un classico al mese

Il vecchio e il mare – Un classico al mese

Era il 1951 e Ernest Hemingway si trovava a Bimini, Bahamas, quando scrisse uno dei suoi romanzi più celebri: “Il vecchio e il mare”, storia di un anziano pescatore e della sua lotta contro un marlin preso all’amo. L’opera fu pubblicata l’anno successivo e fu anche l’ultimo romanzo di Hemingway a uscire mentre l’autore era in vita. Sembra che il protagonista, il vecchio Santiago, fosse stato modellato su Gregorio Fuentes, un pescatore nato nelle Canarie e amico dello scrittore.


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Gennaio 2018: i post di Studio83

Ed eccoci alla fine di gennaio, pronti per iniziare il mese più breve dell’anno! Prima, però, facciamo un bel riepilogo di tutto ciò che abbiamo detto e scritto in questi primi trenta giorni del 2018…

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Cuore di cane – Un classico al mese

Per le gelide strade di Mosca, un cane randagio sta morendo assiderato. Con le sue ultime forze e l’arguzia che lo contraddistingue, commenta tra sé le persone che vede passare; finché una di esse, il celebre scienziato e medico Filip Filipovič Preobraženskij, non gli si avvicina  e lo porta con sé. Successivamente, il cane (battezzato Pallino) si troverà al centro di un controverso esperimento: impiantare ipofisi e testicoli di un uomo morto sul corpo dell’animale. Il morto in questione è un ubriacone accoltellato in una bettola e, pian piano, la sua personalità inizia a cambiare quella di Pallino. Il cane cammina a due zampe, beve, fuma e si esprime in modo volgare…


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2017: tutti i classici mese per mese

Anno nuovo, nuovi classici! Per adesso, però, facciamo un bel riepilogo del 2017: ecco i romanzi classici di cui abbiamo parlato mese per mese!

Gennaio 2017: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”

La Prima guerra mondiale, un gruppo di ragazzi poco più che diciottenni, il sogno di partire per la guerra, combattere il nemico e vivere una grande avventura. Iniziò davvero così il percorso che condusse migliaia di giovani alla morte tra il 1914 e il 1918, anni in cui è ambientato il romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque.


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I promessi sposi – Un classico al mese

“Quel ramo sul lago di Como, che volge a mezzogiorno…” Impossibile non ricordare a memoria l’incipit de “I promessi sposi” capolavoro di Alessandro Manzoni e pietra miliare della letteratura in lingua italiana. Fu anche il primo romanzo storico propriamente detto scritto nella nostra lingua, e il titolo più rappresentativo del Romanticismo italiano. Complice l’inserimento nei programmi scolastici delle scuole superiori, inoltre, è ancora oggi uno dei testi italiani più letti e celebri.

Il percorso che avrebbe portato Manzoni alla stesura definitiva del romanzo iniziò nel 1821, quando scrisse i primi capitoli di un’opera intitolata “Fermo e Lucia”. Sebbene a scuola si insegni spesso che quella fu la prima versione dell’opera, di fatto si trattava di un romanzo a sé stante, con intreccio e struttura diversi. L’obiettivo di Manzoni però era già chiaro, come comprese a fine stesura: il “vero storico”. Manzoni lesse verbali, notizie, manoscritti che lo aiutassero a documentarsi sul periodo di cui narrava (il dominio spagnolo in Lombardia); uno degli episodi storici che lo ispirarono riguardava proprio un prete minacciato per impedirgli di sposare una coppia. [Qui potete trovare un riassunto dei capitoli di “Fermo e Lucia” e la trascrizione di alcuni passaggi; il romanzo, rimasto inedito per molti anni e poi pubblicato in prima edizione come “Gli sposi promessi”, oggi si può trovare come testo a sé stante col titolo originale.]

Alessandro Manzoni

Nel “Fermo e Lucia” era stata abbozzata, ma non conclusa, la profonda ricerca linguistica che avrebbe reso il romanzo di Manzoni un testo basilare nella stessa storia della lingua italiana. Negli anni successivi, lo scrittore lavorò al romanzo che sarebbe diventato “I promessi sposi”: dalla struttura più equilibrata e solida, personaggi rielaborati nella caratterizzazione e nel nome, digressioni troppo lunghe (come quella relativa alla monaca di Monza) ridotte sensibilmente. La versione de “I promessi sposi” che ne venne fuori è detta “Ventisettana”, perché fu pubblicata a partire dal 1827. Lo scrittore aveva studiato il toscano e si recò a Firenze per “risciacquare i panni in Arno”, ovvero acquisire strumenti linguistici che avrebbe applicato alla revisione del testo.

Anni dopo, tra il 1840 e il 1842, Manzoni lavorò a un’ulteriore revisione del romanzo (detta “Quarantana”). Per combattere le edizioni abusive del testo, che circolava in vere e proprie copie pirata, decise di aggiungere anche una serie di illustrazioni e un compendio finale sulla storia degli untori ai tempi della peste (che, per alcuni, può essere addirittura considerato un nuovo finale del romanzo stesso).

Oggi “I promessi sposi” è un testo fondamentale in tutti i percorsi didattici scolastici, croce e delizia di ogni studente: analizzato, smembrato, osservato nel dettaglio. Può essere una bella riscoperta in età adulta, da leggere tutto d’un fiato! E per chi ama le versioni cinematografiche del testo, ne ricordiamo qualcuna: il film muto di Mario Morais (1909); l’edizione del 1941 di Mario Camerini; lo sceneggiato televisivo del 1989 con Alberto Sordi, per la regia di Salvatore Nocita. Non sono naturalmente mancate le parodie televisive, come quella celeberrima del 1990 con Il Trio – Lopez Marchesini Solenghi, nonché quelle fumettistiche, come “I promessi paperi” (1976) e “I promessi topi” (1989), pubblicati su Topolino.

 

TITOLO: I promessi sposi

AUTORE: Alessandro Manzoni

CITAZIONE: “È uno de’ vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi.”




Via col vento – Un classico al mese

Dieci anni: è il tempo che impiegò Margaret Mitchell, nata ad Atlanta nel 1900, per scrivere quello che sarebbe diventato il suo grande successo letterario. Una stesura iniziata nel 1926, anno in cui l’autrice lasciò il lavoro per dedicarsi full time alla scrittura, e che terminò nel 1936, quando “Gone with the wind” vide la luce. Dal lungo lavoro di documentazione emerse un romanzo storico di oltre mille pagine, ambientato in Georgia durante la Guerra Civile americana. Il titolo riprende i versi di una poesia di Ernest Dowson (“I have forgot much, Cynara! gone with the wind”).


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La guerra dei mondi – Un classico al mese

Cosa accadrebbe se all’improvviso ci svegliassimo e trovassimo degli alieni sul nostro pianeta? E per di più poco disposti al dialogo o al confronto e pronti a sterminarci come formiche? È questo lo scenario de La guerra dei mondi (1897), celebre romanzo di Herbert George Wells, nonché uno dei primi esempi di testo fantascientifico.


L’inaspettato e spaventoso sbarco dei marziani sulla Terra provoca una sorta di Apocalisse, durante la quale le persone diventano una folla incontrollata che agisce come un’unica entità. Il protagonista della storia, un intellettuale dell’epoca, si trova coinvolto in esodi di massa, barbarie e distruzioni e deve far fronte all’emergenza del momento. Si troverà, perciò, a scrutare gli alieni da una casa diroccata, a condividere spazi e stati d’animo con altre persone, a interrogarsi sulla tecnologia marziana o sulla pochezza dell’uomo che, sempre convinto di essere padrone del creato, è obbligato a combattere per non fare la parte dell’insetto schiacciato. In verità l’uomo risulta tendenzialmente oppresso, come il topo che si rintana nei meandri più bui e viene inseguito a suon di veleno.
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Lessico famigliare – Un classico al mese

Sono le parole di tutti i giorni a rendere familiare qualcuno, a far sì che dopo anni ci si ricordi di una determinata persona che ha significato molto per noi, o che, semplicemente, ha avuto un ruolo di rilievo. Con un continuo riferimento a modi di dire, a espressioni singolari, a veri e propri idioletti, in “Lessico famigliare” Natalia Ginzburg racconta alcuni momenti della sua vita domestica, caratterizzata dalla presenza di numerosi fratelli, della madre e di un padre nel quale molti possono riconoscere il proprio. La vita quotidiana di una famiglia viene dipinta a tratti leggeri e rapidi: le abitudini e le fissazioni dei personaggi fanno quasi sorridere, la loro crescita e maturazione rende partecipe il lettore del cambiamento che ha luogo in tutti i contesti privati.

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Il racconto dell’ancella – Un classico al mese

“Il racconto dell’ancella” è uno dei romanzi di fantascienza sociale e fantascienza distopica più conosciuti anche al di fuori della cerchia dei lettori sf. Spesso citato tra i capisaldi della fantascienza femminista, utilizza i canoni del genere in modo soft al 100%: non contiene proiezioni tecnologiche (a parte un riferimento en passant alla fine del denaro contante e a primitive carte elettroniche perforate), soltanto sociali nel modo più puro, e anche più duro e angosciante.

Il testo è narrato in prima persona da una donna di cui non sappiamo il nome e che si riferisce a se stessa come Difred, “Offred” in inglese: ovvero “di Fred”, “di proprietà di Fred”. Fred è il nome proprio del Comandante a cui è stata assegnata come Ancella e nella cui casa si trova a vivere, assieme alla moglie dell’uomo (una ex celebrità), a un giovane lavoratore e ad alcune Marte, le governanti.

Illustrazione delle Balbusso Sisters

In seguito a un colpo di stato e a una sanguinosa rivoluzione culturale, gli Stati Uniti sono infatti diventati un totalitarismo teocratico, la Repubblica di Galaad. Alcuni passi della Bibbia sono stati trasformati in legge, ridefinendo le categorie sociali e trasformandole in vere e proprie caste. Una di queste caste è quella delle Ancelle, donne in età ancora fertile non sposate (o precedentemente conviventi, mogli di ex divorziati, in ogni caso coinvolte in legami fuori legge), il cui grembo è al servizio della patria per ripopolare il paese. Il regime imputa infatti all’emancipazione e ai diritti civili femminili il calo della natalità, a cui vuole porre rimedio con la forza.

Le Ancelle devono indossare il velo, seguire una dieta che non metta a rischio la loro fertilità, non possono bere o fumare, e devono obbedire a una rigorosa etichetta – pena la morte o il confino nelle zone radioattive a spalare rifiuti tossici.

Illustrazione delle Balbusso Sisters

Atwood ci racconta la vita e la quotidianità di Difred, spezzata di tanto in tanto dalla violenza dei ricordi: immagini rapide e dolorose della sua esistenza precedente, di sua madre, della sua migliore amica, del suo compagno e di sua figlia, dei quali non ha più avuto notizie dopo esserne stata separata. In questo l’autrice dimostra un’intelligenza stilistica ed emotiva spaventosa: il racconto della sua ancella è un’esperienza durissima, angosciante, in virtù di quella patina di apatia e distacco dalla realtà che avvolge Difred e il suo relazionarsi agli eventi presenti e passati.

Dal punto di vista umano il realismo è incredibile, non solo per quanto riguarda la protagonista: tutti i personaggi sono dolorosamente umani, al di là delle sfumature tra bene e male, coraggio ed egoismo, opportunismo e solitudine, fragilità e istinto di sopravvivenza.

Illustrazione delle Balbusso Sisters

Atwood raccontò di aver creato la sua Galaad basandosi sull’analisi di regimi già instauratisi altrove, e sempre ispirati a qualcosa di culturalmente preesistente: nel caso in questione, quindi, si rifece ai Puritani americani e al loro antico sogno di uno stato teocratico. Il romanzo ci ricorda che una società repressiva passa sempre per il controllo del ruolo sociale della donna e ancor più del suo ruolo riproduttivo (ricordiamocelo, quando vengono fuori sgangherate campagne sulla fertilità o quando si questiona l’autodeterminazione femminile).

A oggi è uno dei romanzi migliori che abbia letto, non solo di fantascienza, ma da un punto di vista letterario più ampio. “Il racconto dell’ancella” riesce a unire perfezione stilistica, sottotesti politici basilari e una devastante carica emozionale in una sola opera, un vero gioiello; che sul finale – non dico di più per non fare spoiler – entra in una dimensione metanarrativa portatrice di ulteriori riflessioni. Ci ricorda che quanto raccontato dalla protagonista è successo davvero, altrove, magari in altri termini e condizioni (significativo l’accostamento tra il regime di Galaad e un altro già esistente, che a molti verrà in mentre già nei primi capitoli), e che potrebbe accadere ovunque.

“Il tuo corpo non ti appartiene più.”

Nel 2016, l’azienda Hulu ha realizzato la prima stagione di una serie tv tratta dal romanzo, con Elisabeth Moss (la Peggy di “Mad Men”) nei panni della protagonista. Altri membri del cast sono Joseph Fiennes (Fred Waterford), Alexis Bledel (Diglen), Yvonne Strahovski (Serena Joy), Samira Wiley (Moira). Alcuni dettagli e personaggi della storia sono stati ovviamente ritoccati per essere adattati ai tempi di una serie tv: l’opera è stata largamente apprezzata, sebbene abbia lasciato decisamente il segno negli spettatori per le implicazioni che una simile storia si porta dietro.

TITOLO: Il racconto dell’ancella

TITOLO ORIGINALE: The handmaid’s tale

AUTRICE: Margaret Atwood

CITAZIONE: “Nolite te bastardes carborundorum.”

 

Articolo originariamente pubblicato su Lezioni Sul Domani




Piccole donne – Un classico al mese

Chi non ha letto la storia delle sorelle March (Meg, Jo, Beth, Amy), protagoniste del classico per ragazzi “Piccole donne” di Louisa May Alcott? Ambientato ai tempi della Guerra Civile Americana, narra le vicende adolescenziali delle quattro ragazze, rimaste sole con la madre mentre il padre combatte al fronte. Pur nelle ristrettezze economiche e nell’ansiosa attesa che il padre torni a casa, le ragazze vivono i primi turbamenti amorosi, le prime inquietudini, attraversando un lungo percorso di crescita emotiva e personale che le porterà all’età adulta.

Scena dal film del 1994

Fu l’editore Thomas Niles che, nel 1868, propose a Louisa May Alcott di scrivere un romanzo con protagoniste molto giovani. L’autrice inizialmente si oppose, intenzionata a sottoporgli una raccolta di racconti, ma alla fine l’editore ebbe la meglio e Alcott lavorò su quello che sarebbe stato il suo libro più famoso. Malgrado ciò, l’autrice dichiarò più volte che aveva aderito al progetto senza troppo entusiasmo e che non si era divertita molto a scriverlo.

In pochi mesi, “Little women, or Meg, Jo, Beth and Amy” vide la luce e fu pubblicato in due volumi nel 1868 e 1869. Il romanzo ebbe immediato successo di pubblico e critica, tanto che i lettori vollero fortemente dei sequel o degli spin-off che spiegassero di più sui personaggi: per questo, successivamente arrivò “Good wives”, tradotto in Italia come “Piccole donne crescono”. I due romanzi, in principio scritti in momenti diversi, furono poi accorpati in un’opera unica intitolata “Little Women”.

La prima edizione

Il romanzo si basa sui quattro personaggi principali, le sorelle March: l’inquieta e ribelle Jo, che sogna di diventare scrittrice; la sorella più grande, Meg, più disposta ad accettare le imposizioni sociali; la fragile Beth, timida e riservata, dalla salute irrimediabilmente compromessa; infine la sorella più giovane, la bellissima e viziata Amy. Quest’ultima e Jo avranno un rapporto caratterizzante anche con Laurie, coetaneo vicino di casa che ha perso entrambi i genitori.

La storia delle “piccole donne” di Alcott ricalca i canoni del romanzo di formazione, mostrando protagoniste giovani e ancora alla ricerca di un’identità; successivamente, col trascorrere degli anni e l’arrivo dell’età adulta, accetteranno ognuna a modo suo di vivere nella società in cui sono nate. La critica è spesso stata discorde nell’attribuire un significato alla storia di Alcott, ma molti ci hanno visto un romanzo che invogliava le ragazze della classe media americana a costruirsi un’identità personale, a dare ascolto ai propri sogni e alle proprie aspirazioni.

Louisa May Alcott

Le prime due versioni cinematografiche del romanzo appartengono all’era del cinema muto e sono andate perse, mentre le successive e più famose sono quella di George Cuckor del 1933, quella di Mervyn LeRoy del 1949, quella di David Lowell Rich nel 1978 e la più recente, risalente al 1994, diretta da Gillian Armstrong e interpretata dall’allora popolarissima Winona Ryder nei panni di Jo.

TITOLO: Piccole donne

TITOLO ORIGINALE: Little women

AUTRICE: Louisa May Alcott

CITAZIONE: “Non ho paura delle tempeste, perché sto imparando a governare la mia nave.”