STUDIO83

ESORDIAMO!
 
 
Marco Mazzucchelli
Heartjob
Il Filo editore, 2009

Un autore esordiente, una raccolta di racconti, un editore a pagamento. Sono gli ingredienti di una miscela potenzialmente nociva che nel caso di “Heartjob”, invece, si rivela piacevole e si fa leggere volentieri: è uno dei pochi testi esordienti (a pagamento e non) che mi sentirei di consigliare tranquillamente anche a un amico in cerca di letture.

L’autore maneggia bene la forma racconto, dando vita a personaggi che interagiscono in modo credibile e avvincente. Protagonisti indiscussi dell’antologia sono i giovani, che però non vengono mai ridotti a “i gggiovani”, quella macchietta di promiscuità e cinismo tra il pulp e il bamboccione, che oggi va molto di moda tra i giovani autori non solo agli esordi.
In “HeartJob” ci sono nottate in discoteca, ci sono vacanze all’estero, ci sono comitive, spiagge, sbronze, camerette e appartamentini da single: ma fanno da sfondo e sono descritti senza il minimo autocompiacimento. A spiccare, invece, è una sensibilità fuori dal comune che interagisce con il contesto del giovanilismo superficiale; c’è una interazione dinamica tra la forte personalità della voce narrante (sempre la stessa) e il contesto a tratti caotico, a tratti dispersivo: la risultante è una rilettura proprio di quel contesto in una chiave molto attenta alle emozioni e ai sentimenti nascosti al di sotto della “corrente”. Rilevante anche il ricordo, il valore dato alla memoria che affiora in modo disordinato, quasi involontario, e che mette in una luce diversa fatti e soprattutto rapporti umani – rapporti verso i quali si concentra spesso l’attenzione dell’autore, siano essi di amore, di amicizia o di vicinanza idealizzata e fantasticata.

“HeartJob”, insomma, è un buon esordio e non stonerebbe nel catalogo dei qualche piccolo editore attento alle voci emergenti. È interessante da leggere e l’autore dimostra già di maneggiare un proprio stile in modo abbastanza sciolto. Ha dei limiti, certo, che sono in parte fisiologici e in parte dovuti alla solita scelta di un editore a pagamento che non garantisce la qualità dell’editing.
Il difetto principale è la già citata uniformità della voce narrante, che è sempre la stessa, ha sempre lo stesso tono ed è quasi del tutto identificabile con la persona dell’autore. È una voce gradevole, certo, che avvince il lettore e fa leggere con interesse il singolo racconto: ma con il procedere della lettura, storia dopo storia, rischia di annoiare, perché sembra di essere sempre allo stesso punto.
L’autore dovrebbe quindi approfondire questo aspetto stilistico cercando di rompere l’identificazione chi scrive/chi racconta. Il lavoro sulla personalità dell’io narrante può dare vita a un “mondo” letterario più articolato e meno monocorde e distaccare lo scritto dall’autobiografismo: cosa già ottenuta, in parte, grazie alla capacità di trascendenza dal mero fatto a opera di una sensibilità sottile e piena dal punto di vista emozionale.


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