menu

Ipse Dixit – Bibliografia

Per la citazione di oggi mi ricollego a un post di booksweb, riguardante la vecchia arte di fabbricare manualmente i libri. Prima che la stampa a caratteri mobili prendesse piede, e che gli artigiani fossero soppiantati dagli stampatori, la fabbricazione manuale era l’unica tecnica a disposizione per la creazione dei libri, che perciò erano merce pregiata…. e oggi i libri fatti a mano tonrnano a esere oggetti di valore, proprio in virtù della scomparsa quasi totale dell’artigianato, che rende l’unicità qualcosa di rarissimo.

Donald McKenzie è uno studioso di bibliografia, e nei suoi saggi indaga sulle prime stampe, sui frontespizi e sul lavoro delle botteghe di stampatori. Noioso? Io l’ho trovato interessantissimo. Sentite qui:

Per Mckenzie le attività strettamente congiunte della bibliografia e della storia de libro sono a buon diritto, tra tutte le attività di ricerca, quelle più ricche in senso umanistico, perché lo studio dei libri e di chi li ha prodotti porta necessariamente a occuparsi di comunità di compositori e stampatori, librai e fonditori, venditori ambulanti e autori, mecenati e cartai. Il contatto con editori, scrittori e  artigiani del passato e la consapevolezza dei processi creativi connessi richiedono da parte nostra umile rispetto e umana considerazione per i nostri predecessori che, come noi, hanno dedicato tutta la vita ai libri.

Michael F.Suarez, “Testimonianza allargata”, in Donald McKenzie, “Stampatori della mente”

Condividi il post

3 Replies to “Ipse Dixit – Bibliografia”

  1. latendarossa ha detto:

    I libri come persone, cioè individui, unici e irripetibili. Mi piace come idea 🙂

  2. zop ha detto:

    affascinanti sono anche i sistemi manoscritti che precedono il libro, i rotoli per intenderci. raramente si considera che un libro è una macchina: con dei fogli che ruotano intorno a un perno che consente di voltare le pagine numerate, con le note, con gli indici… la macchina rotolo era più semplice: lo srotolamento avveniva attorno a un perno di legno o di avorio. I rotoli di Exultet, per esempio, nel medioevo, servivano per celebrare la pasqua ed erano degli eventi multimediali: il diacono leggeva e cantava il testo (canti gregoriani per lo più) mentre sul retro del rotolo, esposte alla vosta dei fedeli c’erano delle illustrazioni “sincronizzate” con il testo che ne raffiguravano le scene. Una cerimonia multimediale insomma. E in fondo a proposito di multimedia, le pagine web di oggi (e i blog, ad esempio) sono più simili a rotoli che scorrono che non a libri.

    zop

  3. giuliaS83 ha detto:

    @ latendarossa – Sì, è affascinante pensare all’unicità dei manufatti umani, anche dei libri, che una volta era qualcosa di comune, prima dell’avvento della cosiddetta “era della riproducibilità tecnica”. Ora libri, immagini e in genere le opere d’arte sono accessibili a tutti, ma hanno perso quella che banjamin chiama “aura”, il fascino al quale ti riferisci anche tu. A presto!

    @ zop: ciao! È vero, il libro è una macchina ,e lo è anche l’alfabeto, se ci basiamo sulla definizione di “macchina” che dà Marshall McLuhan: qualsiasi strumento che “estenda” un senso o una facoltà umana. Tu che sei un grande esperto di multimedialità (nonché guru alla McLuhan) che aspetti a regelarci un bell’articolone critico??? ciaoooo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *