un classico al mese

Fahrenheit 451 – Un classico al mese

Come “1984” di George Orwell, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury è un romanzo divenuto classico anche al di fuori della letteratura strettamente fantascientifica: una distopia cupa, figlia degli anni in cui Bradbury era cresciuto e aveva iniziato a maturare una visione del mondo plasmata da timori personali e collettivi dell’epoca.

Se da un punto di vista letterario deve molto a due illustri predecessori, il già citato “1984” e l’ancora precedente “Brave New World” di Huxley, “Fahrenheit 451” nacque inizialmente come racconto (“The fireman”), pubblicato sulla rivista Galaxy Science Fiction nel 1951.

(In Italia fu diviso in due parti su due numeri di Urania nel 1953 e il titolo fu reso come “Gli anni del rogo”.)

Successivamente Bradbury ampliò l’opera e ne trasse un romanzo, che negli Usa vide la luce nel ’53 in edizione economica per la casa editrice Ballantine, e nella primavera successiva a puntate sull’allora giovanissima rivista Playboy, il cui sodalizio con la narrativa fantascientifica è noto agli appassionati: la rivista di Hugh Hefner ha raccolto, negli anni, racconti monumentali di veri mostri sacri del genere sci-fi.
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Il richiamo della foresta – Un classico al mese

Era il 1897 quando Jack London, poco più che ventenne, partì per il Klondike con un amico in cerca di fortuna. Lì, sul gelido confine tra Alaska e Canada, nel pieno della Corsa all’Oro, visse innumerevoli avventure, molte delle quali sarebbero state fonte di ispirazione per i suoi racconti e romanzi. Negli anni precedenti aveva frequentato l’Università di Berkeley, appassionandosi agli studi sul darwinismo sociale e dedicandosi a una fitta attività di militanza politica: a sua volta, tutto ciò sarebbe emerso nella sua opera letteraria.


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Cecità – Un classico al mese

Un uomo al volante perde all’improvviso la vista e non percepisce altro che un infinito bianco: è la prima vittima di una sorta di epidemia che si estenderà pian piano e porterà i primi “infetti” a essere rinchiusi in un ex manicomio. Quando dall’esterno smettono di arrivare i viveri, gli internati si dividono in due gruppi, uno dei quali sottrae il cibo della comunità e lo usa come moneta di scambio per i più turpi ricatti. Una delle donne recluse, la moglie dell’oculista che ha visitato il primo infetto, è inspiegabilmente immune alla malattia e – dopo essersi finta cieca per restare accanto al marito – cercherà di utilizzare la sua condizione per aiutare quelli del suo gruppo, vessati e vittime di ogni violenza.


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Le avventure di Pinocchio – Un classico al mese

“Le bugie hanno le gambe corte!” “Se dici una bugia ti cresce il naso!” Queste due espressioni, entrate da decenni nel lessico “genitoriale”, sono celeberrime citazioni da “Le avventure di Pinocchio – Storia di un burattino”, fiaba per ragazzi che Carlo Collodi (pseudonimo dello scrittore fiorentino Carlo Lorenzini) scrisse e pubblicò a puntate settimanali su un supplemento per ragazzi del quotidiano “Il Fanfulla”. L’avventura editoriale di Pinocchio iniziò nel luglio del 1881 e con scarso entusiasmo da parte dell’autore, che suo malgrado proseguì la storia fino a quello che, nelle sue intenzioni, sarebbe stato il triste finale (Pinocchio impiccato dal Gatto e la Volpe che smette di dibattersi e muore). I giovani lettori naturalmente protestarono e questo prolungò il lavoro di Collodi di altri due anni, giungendo al finale che tutti conosciamo: il burattino disobbediente e bugiardo, redento dalle sue malefatte, diventerà un bambino in carne e ossa.

Pinocchio nella versione Disney del 1940

I personaggi che popolano la storia di Pinocchio sono a loro volta diventati veri e propri simboli e modi di dire: la Fata Turchina, il burbero Mangiafuoco, l’infido duo del Gatto e della Volpe, fino al metaforico “ciuccio” in cui si trasformano i bambini che non vogliono andare a scuola e che ancora adesso è l’appellativo riservato agli allievi più discoli. Non è chiaro se, nelle intenzioni di Collodi, “Pinocchio” dovesse realmente essere un testo destinato a un pubblico di bambini, o se la sua fosse una più ampia allegoria della società; il finale originale e macabro potrebbe farlo pensare, ma in realtà non erano affatto rari simili scelte narrative nelle opere per ragazzi (basta pensare ai libri dei Grimm o di Hans Christian Andersen).
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Niente di nuovo sul fronte occidentale – Un classico al mese

La Prima guerra mondiale, un gruppo di ragazzi poco più che diciottenni, il sogno di partire per la guerra, combattere il nemico e vivere una grande avventura. Iniziò davvero così il percorso che condusse migliaia di giovani alla morte tra il 1914 e il 1918, anni in cui è ambientato il romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque. Un’opera parzialmente autobiografica che vede protagonista il diciannovenne Paul Bäumer e racconta le sue vicissitudini in trincea e sul campo di battaglia.

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Tutti i classici mese per mese! Anno 2016

Si conclude il secondo anno di vita di una rubrica che – stando alle statistiche degli accessi al blog – ha riscosso molto successo fra i nostri lettori: “Un classico al mese”, che ripropone la storia, la genesi e le vicende editoriali di romanzi entrati nella storia letteraria come classici senza tempo. Riepiloghiamo quindi i classici di cui abbiamo parlato nel 2016, in attesa di ripartire con il nuovo anno.

GENNAIO 2016 – “Sulla strada” di Jack Kerouac

 

 

“Sulla strada” è una storia autobiografica che ripercorre un viaggio attraverso gli USA durato sette anni (ma riassunto, contratto e romanzato nell’opera) e in parte affrontato assieme all’amico Neal Cassady, il cui alter-ego sarà il celebre personaggio Dean Moriarty.

[Leggi: Sulla strada – Un classico al mese]

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Lolita – Un classico al mese

“Lolita”, il masterpiece dell’autore russo naturalizzato statunitense Vladimir Nabokov, è considerato uno dei romanzi più controversi della storia della letteratura novecentesca: da un lato fu riconosciuto come capolavoro, dall’altro incontrò una moltitudine di resistenze per via del pesante argomento trattato, la pedofilia. L’opera racconta l’amore del quarantenne Humbert Humbert nei confronti della dodicenne Dolores Haze, figlia della sua padrona di casa (e in seguito moglie) Charlotte Haze.

Vladimir Nabokov sulla copertina del Time, 1969

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Le avventure di Tom Sawyer – Un classico al mese

Il fiume Mississippi, il Sud degli Stati Uniti a pochi anni dalla guerra civile, un mondo di ragazzi che si ribellano alle incomprensibili regole degli adulti: parliamo naturalmente del romanzo “Le avventure di Tom Sawyer”, uno dei capolavori di Mark Twain assieme al sequel, “Le avventure di Huckleberry Finn”. Le due opere sono considerate uno dei maggiori contributi che lo scrittore ha dato alla letteratura americana e vengono ancora oggi letti in tutto il mondo, veri e propri classici senza tempo.

Tom Sawyer in un’illustrazione del 1876

La storia è ambientata nello Stato del Missouri e nell’immaginaria St. Petersburg, ispirata alla cittadina di Hannibal, dove Mark Twain trascorse la sua infanzia. A dominare la scena è il grande fiume Mississippi, coi suoi storici battelli a vapore, sui quali l’autore lavorò diversi anni e ai quali è legata una delle tante tragedie della sua vita: la morte del fratello minore Henry, rimasto ucciso dall’esplosione di una caldaia.

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Il buio oltre la siepe – Un classico al mese

Lo scorso febbraio è scomparsa Harper Lee, autrice nota soprattutto per il romanzo “To kill a mockingbird”, tradotto in Italia come “Il buio oltre la siepe”. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 1960 e ambientata nell’immaginaria cittadina di Maycomb, Alabama, racconta il processo contro un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza bianca. A narrare la vicenda è una bambina, Jean Louise Finch (chiamata da tutti Scout), figlia di Atticus, l’avvocato che difende l’uomo: attraverso i suoi occhi viene fuori un duro ritratto degli Usa del Sud negli anni Trenta, profondamente razzisti, e in generale una riflessione sul senso di diffidenza e paura che provoca il diverso, qualunque esso sia.

Il titolo originale (letteralmente, “Uccidere un passero/tordo/usignolo”: in italiano non esiste un esatto corrispettivo del “mockingbird”) viene più volte citato all’interno dell’opera in riferimento all’uccidere qualcuno che non ha fatto nulla di male e che sarebbe in ogni caso inoffensivo. In Italia il romanzo fu tradotto da Amalia D’Agostino Schanzer e pubblicato da Feltrinelli sempre nel 1960; il titolo fu reso come “Il buio oltre la siepe”, un riferimento alla siepe che divide la casa di Scout da quella dei misteriosi vicini, la cui abitazione e la cui storia terrorizzano a morte i giovani protagonisti.

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I tre moschettieri – Un classico al mese

“Tutti per uno, uno per tutti!” Questa frase ancora oggi riecheggia in ogni dove, anche tra chi non sa che si tratta di una citazione da “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas, uno dei romanzi più conosciuti, tradotti e trasposti su altri media della letteratura francese. Apparve per la prima volta sulla rivista “Le Siècle” nel 1844, pubblicato a puntate: un cosiddetto romanzo d’appendice, o feuilleton, rivolto al grande pubblico e per questo spesso criticato come paraletteratura. Certo è che “I tre moschettieri” è un romanzo storicamente accurato, divertente, avvincente, un vero classico che ancora oggi inchioda alle sue pagine lettori di tutto il mondo e di tutte le età.


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