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Ministoria del giallo

È online un breve articolo sul genere giallo e le ragioni storiche e sociali  della sua nascita e del grande successo che ha sempre riscosso. L’argomento è complesso e ho scelto di parlarne in modo quasi umoristico, con una minirassegna degli elementi più importanti. Spero di non aver dimenticato troppo, in caso contrario potete aprire il fuoco nei commenti.

Il giallo nasce quasi in contemporanea al romanzo “classico”. Il suo sviluppo procede parallelo e cammina nelle fogne delle città borghesi, nelle nubi di smog da combustione di carbone, tra gli slum sovrappopolati e gli ex-contadini espropriati col posto in fabbrica assicurato dai sei anni in poi. È il volto corrotto della storia…

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Il giallo ha sempre fatto discutere. È stato il genere “di consumo” per eccellenza, relegato nelle edicole in migliaia di edizioni supereconomiche; prima ancora è stato accusato di corruzione dei costumi e di sensazionalismo e a stento tollerato da dittature politiche e accademiche. Per gli amanti e gli scrittori del genere, la polemica sulla sua crudezza non è stata dolorosa quanto quella contro una supposta scarsa qualità.

Nonostante i critici, però, il giallo è sempre stato pubblicato, perché è sempre stato letto. Dalla nascita del romanzo moderno, questo genere non ha mai avuto un periodo di “magra” o di sfortuna, e anzi il romanzo novecentesco è stato da più parti accostato al giallo, nella ricerca di un io frammentato in una società sempre più complessa e disgregata.

Mettiamo da parte i dibattiti e le passate critiche,  prese forse troppo sul serio. Il giallo ha sempre goduto di ottima salute editoriale e letteraria, perché è un genere che ci rappresenta nel bene e nel male, nella ricerca di un senso alla scacchiera della città, nella morbosità vischiosa dei delitti più violenti, nell’esotismo della devianza e dell’atto criminale.

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