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Scrittura: l’importanza di fare un bilancio!

Oggi è il 31 dicembre, l’ultimo giorno del 2018: un momento in cui molte persone sentono l’esigenza di fare un bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, prima di tuffarsi nell’anno che verrà. Possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la scrittura? Ed è una cosa utile?

La risposta è: sì. Tenendo a mente un aspetto importante, però, e cioè che i bilanci non servono a scoraggiarsi o a dare spazio ai sensi di colpa, ma a tracciare un quadro più preciso del gap tra i nostri obiettivi iniziali e i risultati che abbiamo raggiunto.

Ne abbiamo parlato nella nostra serie “Regole del successo per scrittori”, precisamente nel capitolo “Seconda regola del successo per scrittori: obiettivi realistici!”.

Ecco quindi che si rende necessario un piano. Un piano con quanti più dettagli possibile, che deve partire da alcuni punti fermi.  Si parte da quello che vuoi ottenere.

Puoi iniziare un nuovo anno con una lista quanto più precisa possibile dei progetti che hai in mente per i prossimi dodici mesi. Cosa vuoi ottenere, quanto vuoi scrivere, quali risultati ti prefiggi da un punto di vista qualitativo e dal punto di vista editoriale.

Un esempio?

Nell’arco del 2019 voglio:

  • scrivere almeno tre nuovi racconti;
  • concludere il lavoro di documentazione e la scaletta di un nuovo romanzo;
  • scrivere almeno le prime 100.000 battute del nuovo romanzo;
  • trovare un buon editore per il romanzo già scritto nel 2018.

Questa lista (ovviamente inventata, da ritoccare a seconda delle tue esigenze e del tuo percorso) racchiude una serie di obiettivi realistici, che possono essere raggiunti compatibilmente con gli impegni che noi tutti abbiamo oltre la scrittura.

Può interessarti anche: “Prima regola del successo per scrittori: sii tenace!”

Altri obiettivi possono riguardare il tempo stesso che dedichi a questa attività, definendo nuove regole e impegnandoti a rispettarle:

Nel 2019 voglio dedicare almeno un’ora al giorno / cinque ore a settimana / la domenica pomeriggio ecc. alla scrittura.

È così che, trascorsi dodici mesi, puoi confrontare ciò che ti eri prefissato con ciò che hai realmente ottenuto. Come già detto, questo processo non deve servire a crearti sensi di colpa. Se avevi stabilito di pubblicare un romanzo, ma non hai ancora ricevuto la proposta editoriale che speravi, non vederla come una sconfitta: piuttosto, un’occasione per rivedere le tue strategie e adeguarle alla situazione.

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In che modo un bilancio finale è utile?

  1. Ti aiuta a capire se gli obiettivi iniziali erano realistici. Di conseguenza, puoi ritoccarli per l’anno successivo, in base alle tue effettive possibilità (tempo, lavoro, energie, voglia ecc).
  2. Laddove gli obiettivi sono stati realizzati, oltre al sacrosanto orgoglio, hai anche una maggiore consapevolezza di quali strategie replicare nel nuovo anno. Non è detto che funzionino allo stesso modo, ma sai che potrebbero.

Una volta stabilito cosa funziona e cosa no, puoi passare a progettare l’anno successivo. Ma non scordare di prendere anche del tempo per te stesso: festeggia l’anno che viene e quello che se ne va. Riposati, leggi, trascorri il tempo con gli amici. Anche questo ti aiuterà a ripartire con più grinta, per un 2019 ricco di soddisfazioni.

 

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

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L’interruzione di pagina: usiamola!

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato il problema degli stili di paragrafo, spiegando perché è importante usarli e, soprattutto, come impostarli.
Abbiamo anche detto che non si tratta di un obbligo, ma di un plus che ci permette di lavorare su un file ordinato e facilita le cose a chi interviene sullo stesso file dopo di noi.

[Per approfondire leggi i due post:

Oggi parliamo di un altro strumento tanto importante quanto dimenticato: l’interruzione di pagina.


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Stili di paragrafo: come impostarli

La volta scorsa abbiamo spiegato perché è bene impostare gli stili di paragrafo prima di metterci a scrivere.

Impostare i fogli di stile non è un obbligo e non pregiudicherà la selezione dei nostri testi da parte di editori o giurie, ma consentirà a noi di lavorare su un file pulito e professionale.

Ora che sappiamo cosa sono, ci domandiamo: come impostare gli stili di paragrafo?

Parleremo del programma di videocrittura Microsoft Word, il più largamente utilizzato (assieme a Open Word, che gli somiglia molto). Abbiamo detto che Word ha già una sua selezione di stili di paragrafo, contenenti set di formattazioni predefinite. Per comodità, possiamo iniziare utilizzando quelli già pronti, che poi andremo a modificare all’occorrenza.

Immaginiamo di avere il nostro testo:

Come possiamo vedere dall’immagine, al momento al testo è applicato lo stile neutro “Normale”.
La prima cosa che vogliamo fare è assegnare uno stile specifico al titolo del capitolo: utilizziamo quindi uno dei relativi stili già presenti nel programma. Nell’immagine qui sotto, è cerchiato in rosso.

Ed ecco come appare il nostro titolo di capitolo una volta applicatogli lo stile di paragrafo scelto:

Non solo il nostro file è più pulito ed elegante: assegnare uno stile specifico per i titoli consente di creare un sommario, le cui voci corrispondono proprio a quello stile. Ne parleremo presto, in un altro post dei nostri #tips!

Passiamo ora al testo e al relativo stile di paragrafo.
Come vogliamo che appaia il nostro testo? Non parlo di scelte estetiche bizzarre: ricordiamolo, la sobrietà è essenziale, quindi niente font strani e atteniamoci alle regole basilari.
Vogliamo un’interlinea più o meno ampia?
Vogliamo il testo giustificato, ovvero allineato a entrambi i bordi?
Vogliamo il rientro in prima riga, importantissimo per dare aria al testo?
Possiamo ottenere tutte queste caratteristiche semplicemente impostandole.

Come fare? Una prima via è modificare uno stile già esistente, per esempio il già citato “Normale”.
Spostiamo il cursore sopra il riquadro dello stile e usiamo il tasto destro del mouse (sinistro, per noi mancini! 😉 ):

Si aprirà una finestra di dialogo attraverso cui apportare le prime modifiche, quelle relative al carattere.

Ed ecco qui: ho inserito la giustificazione (quindi allineato il testo sia a destra che a sinistra) e modificato il font (ovvero il carattere) in Times New Roman.
Come modifico l’interlinea e il rientro in prima riga?
Semplice: in basso a sinistra della finestra di dialogo c’è il pulsante “Formato”. Una volta premuto, si aprirà un menù: selezioniamo “Paragrafo” per accedere alle opzioni di formattazione relative.

Ed ecco qui le mie impostazioni: dal menù a tendina “Speciale”, ho selezionato il rientro “Prima riga” di 0,5 cm: ciò significa che, ogni volta che andrò a capo, la prima frase di un paragrafo rientrerà di 0,5 cm da sinistra. Poi ho modificato la spaziatura, che di default prevedeva 10 pt di spazio tra un paragrafo e l’altro.

C’è anche un altro modo per generare lo stile di paragrafo che preferiamo, a partire dal testo.
Selezioniamo un paragrafo e diamogli manualmente le caratteristiche che vogliamo (font, allineamento, rientro, spaziatura):

A questo punto clicchiamo qui, a destra degli stili prefiniti:

E salviamo la selezione come un nuovo stile utilizzando l’apposita voce del menù.

Queste piccole operazioni preliminari, più semplici a farsi che a dirsi, permettono di risparmiare tempo successivamente.

Per esempio: volete partecipare a un concorso che dà regole specifiche sul font, che deve essere ad esempio Times New Roman 12, mentre voi avete usato Arial 14. Se avete impostato uno stile di paragrafo per il testo, non dovrete fare altro che modificarlo, senza dover selezionare manualmente l’intero romanzo.

(Senza contare tutte le piccole fissazioni che possiamo soddisfare. Io, per esempio, riesco a scrivere solo in Times New Roman. Ma devo rileggermi in Garamond.)

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Sembra tutto troppo difficile? No! Non preoccuparti!

Come abbiamo detto, impostare gli stili di paragrafo è utile innanzitutto per chi scrive, ma non è fondamentale. Ci saranno due fasi, in caso di pubblicazione con una casa editrice (ma anche di self-publishing!) attraverso cui il testo dovrà passare: correzione di bozze e impaginazione. A quel punto, saranno professionist* del settore a occuparsi di tutti questi aspetti, trasformando il vostro testo in un documento pulito, in ordine e pronto per essere stampato (o convertito in e-book) e fruito dal pubblico.


 

Stili di paragrafo: cosa sono e perché impostarli

Chiacchierando con colleghi e colleghe che scrivono, capita di sentirsi chiedere:

“Qual è la prima cosa che fai quando inizi un nuovo racconto o romanzo?”

La risposta che danno molte persone è “Scrivo il titolo”, o “Parto subito con l’incipit”. La risposta che do io è sempre:

“Imposto gli stili di paragrafo.”

Cosa sono gli stili di paragrafo? Sono dei set di opzioni di formattazione che vengono applicati al testo in modo uniforme e coerente.

Il font e le sue dimensioni, il rientro in prima riga, l’interlinea e l’allineamento del testo sono tutte opzioni di formattazione contenute in uno stile di paragrafo. Se, per esempio, voglio che il mio romanzo abbia interlinea singola, font Times New Roman 14, rientro di 0,4 in prima riga e 0 pt di spaziatura tra un capoverso e l’altro, non devo far altro che impostare tutte queste caratteristiche nello stile di paragrafo che poi applicherò al testo. Stesso discorso per il titolo dei capitoli: voglio un Times New Roman 16 grassetto, con 24 pt di spaziatura verticale dal testo? Lo imposto e lo applico a tutti i titoli dei capitoli.

In questo modo, non solo testo e titoli saranno uniformi; ma, se deciderò di modificarli (per esempio aumentando i pt tra titoli e testo dei capitoli), mi basterà apportare tale modifica allo stile di paragrafo e me la troverò applicata uniformemente nell’intero file.

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Word, il programma di videoscrittura più largamente utilizzato, ha un ampio set di stili di paragrafo, pensati per diverse funzioni: corpo del testo, titolo, sottotitolo, riferimenti, citazioni e via dicendo. Possiamo scegliere uno stile e applicarlo al nostro testo, o alla sezione a cui vogliamo assegnare quelle specifiche proprietà. Se, per esempio, voglio usare lo stile di paragrafo “Titolo1” per i titoli dei capitoli, dovrò applicarlo ogni volta ai suddetti.

Ma se sto per scrivere un buon romanzo, che mi importa della veste redazionale? Non è il contenuto che conta?

La risposta è semplice: impostare gli stili di paragrafo non migliorerà la sostanza del testo, ma aiuterà voi e chi verrà dopo di voi a lavorare meglio.

Voi, perché vi farà lavorare su un file ordinato e pulito. Scrivereste meglio su una scrivania lurida e sommersa di ciarpame, o su una scrivania ordinata, con tutto lo spazio per muovervi? E prendereste più volentieri appunti su un foglio bianco e lindo, o su un cencio pieno di scarabocchi?

Chi lavorerà sul testo dopo di voi, invece, si troverà davanti un’opera con una veste già professionale. Se si tratta di un editore, farete subito bella impressione: apparire professionali è tutt’altro che un dettaglio, ricordiamocelo! Ovvio che la differenza la fa il contenuto, ma pensiamoci: se siamo qualificatissimi per un impiego, non ci aiuterà affatto presentarci al colloquio vestiti di stracci e puzzolenti.

Se a lavorare sul testo dopo di voi sarà un editor, correttore di bozze o impaginatore, gli/le avrete facilitato il percorso, che sarà più rapido e anche più proficuo.

Come si applica, si modifica o si crea ex novo uno stile di paragrafo?

Ne parleremo nel prossimo articolo, una guida breve e semplice per imparare le basi della formattazione del testo!

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