temi sociali

Letture per l’8 marzo

Una ricorrenza criticata, controversa, ma ancora oggi importantissima: la Giornata Internazionale della Donna si celebra oggi, 8 marzo.

In realtà la data non è sempre stata questa, dato che la prima Giornata della Donna in assoluto coincise con una manifestazione a favore dei diritti civili delle donne negli Usa il 23 febbraio 1909. L’anno precedente, infatti, il Partito Socialista aveva raccomandato tutte le sezioni locali di dedicare l’ultima domenica di febbraio alle donne, quindi alla celebrazione della lotta costante per una serie di diritti e parità civili. Suffragio universale, parità sul lavoro, discriminazioni sessuali e salariali, sfruttamento erano i temi caldi della rivolta femminile. L’anno successivo, il 1910, la Giornata della Donna fu celebrata il 27 febbraio, al termine di una serie di “mesi caldi” di sciopero da parte di ventimila camiciaie newyorkesi. Come si arrivò all’8 marzo come festa ufficiale?

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Tanto tu torni sempre – Recensione – Giornata della Memoria 2016

“Tanto tu torni sempre” è la testimonianza di Ines Figini, internata ad Auschwitz, raccolta e trasposta su carta da Giovanna Caldara e Mauro Colombo. Un libro che ho letto con grande trasporto, perché l’ho trovato un racconto incredibilmente umano e costruttivo, anche. La personalità di Ines Figini emerge tra le righe di un racconto semplice e diretto e ci dice che restare umani è possibile, e che siamo tutti chiamati a fare bene, a custodire la memoria, a fare la nostra parte per un mondo migliore.

Ecco, io un libro così lo farei leggere ai ragazzi, nelle scuole, molto più che “Se questo è un uomo” di Primo Levi.

Senza nulla togliere al valore di una testimonianza che fu tra le prime, quella di Levi, e che contribuì da subito a che l’orrore dei lager non venisse fatto passare sotto silenzio, io ho sempre faticato a leggerlo: l’ansia mi attanagliava fisicamente, mi domandavo a cosa potesse davvero servire leggere di tanto orrore in modo così diretto, soprattutto a cosa potesse servire stare male, essere permeati dalla disperazione e dall’annullamento che portarono lo stesso Primo Levi al suicidio, alla fine.

Ines Figini fu deportata come lui, e soffrì, vide, visse come lui l’orrore. Eppure le sue pagine sono piene di vita, di un prima e soprattutto di un dopo, testimoniano ma ci fanno anche sperare, ci fanno avere voglia di reagire, di parlare, di scambiarci impressioni e di lodare uno spirito tanto combattivo e insieme normale come quello che ci parla.

Ripeto: senza nulla togliere al valore testimoniale di Levi, e senza assolutamente giudicare il suo vissuto, la sua reazione di dolore assoluto e di vuoto, consiglio davvero testi come “Tanto tu torni sempre”; e come “Tu passerai per il camino”, il racconto del partigiano Pappalettera, ugualmente vivo e combattivo. E le preferisco. Buona lettura!

Con un pragmatismo e una resistenza incredibili, Ines ci guida nei suoi ricordi e insieme all’orrore ci mostra anche la forza e l’umanità che è riuscita a mantenere.
Come la sua cattura arriva dopo pagine dedicate alla guerra e alla vita a Como, la sua liberazione non conclude il libro. Le pagine dedicate al ritorno, agli anni successivi, e al suo impegno di testimonianza sono altrettanto intense ed emozionanti. Come quelle dedicate al suo ritorno nel campo di Birkenau, che si trasforma in un’esperienza meditativa profonda e che le dona un senso di vera liberazione, legato al perdono e alla gratitudine per essere viva.

Continua a leggere: recensione di “Tanto tu torni sempre”.




Giornata della memoria 2016: cosa fare a Milano

Dopo un post denso di consigli di lettura sul tema della Shoah, proponiamo un paio di segnalazioni su cosa avverrà oggi a Milano.

L’idea è quella di uscire di casa evitando ogni palinsesto programmato o eteroimposto.

Personalmente, trovo abbastanza fastidiosa l’infestazione di film dedicati all’Olocausto: non perché non siano belli e utili, ma perché sono concentrati tutti tra ieri, oggi e domani e poi basta. E mi pare un po’ forzato, considerato il tenore generale delle trasmissioni nel resto dell’anno.

Non è un film che fa “primavera”, e trovo davvero assurdo trasmettere prima Salvini che parla di” aggravanti se sei straniero”, e poi  il filmetto strappalacrime con il loghetto politicamente corretto “Giorno della Memoria”.
Eh no, troppo facile.

Quindi penso che quest’anno terrò la televisione spenta e cercherò di uscire e fare un’esperienza diversa, in prima persona, in mezzo alla gente, a persone che vogliono fare la stessa cosa: uscire, trovarsi e vivere insieme un momento di riflessione.

Qui a Milano le proposte sono tantissime. Il Comune ha un calendario molto interessante che puoi visionare qui: Giornata della Memoria a Milano, decine di appuntamenti che si terranno anche domani.

Studio83 ti segnala anche tre eventi che coinvolgono realtà che conosciamo e che stimiamo: per questo sono appuntamenti raccomandati.

Il primo è al Nuovo Teatro Ariberto, dove oggi e domani andrà in scena “Il racconto di Therese“.

Therese Stangl, moglie dell’ufficiale nazista Franz Paul Stangl, comandande dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka, racconta la sua vita al fianco del marito.

Un punto di vista diverso, una testimone che non è dalla parte delle vittime. Un personaggio recitato da tre attrici, una delle quali è la bravissima Lorella Sala della compagnia teatrale I Senza Rete.

Il secondo appuntamento è sempre teatrale: “Poesie da Terezin“, di Ilse Weber con la regia di Chiara Bertazzoni, presso la Cascina Cuccagna.

Scrittrice ceca di religione ebraica, [Weber fu] internata nel campo di concentramento di Terezín, in Cecoslovacchia, dove chiese di potersi occupare come infermiera dei bambini detenuti e dove durante le sue notti insonni compose filastrocche, ninne nanne e poesie.

Chiara Bertazzoni, regista dei Senza Rete, dirige stasera gli attori della Palestra dell’Attore di Teatri Possibili: insieme offriranno sicuramente una rappresentazione intensa e profonda.

Il terzo appuntamento è musicale: oggi, dopotutto, è anche l’anniversario della nascita di Mozart!
Cose belle che sublimano cose brutte, potrei dire: il coro Canto Sospeso eseguirà la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi presso la Chiesa di San Marco, che tra l’altro fu il primo luogo dove Verdi stesso la suonò per la prima volta.

Il periodo storico che stiamo attraversando ci impone continue riflessioni, sulla storia passata, sugli errori ed orrori passati, sul perpetrarsi degli stessi e sui nuovi, sulle vittime di ieri e di oggi, su quello che possiamo fare noi in prima persona, su quanto sia importante sentirsi coinvolti.

Ecco, non dimentichiamo che anche oggi stanno avendo luogo tanti Olocausti: è giusto ricordare lo sterminio massificato e industrializzato di milioni di persone, che ha segnato indelebilmente la storia europea. Ed è giusto aprire gli occhi, guardarsi intorno e cercare gli altri massacri silenziosi.
Quello dei migranti che muoiono ovunque intorno ai nostri squallidi e inutili confini: dove sono arrestati, numerati, esautorati, presi a sassate e rinchiusi in campi!
Quello delle popolazioni colpite dalle guerre preventivepunitivegiustediliberazione.
Quello dei poveri che dormono per la strada al freddo.
Quello dei diritti delle minoranze. Perché:

dove c’è strage di diritto e di legalità, inevitabilmente c’è strage di vite, di corpi, di popoli.
Marco Pannella

Altri Olocausti non ne vogliamo! Quindi lavoriamo per impedirli!




Giornata della memoria, consigli di lettura

In questi anni abbiamo parlato spesso della Giornata della Memoria attraverso i libri (romanzi, saggi, autobiografie di sopravvissuti) e le poesie: la letteratura è un vero e proprio supporto della memoria, uno dei più ricchi di significato e implicazioni, e mantiene vive le testimonianze nei decenni.

Questa giornata è dedicata al ricordo dello sterminio degli Ebrei a opera del regime nazista e vorrei celebrarla qui sul blog consigliando un paio di letture magari meno conosciute ma molto belle: “Sotto i lampi e la luna” di Fred Uhlman e “Uno psicologo nei lager” di Viktor Frankl.

Era così che, ormai sei anni, introducevamo due recensioni a tema [Leggi: Libri per ricordare e non solo]: due libri che non parlano solo dell’Olocausto, ma inquadrano la vicenda in un contesto più ampio. Ricordare, infatti, significa dare un significato anche a tutti gli stermini e le umiliazioni ancora oggi subite da popoli e culture.

Anche la poesia ci è venuta in aiuto nel ricordare l’Olocausto, come nel gennaio 2012, quando ne abbiamo scelte e postate due dense di significati [Leggi: 27 gennaio – Giorno della Memoria]: una di Yehuda Amicai, l’altra di Alena Snykova.

Due anni fa, nel 2014, abbiamo parlato di un romanzo d’esordio da poco recensito: “Domani è perfetto” di Francesco Salvo, il punto di vista di altre minoranze sterminate nei lager nazisti (in questo caso, i Testimoni di Geova: un romanzo ispirato a una storia vera). [Leggi: Giornata della Memoria]

Lo scorso anno, infine, abbiamo parlato del romanzo “Tu passerai per il camino” di Vincenzo Pappalettera e di nuovo del bellissimo “Lo psicologo nei lager” di Viktor Frankl [Leggi: Tu passerai per il camino – recensione per la giornata della memoria 2015]

Ci sono anche letture per ragazzi che affrontano un tema così difficile attraverso il loro linguaggio e dal loro punto di vista. È il caso del romanzo di Judith Kerr “Quando Hitler rubò il coniglio rosa, la storia di una famiglia ebrea in fuga dalla Germania, che si lascia alle spalle una vita di ricordi e l’infanzia dei due figli (simboleggiata dal “coniglio rosa”, peluche preferito della protagonista rimasto nella vecchia casa di Berlino).

Sempre tra le letture per ragazzi c’è un romanzo che mostra la storia da un punto di vista differente: quello di un ragazzino di tredici anni il cui padre è un ufficiale delle SS. Dapprima orgoglioso del genitore, il giovane protagonista inizia pian piano a capire le implicazioni e il drammatico significato del lavoro di suo padre, e a prendere una posizione autonoma in merito. Il romanzo è Il diario di Jorg” di Giuseppe Pederiali (perfetto, per esempio, per studenti di terza media).

Concludiamo con una citazione dal romanzo “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll [Leggi: Opinioni di un clown – un classico al mese], che parla, invece, del periodo successivo al dopoguerra e alla ricostruzione in Germania: quando la memoria dell’Olocausto tendeva a essere rimossa, trattandosi di un peso troppo scomodo da affrontare ed elaborare. Come abbiamo detto, la Giornata della Memoria è uno spunto per parlare di tante memorie rimosse, alcune tristemente attuali, e per ricordare che purtroppo la Storia tende a ripetersi, tanto più quando viene dimenticata.

“Non capivano che il segreto dell’orrore sta nel particolare. È molto facile, un gioco da bambini, pentirsi di gravi colpe: errori politici, adulterio, assassinio, antisemitismo. Ma chi perdona il particolare? Chi comprende i dettagli?”




Arriva Amazon Publisher: qualche riflessione

È di pochi giorni fa la notizia che Amazon Publisher sbarca in Italia: il colosso di Bezos pubblicherà in Italia alcuni titoli tradotti, in veste di editore.

Otto titoli, per ora. «Sei, disponibili da martedì 3 novembre, gli altri due dal 17, tutti in pre-order già da oggi, domenica», spiega Tavella. Prevalgono la narrativa di genere e autori che hanno già venduto bene in altri mercati piuttosto che nomi di fama internazionale.

Alessandra Tavella, intervistata dal Corriere.it, è acquisitions editor per Amazon Italia. Immagino dunque che il suo ruolo sia proprio quello della ricerca e acquisizione dei titoli da pubblicare. Più acquisitor che editor, dunque.

Di solito sono molto positiva nei confronti delle novità, questa invece mi trova molto critica per due ragioni principali.

Prima ragione: Amazon e i diritti dei lavoratori

Amazon è un colosso mondiale. Una multinazionale che vende tutto dappertutto. Ma ha ampi margini oscuri e controversi.

Ci sono state diverse inchieste sul trattamento che Amazon riserva ai propri lavoratori. Non solo sfruttati e sottopagati, ma anche plagiati, controllati e psicologicamente manipolati.

Contratti precari, turni di lavoro massacranti, licenziamenti facili. Una giornalista dell’Observer racconta quello che ha visto lavorando per una settimana in un magazzino di Amazon

Una. Settimana. L’articolo completo uscito per Internazionale è leggibile a questo link: Gli schiavi di Babbo Natale di Carole Cadwalladr.

Susan si è slogata una caviglia all’inizio del turno. Ha chiesto un permesso per malattia e le hanno dato un “punto”. Al terzo punto sarà “dispensata”, che nel linguaggio dell’azienda significa licenziata.

Jean-Baptiste Malet è un altro giornalista infiltrato in un magazzino di Amazon, sempre fingendosi un lavoratore. L’infiltrazione sembra necessaria, almeno questo è quello che ho letto praticamente sempre, dal momento che Amazon è molto restia a fornire informazioni sulle proprie prassi, sui contratti e sulla vita quotidiana nei propri magazzini.

Tutti i dipendenti sono dotati di uno scanner con Gps che controlla in tempo reale spostamenti, velocità dei gesti ed eventuali tempi di pausa.

Malet è stato intervistato da L’Unità:

In amazon hanno capito che la macchina che fa guadagnare più soldi è l’essere umano Ne sono consapevoli. […]  Dopo due, tre mesi di lavoro i lavoratori sono distrutti e fanno fatica a trovare un altro post lavoroHo conosciuto una donna di 53 anni con figli, le si chiedeva di avere gli stessi ritmi di ragazzi di 27 anni. […] A Natale i manager mettevano la musica hard rock per stimolare la produttività.

Malet ha ricavato un libro inchiesta: dalla sua esperienza è nato En Amazonie, infiltré dans le meilleur des mondes, un libro che racconta il lato oscuro del colosso fondato da Jeff Bezos. Il libro ha avuto un grande scalpore, e, particolare raccapricciante, è in vendita su Amazon.

Anche il nostro Report si è occupato di Amazon e ha posto domande precise, alle quali i rappresentanti dell’azienda si sono rifiutati di rispondere. “Non diamo dati, non ha molto senso” oppure: “non lo so.”

A non dare i dati è Amazon, multinazionale del commercio online. Dentro il magazzino vendono di tutto, ma non dicono il fatturato italiano.

[Polillo, Presidente AIE]: – Amazon attualmente non dà nessun dato. Non capisco perché di questa resistenza. Una resistenza totale.

Guardate il servizio di Giovanna Borsier su Amazon, per avere un’idea della discrepanza tra il bel sorriso che vediamo sui pacchetti e un altro volto dell’azienda: Amazon.it di Giovanna Borsier.

Ecco, questi aspetti mi fanno avere delle enormi riserve nei confronti di quello che non è solo un editore, ma un colossale Moloch: il fatto che sia utile ed efficiente secondo me non ci dispensa dal fare alcune riflessioni, come ne caso di altre aziende che si macchiano di reati o si comportano in modo scorretto con le persone.

Tempo fa, c’è stata una polemica verso alcuni autori perché erano pubblicati da Mondadori, condotta che a molti è parsa in conflitto con i messaggi e la mentalità di questi autori. Per Amazon il discorso dovrebbe essere forse ancora più incisivo e radicale, dato che non parliamo solo di idee ma anche di pratiche aziendali fortemente risibili, se non vietate (attualmente Amazon è sotto processo per evasione fiscale in diversi paesi europei, la sua spregiudicatezza non riguarda solo il trattamento dei lavoratori).

Ma l’apparenza inganna, e quando parliamo di Amazon pensiamo ancora all’azienda gggiovane partita con poco, al sogno americano, al team dirigenziale giovane, simpatico e sognatore. C’è dell’altro, purtroppo.

Seconda riflessione: Amazon Publisher fa l’editore?

La seconda riserva che ho nei confronti di Amazon riguarda l’aspetto più strettamente editoriale. Nell’intervista sopra citata all’acquisition editor, e in molte altre dichiarazioni, Amazon Publisher ci tiene a far sapere che punta molto sulle recensioni degli utenti per scegliere i titoli sui quali investire.

Nella prima libreria fisica di Amazon, aperta pochi giorni fa a Seattle, le recensioni sono addirittura riportate su cartellini lucidi, accanto agli scaffali.

Ora, questa attenzione è positiva, nel momento in cui si incentiva il dialogo, la discussione, e si dà importanza al pubblico di lettori. Un’altra notizia fresca è che Amazon ha inaugurato una linea dura contro le recensioni fasulle: facendo causa ai recensori disonesti e prezzolati. E qui sono d’accordissimo.

Quando però una realtà che si dice “editrice” si limita a constatare quali sono gli autori indipendenti più famosi, a ri-pubblicarli per sfruttarne la fanbase già esistente, a scegliere titoli perché hanno ottomila commenti positivi in bacheca (“Murakami ne ha sì e no 500!”) … beh, almeno una voce fatemela levare.

Non si chiama pubblicare, dato che parliamo di autori già pubblicatisi in proprio. Si chiama “raccogliere i frutti di qualcun altro”.

Non fraintendetemi. Sono anche io autrice indipendente e curo da editor la pubblicazione di colleghi autori ed editori, anche su Amazon. La scelta di Amazon Publisher conferma quello che noi di Studio83 diciamo sempre: oggi essere un autore significa non solo scrivere ma anche cercare un pubblico, parlarci, promuoversi, agire in modo professionale e intraprendente. E se un mio autore venisse contattato da Amazon Publisher per prima cosa stapperei lo spumante.

Dopo di che, coinvolgerei la nostra consulente legale per strappare condizioni contrattuali belle convenienti, visto che se mi trovo con ottomila recensioni positive non mi serve Amazon per fare di me una superstar, e se sono già un cavallo vincente non c’è scommessa, ma puntata sicura.

Fare gli editori non è tutto qui.
Il vero talent scouting, secondo me, non si fa semplicemente andando a pescare tra gli autori che sono già famosi, bravissimi e che si sono fatti un culo come un secchio per anni, da soli. Non si fa nemmeno, come accade nell’editoria italiana, rapinando i cataloghi dei piccoli editori che scommettono davvero su qualche autore promettente e poi se lo vedono sfilare via dai Paperoni.
Il talent scouting implica anche una ricerca, una visione culturale, una proposta organica e una certa quantità di azzardo. Azzardo che, se parliamo dei numeri di Amazon, non è azzardo manco per niente, dato che con la sua potenza di fuoco potrebbe rendere best-seller pure la mia lista della spesa scarabocchiata da mia figlia e mangiata dalla gatta.

Quindi spero che dopo questi otto titoli che hanno già sbancato il banco prima che Amazon arrivasse, ne seguano altri che, magari, un megacolosso pieno di soldi può decidere di valorizzare in tutta tranquillità, godendosi poi i frutti della propria megapromozione e della qualità di qualche perla prima nascosta e portata alla luce per davvero.
Amazon è costretto a farlo? No. Può continuare così, a sfruttare questa specie di sogno americano che avvantaggia il petroliere e beffa gli indiani? Sì, certo.

Me lo auguro? Certo che no, i sogni son desideri 🙂

Concludendo…

Concludendo, pensateci un po’, quest’anno, prima di fare i regali di Natale.

Amazon non è il male assoluto, beninteso. Le innovazioni che ha portato sul mercato, i profondi cambiamenti del contesto editoriale e della pubblicazione, le occasioni irripetibili date agli autori indipendenti, l’importanza data ai lettori sono tutti aspetti positivi dela medaglia.

Credo però che discutere anche dei suoi lati oscuri possa aiutarci:

  • a scegliere più consapevolmente,
  • a limitare i nostri sprechi,
  • a non farci drogare dalla propaganda pubblicitaria
  • a spingere Amazon stesso a migliorare i propri standard,

…per il bene di tutti!

Mi sbaglio? Esagero? Trascuro qualcosa? Voi fate molti acquisti con Amazon? Cosa ne pensate? Scrivete la vostra esperienza nei commenti!




Tu passerai per il camino – Recensione per la Giornata della Memoria 2015

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche entrano nel campo di concentramento di Auschwitz liberandolo “ufficialmente”. Questa data è stata scelta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2005 come simbolo e memento di uno dei genocidi che ha segnato il “secolo breve” e che è diventato il più famigerato e ricordato (non altrettanto si potrebbe dire per il genocidio armeno: il silenzio su quest’altra triste vicenda ispirò e incoraggiò Hitler a tradurre in fatti le parole).

La ricorrenza è molto sentita anche in Italia, dove veniva celebrata prima delle disposizioni dell’ONU. Come molti altri oggi, quindi, e come ogni anno, siamo qui a darvi qualche spunto di lettura a tema. Per informarsi, per riflettere: anche per ri-pensare questa pagina attraverso punti di vista originali e diversi.

“Domani è perfetto” è un romanzo di Francesco Salvo, che l’autore ha scelto di pubblicare con Lulu. Un esordio che abbiamo valutato molto positivamente e che racconta la deportazione di una donna Testimone di Geova.
A volte consideriamo con fastidio gli appartenenti a questa confessione che ha diversi punti critici e criticabili. Pochi sanno che i Testimoni di Geova furono oggetto di persecuzione da parte dei nazisti. E che nei campi di sterminio fornirono prova di bontà e altruismo, senza farsi abbrutire ma piuttosto morendo per gli altri.
Ce lo testimonia, tra gli altri, Viktor Frankl, altro sopravvissuto alla Shoah, che ne parla in “Lo psicologo nei lager” (libro che non consiglierò mai abbastanza. Leggetelo!)

Il romanzo si apre a Berlino, nell’estate del 1936, nel pieno delle persecuzioni naziste; Ilse, ancora diciottenne, dopo aver collaborato alla diffusione di materiale religioso considerato sovversivo dal regime, assiste all’arresto dei propri genitori e viene infine portata via dalla Gestapo assieme al fratello Werner. Qui, le sorti della giovane si separano da quelle dei familiari: la ritroviamo molto tempo dopo nel campo di concentramento, dove l’incrollabile fede le consente di sopportare gli orrori e le privazioni.

Continua a leggere la recensione: “Domani è perfetto” di Francesco Salvo

Abbiamo anche diversi testi italiani, testimonianze dirette di internati.
Il primo che segnalo è “Diario clandestino” di Giovannino Guareschi (celebre per la saga di Don Camillo e Peppone) che fu fatto prigioniero e deportato nel campo di concentramento di Sandbostel. Il testo fu scritto nel corso della prigionia, che Guareschi affrontò coraggiosamente servendosi anche del potere salvifico della letteratura e della narrazione: ne leggeva stralci ai compagni, li componeva nonostante le avversità, componeva canzoni di incitamento al lavoro e scriveva didascalie per le caricature disegnate da un compagno artista.

Non abbiamo vissuto come bruti. Non ci siamo rinchiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l’infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, uomini con un passato e un avvenire.

Io mi sento un vincitore perché da questo inferno sono uscito senza odiare nessuno.

“Tu passerai per il camino” è la testimonianza di Vincenzo Pappalettera, catturato e deportato in quanto partigiano. E dalle righe del suo memoriale emerge proprio la sua combattività, la volontà di non farsi piegare e di organizzarsi, insieme a molti altri. Ci racconta dei comitati clandestini, delle strategie, delle scappatoie, e anche dello stupore del combattente quando vede accanto a sé chi non vorrebbe.

Tutti noi siamo venuti in contatto con diverse testimonianze dei lager, sia su carta che su pellicola. Questo memoriale mi ha colpita molto e lo consiglio perché è una testimonianza uguale, ma allo stesso tempo molto diversa dalle altre che ho letto: è uguale perché lo sono le vicende affrontate; è diversa perché diverso è il modo di viverle e di raccontarle.

Continua a leggere la recensione: “Tu passerai per il camino” di Vincenzo Pappalettera

E quella sul suo memoriale è la nuova recensione di oggi, che Studio83 propone per il Giorno della Memoria e per celebrare ancora una volta insieme a voi il valore della solidarietà, della fratellanza, oltre e nonostante tutto. Ricordiamocelo!

“Restiamo umani”: un motto di Vittorio Arrigoni, giornalista e attivista ucciso a Gaza da jihaidisti. Immagine da antiwars.com (clicca per aprire la pagina)

Altri spunti di lettura:
Giornata della Memoria 2008 – Dodi li
Giornata della Memoria 2010 –Libri per ricordare e non solo
Giornata della Memoria 2012 – 27 gennaio: giorno della memoria
Giornata della Memoria 2014 – Giornata della Memoria




Spiacente, ma lo stupro non renderà più interessante il vostro personaggio femminile

Oggi vi segnalo un articolo molto interessante della blogger Kate Conway, in lingua inglese, che riguarda un grande difetto di una certa fiction. Il titolo dell’articolo, e da solo basterebbe, è: “Spiacente, ma lo stupro non renderà più interessante il vostro personaggio femminile“.

Cito traducendo:

“Molti autori pigri pensano ancora che far affrontare ai loro personaggi femminili la violenza [sessuale, N.d.T.] sia il modo più semplice per farli apparire complessi, in particolare sei si tratta di personaggi ‘tosti’.”

Kate Conway

Trovo che sia vero. Accade spesso che, sia sul grande schermo che su carta, ci imbattiamo in sterotipi: il poliziotto col trauma, il disadattato che è stato maltrattato da piccolo, e così via.

Lavorando spesso su testi esordienti mi accorgo che questa tendenza è amplificata nei manoscritti di scrittori alle prime armi. Attenzione: trattare un trauma emotivo o fisico alla stregua di qualsiasi altro dato biografico è una strada pericolosa, comoda, certo, ma dai risultati squalificanti.
Molti autori da me seguiti conoscono bene la mia severità, in fase di valutazione e di editing, nel momento in cui mi imbatto in racconti di violenze o di rielaborazioni di traumi passati che dovrebbero essere funzionali alla costruzione di un carattere.

Più avanti Kate Conway prosegue:

“Ho subito una volenza sessuale, nel 2010. Ma se le persone pensassero che questa sia la cosa più interessante o l’unica da sapere su di me, ne sarei davvero infelice.”

Autori, che siate donne e uomini, attenti alle implicazioni di quello che scrivete! Attenti a “maneggiare” i traumi dei vostri personaggi!
Questo articolo è stato scritto da una lettrice, e dimostra che il trucco è superato, e che molti lettori sono svegli, attenti e a volte, purtroppo!, ne sanno più di voi sui traumi che usate come jolly, a cuor leggero. Con il risultato che la credibilità della fiction e del ruolo autoriale sprofonda, e che la leggerezza può irritare o provocare dolore in chi legge, che non vede rispettato il nocciolo di umanità e verità di una storia di violenza, ma anche e soprattutto di resistenza e sopravvivenza.

“Per me, i traumi decisivi di questi personaggi femminili non rappresentano solo un’informazione passeggera. Le loro esperienze di stupro aleggiano per le pagine come una nube nera, soffocante, che aspettano di ricordare ai lettori l’assunto (falso) che per avere profondità, uno debba aver affrontato l’orrore allo stato puro. Orrore che per il personaggio maschile è [semplicemente, N.d.T.] l’indegno fallimento di non essere riuscito a proteggere la “sua” donna”; per il personaggio femminile, c’è la violenza sessuale.”

 




Figlie di Pocahontas

Ho letto di recente un testo molto interessante, una raccolta di racconti scrittrici native americane. Temi importanti, stili diversi ma avvincenti, curatela ottima. Solo un’avvertenza: non consideratelo un libro da ombrellone, ma una di quelle antologie destinate a lasciare il segno. Buona lettura!

Le immagini mitiche e ampie della cultura indiana alle quali siamo più abituati si mischiano con il dolore e la consapevolezza della tragica condizione di un popolo umiliato e decaduto; e l’umiliazione descritta dalle autrici non è (o non solo) quella grandiosa legata alla congiuntura storica.
No. Le donne accettano di sporcarsi le mani, sia nella vita che nella narrativa, con la realtà delle piccole cose, che sono poi quelle decisive.

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Vuoti a perdere

Online la recensione al bel libro di racconti “Vuoti a perdere” di Pervinca Paccini, pubblicato da Autodafé Edizioni, un piccolo editore di Milano che abbiamo già incontrato con “Il mare di spalle” di Antonio Sofia. Un editore che “incassa” una seconda recensione positiva, da parte nostra, e che si conferma un buon nome da leggere (e, perché no, con cui pubblicare).

Vuoti a perdere

Paccini ha una buona padronanza stilistica e crea situazioni realistiche, che il lettore riesce a interpretare e che offrono diverse chiavi di lettura accessibili. La notevole capacità descrittiva dell’autrice, unita all’accuratezza della scrittura e dell’osservazione e a un senso di solidarietà, di compartecipazione a ciò che viene raccontato, arricchisce chi legge; grazie anche ai dettagli ben definiti e inseriti in una cornice di senso precisa, che si ripete di racconto in racconto e che delinea una poetica abbastanza chiara.

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23 maggio 1992: la strage di Capaci

Vent’anni fa, la Mafia uccideva in un attentato al tritolo il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della loro scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Un breve articolo de Il Fatto Quotidiano ci dà un’idea di quegli anni e del percorso del giovane e coraggioso magistrato, ed è davvero una coincidenza sinistra (se di coincidenza si tratta) parlare di vecchie bombe a ridosso di quelle nuove.

Vogliamo onorare questa ricorrenza con un consiglio di lettura: il romanzo di un esordiente, un testo ben scritto e interessante che merita una scoperta, perché oltre ai suoi pregi letterari ha anche quello di toccare temi importanti e di affrontare l’argomento “mafia” da un’angolazione particolare ma non per questo meno rivelatoria. Si intitola: “Siamo tutti mafiosi” ed è di Pasquale Faseli.

Siamo Tutti Mafiosi

La mafia vera e propria nel romanzo appare pochissimo, ma è sempre presente, sullo sfondo delle memorie e del panorama sociale, lo influenza e allo stesso tempo ne raccoglie i frutti. Ricorre infatti la descrizione di quelle prassi e comportamenti legati a filo doppio con l’essere mafioso, sia in senso letterale che in senso lato.

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E non mi sembra inopportuno ricordare che di mafia non ce n’è una sola. Oggi, la camorra è un’organizzazione criminale attiva e forse anche più pericolosa e ramificata di Cosa Nostra. Qualche anno fa, vidi in TV l’intervista a un diciottenne, Rosario Esposito La Rossa, che viveva a Scampia e aveva scritto un libro dedicato a suo cugino, un ragazzo disabile ucciso per sbaglio in un agguato di camorra. Lo contattai e mi feci mandare il libro, che fu uno dei nostri primi testi recensiti. Una raccolta di racconti pieni di umanità, trasporto emotivo, cura dei dettagli e con uno stile promettente: “Al di là della neve – Storie di Scampia”.

Al di là della neve

La rappresentazione di Esposito vuole invece conferire dignità, dare valore alle vite descritte, tanto quelle delle vittime quanto quelle dei camorristi in erba, e gli epiloghi tragici, le brutte fini, sono tante nella narrazione non per un vezzo dello scrittore, ma  perché lo sono anche nella realtà.

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Oggi quel giovane scrittore è anche editore: con la sua associazione Voci di Scampia ha infatti rilevato la casa editrice Marotta & Cafiero che ora è una “casa editrice open access” e un laboratorio di scrittura.

Per ricordare che le mafie portano dolore nel pubblico e nel privato, ma possono essere combattute allo stesso modo: nel pubblico, assolutamente, e nel privato dei propri gesti e della propria condotta. Forza, Italia!