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All’IPER dell’est, per due soldi…

Sabato scorso siamo andate al PisaBookFestival, la fiera della piccola editoria che negli anni scorsi ha ricevuto molti giudizi positivi.  Mi dispiace dire che è stata una delusione. I motivi sono diversi ma hanno origine da un errore di base: la volontà di privilegiare la quantità e i numeri alla qualità e alla nicchia.

La fiera si è sempre svolta nel centro storico di Pisa: già questa era una ragione sufficiente per andarci! Quest’anno, invece, è stata spostata fuori città, in un outback cementificato posto tra una ribalta di mezzi pesanti e il mercato ortofrutticolo all’ingrosso.
Recinti di ferro, piazzali di cemento e stand collocati dentro i capannoni, o arrangiati sotto tendoni, o posti insospettabilmente dietro lo spazio bar-fast food. Insomma un ambiente agghiacciante.
Anche l’allestimento degli interni lasciava a desiderare: stand con le strutture portanti in bella vista, fili, tavolini di plastica tra gli ingressi, tutto all’insegna del risparmio.
Abbiamo assistito a una conferenza nella cosiddetta “sala arancio”: un perimetro al centro di uno dei capannoni, allestito con sedie, microfoni e palco, senza uno straccio di separazione dagli stand e dalle persone che passavano di lì, con buona pace dell’acustica e del raccoglimento.
Di sabato pomeriggio, poi, c’erano più addetti che visitatori. Qualche annuncio diffuso nella landa da altoparlanti stile lager era pronunciato in un italiano stentato che storpiava nomi e titoli. Gli steward vestiti in camicia e panciotto grangalà erano per lo più ragazzini: alla loro gentilezza e buona volontà si perdona un “VADI a destra” di fantozziana memoria, ma insomma…


Elena è sorridente. Notate la landa alle sue spalle rifinita dal ponteggio pericolante.

Per quanto riguarda l’offerta culturale, c’erano diversi stand e molti editori, anche se la vastità desolante del luogo faceva sembrare tutto il resto più piccolo (tranne il mega banco de “Il Filo”!). Nota positiva per la presenza di un banco di Bookcrossers e per quello del grande “Vernacoliere”, per quanto riguarda il paese ospite, se fossi stata un’editore norvegese avrei piantato lì baracca e burattini e me ne sarei andata a zonzo a Piazza dei Miracoli.
C’è stata anche un’offerta interessante di incontri e convegni, con temi particolari che facevano onore all’offerta eterogenea della piccola editoria: dal cacciucco alla veterinaria omeopatica ai consigli agli scrittori esordienti al noir.
Il tutto però è stato davvero penalizzato dalla cornice, con buona pace di chi predica il prevalere dei contenuti sulla forma, e che magari sarebbe stato contentissimo di vagare tra i capannoni e gli spiazzi erbosi, vedersi scodellare su una tangenziale dalla navetta e ascoltare il sospiro frustrato dell’editore indipendente, che ti confessa che il giorno prima ha venduto lo stesso numero di libri del grande editore: cinque.

 

Io invece sono disperata.

Insomma, l’edizione 2008 del PisaBookFestival si merita una bella stroncatura. Non soltanto per l’allestimento e l’organizzazione che hanno remato contro qualsiasi intento di decoro, ma anche per quello che ci leggo dietro: era proprio necessario spostare tutto nel grande spazio extraurbano con la speranza di sbancare il botteghino? Era necessario trasformare un emporio gradevole e caratteristico e, sì, ristretto e di nicchia in un megacentrocommerciale? I risultati sono la risposta.

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3 Replies to “All’IPER dell’est, per due soldi…”

  1. elenaS83 ha detto:

    Volevo segnalare anche il piccolo incotro a cui abbiamo assistito (sabato ore 15 nella Sala Arancio – ovvero quattro sedie e un microfono al centro di un minuscolo padiglione pieno di stand), dedicato agli scrittori in erba e condotto da due figure importanti nel percorso verso la pubblicazione: una agente letteraria e un editor.

    Gli interventi più interessanti sono stati quelli dell’agente, che pur riportando fatti noti a chi sia un minimo dentro il mondo dell’editoria (anzi, sono cose che un qualunque aspirante scrittore dovrebbe già sapere), ha riepilogato i punti cruciali del percorso che conduce dal manoscritto all’editore, suggerendo linee guida per una scelta più consapevole.

    Anche l’editor ha riassunto le problematiche relative all’invio sconsiderato di manoscritti “sparati nel mucchio”, questioni note ma non scontate, visto che gli esordienti continuano a spedire sillogi poetiche a chi pubblica romanzi gialli; purtroppo, come ha già spiegato Giulia, l’acustica era pessima e parte dell’intervento si è perso nel brusio.

  2. bookswebtv ha detto:

    Che tristezza. E’ assurdo che costruiscano questi obbrobri e trasformino le città in musei impedendo che vengano vissute da questo tipo di appuntamenti. Persone che governano intelligenti, una specie in estinzione.

    davide

  3. giuliaS83 ha detto:

    Caro Davide, hai proprio ragione. Non si può fare la fiera al centro di Pisa, non ci si può mangiare un panino a Piazza San Marco, se dobbiamo levare le tende ce lo dicessero, cambiamo paese e questo lo lasciamo, vuoto e intoccato, ai turisti ansiosi di sporcarselo da soli.

    ç_ç

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