I Corvi e i Campi di Grano

Pubblico la recensione all’antologia di racconti Horror di Maria Galella, la scrittrice che ci ha contattate per “Esordiamo!”. L’opera ha alcuni punti di interesse, i racconti sono ben costruiti e le idee non mancano. Ho però individuato anche dei punti deboli, da ricondursi alla debolezza dello stile. Potrei dire, usando una metafora non so quanto azzeccata, che spesso il modo di raccontare è simile a un tratto ricalcato: fa il suo lavoro e non manca di rappresentare, ma manca completamente di personalità.

Maria Galella, I corvi e i campi di grano, Natrusso Communications, 2007, Noli (SV)


La scrittrice riesce a tenere l’interesse del lettore a un buon livello, non si è mai tentati di posare il libretto o interrompere un racconto a metà, un pregio da non sottovalutare di questi tempi… purtroppo.

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Faccio tanti auguri a Maria Galella, che ha buone esperienze alle spalle, di farne altrettante e anche di più – cosa che se seguirà i nostri consigli avverrà di sicuro ^_^ .

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8 Replies to “I Corvi e i Campi di Grano”

  1. utente anonimo ha detto:

    Buonasera.

    Innanzitutto, grazie per la gentile lettura e il puntuale parere, mi sarà molto utile per una futura revisione del mio lavoro.

    Un solo appunto, o motivazione, vorrei portare a mia giustificazione circa la questione dello “stile”.

    Vengo da una sperimentazione stilistica che ho portato avanti da circa 15 anni a questa parte e che ha visto, in passato, anche l’annullamento della punteggiatura e lo stravolgimento della sintassi allo scopo di una continua ricerca di altri mezzi espressivi; il mio più grande timore è sempre stato quello che le mie “prove tecniche” (come mi piace chiamarle) vengano prese per sciatteria stilistica (il che talvolta – ma per mia fortuna non sempre – accade). Che dire? Semplicemente, quando tale opinione è comune a più di un lettore, considero le mie opere come prove meno riuscite; comunque sia, anche un parere fuori dal coro può essermi utile alla mia continua, personale ricerca.

    Per quanto riguarda i casi di “frasi fatte” indicati, beh, alcuni particolari li ho notati io stessa rileggendomi, altri mi sembrano invece più forzati (quando, ad esempio, sono messi in bocca a un personaggio… in quel caso potrebbero essere verosimili, visto che sono appunto, eco di un “bagaglio” linguistico molto comune). La ripetitività di alcuni temi, invece, è voluta. Le chiamo “variazioni su tema”, mi è comunque utile sapere che possano essere un punto di debolezza, perchè la prossima volta eviterò di insistervi.

    Mi dispiace, invece, per il giudizio sulla “mancanza di personalità”, perché, per una persona che pratica scrittura creativa da quasi trent’anni, mi pare imperdonabile… e non credo di essere mai troppo severa con me stessa.

    A mia discolpa, però, preciso che questo volumetto non ha praticamente avuto un editing professionale (attraverso il quale sicuramente le debolezze sarebbero state eliminate) perchè è nato non per una divulgazione ad ampio raggio, ma solo in occasione di un evento culturale locale e, diciamo, amatoriale.

    RinnovandoVi i miei ringraziamenti per il tempo dedicatomi, Vi saluto con la speranza di riuscire prima o poi a migliorare i miei limiti. Quali che siano.

    m.g.

  2. utente anonimo ha detto:

    ps: mi scuso per aver scritto il mio commento un po’ frettolosamente!

    Grazie ancora dei Suoi preziosi consigli.

    m.g.

  3. giuliaS83 ha detto:

    Gentile Maria,

    grazie del suo commento e delle sue osservazioni precise e serene.

    Vorrei solo fare alcune puntualizzazioni, per rendere ancora più chiari alcuni aspetti su cui forse non ho indugiato più del dovuto.

    Per prima cosa, non ho considerato un fattore “meno” il ripetersi di alcuni temi, che di per sé può essere anche una stimolante serie di “variazioni”, come le ha chiamate. L’unica è che questa ripetitività “virtuosa” viene penalizzata da quella meno riuscita dello stile, inteso come lessico ma anche come tipo di costrutti.

    Per quanto riguarda l’editing: lei è una scrittrice con una buona padronanza linguistica e grammaticale (come sappiamo tutti, ormai nemmeno questo è scontato!!!), ma in effetti si intravede la mancanza di un occhio supplementare che vada a fare le dovute spigolature.

    Non ho insistito su questo aspetto perché è un elemento di secondo piano, tutto sommato, e anche perché in passato abbiamo ricevuto alcune critiche maliziose su un nostro supposto interesse nel raccomandare l’editing.

    Sono state accuse in chiara malafede, ma ci hanno ferite ugualmente e ci hanno portato alla decisione di sottolineare il bisogno dell’editing solo dove ci fosse un problema visibile e urgente.

    Comunque, complimenti per le sue parole e la sua forte spinta in positivo! Le auguro di continuare la sua ricerca, in fondo il bello del viaggio è la strada percorsa più che la meta in sé.

    A presto e buon lavoro.

  4. utente anonimo ha detto:

    La ringrazio davvero per le Sue osservazioni, perchésono certa che mi saranno utili a venire. Il fatto è che ho sempre rincorso, cercato e sperimentato per cercare di raggiungere uno “stile” essenziale, semplice, ma personale, anche attraverso la frammentazione sintattica; per questo l'”assenza di stile”, la banalità sottolineata, mi ha spinta a prenderla come una stroncatura. Questo significa per me andare a rivedere le mie ricerche in tal senso drasticamente. Di certo lo farò. Oppure sarà un’altra tappa spontanea del mio scrivere. Lo spero, almeno.

    Ancora grazie per l’opportunità!

  5. utente anonimo ha detto:

    In genere non mi piace lasciare commenti sui blog, ma quando leggo una stroncatura a un libro che ho apprezzato molto, mi sento quasi “giudicato” sui miei gusti e sulle mie capacità critiche. Dopo essermi scontrato con tanta mediocrità che c’è in giro, ho apprezzato questa raccolta proprio per il filo conduttore che legava i racconti, e per lo stile, nuovo, diverso, quasi sperimentale. L’uso di espressioni definite “banali e piatte perché abusate nella letteratura di genere” che significa? Che tutti quelli che le usano (e se sono abusate significa che le usano in tanti) sono banali? Se in un racconto trovo espressioni familiari, mi servono per sentirmi rassicurato navigando in un mare che conosco, mentre a volte trovo racconti nei quali vengono utilizzati termini astrusi al solo scopo di uscire dal banale, ma troppo spesso col risultato di spiazzare il lettore.

    Non mi sono sembrati racconti “imprecisi” o “non accurati”. Al contrario, li ho trovati estremamente elaborati, studiati a fondo. Ogni personaggio mi è sembrato un’anima a sé e non ho trovato tutta questa somiglianza fra i vari racconti. Non dico che un editing professionale non avrebbe potuto limare qualcosa, ma parlare di “stile alle prime armi” detto da chi dovrebbe essere abituata a leggere esordienti” mi è parso buffo, a mio giudizio, che leggo ogni anno 10/12 esordienti e raramente ho trovato tanto talento in un’opera prima.

    Che dire? Questione di gusti. O forse sono io che di letteratura non ci capisco nulla.

  6. giuliaS83 ha detto:

    Ciao!

    Avere opinioni diverse non implica che una delle due campane sia incompetente, tutt’altro.

    Con la mia recensione, intendevo dare un parere tecnico su un lavoro, il mio quindi non è un giudizio personale su chi scrive, tanto meno su chi legge e apprezza!

    È vero, leggo tanti esordienti e per questo esprimo la mia opinione supportandola con un po’ di esperienza, ciò non toglie che la si possa pensare in modo diverso dal mio portando prove o elementi concreti a sostegno delle proprie tesi e parlandone con serenità.

    Ho paura che tu abbia travisato un paio di mie frasi. Ad esempio, non ho detto che i racconti sono imprecisi, ma che le espressioni non rendono in modo accurato ciò che vanno a descrivere o di cui parlano.

    Inoltre, usare espressioni banali non significa essere banale, ma indulgere in qualcosa di poco originale, in frasi e parole che, come rassicurano qualcuno, così stancano qualcun altro.

    Io ho voluto sottolineare il secondo aspetto, primo perchè non mi sento rassicurata dalle ridondanze, secondo perché penso che un parere negativo, ma preciso e motivato, sia più utile a uno scrittore di uno positivo, ma vago.

    Con questo non intendo dire che il tuo parere sia vago, o sbagliato, o quant’altro, dico solo che il mio modo di lavorare va a toccare quello che in un opera può essere migliorato, messo in discussione, e non faccio mistero agli scrittori che si rivolgono a Studio83 (Maria Galella forse te lo confermerà) che da noi non avranno facili complimenti, tanto meno conferme o rassicurazioni. Lo scopo del nostro (tanto, sudato, rigoroso) lavoro non è questo.

    Ciao e grazie per aver detto la tua 🙂

  7. utente anonimo ha detto:

    Salve.

    Torno a intervenire per confermare agli eventuali lettori di passaggio e all'”anonimo” (di cui ho appreso l’identità – nessuno che mi conosca personalmente, permettetemi di precisare – e per questo sono ancora più lieta del suo parere positivo, sapendo della sua proverbiale severità di giudizio) che ho richiesto io, spontaneamente e consapevolmente, la gentile recensione di Studio 83, poiché m’interessa non poco conoscere i diversi pareri della critica. Ma questo credo che l’ “anonimo” lo sappia già, dal momento che egli stesso mi ha altrettanto cortesermente letta e recensita, in precedenza. Tuttavia, tengo a precisare, così come il suo intervento mi è di grande incoraggiamento, anche i consigli della sig.ra Giulia mi sono stati assai preziosi: tanto che, attualmente,mi sto muovendo proprio nel senso di un ritorno a una narrativa più tradizionale, dai costrutti meno estremi e strutturalmente più complessi. Questo proprio perché la recensione mi ha permesso di guardare alle mie preferenze letterarie con occhio più distaccato, e, ancora, di meglio comprendere che il mio prediletto minimalismo potrebbe non piacere a tutti, o addirittura essere considerato, dal lettore che non mi conosce come persona e come autrice, più che una scelta letteraria voluta, una “carenza”. Perché se è vero che, avendo io alle spalle rigorosissimi studi classici e letterari, non è in realtà la capacità di usare un linguaggio forbito ciò che mi manca, è anche vero che il lettore questo non può saperlo; per cui, se il mio scopo è la migliore fruibilità del mio lavoro, sarebbe forse più opportuno, da parte mia, venire incontro alle esigenze dell’eventuale pubblico limitando la sperimentazione al necessario.

    In questo senso, lo ribadisco, i consigli che ho qui avuto mi sono stati utilissimi e di questo non posso che ringraziare, ancora una volta, Studio 83 per l’opportunità concessami.

    Un saluto!

    m.g.

  8. giuliaS83 ha detto:

    Grazie Maria per le sue parole!

    Sono contenta di essere stata utile, e apprezzo molto lo slancio e la positività che dimostra.

    Buon lavoro e a presto!

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