#tips

Scrivere a quattro mani

Di recente, Mondadori ha annunciato che il prossimo luglio uscirà (nella collana Urania Millemondi) un’antologia tutta italiana: “Strani mondi”, che mette insieme quindici racconti di autori e autrici definiti “una interessante selezione del meglio della science-fiction del nostro paese”.

Nel gruppo ci siamo anche noi, Elena Di Fazio e Giulia Abbate, con un racconto che abbiamo scritto a quattro mani e che si intitola “Guerra fredda”: la storia di una subdola invasione ambientata tra i ghiacci dell’Artico.

Non è la prima volta che uniamo le penne: era successo nel 2009 con il racconto “Ora tocca al dodo”, pubblicato sulla webzine Continuum e poi inserito nella raccolta “Lezioni sul domani”, Delos Digital; e con “I tempi cambiano, nonna!”, omaggio alla fantascienza d’antan giunto finalista al Trofeo RiLL e pubblicato nell’antologia “Cronache da mondi incantati”, edizioni Nexus.

Con “Guerra fredda” siamo tornate a lavorare insieme dopo molto tempo: in questi dieci anni il nostro bagaglio professionale è naturalmente cambiato, così come l’uso degli strumenti letterari, ed è stato interessante ritrovarsi in un nuovo punto del percorso. L’esperienza ci ha dato anche lo spunto per questo post: perché non parlare proprio della scrittura a quattro mani, dando qualche consiglio a chi vuole cimentarsi nell’impresa?

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I migliori dizionari e vocabolari online per scrivere bene in italiano!

Spesso, chi scrive si scontra con dubbi grammaticali e linguistici che pur sembrando sciocchi sono insidiosi.

Per fugare le incertezze, sempre annotare ogni dubbio e dedicarsi a un ricontrollo, magari senza fermarsi ogni volta mentre si scrive, ma impegnando per la revisione linguistica una sessione dedicata.

Per aiutarti a scrivere bene e a revisionare in modo efficace, niente supera il caro vecchio vocabolario di italiano. Ce ne sono molti anche online, che hanno il vantaggio di essere consultabili con un click e di essere aggiornati.

Te ne segnaliamo qualcuno, tra i migliori che conosciamo: alcuni sono i più autorevoli, curati da istituzioni della lingua italiana che tutto il mondo ci invidia; altri simpatici e pratici per controlli al volo; altri ancora per ricerche collaterali più approfondite che daranno certamente al tuo scritto (e al tuo linguaggio!) una marcia in più.

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Le accentate maiuscole: È, À Ò, Ù, Ì, come digitarle? Ecco la guida definitiva! #tips

Le lettere maiuscole accentate sono uno degli scivoloni più frequenti nei quali incappa spesso chi scrive.

Quante volte infatti troviamo l’apostrofo al posto dell’accento, anche su giornali, cartelli, pubblicazioni professionali?
E quante volte lo digitiamo, per fare prima?

La notizia è che accento e apostrofo non sono intercambiabili, e che usare l’apostrofo al posto dell’accento è un vero e proprio errore grammaticale.

Errore che avviene non per una vera mancanza di tempo, ma per una mancanza di competenze: non sapendo come sbrigarci a digitare la lettera maiuscola sulla tastiera, scegliamo un ripiego quasi obbligato.

Per fortuna c’è Studio83! 🙂 Oggi vi insegniamo qualche strada rapida e semplice per usare le lettere maiuscole accentate: À, Ò, È, Ù, Ì.

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Self-publishing: tre consigli per partire al meglio!

Di self-publishing abbiamo parlato spesso, in passato, analizzandone i pro e i contro e chiamandolo indie-publishing: pubblicazione autonoma indipendente, per sottolineare l’importanza della professionalità in questo percorso pieno di gioie, ma anche di fatiche!

Abbiamo anche spiegato quali sono, secondo noi, i requisiti per scegliere il self-publishing in modo proficuo:

  • aver già pubblicato con editori tradizionali e averli visti all’opera;
  • essere pronti a investire tempo, energie e anche denaro, proprio come un editore;
  • aver scelto il self-publishing per i motivi giusti e con obiettivi costruttivi: non come ripiego per un manoscritto immaturo che nessuno vuole, o perché non abbiamo la pazienza di cercare un editore!

Ci sono casi in cui il self-publishing può essere una scelta sensata, per esempio quando un manoscritto appartiene a un genere obiettivamente poco commerciabile, motivo per cui la ricerca di un editore (da parte dell’autore/autrice o di un agente letterario) non ha dato esito positivo. Se malgrado ciò abbiamo motivo di credere – perché ce lo hanno detto le stesse case editrici, o gli agenti, o editor professionisti – che il testo abbia comunque un suo valore, possiamo scegliere di diventare imprenditori di noi stessi e optare per una pubblicazione indipendente professionale.

Cosa fare per partire al meglio?

1. Preparare un dettagliato piano d’azione

Quando un editore seleziona un testo per pubblicarlo, prepara un piano editoriale specifico. Anche noi, quindi, dovremo avere un progetto concreto in cui nulla viene lasciato al caso. In questo piano, dobbiamo darci scadenze precise e rispettarle, lasciando a ogni fase il tempo necessario (niente fretta, quindi!).

Quali possono essere i punti fondamentali di un piano personale di self-publishing?

  • Ultima revisione autonoma del testo;
  • scelta della copertina;
  • ricerca di eventuali professionisti per i servizi tecnici, come la correzione di bozze o l’e-book;
  • prima release del libro;
  • prime presentazioni dal vivo;
  • piano di promozione sui social ecc.

Questo programma può coprire un arco anche lungo di tempo, per esempio un anno o due. Accanto a ogni punto del piano, stabiliamo una data entro la quale dobbiamo aver risolto o organizzato quello specifico ambito: in questo modo avremo già una visione d’insieme del percorso e potremo affrontarlo con maggiore agilità.

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2. Studiare gli aspetti tecnici

Quale piattaforma di self-publishing scegliere? Che differenza c’è tra una e l’altra? Quale si sposa meglio con i miei specifici obiettivi? Quali possono essere i costi? Meglio solo cartaceo, solo e-book o entrambi?

È il momento di farsi mille domande e di cercare piano piano le risposte. Verificando di persona, innanzitutto, cosa ci offrono per contratto le varie piattaforme, prima di scegliere quella che fa al caso nostro. Cerchiamo chi ha già percorso questa strada e chiediamogli/le consigli: come si è trovato/a, se ci consiglierebbe la stessa via, se ci sono delle criticità evitabili con più attenzione e informazioni preliminari.

Il web ci mette a disposizione moltissime risorse, da questo punto di vista. Basta pensare ai social network e ai vari gruppi a cui possiamo rivolgerci per condividere esperienze e chiedere consigli operativi. Osserviamo, domandiamo, analizziamo, impariamo: il controllo assoluto non esiste, ma almeno partiremo con più consapevolezza!

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3. Osservare chi ha avuto successo e prendere esempio

Ci sono autori e autrici in tutto il mondo che hanno scelto la via della pubblicazione autonoma indipendente e hanno avuto ottimi riscontri di pubblico e critica. Molti di loro hanno raccontato la loro storia in articoli e interviste: cerchiamoli, leggiamo le loro parole (e magari anche i libri!) e impegniamoci a capire in che modo possiamo prendere esempio.

In questo articolo di qualche anno fa, per esempio, abbiamo raccolto e tradotto alcuni commenti di autori e autrici anglosassoni che hanno avuto esperienze proficue col self-publishing: “Opinioni sul self-publishing”.

Altro esempio di pubblicazione indipendente di successo è quella di Simon Sword, che abbiamo affiancato nel suo percorso e poi intervistato: al 2017, il suo primo libro illustrato aveva venduto ben 15.000 copie su Amazon in poco tempo! Qui la sua esperienza: “Speciale self publishing! Un caso di successo: i best seller di Simon Sword”.

Questi primi tre accorgimenti ci daranno già una misura del percorso che ci aspetta, delle sue gioie e delle sue difficoltà. Mai lanciarsi nel vuoto facendo le cose a caso: la pianificazione non ci aiuta solo nella scrittura, ma anche quando decidiamo di diventare editori di noi stessi!

Per consigli, informazioni e preventivi, infine, non dimentichiamo il nostro pacchetto di servizi per la pubblicazione autonoma indipendente: dal 2007 seguiamo autori e autrici in questo percorso, condividendo esperienze, gioie, dolori e dando il nostro supporto professionale e umano.

Rientro in prima riga: perché e come impostarlo

Al mondo esistono due categorie: quelli che usano in rientro in prima riga, e i mostri.

Il rientro in prima riga è una proprietà del paragrafo comunemente utilizzata, che comporta, appunto, un rientro da sinistra della prima riga dopo un a capo.

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Self-publishing: i requisiti per affrontarlo al meglio secondo Studio83 – Servizi Letterari!

Come editor e operatrici nel campo dei servizi letterari, lavoriamo spesso con autori/autrici che, a un certo punto del loro percorso, decidono di tentare la via del self-publishing. Questo è sempre un argomento molto delicato, soprattutto nel momento in cui ci fanno la fatidica domanda: “Che ne pensate del self-publishing? Voglio autopubblicarmi, mi consigliate di farlo o no?”

È sempre complesso rispondere a questa domanda, perché ogni penna e ogni romanzo sono un discorso a sé stante. Possiamo però fare delle considerazioni generali per spiegare il nostro punto di vista: ecco quattro requisiti che, in base alla nostra esperienza, deve avere chi vuole affrontare una pubblicazione autonoma indipendente!

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Scrittura: l’importanza di fare un bilancio!

Oggi è il 31 dicembre, l’ultimo giorno del 2018: un momento in cui molte persone sentono l’esigenza di fare un bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, prima di tuffarsi nell’anno che verrà. Possiamo fare la stessa cosa per quanto riguarda la scrittura? Ed è una cosa utile?

La risposta è: sì. Tenendo a mente un aspetto importante, però, e cioè che i bilanci non servono a scoraggiarsi o a dare spazio ai sensi di colpa, ma a tracciare un quadro più preciso del gap tra i nostri obiettivi iniziali e i risultati che abbiamo raggiunto.
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Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

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L’interruzione di pagina: usiamola!

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato il problema degli stili di paragrafo, spiegando perché è importante usarli e, soprattutto, come impostarli.
Abbiamo anche detto che non si tratta di un obbligo, ma di un plus che ci permette di lavorare su un file ordinato e facilita le cose a chi interviene sullo stesso file dopo di noi.

[Per approfondire leggi i due post:

Oggi parliamo di un altro strumento tanto importante quanto dimenticato: l’interruzione di pagina.


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Stili di paragrafo: come impostarli

La volta scorsa abbiamo spiegato perché è bene impostare gli stili di paragrafo prima di metterci a scrivere.

Impostare i fogli di stile non è un obbligo e non pregiudicherà la selezione dei nostri testi da parte di editori o giurie, ma consentirà a noi di lavorare su un file pulito e professionale.

Ora che sappiamo cosa sono, ci domandiamo: come impostare gli stili di paragrafo?

Parleremo del programma di videocrittura Microsoft Word, il più largamente utilizzato (assieme a Open Word, che gli somiglia molto). Abbiamo detto che Word ha già una sua selezione di stili di paragrafo, contenenti set di formattazioni predefinite. Per comodità, possiamo iniziare utilizzando quelli già pronti, che poi andremo a modificare all’occorrenza.

Immaginiamo di avere il nostro testo:

Come possiamo vedere dall’immagine, al momento al testo è applicato lo stile neutro “Normale”.
La prima cosa che vogliamo fare è assegnare uno stile specifico al titolo del capitolo: utilizziamo quindi uno dei relativi stili già presenti nel programma. Nell’immagine qui sotto, è cerchiato in rosso.

Ed ecco come appare il nostro titolo di capitolo una volta applicatogli lo stile di paragrafo scelto:

Non solo il nostro file è più pulito ed elegante: assegnare uno stile specifico per i titoli consente di creare un sommario, le cui voci corrispondono proprio a quello stile. Ne parleremo presto, in un altro post dei nostri #tips!

Passiamo ora al testo e al relativo stile di paragrafo.
Come vogliamo che appaia il nostro testo? Non parlo di scelte estetiche bizzarre: ricordiamolo, la sobrietà è essenziale, quindi niente font strani e atteniamoci alle regole basilari.
Vogliamo un’interlinea più o meno ampia?
Vogliamo il testo giustificato, ovvero allineato a entrambi i bordi?
Vogliamo il rientro in prima riga, importantissimo per dare aria al testo?
Possiamo ottenere tutte queste caratteristiche semplicemente impostandole.

Come fare? Una prima via è modificare uno stile già esistente, per esempio il già citato “Normale”.
Spostiamo il cursore sopra il riquadro dello stile e usiamo il tasto destro del mouse (sinistro, per noi mancini! 😉 ):

Si aprirà una finestra di dialogo attraverso cui apportare le prime modifiche, quelle relative al carattere.

Ed ecco qui: ho inserito la giustificazione (quindi allineato il testo sia a destra che a sinistra) e modificato il font (ovvero il carattere) in Times New Roman.
Come modifico l’interlinea e il rientro in prima riga?
Semplice: in basso a sinistra della finestra di dialogo c’è il pulsante “Formato”. Una volta premuto, si aprirà un menù: selezioniamo “Paragrafo” per accedere alle opzioni di formattazione relative.

Ed ecco qui le mie impostazioni: dal menù a tendina “Speciale”, ho selezionato il rientro “Prima riga” di 0,5 cm: ciò significa che, ogni volta che andrò a capo, la prima frase di un paragrafo rientrerà di 0,5 cm da sinistra. Poi ho modificato la spaziatura, che di default prevedeva 10 pt di spazio tra un paragrafo e l’altro.

C’è anche un altro modo per generare lo stile di paragrafo che preferiamo, a partire dal testo.
Selezioniamo un paragrafo e diamogli manualmente le caratteristiche che vogliamo (font, allineamento, rientro, spaziatura):

A questo punto clicchiamo qui, a destra degli stili prefiniti:

E salviamo la selezione come un nuovo stile utilizzando l’apposita voce del menù.

Queste piccole operazioni preliminari, più semplici a farsi che a dirsi, permettono di risparmiare tempo successivamente.

Per esempio: volete partecipare a un concorso che dà regole specifiche sul font, che deve essere ad esempio Times New Roman 12, mentre voi avete usato Arial 14. Se avete impostato uno stile di paragrafo per il testo, non dovrete fare altro che modificarlo, senza dover selezionare manualmente l’intero romanzo.

(Senza contare tutte le piccole fissazioni che possiamo soddisfare. Io, per esempio, riesco a scrivere solo in Times New Roman. Ma devo rileggermi in Garamond.)

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Sembra tutto troppo difficile? No! Non preoccuparti!

Come abbiamo detto, impostare gli stili di paragrafo è utile innanzitutto per chi scrive, ma non è fondamentale. Ci saranno due fasi, in caso di pubblicazione con una casa editrice (ma anche di self-publishing!) attraverso cui il testo dovrà passare: correzione di bozze e impaginazione. A quel punto, saranno professionist* del settore a occuparsi di tutti questi aspetti, trasformando il vostro testo in un documento pulito, in ordine e pronto per essere stampato (o convertito in e-book) e fruito dal pubblico.