menu

Libreria “il Vascello”

Sono stata, lo scorso sabato, all’inaugurazione della nuova libreria per bambini “il Vascello”, in via Casati 27 (Roma). In occasione dell’evento si è riunita una grande folla di adulti e piccini, che hanno partecipato alla presentazione e al successivo rinfresco.

Purtroppo non sono potuta restare molto a lungo (e ammetto che, al quindicesimo ragazzino che è venuto a rompersi il collo sulla mia tibia, mi sono allontanata a distanza di sicurezza), ma ho avuto il tempo di vedere l’interno del locale e non saprei come definirlo se non un amore!

La libreria è davvero graziosa, con tanto di piccolo soppalco destinato alle letture collettive dei bambini; benvengano iniziative intelligenti come questa, che forniscono ai più piccini uno spazio nel quale imparare ad apprezzare la lettura.

Insomma, appello ai genitori romani: se cercate un passatempo divertente ma istruttivo per i vostri pargoli, questa potrebbe essere un’ottima soluzione.

Elena

 

Condividi il post

3 Replies to “Libreria “il Vascello””

  1. Palestrione ha detto:

    Cara Elena, è davvero un peccato che ti sia scagliata contro la persona sbagliata. Non è me che devi attaccare, non è a me che devi dare dell’ignorante. Io cerco di difendere, anzi, la cultura, e cerco di attaccare tutto ciò che è mediocre.

    Poi mi accorgo che il tuo blog potrebbe davvero interessarmi, perché qui si parla di scrittori esordienti come me, dunque mi sento chiamato in causa come non mai.

    Ho risposto al commento che hai lasciato sul mio blog. Vorrei che fosse tutto chiaro, su ciò che ho detto nel post contro il Professore e nel mio commento. Forse tu hai frainteso il mio post o non l’hai letto con attenzione.

    Parli dei problemi dell’editoria italiana? Ne sono un esempio. Ho provato a pubblicare dei miei romanzi, l’anno scorso, ma i contratti che mi hanno offerto erano a pagamento. Quasi 5 mila euro la prima casa editrice, quasi 2 mila la seconda. Preoccupante. Come può un giovane scrittore disporre di tale somma?

    Queste sono case editrici che speculano su di noi. Noi giovani scrittori vogliamo pubblicare i nostri romanzi e loro ci propongono questi contratti inaccettabili, che rimpinguano solo le loro saccocce.

    Le case editrici medio-piccole sono solo degli “squali” e noi giovani scrittori siamo come tanti pesciolini che nuotano nel mare dell’editoria italiana.

    Il poeta del Neodecadentismo, re del silenzio.

  2. Studio83 ha detto:

    Ciao Palestrione!

    Ti ho risposto anche sul tuo blog; visto che ci sono, ti rinnovo che, malgrado l’apparenza, la mia intenzione non è di attaccarti o denigrare il tuo lavoro, ma semplicemente di instaurare un discorso costruttivo sull’argomento in questione (la penso in modo diametralmente opposto al tuo e questo potrebbe fare sembrare le mie parole un attacco gratuito, quindi ripeto che non è mia intenzione 🙂 )

    Come ti ho detto anche lì, credo che sia un po’ semplicistico scagliarsi contro Moccia e il Grande Fratello, perché elevarsi culturalmente significa fare propri nuovi strumenti e conoscenze e non limitarsi attaccare la cultura pop tout court.

    Comunque sia, ho letto nella tua biografia che hai ricevuto offerte di pubblicazione a pagamento; purtroppo questo genere di case editrici fioccano come i funghi e quelle che offrono un servizio editoriale decente sono pochissime.

    Purtroppo non tutti gli autori hanno l’intelligenza di dire di no, e cedono alle lusinghe pur di pubblicare. Il risultato è che le case editrici a pagamento sono triplicate, e con esse si è riversata nel mondo una quantità impressionante di libri immondi.

    Insomma, credo che tu abbia fatto benissimo a rifiutare il contratto; con perseveranza e volontà di crescere, prima o poi uno scrittore meritevole troverà una casa editrice vera e propria disposta a pubblicarlo.

    Elena

  3. Palestrione ha detto:

    Va bene, Elena, è tutto chiarito. Tu la pensi in maniera opposta a come la penso io: va bene, non posso mica costringerti ad avere le mie stesse idee.

    Chiudiamo l’argomento Canfora, dai, tanto abbiamo capito che la pensiamo diversamente!

    Penso ad ogni modo che qualcosa in comune ce l’abbiamo sicuramente, tipo l’odio per la mediocrità. In effetti è facile, come hai giustamente osservato, sparare a zero su Moccia e sul Grande Fratello (forse hai letto il “Manifesto del Neodecadentismo”), ma se “sfogli” qua e là il mio blog ti accorgerai che attacco anche il resto dell’immondizia culturale che ci propone la televisione. Troppo facile? Ti assicuro che alcuni miei post hanno suscitato parecchie polemiche (soprattutto uno sul cinema italiano). Poi, certamente, sono questioni prettamente soggettive.

    Ad ogni modo, se avessi davvero potuto studiare al liceo classico, l’avrei fatto sul serio. Purtroppo ho pagato caro la mia stupidità quando avevo 14 anni: non volevo nemmeno continuare ad andare a scuola. Mi trasferii da Padova (dove sono nato e cresciuto) a Bisceglie, in provincia di Bari, paese di origine dei miei genitori, dove trascorrevo di solito solo le vacanze di Natale, l’estate e Pasqua. Spaesato, senza alcun obiettivo, mi iscrissi, ahimè, al Tecnico Commerciale, che mi avrebbe garantito un diploma in grado di darmi qualche opportunità in più nel mondo del lavoro. Nel ’99, per puro caso, scrissi il mio primo romanzo, a soli quindici anni. Poi con il passare degli anni incominciai a capire che odiavo il diritto, finanze, ragioneria, matematica e tecnica. Non ebbi il coraggio di passare al liceo classico: l’impatto sarebbe stato duro e per uno come me che alle superiori non ha mai studiato tanto sarebbe stato davvero durissimo. Dunque mi diplomai nel 2002 e decisi di iscrivermi all’università. Inizialmente intendevo iscrivermi a scienze della comunicazione, perché volevo studiare giornalismo, ma poi optai per lettere. I primi tempi furono duri, ma con il passare degli anni (e l’esame di latino ne è stata la dimostrazione) essermi diplomato al Tecnico non mi pesa più. Non conosco benissimo il latino (ho delle conoscenze basilari, però) e non conosco affatto il greco. Se potessi, lo studierei. Ma la vita dello studente universitario è molto dura e non c’è tempo per studiare la lingua greca, tra l’altro senza l’aiuto di nessuno. Con il latino mi sono sforzato, perché avevo un esame importante. E’ stata durissima, ma da solo, senza l’aiuto di nessuno, senza andare a ripetizioni (sì, ci ero andato, ma nel 2004: l’esame l’ho dato nel 2007) ho studiato la grammatica e ho tradotto versioni di Cicerone, Virgilio, Catullo, Properzio, Orazio e infine Plauto, su cui verteva il modulo monografico.

    Ce l’ho fatta perché sono stato forte. Per ulteriori dettagli ti rimando al post “Nulla è utopia – parte I e II”, che trovi nelle prime pagine del blog.

    Detto ciò, chiudiamo davvero il discorso Canfora. L’importante è aver chiarito.

    Ci saranno altri argomenti su cui polemizzare.

    Il poeta del Neodecadentismo, re del silenzio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *