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Sul filo del rasoio

Buone notizie, anzi ottime. Sul blog Riaprireilfuoco, Bianciardi pubblica l’esito di una causa intentata a lui e ai suoi colleghi da parte della casa editrice “Il Filo”. Il Tribunale Civile di Bologna ha dato torto a “Il Filo”, che non è riuscita a dimostrare la falsità delle affermazioni rivolte nei suoi confronti.

Penso che questa sia una sentenza significativa, e spero davvero che possa essere, da ora in poi, un valido precedente da opporre alla prepotenza di certe minacce.

Non vi sembra ridicolo che in certi forum sia vietato fare i nomi delle case editrici, per non incorrere in querele? E che tutto questo sia avvenuto per tacitare le denunce e le lamentele di scrittori che riferivano ai colleghi le loro delusioni e gli imbrogli in cui erano incappati? Non è squallido che, subita una fregatura, non la si possa nemmeno raccontare? Proprio chi ci ha turlupinati alza anche la voce, e non con noi, ma con i moderatori e i provider che troppo spesso scelgono la strada più comoda e meno accidentata per evitare i conflitti.

Questa sentenza è chiara, potete leggerla dal blog di Bianciardi, e per comodità ecco il link diretto. Leggiamola e commentiamola insieme.

Vengono riferite in primo luogo le lamentele de “Il Filo”: “veniva accusata di essere un ‘editore a pagamento’ (…) ben 11 posts si distinguevano  per la loro volgarità espressiva  (…)”. “Ravvisando il pericolo  di un danno  grave ed irreparabile alla propria immagine e reputazione” , “Il Filo” pretende che vengano rimossi da Riaprireilfuoco i post e i commenti incriminati, e non solo: chiede di levare di mezzo tutti i testi che parlino di lei, e di “astenersi dal far ulteriormente circolare (…) scritti aventi ad oggetto la sua attività commerciale.” Nient’altro?

Bianciardi controbatte specificando lo statuto del webmaster, nel caso particolare del blogger: non è un direttore responsabile, non ha né il potere, né il dovere di esercitare un controllo. L’unica eccezione sta nel moderare i commenti diffamatori, non certo quelli che operano il  “legittimo esercizio del diritto di critica“.

La sentenza respinge le richieste de “Il Filo”: “sul punto è sufficiente osservare che il provvedimento richiesto, in quanto volto a realizzare anche una forma di censura preventiva, comporterebbe l’inammissibile violazione del diritto di libera manifestazione del pensiero“. Più avanti si specificano le caratteristiche del diritto di critica: è “una forma di estrinsecazione della libertà di pensiero“, “un’attività essenzialmente valutativa” che “non può essere valutata sotto il profilo dell’obiettività sino a ritenere che debba essere sempre misurata o comunque costruttiva“. Il diritto di critica è equiparato a quello di cronaca, e gli si dà la possibilità di prevalere sull’ “onore, la dignità e la riservatezza del privato” nel caso in cui sia di pubblico interesse.
Dato l’argomento trattato, e considerata l’ampia fascia dei giovani autori interessati all’attività della ricorrente, non vi è dubbio che le opinioni espresse dagli utilizzatori del blog fossero sicuramente di pubblico interesse“.

Ciliegina sulla torta, quei commenti che esprimono critiche legittime rispettano anche “il requisito di verità“, dato che il modo di fare della casa editrice è verificato anche in sede processuale. Falso è invece quello che dice “Il Filo”, nel momento in cui afferma di premiare autori meritevoli ma emarginati dal circuito editoriale e si pubblicizza senza fare menzione alla richiesta di contributo.

Anche la veemenza di alcuni commenti è giustificata perché “funzionale (…) tenuto conto che attacchi violenti possono essere giustificati se proporzionati ai valori che si ritengono compromessi. Valori edi interessi di sicuro rilievo nel caso in esame essendo in gioco le aspettative di giovani autori alla ricerca di un futuro in campo letterario“.

Parole chiare per una sentenza attesa; l’unica “pecca” è che le spese di lite sono “compensate tra le parti“, ovvero ( ma magari sbaglio dato che non mastico il legalese)  nessuno le risarcisce a nessuno. Pagare un avvocato non è uno scherzo, per cui un ricorso, anche se infondato e  respinto, il danno lo provoca lo stesso. È uno scotto che pagano in molti, spesso è ingiusto e rovinoso, mi auguro che non sia questo il caso. Insomma, andiamo tutti a congratularci con Riaprireilfuoco e diffondiamo la notizia della sentenza, chissà che, in futuro, non possa servire a qualcuno come arma di legittima difesa…

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9 Replies to “Sul filo del rasoio”

  1. Gamberetta ha detto:

    La sentenza è sicuramente un’ottima cosa, anche se non so quanto cambierà le cose, il problema di fondo è che i reati di diffamazione e calunnia dovrebbero essere aboliti, perché legati a un mondo pre-Internet dove la diffusione delle informazioni seguiva percorsi del tutto diversi.

    Nel caso specifico ho cercato nel blog di origine di ricostruire la vicenda e ho letto l’intervento del Direttore Editoriale de “Il Filo” che si lamentava in particolare dei commenti di un certo “CM” (e preannunciava causa legale proprio per tali commenti), poi ho cercato i commenti di “CM” e ne ho trovato solo uno:

    “QUESTO COMMENTO E’ STATO CANCELLATO IN DATA 14/11/2007 POICHE’ L’AUTORE NON HA CONFERMATO LA VERIDICITA’ DEL CONTENUTO.”

    E dunque? Boh.

    Per parte mia credo che parlare degli editori a pagamento sia una perdita di tempo. Mi sembra chiaro che non c’è niente di razionale dietro la scelta di pubblicare a pagamento, è lo stesso che rivolgersi al cartomante. Si comprano illusioni, letteralmente.

    Inoltre se sparissero le case editrici a pagamento sparirebbero anche un sacco di autori spassosissimi, per esempio l’altro giorno mi sono divertita a leggere il blog di questa scrittrice “nominata erede di Karen Blixen” (???), e che ha da poco pubblicato con casa editrice di cui non faccio il nome. Ma LOL!

  2. giuliaS83 ha detto:

    L’erede di Karen Blixen? Merita senz’altro una visita…

    Per quanto riguarda il commento incriminato di CM, se vai a leggere la sentenza è riportato lì, prima di precisare che è stato cancellato. Se vuoi soddisfare la tua curiosità, quindi, puoi farlo…

    Sono in parte d’accordo con te, parlae degli editori a pagamento è inutile, ma forse lo è per noi, non in generale. Ricevo spesso mail e richieste di chiarimenti di persone incappate nelle loro proposte: non sono autori megalomani o “eredi” di premi nobel, semplicemente persone curiose che vogliono provare a entrare in un certo mondo senza conoscerlo. Perché non aiutarli, anche indirettamente com post, articoli e commenti, prima che subiscano un danno in buona fede?

    Ciao 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    I miei complimenti a Giulia che, pur non essendo una addetta ai lavori (operatrice del diritto), ha centrato un punto altrettanto fondamentale: la compensazione delle spese. In forza del principio della soccombenza nelle liti, Bianciardi potrebbe fare reclamo sulle spese ( è ancora in tempo… 15 giorni dalla notifica/comunicazione del 21.07.2008)

    In realtà i Giudici in genere non condannano alle spese i ricorrenti nei procedimenti cautelari per evitare che poi propongano il giudizio di merito.

    Vorrei precisare inoltre che non si tratta di una sentenza, bensì di una ordinanza.

    Siamo ancora nella fase cautelare d’urgenza. A questo punto il Filo ha tre possibilità: o fa reclamo, o instaura direttamente un giudizio di merito oppure lascia stare.

    Vorrei però dirvi che l’ordinanza mostra alcune pecche… ad esempio non affronta neppure il discorso sul periculum in mora ed inoltre richiama principi a mio parere troppo generici. Mancava solo un appello contro la Birmania.

    Ammetto che difenderei gratis Bianciardi (oddio, gratis, gratis forse no… per un cent! ha ha), ma mi divertirei di più a scrivere il reclamo per il Filo. Ma Bologna è lontana… peccato.

    f.to avvocatospadaccino

  4. utente anonimo ha detto:

    è clara galante – scuola di scrittura omero l’erede di karen blixen?

    scusate, ma non ce l’ho fatta a trattenermi dal cercare su google…

    come diceva il personaggio Robertino: ho vinto qualche cosa? ho vinto qualche cosa?

    f.to avvocatospaccino

  5. giuliaS83 ha detto:

    Ciao avvocatospadaccino (mai nick fu più appropriato!), ti ringrazio per le tue precisazioni. Sono interessanti, ma per una “non-addetta-etc-etc” come me, espressioni come “giudizio di merito” o “periculum in mora” sono affascinanti arabismi… se ti va di scrivere una breve spiegazione, posso postarla direttamente come update al post, per maggiore approfondimento. Mi sa che sei caduto male… hai vinto solo dell’altro lavoro!

    🙂

    Grazie ancora

  6. dreamwriter ha detto:

    Buonasera Giulia,

    scusi l’intrusione sul blog, ma le volevo comunicare che il vostro server di posta mi ha dato un errore in relazione alla mail che le ho inviato ieri e anche oggi. Le ho scritto una PVT spiegandole il tutto.

    Grazie e scusi ancora,

    Cinzia

  7. utente anonimo ha detto:

    cara Giulia, vediamo se riesco a chiarire il mio precedente commento.

    Chi vuole proporre un’azione giudiziaria civile contro qualcuno utilizza lo strumento dell’atto di citazione, a seguito del quale si instaura un giudizio cd. di merito, che dura più o meno due-tre anni (il primo grado, poi può essere appellato, ed in genere un appello civile può durare anche cinque anni.)

    Questi lunghi tempi vengono chiamati: “more del giudizio”

    Quando l’attore (ovvero chi propone l’azione) ritiene di non poter aspettare tutto questo tempo, perchè ne deriverebbe un “pregiudizio grave e irreparabile” (che viene definito: periculum in mora. é quel pregiudizio che non può o non può completamente essere risarcito con denaro), allora propone un ricorso ex art. 700 codice procedura civile, che permette di avere un’udienza a stretto giro (un mese-un mese e mezzo).

    Questo giudizio si chiama cautelare d’urgenza ed è anticipatorio del giudizio di merito.

    Il ricorso ex art. 700 c.p.c. per essere accolto deve fondarsi su due elementi: il fumus boni iuris (la parvenza del buon diritto) ed il periculum in mora (il pregiudizio grave e irreparabile nelle more di giudizio.)

    Così ha fatto il Filo (sarebbe interessante leggere il suo ricorso).

    Il giudice si è pronunciato solo sul fumus boni iuris ritenendo superfluo pronunciarsi anche sul periculum in mora (infatti un giudizio cautelare viene accolto solo se ci sono entrambi i requisiti) ed ha emesso ordinanza (che non è una sentenza) di rigetto.

    A questo punto, il Filo ha due possibilità.

    O nei 15 giorni dalla notifica dell’ordinanza propone reclamo (potremmo definirlo come l’appello del giudizio cautelare – tempi del reclamo: come il cautelare, un mese-un mese e mezzo) oppure instaurare direttamente un giudizio di merito (tempi di durata del processo: due-tre anni), oppure ancora desistere da ogni ulteriore azione.

    Perciò è lecito essere soddisfatti di questa vittoria, ma la battaglia potrebbe essere ancora molto lunga.

    p.s. i tempi che ho indicato sono quelli del mio foro, forse a Bologna sono più veloci.

    Le spese sono sempre molto rilevanti.

    Sarebbe interessante studiare se e come sia possibile promuovere una class action contro un editore a pagamento.

    Ovvero un gruppo di autori turlupinati che si mettono insieme, magari costituendo un comitato, e agiscono giudiziariamente contro l’editore a pagamento. Solleverebbe un bel polverone e gli editori a pagamento comincerebbero a tremare per davvero.

    Inoltre potrebbe essere possibile chiamare in causa anche i grandi giornali nazionali che, pur sapendo che tipo di offerte presentano certi soggetti, accettano certe inserzioni ingannevoli pur di incassare laute cifre.

    avvocato spadaccino

  8. DabriaTiann ha detto:

    È bello vedere che da qualche parte esiste qualcuno che crede ancora in questo tipo di battaglie (e a vincerle).

    Signor avvocato spadaccino, mi piacerebbe contattarla se le fosse gradito e possibile.

    M’interessa molto questa cosa sulle calunnie e sul rapporto di esse con il web. Come vede ho lasciato il link al mio blog e al mio profilo.

    Se le fa piacere, mi contatti via PM così le do la mia mail.

  9. LadyAyame ha detto:

    Eh eh… è quel che rischiava di succedere a noi con MJM Editore…

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