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Manlio Santanelli Racconti mancini Guida, Napoli, 2007 |
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“Racconti mancini” è l’esordio in narrativa di Manlio Santanelli, autore teatrale di lunga esperienza; la sua dimestichezza con la parola scritta emerge chiara dall’antologia, rendendo quest’ultima, più che un’opera d’esordio, la conferma di uno stile già maturato. Santanelli, insomma, ci sa proprio fare. La costruzione dei racconti brevi e la loro strutturazione denotano una grande padronanza del mezzo, accompagnata da una profonda sensibilità e da un gioco di generi e maschere che convergono nel surreale, pirandelliano se vogliamo, senza che questo sia mai forzato o fuori luogo; il dramma che c’è dietro ogni storia è perfettamente palpabile allorché l’autore lo nasconde dietro un sorriso, dietro un umorismo amaro di rara bellezza. La profondità di sguardi e allegorie che ne consegue fa la particolarità di “Racconti mancini” e la sua ricchezza, mai scontata, mai facile o imprudente, perché la mano che c’è dietro è doppiamente consapevole. Come accennato sopra, lo stile narrativo eredita dal teatro la complessità del lessico e dell’ipotassi e rende la lettura fruibile su più livelli funzionali; la struttura scelta dall’autore (il racconto breve, di per sé non facile) si sposa benissimo con la sua organizzazione stilistica, e non solo: capita spesso di leggere antologie di dubbia omogeneità, ma “Racconti mancini” riesce in un compito notevole, quello di rendere ogni racconto l’ideale capitolo di un discorso più ampio che li racchiude tutti, come tessere di un mosaico. Buon merito alla casa editrice Guida per aver dato voce su carta a questo autore, che certamente ha molto da insegnare a chi si è cimentato nelle prime esperienze con la narrativa. Santanelli è un esempio di come si può domare la scrittura senza mai lasciarsi travolgere, di come si può decostruire la realtà per tirarne fuori qualcosa di originale, di come la profondità abbia bisogno del giusto estro e complessità per emergere davvero. |
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