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Esordienti da spennare

Online sul nostro sito la recensione a “Esordienti da spennare”, la piccola inchiesta della Ognibene sul cosiddetto “sottobosco” delle case editrici a pagamento.

Il racconto della Ognibene avvince il lettore, in particolare il lettore-scrittore, e ha un bel punto di forza: non teme di fare nomi, anzi riporta titoli e conversazioni, lettere e risposte, ottenendo il doppio risultato di elaborare un discorso sensato sull’argomento e di tracciare una serie di “casi di controllo” di editori dai ben dubbi scopi.

Leggi la recensione

Anni fa, balda minorenne, partecipai al concorso letterario “L’Autore” indetto dalla casa editrice Firenze Libri (quello pubblicizzato ogni anno con un box in prima pagina di “Repubblica”). Dopo qualche mese, mi arrivò la notizia che, pur non avendo vinto, ero stata “selezionata” e ritenuta idonea per la pubblicazione. A una mia chiamata, spuntò fuori la richiesta di contributo, che rifiutai. A onor del vero, va detto che la Firenze Libri si dimostrò molto attenta verso i miei manoscritti: mi chiese dei soldi per rimandarmeli indietro, perchè “è un peccato farli finire al macero”. Poveriiini…

Mi mandarono anche due o tre libri, come previsto per i partecipanti al concorso. Uno era il romanzo vincitore, un altro era “Avalon: l’agenda dello scrittore” di Giorgio Maremmi, un libretto che la Ognibene in “Esordienti da spennare” cita spesso come classico esempio di malafede delle case editrici a pagamento.
In effetti, “Avalon” è infarcito di improperi contro gli editori tradizionali, troppo chiusi nei confronti dei nuovo autori non inseriti in un “giro” preciso, e canta le lodi di chi si sobbarca l’onere di stampare i promettenti virgulti e accettare i loro soldi a titolo di gratitudine. Nonostante questo aspetto, però, “Avalon” è stata comunque una lettura interessante: perciò lo recensiremo a breve. Buona lettura!

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16 Replies to “Esordienti da spennare”

  1. Gamberetta ha detto:

    Penso che chi si rivolge alle case editrici a pagamento perché davvero sprovveduto sia una minoranza. C’è sicuramente chi crede sul serio che non si possa pubblicare in altro modo da esordienti, chi crede che il print-on-demand sia una cosa che si mangia e Internet una marca di aspirapolvere, ma secondo me non sono moltissimi e diminuiscono ogni giorno.

    Chi si rivolge a certe case editrici sa quel che fa, ma non gliene importa più di tanto. In realtà non compra neanche tanto la stampa di un libro, compra i complimenti. Paga 3000 euro per sentirsi dire da un esperto del settore, da un editore, che è il più talentuoso romanziere italiano dopo Manzoni. Paga per poter ripetere tale idiozia a se stesso e agli altri.

    Non credo sia un meccanismo molto diverso da quello che regola gli scambi di complimenti sui forum degli aspiranti scrittori. Si fanno i complimenti al prossimo per riceverli. E anche se si sa benissimo che tali complimenti sono falsi, perché sono stati “comprati” con altri elogi, a quanto pare il piacere rimane.

    Sono sincera, io invidio chi riesce a illudersi in questa maniera. È un po’ come la religione: segui pochi semplici precetti e vivrai per sempre in Paradiso! Non è meraviglioso?! Paghi 3000 euro e diventi di botto un genio letterario! Se uno riesce ad autoconvincersi sono soldi ben spesi!

    Alcune volte penso che un disprezzo automatico per chiunque sia coinvolto (editori a pagamento e chi lavora per loro, autori che pagano, ecc.) possa servire, ma altre volte mi chiedo se invece non sia più giusto lasciare ognuno alle proprie illusioni. In fondo l’editoria a pagamento non è che incida più di tanto sull’editoria “vera”. I libri non raggiungono le librerie, non vengono pubblicizzati sui giornali, sono solo rumore di fondo, non danno fastidio a nessuno e donano felicità ai fessi. Contenti loro…

  2. utente anonimo ha detto:

    sottoscrivo il commento di gamberetta e del resto è sempre stato il mio pensiero: l’editoria a pagamento non è per niente editoria. Ma credo che la brava pescatrice sottovaluti il fenomeno. Che la vanity press abbia raggiunto dimensioni considerevoli è dimostrato paradossalmente dallo svilupparsi di un’industria parallela (e già l’editoria a pagamento è parallela all’editoria vera), ovvero quella degli anti-editori a pagamento. Si pubblicano libri e trattati contro gli editori a pagamento che raggiungono buone tirature e, da ultimo, studio83 preannuncia servizi (a pagamento) di difesa contrattuale contro gli editori a pagamento. Non possiamo quindi negare – e la cosa mi dispiace perchè anch’io vorrei punire tali tangheri di editori a pagamento con l’assoluta indifferenza di Giove Capitolono- che l’argomento resti interessante e sanguigno.

  3. utente anonimo ha detto:

    ehm, volevo dire Capitolino…

  4. elenaS83 ha detto:

    Ciao Utente Anonimo!

    Quello che sostieni non è illogico, quindi il tuo punto di vista è comprensibile; però, se ci pensi bene, affermare che l’anti-editoria a pagamento trae profitto da ciò che “combatte” è come dire che i dentisti traggono profitto dai denti malati, che gli spazzini lucrano sull’immondizia o che i medici fanno i soldi sui malanni altrui. Non è illogico, ma non credo neppure che sia così consequenziale.

    Riguardo noi in particolare, fatta eccezione per alcune inziative gratuite, non abbiamo mai fatto mistero di fornire servizi a pagamento: siamo un’associazione culturale, non una onlus di beneficenza.

    Riguardo al fatto che non ti sei voluto firmare, invece, ricorda che è facile sbucare dal nulla e puntare il dito; non dico di mettere nome e cognome (noi lo facciamo!), ma almeno un nick, altrimenti come voce si è un po’ troppo evanescenti, e a quel punto anche la credibilità va a perderci parecchio.

    🙂

  5. utente anonimo ha detto:

    ehi elena, calma, calma, ho scordato di mettere il nome, ma ho lasciato altri post e credevo si capisse. Certo che tu e giulia siete proprio avvelenate con gli anonimi, che vi hanno fatto? E tutta la letteratura anonima allora? e L’anonima banda Bassotti, come la mettiamo?

    Quanto al puntare il dito, ricorda cosa diceva Trumbo in Johnny got the gun: puntate il dito voi editori a pagamento, noi punteremo i nostri fucili.

    Parlando dei professionisti dell’antieditoria il pensiero correva a Sciascia e alla critica dei professionisti dell’antimafia (fatte le debitissime proporzioni).

    A costo di dire cose sgradevoli (ma non vi faccio il torto di considerarvi autocompiacenti), non mi piacciono gli editori a pagamento e non mi piacciono i professionisti dell’antieditoria.

    Tu dirai: problemi tuoi ed io: non arrivo certo a farmene un problema.

    Una cosa non capisco e te lo dico in simpatia, credimi.

    Capisco che stiate mettendo su un’organizzazione e che cerchiate anche un minimo di ritorno economico.

    Ma con tutta la simpatia, ma cosa centrano i servizi a pagamento con l’associazione culturale? a parte le agevolazioni fiscali.

    firmato roberto anonimo

  6. giuliaS83 ha detto:

    Ciao Roberto! Anch’io ti dico una cosa (non dico “in simpatia”, perché mi sa un po’ troppo di Pulcinella): mi sembra un po’ strano che vieni a sollevare una questione di cui abbiamo già parlato via mail, nel qual caso ti eri mostrato soddisfatto della risposta che ti avevo dato.

    Nessun problema, te la riscrivo: come dice Elena, “associazione culturale” non significa “per la gloria”, ma semplicemente che non persegue finalità di lucro.

    Questo non significa che non possa espletare attività commerciali, che vengono regolarmente TASSATE, o che non debba richiedere dei rimborsi spese per attività che rientrano nel proprio statuto, come avviene nel nostro caso. Puoi fartelo confermare da un commercialista, o da un avvocato, o da un’altra qualsiasi associazione culturale, basta che non me lo fai ripetere di nuovo.

    Poi tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il”, e spesso non percepiamo nemmeno rimborsi spese.

    Le entrate in generale sono pochissime a paragone del tempo e delle energie impiegate… questo anche perché molti scrittori ritengono che solo il loro lavoro vada premiato, e non quello altrui, e che solo gli altri, editori, lettori, critici, debbano investire, mai loro stessi.

    È un problema comune nel mondo artistico, piuttosto chiuso e autoreferenziale… è facile farsene scoraggiare. Per ora noi cerchiamo di fare il possibile per andare avanti con le nostre forze, di mantenerci indipendenti e di fare tesoro di coloro con i quali si può avere uno scambio sincero e proficuo, e qui non parlo solo di soldi.

    ciao

  7. elenaS83 ha detto:

    …aridaje co’ ‘sto Vichingo!

    Roberto, ASSOCIAZIONE CULTURALE non vuol dire “gruppo di mecenati che si radunano in circolo a discutere di belle arti”. Non significa nemmeno “beneficenza”.

    Un’associazione culturale non persegue finalità di lucro perché non è un’azienda, ma può per legge – come ha già detto Giulia – espletare attività commerciali. Hai idea di quanti ristoranti siano “associazione culturale”? Quanti corsi di teatro, canto, pittura, puntocroce?

    Abbiamo attività commerciali e un regolare registro contabile, nonché un commercialista e tutto ciò che richiede il caso.

    Poi per nostra scelta svolgiamo gratuitamente determinate attività, come le recensioni alle opere prime.

    Comunque, se volevi un chiarimento pubblico potevi domandare direttamente qui sul blog, invece di fartelo spiegare da Giulia per e-mail e poi venire qua a fare la stessa identica domanda.

  8. utente anonimo ha detto:

    E brava Elly, così mi piaci 🙂

    Alco

  9. utente anonimo ha detto:

    sapere il mio nome serviva a darmi del vichingo? Se proprio ne accendete una, passatela sta canna, che mi faccio un tiro anch’io.

    1. Non ho mai detto che siete evatrici fiscali. Ma non credo abbiate un avvocato e un commercialista, come dite. Nessuna associazione culturale ne ha, a meno che non siano in famiglia. costano troppo e c’è la diffusa convinzione che siano inutili.

    2. Non è perchè voi spiegate che gli altri dicono: ah, che illuminazione! Ipse dixit. Persino Gesù l’hanno messo in croce.

    3. Non capisco perchè, se ve la prendete con me, dovete attaccare anche Pulcinella. Pulcinella non ha mai detto: “con simpatia.”

    4. è vero che ci sono ristoranti che sono stati costituiti sotto forma di associazione culturale ma, sarà un caso, sarà la sfortuna, si mangia sempre malissimo.

    5. Non so perchè, ma quando cito Sciascia si incazzano tutti.

    6. Siete belle, brave e tutto quello che fate va bene, davvero non capisco come possa essere stato tanto meschino, ignorante, maleducato, cieco,immaturo e invidioso (si è sempre invidiosi) , avete persino per fan delle marche di tonno (ciao Aberto!). Ma non temete, mi punirò nel modo più inflessibile e d’ora in poi non solo non manifesterò, ma neppure mi permetterò di avere un’opinione differente. Prego utilizzare controllo telepatico per constatare che manterrò la parola.

    A questo punto mi sorge solo un dubbio: mi devo firmare o si capisce che sono quello di prima?

  10. elenaS83 ha detto:

    Ciao Alco!! 😀

    @Roberto

    0) “Aridaje co’ ‘sto Vichingo” è una citazione storica da “Acqua e sapone” di Verdone

    1) il commercialista costicchia ma ce la caviamo; è non è inutile, visto che non siamo onniscenti

    2) nessuno pretendeva l’illuminazione; però se tu mi fai una domanda in privato, io ti rispondo e poi vieni a rifarmela in pubblico, o sei sordo o sei paraculo

    3) non si sevizia un Pulcinella [per cronaca, seconda citazione cinematografica, ndr]

    4) ti consiglio un ristorante greco (associazione culturale) a Prati Fiscali dove ti sembrerà di essere alle falde del Monte Athos

    5) capita anche a me quando cito il Maestro Yoda

    6) sì, hai ragione, siamo belle

    Ciao!

  11. giuliaS83 ha detto:



    Roberto, durante i nostri scambi di mail e di commenti mi sono accorta che sei un forte lettore e un avido divoratore di bei film d’autore. Strano quindi che mi cadi sui detti popolari: Pulcinella (o Pulicinella, come tiene a dire una brava scrittrice che conosciamo) scherza e ride, e dice così quello che vuole dire senza esporsi più di tanto.

    Anche tu lo hai fatto (a quello mi riferivo nel tirare in causa la maschera), ma la tua reazione scomposta dimostra che la tua strategia va perfezionata.

    Riguardo al punto 1 : pensala come vuoi, perché dovrebbe interessarmi convincerti?

    Riguardo al punto 2 : non fare finta di non capire… quando ne abbiamo parlato per mail non hai dimostrato nessunissima perplessità alla mia spiegazione, che c’è, sei a scoppio ritardato? Spiacente per mister G., ma non mettere in croce NOI.

    Riguardo al punto 3 : l’ho spiegato più in alto. Tutto chiaro, sì? Se sì, non venirmene su tra un mese con la stessa domanda…

    Riguardo al punto 4 : secondo me è sfortuna. Fortuna è che nessuno ci obbliga a restare se il menu risulta indigesto.

    Riguardo al punto 5 : fammi il favore…

    Riguardo al punto 6 : grazie per i complimenti, che siamo belle ce lo dicono tutti… leggermente meno che siamo brave, e secondo alcuni non ne azzecchiamo una: ma l’hai detto tu, sono invidiosi!

    Detto questo, sfatiamo il mito che “l’opinione diversa” vada accolta con fiori e squilli di tromba e una fetta di culo su un piatto d’argento. L’opinione diversa comporta un confronto, magari anche una discussione accesa, e se non sei in grado di reggerli almeno non metterti a fare la vittima. Non attacca.

    E a proposito, al mondo non esiste solo Bergman… “te non sei della comitiva der Vichingo a Freggene”?

    XD

  12. giuliaS83 ha detto:



    Roberto, durante i nostri scambi di mail e di commenti mi sono accorta che sei un forte lettore e un avido divoratore di bei film d’autore. Strano quindi che mi cadi sui detti popolari: Pulcinella (o Pulicinella, come tiene a dire una brava scrittrice che conosciamo) scherza e ride, e dice così quello che vuole dire senza esporsi più di tanto.

    Anche tu lo hai fatto (a quello mi riferivo nel tirare in causa la maschera), ma la tua reazione scomposta dimostra che la tua strategia va perfezionata.

    Riguardo al punto 1 : pensala come vuoi, perché dovrebbe interessarmi convincerti?

    Riguardo al punto 2 : non fare finta di non capire… quando ne abbiamo parlato per mail non hai dimostrato nessunissima perplessità alla mia spiegazione, che c’è, sei a scoppio ritardato? Spiacente per mister G., ma non mettere in croce NOI.

    Riguardo al punto 3 : l’ho spiegato più in alto. Tutto chiaro, sì? Se sì, non venirmene su tra un mese con la stessa domanda…

    Riguardo al punto 4 : secondo me è sfortuna. Fortuna è che nessuno ci obbliga a restare se il menu risulta indigesto.

    Riguardo al punto 5 : fammi il favore…

    Riguardo al punto 6 : grazie per i complimenti, che siamo belle ce lo dicono tutti… leggermente meno che siamo brave, e secondo alcuni non ne azzecchiamo una: ma l’hai detto tu, sono invidiosi!

    Detto questo, sfatiamo il mito che “l’opinione diversa” vada accolta con fiori e squilli di tromba e una fetta di culo su un piatto d’argento. L’opinione diversa comporta un confronto, magari anche una discussione accesa, e se non sei in grado di reggerli almeno non metterti a fare la vittima. Non attacca.

    E a proposito, al mondo non esiste solo Bergman… “te non sei della comitiva der Vichingo a Freggene”?

    XD

  13. giuliaS83 ha detto:



    Roberto, durante i nostri scambi di mail e di commenti mi sono accorta che sei un forte lettore e un avido divoratore di bei film d’autore. Strano quindi che mi cadi sui detti popolari: Pulcinella (o Pulicinella, come tiene a dire una brava scrittrice che conosciamo) scherza e ride, e dice così quello che vuole dire senza esporsi più di tanto.

    Anche tu lo hai fatto (a quello mi riferivo nel tirare in causa la maschera), ma la tua reazione scomposta dimostra che la tua strategia va perfezionata.

    Riguardo al punto 1 : pensala come vuoi, perché dovrebbe interessarmi convincerti?

    Riguardo al punto 2 : non fare finta di non capire… quando ne abbiamo parlato per mail non hai dimostrato nessunissima perplessità alla mia spiegazione, che c’è, sei a scoppio ritardato? Spiacente per mister G., ma non mettere in croce NOI.

    Riguardo al punto 3 : l’ho spiegato più in alto. Tutto chiaro, sì? Se sì, non venirmene su tra un mese con la stessa domanda…

    Riguardo al punto 4 : secondo me è sfortuna. Fortuna è che nessuno ci obbliga a restare se il menu risulta indigesto.

    Riguardo al punto 5 : fammi il favore…

    Riguardo al punto 6 : grazie per i complimenti, che siamo belle ce lo dicono tutti… leggermente meno che siamo brave, e secondo alcuni non ne azzecchiamo una: ma l’hai detto tu, sono invidiosi!

    Detto questo, sfatiamo il mito che “l’opinione diversa” vada accolta con fiori e squilli di tromba e una fetta di culo su un piatto d’argento. L’opinione diversa comporta un confronto, magari anche una discussione accesa, e se non sei in grado di reggerli almeno non metterti a fare la vittima. Non attacca.

    E a proposito, al mondo non esiste solo Bergman… “te non sei della comitiva der Vichingo a Freggene”?

    XD

  14. utente anonimo ha detto:

    A cozze!! sn Francesca 🙂

    Ma qnt siete cattive!!!! Per fortuna che nn c’avete una lira e siete fissate coi libri, che se eravate dei cravattari era finita!!! hahaha lol

    Cmq davvero voi la gente la aggredite troppo! Uno lascia un commento la sera e spera di svegliarsi la mattina dopo! parete le mie colleghe di lavoro..watch out!!! 😀 byebye PS: abbiate pietà della mia opinione diversa :-))

  15. utente anonimo ha detto:

    care signorine,

    mentre non mi sembra di aver usato alcuna parola sgradevole, voi mi avete anche dato del sordo e/o paraculo, non solo ma secondo voi io farei la vittima e vi metterei in croce, sono anche a scoppio ritardato, ma non ve ne voglio male, ognuno ha il suo modo di esprimersi e si vede che voi vi esprimete così. Tutto questo per avere detto che le professioniste dell’antieditoria a pagamento in fondo non sono poi granchè meglio degli aborriti editori a pagamento.

    La vostra reazione spropositata e fuori dalle righe assomiglia proprio a quella di certi scrittori verso le critiche. si vede che gli editor non sono meno permalosi.

    A casa mia questa si chiama CODA DI PAGLIA.

    Il confronto mi piace, i toni meno.

    Sarò delicato, che ci volete fare.

    Ho provato a riportare il discorso su binari più pacati e invece sembra che il doppio fuoco di invettive sia aumentato.

    Spiace per il tempo perso ed il tempo che vi ho fatto perdere. Qualche lettore del blog si divertirà, che i litigi sono sempre divertenti. Altri lettori si faranno le proprie idee e agiranno di conseguenza. Ogni blog è un piccolo regno personale, ma nessuno qui è vs. suddito. Questo mi ricorda di quando da bambino ogni tanto se ne usciva qualcuno dicendo: il pallone è mio.

    Bè, io non gioco più. Il rispetto dovrebbe essere reciproco. Civilmente, vi auguro una buona serata e buona fortuna per il prosieguo. Che cancelliate questo messaggio o lo lasciate per dimostrare una vostra superiorità o altro, a questo punto purtroppo – e anche se non ci credete dico davvero: purtroppo – non fa differenza.

    roberto

  16. giuliaS83 ha detto:

    ciao Roberto,

    noi non cancelliamo nessun commento, quindi puoi stare tranquillo che la tua opinione, come quella di tutti, sarà rispettata.

    Mi dispiace che tu abbia preso così male la nostra ironia. In altra sede avevi affermato che eravamo troppo buone e che tu cercavi “cattiveria”, forse ti ho un po’ preso in giro anche per questo.

    Se sei rimasto male, mi scuso, non farò più del sarcasmo ai tuoi danni.

    Aggiungo una cosa, diciamo a mia difesa (ma se ti abbbiamo fatto restare così male ho poco da difendermi, comunque).

    Ti abbiamo dato del sordo e del paraculo, scherzosamente, per un preciso motivo.

    Ci siamo scritti delle belle mail, e lì tu hai sollevato il “problema” dell’associazione culturale, al quale ti ho risposto (anche nelle mie mail ho usato l’ironia, è vero che forse essere preso in giro pubbicamente è diverso, può essere più sgradevole, ma è un altro elemento che mi ha spinto a farlo anche qui, a quanto pare a torto). Tu hai incassato la mia risposta e ti sei dimostrato soddisfatto.

    Poi vieni qui e fai la stessa identica domanda, come se fosse la prima volta. In questo modo mi susciti il dubbio che la cosa sia montata ad arte. Il motivo, ma sono sempre mie illazioni personali, è forse il mio rifiuto alla tua proposta di farti da editor alle tue condizioni?

    Se sei rimasto male per il mio NO, mi dispiace, ma comportarti in questo modo un po’ capzioso non è il modo giusto per dimostrarlo.

    Mi dispiace dire queste cose sul blog, magari obietterai che avrei potuto scriverti, ma è meglio parlarsi pubblicamente e prendersi la responsabilità PIENA di quello che si dice, mi ci metto io per prima.

    Concludo dicendo che mi dispiace molto di averti maltrattato con la nostra ironia forse troppo tagliente. Se vorrai tornare qui ed esprimere la tua opinone, purché sincera e senza secondi fini, sarai il benvenuto, e noi cercheremo di essere un po’ meno permalose, promesso.

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