è un nuovo giorno. Il 99% dei libri per adolescenti è così […].

E aggiunge Levithan:

È la vita, no? La m***a ti travolge. L’abisso si spalanca. Ma poi lo superi. Lo metti al tappeto. Trovi un modo per sopravvivere. La YA riflette tutto ciò!

Il finale: cinque tipologie

In passato abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo e della sua importanza.

L’incipit non è soltanto l’avvio di un romanzo, è il primo contatto tra il lettore e l’opera. Da quelle poche righe, il destinatario deve essere introdotto nell’universo stilistico e nel registro generale che caratterizzano il romanzo: e deve anche esserne “catturato” […]

Qualcuno ha detto che l’incipit invoglia il lettore a procedere nella lettura del romanzo, mentre il finale serve a farglielo ricordare.

Pur avendo uno scopo differente, il finale è importantissimo in un romanzo o in un racconto. È la conclusione, non solo strutturale ma anche intrinseca; è la chiusura che l’autore/autrice sceglie, un po’ come l’inquadratura finale di un film. Non è l’unica cosa che apprezzerà o ricorderà il lettore, ma è tra i pesi che fanno pendere la bilancia dell’apprezzamento da un lato o dall’altro.

Un romanzo ben scritto, con un buon incipit, buoni personaggi e un buon intreccio non potrà che guadagnare in efficacia se anche l’explicit è ben studiato. Andiamo a vedere alcune tipologie di finale e quali sono quelli più famosi e memorabili.

LIETO FINE

È una delle tipologie più celebri e anche quella più catartica e rassicurante per il lettore. Al termine di una storia più o meno drammatica o intricata, i protagonisti ottengono ciò che cercavano, coronano un amore, sventano un attentato; in sostanza, ciò che può andare per il verso giusto lo farà.

Spoiler alert: qualche lieto fine celebre? “Orgoglio e pregiudizio”, con il matrimonio finale tra Elizabeth e Darcy; la serie di Harry Potter, con la sconfitta di Voldemort e i protagonisti adulti e felici vent’anni dopo; la serie di Hunger Games, con Katniss e Peeta che coronano il loro amore.

Via Flickr

FINALE APERTO

Chi ha detto che tutto deve avere una conclusione netta? Il finale aperto è una tipologia largamente usata e apprezzata di finale, sia in narrativa che (e soprattutto) su altri media come televisione e cinema. Il finale aperto può preparare l’opera a un seguito, oppure essere fine a se stesso, lasciando al lettore un voluto senso di sospensione. Attenzione: la parola chiave è “voluto”! Anche usando un finale aperto, dobbiamo comunque risolvere la maggior parte degli snodi narrativi. E, se il nostro romanzo è il primo volume di una saga, dobbiamo accertarci che sia comunque autosufficiente, a prescindere dalla possibilità di proseguire la storia.

Spoiler alert: qualche finale aperto celebre? “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson; “Mendicanti in Spagna” di Nancy Kress. Tra le uscite recenti, anche “La cospirazione dell’inquisitore” di Giulia Abbate (Fanucci/Leggereditore 2018).

FINALE A SORPRESA (CON TWIST!)

Espediente narrativo largamente utilizzato al cinema o in tv (ricordate “Il sesto senso”?), il finale a sorpresa è molto comune nei racconti e, in alcuni casi, anche nei romanzi. In un racconto il finale a sorpresa, magari con un bel twist che getti una luce completamente diversa su quanto letto fino a quel momento, è quasi sempre vincente; e in un romanzo, mutatis mutandis, può essere molto efficace e rendere l’opera memorabile.

Spoiler alert: qualche finale a sorpresa celebre? “Un oscuro scrutare” di Philip K. Dick o “Espiazione” di Ian McEwan. Tra le opere più brevi ricordiamo il racconto di culto “Sentinella” di Frederick Brown o il più recente “L’uovo” di Andy Weir, acclamato autore di “The martian”.

FINALE CIRCOLARE

Anche il finale circolare è usato di frequente al cinema e in tv e consiste nel concludere la storia là dove era iniziata. Si adatta molto alle opere in cui un personaggio racconta o ripercorre gli eventi che lo hanno portato nel punto in cui si trova in apertura e, tornati infine a quello stesso punto, la storia arriva a conclusione.

Spoiler alert: qualche finale circolare celebre? “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

FINALE MISTO

Non è detto che si debba scegliere una sola tipologia di finale: queste ultime possono essere utilizzate per ottenere un finale personalizzato e perfettamente in linea con le nostre esigenze. Possiamo, insomma, “cucirne” uno a seconda dell’effetto o del significato che cerchiamo di dare al nostro romanzo.

Più avanti parleremo nel dettaglio di tutte le tipologie di finale, approfondendole una a una per vedere quale di essere si sposa con quale tipologia di romanzo e perché!

Per il momento, vi lasciamo con qualche domanda: qual è la vostra tipologia di finale preferita? Quale finale vi è rimasto più impresso (senza spoiler!)? Qual è il miglior finale di sempre?

Rientro in prima riga: perché e come impostarlo

Al mondo esistono due categorie: quelli che usano in rientro in prima riga, e i mostri.

Il rientro in prima riga è una proprietà del paragrafo comunemente utilizzata, che comporta, appunto, un rientro da sinistra della prima riga dopo un a capo.

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Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – III Parte: lo stereotipo

Eccoci alla terza e ultima puntata della nostra piccola serie su alcuni elementi narrativi ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo parlato del luoghi comuni letterari, o tòpoi: un patrimonio che devi conoscere.

Nella seconda puntata abbiamo affrontato il tema dei cliché: ovvero dei tòpoi “degradati” che peggiorano il tuo scritto rendendolo meno efficace.

Oggi ci concentriamo su un altro elemento che devi evitare se vuoi scrivere bene e se vuoi avere lettori e lettrici che ti stimino e non ti detestino: gli stereotipi!

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Scrivere romanzi gialli: i dieci comandamenti di Raymond Chandler

Tra i generi letterari più largamente apprezzati c’è sicuramente il giallo, che raccoglie intorno a sé sia un fandom di appassionati, sia tantissimi lettori e lettrici mainstream. E, quando un appassionato di giallo decide di cimentarsi nella stesura di un romanzo o di un racconto, è facilissimo che si orienti proprio su quel genere. Il che, come abbiamo detto in passato, è un’ottima cosa: leggendo molti libri di uno specifico genere letterario ne interiorizziamo i tòpoi (ma attenzione a non cadere nei cliché!).

Inoltre, possiamo farci insegnare qualcosa dai mostri sacri che ne hanno fatto la storia, come Raymond Chandler, scrittore di luci e ombre, seguace di Dashiell Hammett e della narrativa hard-boiled.

Chandler, che fu parecchio critico nei confronti di molti romanzi gialli dei suoi tempi e di quelli immediatamente precedenti, scrisse i cosiddetti “Dieci comandamenti del romanzo giallo“. Si tratta di dieci regole imprescindibili che deve imparare chi vuole cimentarsi efficacemente con questo genere: andiamo a vedere quali sono le caratteristiche che deve assolutamente avere un romanzo giallo!
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Errori strutturali di un romanzo: come evitarli

A tutti noi è capitato, a un certo punto della nostra attività scrittoria, di riscontrare in un romanzo appena concluso uno o più difetti strutturali. Magari ce ne siamo accorti noi stessi rileggendolo, oppure è stato un professionista a indicarceli attraverso una valutazione o un editing.

Panico: cosa fare? Da un certo punto di vista, sui difetti formali (stile narrativo, scelte lessicali ecc) si può intervenire con più facilità, ma cosa fare quando l’errore va a toccare la struttura stessa del testo?

Immaginiamo un romanzo come una casa che è stata costruita sulla base del progetto di un architetto. Se quest’ultimo ha commesso qualche leggerezza, l’edificio non reggerà e, a un certo punto, collasserà su se stesso. La stessa cosa può accadere a un romanzo che è stato pianificato poco, male o con meno attenzione del dovuto a determinati aspetti.

Andiamo a esaminare le due cause più comuni delle debolezze strutturali di un manoscritto: in questo modo potremo evitarle facilmente!

1. Pianificazione insufficiente

Ne abbiamo parlato un milione di volte e non ci stancheremo mai di farlo: la pianificazione preliminare è essenziale alla buona riuscita di un romanzo. Senza una scaletta accurata, perdersi lungo il percorso è un attimo.

E si rischiano, per esempio, gli errori di continuity, che sono tra i più diffusi difetti strutturali. “Continuity” è un termine inglese con cui si definisce la coerenza nello svolgimento di una storia. È possibile che alcuni eventi nel nostro romanzo si contraddicano tra loro, perché non ci abbiamo ragionato su abbastanza a lungo e con sufficiente approfondimento.

Una scaletta dettagliata ci aiuterà a evitare questo genere di debolezze strutturali, facendoci capire in anticipo se gli eventi narrati e l’evoluzione dei personaggi sono coerenti e solidi.

2. Documentazione insufficiente

Chi ha voglia di passare mesi a leggere saggi e articoli prima di mettersi a scrivere? Nessuno: eppure è necessario farlo per evitare problemi in futuro.

Un tipico errore strutturale, quando la documentazione è insufficiente, è basare una storia su premesse errate. Eventi storici, questioni scientifiche, caratteristiche dell’ambientazione: anche qui, basta un attimo per commettere un errore che andrà a inficiare l’intera struttura dell’opera.

Può interessarti anche: Il lavoro di documentazione

Lavorando con cura su pianificazione e documentazione, eviteremo a monte i problemi.

Cosa fare per rimediare quando l’errore è già stato commesso?

Per prima cosa, don’t panic. Sono cose che possono capitare e gli errori sono alleati preziosi dell’esperienza. Ora dobbiamo salvare ciò che abbiamo già scritto, mettendo in atto alcune strategie.

Riprendere in mano la scaletta e scriverla da capo

Per quanto possa sembrare scoraggiante, rimettere mano alla scaletta può davvero salvare la vita al nostro manoscritto. La scaletta ci dà un’idea d’insieme del romanzo e lavorarci ancora ci permette di intervenire sui difetti della struttura prima ancora di andare a toccare il manoscritto stesso.

Una volta corretta e sistemata la scaletta, passiamo ad apportare le stesse modifiche al romanzo. È possibile che un semplice lavoro di “taglia e cuci” non sia sufficiente e che dovremo riscrivere intere parti, ma stavolta avremo le idee più chiare e una visione d’insieme molto più ampia e solida. Anche il testo guadagnerà in solidità!

Documentarci ancora

Se l’errore stava in una insufficiente documentazione, dobbiamo armarci di pazienza e procurarci tutti quei testi che possono aiutarci a chiarirci le idee. Possiamo chiedere aiuto a qualcuno più esperto dell’argomento di cui trattiamo, chiedendogli consigli sulla verosimiglianza della nostra opera.

A quel punto, con una maggiore consapevolezza e sicurezza, possiamo ripartire dalla scaletta e modificarla su queste basi.

In altri casi, purtroppo, non è possibile fare altro che riscrivere da zero il romanzo. Può essere un momento molto scoraggiante, ma non dobbiamo arrenderci: già il fatto di rendersene conto e prenderne atto indica una più forte consapevolezza. Non c’è ragione di buttare al vento il lavoro fatto fino a quel momento, possiamo riformularlo in modo che sia più solido e non commettere più lo stesso errore in futuro.

In bocca al lupo e buona scrittura!

Vuoi sapere se ci sono errori strutturali nel tuo romanzo?