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Piccoli Proust crescono :-P

È incredibile quanti scrittori esordienti perdano le staffe quando gli vengono chieste simili inezie, o di eliminare dal libro un personaggio. A volte piantano stizziti il loro agente, o tolgono il manoscritto all’editore. Spesso poi devono tornare insietro con la coda tra le gambe. La vita di uno scrittore è assolutamente zeppa di momenti in cui è lecito mostrare dell’orgoglio, momenti molto più significativi e importanti di questi.”

Patricia Highsmith, Come si scrive un giallo, Minimum Fax

Io sono assolutamente d’accordo con questa citazione. L’ambiente letterario, soprattutto quello degli esordienti (molti non hanno ben chiaro che l’industria editoriale è un’INDUSTRIA) pullula di giovani Proust che non sopportano la minima critica a quello che scrivono, figuriamoci un editing!

Come abbiamo avuto modo constatare sulla nostra pelle, c’è anche gente già pubblicata che non tollera di essere messa in discussione. Io direi che avere un po’ di superbia è fisiologico, ma controproducente. Per scrivere bisogna ASSOLUTAMENTE leggere, ricorreggere, FAR ricorreggere, nello stesso modo in cui la letteratura è tale solo quando viene letta.

Anche per questo consiglio a tutti la lettura del piccolo saggio della Highsmith dal quale ho tratto questa citazione: a parte che si legge che è un piacere, è davvero istruttivo e fa venire voglia di sbagliare, per avere occasione di imparare sempre di più. Ciao!

G.

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9 Replies to “Piccoli Proust crescono :-P”

  1. zorrokamikaze ha detto:

    “fa venire voglia di sbagliare, per avere occasione di imparare sempre di più”…praticamente, la storia della mia vita da “scrittore”!

    A me piace che la gente valuti soprattutto negativamente i miei lavori…così so che strada prendere.

  2. nadia85 ha detto:

    Ciao!

    Anch’io sono d’accordo con le cose che dice Patricia Highsmith; nessuno scrittore può ambire a nulla se si impunta su questioni stupide come opporsi alle revisioni. La mia professoressa mi diceva sempre che un romanzo lo crea una sola persona, ma lo scrivono più mani, perché un solo paio di occhi non è sufficiente per vedere tutto quello che non va. Quindi un autore deve sapersi fidare di chi viene incaricato di revisionare il suo lavoro, anche perché, nella maggior parte dei casi, è qualcuno che conosce il mestiere meglio di lui. Io sono stata fortunata perché la mia professoressa mi ha insegnato molte cose sulla scrittura, ma non tutti hanno avuto una guida e questo li porta a non capire cose del genere, che in realtà sono molto semplici e sensate.

    Ciao e un saluto!

  3. DaisyM ha detto:

    io sono d’accordo con nadia, in mezzo a tanta fuffa i prof bravi sono quelli che ti cambiano la vita.

    se un allievo trova qualcuno di cui fidarsi il beneficio sarà di entrambi, come quando uno scrittore trova un bravo editor, di cui si fidi.

    @ zorrokamikaze: sei veramente uno dei pochi che cercano un giudizio sincero, la maggior parte degli (pseudo)scrittori considerano l’editing un’americanata che offende l’arte (basta vedere i commenti che ne fanno sui siti di scrittura)… il che è sbagliato non solo storicamente (negli anni 30 e 40 abbiamo avuto dei grandissimi editor, solo che non li chiamavano ancora così) ma anche fattualmente, dato che il bravo editor, come il bravo critico, è al servizio dell’opera.

    studio83 rules! 😛

  4. cosentinonico ha detto:

    mah caro/a G che non ti firmi, non credo sia così semplicistico.

    credo invece che non sia solo orgoglio, ma vedere inermi un cambiamento in qualcosa di tuo, su cui c’hai sudato. magar un cambiamento che non ti piace nemmeno. allora cosa fare? dires emrpe di si?

    boh

  5. Studio83 ha detto:

    Nessuno è obbligato a dire sempre di sì. Così come nessuno è obbligato a pubblicare con una casa editrice.

    Intervenire su un manoscritto (soprattutto se parliamo di esordienti) non è un insulto all’autore e non vuol dire che la sua opera non sia meritevole: si tratta di una pratica normalissima dall’alba dei tempi. Del resto un autore esordiente non conosce mezzi e “trucchi” del mestiere, non sa come si possa perfezionare un manoscritto in vista della pubblicazione; se decide di pubblicare, quindi, deve sapersi affidare a chi conosce il mestiere meglio di lui. La casa editrice mette a disposizione un editor che, insieme all’autore, revisiona il manoscritto togliendo ciò che non va o aggiungendo quello che manca. Se l’autore non si trova d’accordo con i suggerimenti può semplicemente non firmare il contratto e rincunciare alla pubblicazione. Del resto, le case editrici non stanno lì per fare beneficenza: pubblicare significa investire, e la collaborazione deve esserci da entrambe le parti.

    Elena

    (ovviamente mi riferisco a case editrici serie, non a chi stampa 200 copie che l’autore è costretto a comprarsi e vendersi da solo. In quei casi l’editing non è richiesto, ma per altri – ovvi – motivi)

  6. Studio83 ha detto:

    ciao nico,

    oltre a sottoscrivere il commento di elena (siamo pur sempre della stessa pasta :-P) aggiungerei una cosa: come l’autore non è obbligato a pubblicare, così non è obbligato ad accettare tutto quello che gli editor decidono.

    l’editor deve correggere come crede, ma è giusto che lasci allo scrittore anche la libertà di decidere e – perchè no- di sbagliare, nei limiti della dignità letteraria e della congiuntura, ovvio.

    ad esempio, il tuo commento in mano a un editor di medio livello risulterebbe meno sgrammaticato e più leggibile, ma un editor di ALTO livello di certo lascerebbe al testo anche quell’aria un po’ “anarchica” che contraddistingue il tuo stile.

    è anche sacrosanto rosicare quando toccano le proprie cose, ma se il fine è migliorare e le critiche hanno lo stesso scopo, la cosa non potrà che giovare sia al testo che all’autore.

    …non mi firmo? e chi sei, l’ispettore delle tasse?

    G.

  7. utente anonimo ha detto:

    l’argomento è davvero spinoso.. sono d’accondo con G riguardo all’utilità e alla “nobiltà” dell’editing. Il problema è che non tutti partiamo dalle stesse premesse… Mi sembra che Nico dia molta importanza al momento espressivo ed individuale dello scrivere, mentre Elena e G riflettano anche riguardo alla fruizione dell’opera da parte di un possibile pubblico (si spera, no? 😀 )

    Insomma Nico 🙂 io apprezzo la tua spontaneità e la tua chiarezza, ma credo che più che esporre un pensiero tu abbia espresso un sentimento… Quella sensazione di tradimento quando qualcosa di “tuo!” rivela crudelmente la sua insopportabile autonomia!

    Se vuoi far conoscere le tue opere temo non potrai non farci spazio a noi lettori! E mentre ti farai stretto a casa tua, noi -guarda un pò- cambieremo anche quadri e mobili secondo la nostra personale sensibilità!

    Capisco che ti senta scomodo! 😉

    Un’opera ben fatta però è capace di gestire questa interazione, e di trasformare un’invasione barbarica in un rispettoso scambio creativo ed artistico..

    Io studio design e quando, per migliorarne le prestazioni, devo analizzare un oggetto non posso non cercare uno guardo più ampio del mio: quello delle altre persone, degli altri utenti. E’ un modo per capire la vita reale dell’oggetto e osservarla dall’esterno! In questo senso l’editing può essere inteso come un confronto, una collaborazione dell’autore con altre persone che possono proporsi come ipotetici “barbari invadenti” e trovare una soluzione testuale che li costringa ad essere innocui e mansueti coinquilini 🙂

    Questo -puoi capire- non può farlo lo scrittore stesso, ma uno sguardo lucido ed esterno.

    Alla fine chi l’ha detto che l’editing serve solo e semplicemente a correggere frasi sgrammaticate? Io lo vedrei più come uno strumento dell’autore per raggiungere l’obbiettivo di una comunicazione consapevole e forte nel momento della vera espropriazione del proprio scritto: l’interpretazione del pubblico.

    Meno la tua opera sarà coscientemente editata 🙂 più sarà debole e soggetta a VERI cambiamenti!! Poco importa che le parole e le virgole siano le stesse dei manoscritti dell’autore…

  8. utente anonimo ha detto:

    Ciao.

    Editor-editing-editor-editing-editor-editing.

    Scusate. A volte mi chiedo se gli editor che fanno editing, in realtà, piuttosto che essere persone dotate di sensibilità, che entrano “in punta di piedi” in un’opera scritta da un autore (+ bravo o – bravo in questa mia considerazione poco conta), piuttosto che fare attenzione a non “calpestare le aiuole”,

    esse non siano invece persone/strumento dell’era digitale, fredde ed automatiche, che sanno cosa fare, pronte a tagliare parti, frasi, personaggi e contesti. Stravolgendo anche i finali.

    Come se un’opera, bella o brutta che sia, non rappresenti in ogni suo aspetto, ma soprattutto nella sua interezza, la dimensione personale dello scrittore fatta di segni, simboli e significati. Che non sono poi così facilmente modificabili, eliminabili, pena la frammentazione/deformazione di una voce (quella dell’anima dell’autore).

    Mah.

  9. Studio83 ha detto:

    Vedi, a parte il fatto che l’editor è tutt’altro che un freddo parto dell’era digitale (su questo punto ti consiglio di informarti un po’ meglio), l’immagine del censore che taglia e cuce meccanicamente è del tutto lontana dalla realtà: il rapporto tra editor e autore si realizza piuttosto in una collaborazione reciproca, nella quale questa figura professionale è al servizio dell’opera e non di chissà quali oscure e fredde macchinazioni ai danni dello scrittore.

    Ti dirò piuttosto che tralasci, nel tuo intervento, un punto fondamentale: quali che siano i simboli, i significati e le emozioni dell’autore in merito alla sua “creazione”, al lettore non fregherà mai una beneamata fava, soprattutto nel momento in cui si renderà conto di aver speso tempo e soldi per leggere un cosiddetto “libro di merda”.

    Elena

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