STUDIO83

RECENSIONI
 

Massimo Cortese
Non dobbiamo perderci d'animo
Montag Edizioni, 2010

Dopo l’esperienza di “Candidato al Consiglio d’Istituto”, Massimo Cortese prosegue l’avventura con “Non dobbiamo perderci d’animo”, che riprende sia lo stile pacato e coinvolgente del precedente, sia l’intenzione letteraria di raccontare e raccontarsi: questo volta, però la cronaca in forma di diario lascia posto al racconto breve, scelta che paga senza dubbio di più.

In questo caso, infatti, la narrazione procede con maggiore omogeneità, trovando il suo punto di forza in quella che è la caratteristica più piacevole dello stile di Cortese: la capacità di rievocare, di parlare per immagini che passano dal bianco e nero al colore; di mettere a raffronto passato e presente, legandoli insieme attraverso il filo dei ricordi..

A differenza del romanzo d’esordio, in questo caso la mano dell’autore è più sicura, pur senza rinunciare all’evidente entusiasmo che aveva caratterizzato il lavoro precedente. Ancora, Cortese racconta l’Italia “in scala”; l’aspetto più apprezzabile è però il sentimento nostalgico di rievocazione che emerge, frammenti di un’Italia di ieri e di oggi che si danno senso a vicenda.

Il leitmotiv portante è illustrato a chiare lettere nel titolo: non perdersi d’animo, non perdere la speranza, non arrendersi davanti alla difficoltà di cambiare le cose. E, poiché parliamo di Italia, si tratta di un richiamo, oltre che umano, anche culturale: il rimando a uno spirito d’altri tempi forse sopito, ma in attesa di risvegliarsi.

Come già detto, la scelta della struttura del racconto giova all’opera, dando maggiore senso e riscontro alle intenzioni letterarie; un’antologia di scritti brevi è un porto di partenza più sicuro, dal quale prendere il largo per cimentarsi, in futuro, in qualcosa di più strutturato. È insomma giunto il momento di “lanciarsi” nel romanzo: lo stile c’è, la passione anche.


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