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Ne uccide più la penna che il guantone

Con la sua inchiesta “Gomorra”  lo scrittore Roberto Saviano ha portato l’attenzione pubblica sul dramma di una terra devastata dai propri legami collusi con la camorra, incapace di reagire allo sfacelo, sociale e civile, a cui si è consegnata – ed è stata consegnata – da uno stato assente nel bene e nel male.

Sappiamo tutti come la vita di Saviano sia cambiata da quando “Gomorra” è stato pubblicato. Oltre a dover vivere sotto scorta a causa delle minacce dei camorristi da lui citati nel libro, Saviano è stato costretto a confrontarsi con una bestia ancora peggiore, di nome invidia, e con i tentativi volti a screditarlo in tutti i modi possibili. Da post argomentati ma confusi, a lettere aperte astiose e masochiste, a dichiarazioni vergognose in prima serata, a frasi sibilline in chiusura di notizia, c’è un bel chiasso che non fa onore a chi lo alza.

 


Saviano è un giornalista coraggioso che nel suo libro ha fatto nomi e cognomi; è un giovane scrittore pubblicato da Mondadori e ai primi posti nelle classifiche, anche internazionali; e come se non bastasse è anche bravo. È un ottimo scrittore. “Gomorra” è un esempio brillante di un genere, la “fiction giornalistica”, inaugurato da Truman Capote, di cui invece si parla solo bene perché è morto vent’anni fa e non può più scatenare frustrazioni. Ed è anche un’opera che fa della buona letteratura, come se ne vedono raramente, con uno stile e un registro coesi e potenti e una struttura delle vicende e dei capitoli da manuale (QUI  l’opinione di Wu Ming I,  teorizzatore
tra l’altro del New Italian Epic).

Saviano vuole fare boxe per gareggiare e per “distrarsi” da una situazione molto pesante: la scorta, le minacce, l’amarezza verso tanti squallidi attacchi. Caro Roberto, nemo propheta in patria: da parte mia ti auguro tante vittorie. Se fai a cazzotti come scrivi le otterrai… e di certo, dall’esperienza di  “Gomorra” hai imparato a prenderle. Facciamo il tifo per te!

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6 Replies to “Ne uccide più la penna che il guantone”

  1. utente anonimo ha detto:

    senza scendere nel merito e premettendo che a me saviano non piace per niente, non credo però che ricondurre gomorra a “a sangue freddo” sia un gran complimento per saviano…

    capote era un gran bravo scrittore ed indubbiamente lo è anche saviano, però capote non era il massimo dell’accuratezza, mentre invece credo che l’intento (riuscito o meno) di saviano sia stato l’opposto.

  2. lanapoleoni ha detto:

    è un simbolo quel rtagazzo, ormai.

  3. giuliaS83 ha detto:

    per l’anonimo: hai ragione a sottolineare le differenze tra Saviano e Capote, che sono molte e corpose.

    Ci sono tante differenze anche tra Jules Verne e Isaac Asimov, ciò non toglie che il primo abbia dato il via a un genere lettererario a cui si riconduce anche il secondo.

    Il genere della “fiction giornalistica” è adottato da molti (forse troppi) e consiste nel mischiare, ai dati che fanno la “notizia”, considerazioni personali ed elementi più narrativi come la psicologia dei personaggi descritti, descrizioni “artistiche” delle ambientazioni ed elementi autobiografici o lirici. Un'”esponente” altrettanto importante del genere è Oriana Fallaci, pensa un po’. a presto 🙂

    per la proff.ssa Napoleoni: è vero, Saviano è un simbolo. Simboleggia la potenza della letteratura, che in “Gomorra” è espressa nella citazione SPLENDIDA dell'”Io so” pasoliniano. Simboleggia la reattività di una terra e di una generazione “bambocciona” forse solo negli occhi di chi guarda (e di chi la vorrebbe così).

    È un simbolo anche in negativo: le reazioni scomposte al suo successo e alla sua vicenda personale ricordano le maschere di una commedia greca.

    …Le faccio i complimenti per il nuovo blog, che sto leggendo in questi giorni ed è davvero “densissimo” di contenuti. A presto!

  4. zop ha detto:

    paradossalmente è il successo del libro che l’ha messo in pericolo, più che le cose che dice e che diceva… io l’ho conosciuto prima che pubblicasse il libro, all’epoca scriveva le stesse cose ma su dei giornali e non era affatto famoso.

  5. utente anonimo ha detto:

    apprezzo la tua risposta, Giulia, però…

    Asimov e Verne erano scrittori del fantastico (parlare di science fiction per verne mi sembrerebbe azzardato)

    Ma Saviano e Capote appartengono proprio a due generi diversi, magari sbaglio. (E prima che me lo dici, certo, la classificazioni per generi a volte lascia un pò il tempo che trova, lo dico per amore di discussione)

    Accostare Saviano alla Fallaci mi sembra più appropriato, sono due giornalisti prima che scrittori e coraggiosi entrambi.

    Poi un’altra piccola considerazione: parlare molto di Saviano è anche un modo per non parlare affatto del problema che saviano ha sollevato. Non sto incolpando di questo lui, però a volte per uccidere quello che uno dice lo si ripete e ripete in modo vuoto…

    ad esempio, Mentana che ripete sempre sottolineando: grazie per la lezione… grazie per la lezione…

    uno dei pregi che riconosco a saviano, pur essendone sostanzialmente un detrattore, è che non si è mai messo in cattedra.

    comunque non sono anonimo, sono “er vichingo”…per Odino!

  6. giuliaS83 ha detto:

    Ehilà! No, “vichingo” non mi piace, preferisco chiamarti “l’anonimo del sublime”, che ne dici? ^^

    Verne è considerato uno dei padri sia della fantascienza sia del cosiddetto “romanzo scientifico”, che non ho idea di cosa significhi… comunque sì, anche io lo metto nella fantascienza, non nella “science fiction” in senso più stretto, che è quello più moderno.

    Non hai tutti i torti, la classificazione di genere è difficile! Wu Ming 1 in New Italian Epic parla di UNO, “oggetti narrativi non identificati”, ma in un altro intervento lo “posizionava” nella “non fiction novel”, che è come dire “fiction journalism” 🙂

    Riguardo al parlare su Saviano, è vero, ci sono molti modi per trattare (e non trattare) l’argomento. A parte i Mentana, però, il dibattito è ampio, anche sui blog, prende strade impreviste, che possono sfociare anche in cicaleccio… questo è il “bello” di un dibattito libero e condiviso.

    Ciao e bentrovato.

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