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Editori in fiera – Stampalternativa (II)

È online la seconda parte dell’intervista a Marcello Baraghini, fondatore e direttore editoriale di Stampalternativa. In questa seconda tranche, Baraghini spende qualche parola in più sui Bianciardini, dei quali tornerò ad occuparmi nei prossimi giorni, esplicita la sua idea di editoria – impegno, dissidenza, provocazione, qualità – e attacca chi, tra scrittori ed editori, ha fatto del disimpegno e del manierismo una bandiera fin troppo facile da far svolazzare.

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Inoltre, Baraghini ci dà un breve esempio del lavoro in una casa editrice, e spezza una lancia in favore di una figura molto sottovalutata, se non rifiutata: quella dell’editor.

A fronte di molti scrittori che sento berciare contro chiunque tocchi i capolavori usciti con uno zompo dalla loro testolina alla maniera di Atena, c’è  qualcuno che afferma l’esatto contrario: è un editore competente, impegnato, un editore che ha contribuito tantissimo alla storia culturale del nostro paese – sebbene di diversi orientamenti politici, mi sento di accostare Baraghini alla figura di Enrico Dall’Oglio, fondatore ed editore della Corbaccio degli anni ’30,  un monumento culturale completamente ignorato e misconosciuto.
Bene, Baraghini definisce chiaramente il testo manoscritto "una pietra grezza", che va lavorata da più figure, la più importante delle quali è l’editor.

Quella a Baraghini è un’intervista che consiglio a tutti di vedere; in particolare, a quegli scrittori esordienti che ci hanno contattate, prontissimi a farsi recensire gratuitamente i romanzi (e aspettandosi solo applausi sperticati, nonostante mettiamo sempre in chiaro il senso del nostro lavoro), ma che si sono dati alla macchia di fronte alla possibilità di un lavoro serio e approfondito sui loro testi, che abbiamo la presunzione li possa in qualche modo migliorare, anche solo per il fatto di riflettere sul proprio stile.

Prendendo a pretesto le parole di Baraghini, dunque, lo ripeto: ambite a essere pubblicati? Fate bene a provarci, se credete in voi stessi. Prima di spedire a destra e a manca, però, provate a mettere in discussione le vostre creature, e prima di andare incontro a figure barbine pagando per una pubblicazione immeritata (ho letto cose che voi umani…) provate a investire UN DECIMO di quei soldi in un lavoro più faticoso, più complesso, più coraggioso, più doloroso, e solo per questo più utile.

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2 Replies to “Editori in fiera – Stampalternativa (II)”

  1. Palestrione ha detto:

    Eh, lo so bene che gli editori chiedono contributi, che diamine!

    A me non chiesero nemmeno se avessi fatto visionare i miei romanzi da un editor. Dissero che solo in un secondo momento si sarebbero occupati dell’editing del testo.

    Tra l’altro io apprezzo tantissimo il lavoro dell’editor. Addirittura è una mansione che non scarterei, se non dovessi trovare un altro lavoro, poiché credo di saper prestare la giusta attenzione ad un testo. Una volta feci un test di correttore di bozze e risultai tra i migliori, lasciando solamente due errori. In fondo, i miei romanzi li leggo e li rileggo perché so che qualcosa mi sfugge sempre. Ci vuole molta concentrazione. L’occhio deve soffermarsi su ogni parola.

    Il poeta del Neodecadentismo, re del silenzio.

  2. elenaS83 ha detto:

    Beh, se consideri che la maggior parte degli autori si fa il sangue acido appena sente parlare di editing, il fatto che tu ti sia preoccupato di non averne uno denota grande maturità!

    🙂

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