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Vita da critico

Seguendo il glorioso esempio di un paio di rubriche online, in particolare Esperienze traumatiche de I Sognatori e Vita da editore di Las Vegas, inauguriamo la nostra rubrica del peana, della lamentela su quanto è brutto il nostro lavoro e quanti pazzi ci sono in giro. Scherzi a parte, in passato abbiamo già raccontato e condiviso qualche brutta esperienza ed è servito per scambiarsi le impressioni… spero che questa rubrica si esaurisca presto per mancanza di materiale! Nel frattempo, scherziamoci un po’ su.

Mi scrive poco tempo fa l’ufficio stampa di una piccola casa editrice. Non ne faccio il nome perché non mi va di screditare il lavoro di una casa editrice, magari ottima, solo per la stupidità di un suo elemento, e anche per rispettare la privatezza della corrispondenza. La chiameremo: casa editrice X. Copio e incollo (ho solo sistemato gli a capo che erano tutti sballati):

Spett.le Studio 83,
la [casa editrice X] è entrata nella  blogsfera (sic!). su www.[casa editrice X].com
vi chiediamo se siete interessati ad inserire il vostro blog nei nostri link e viceversa
In attesa di un vostro riscontro
Cordiali saluti 

Rispondo:

Gentile [signora X],
per effettuare uno scambio link dovrei prima conoscere meglio la vostra casa editrice. Ai lettori del nostro blog diamo la garanzia che le nostre segnalazioni e notizie sono vagliate dalla redazione e selezionate in base alla qualità e alla fiducia che noi stesse vi riponiamo.
Avrei bisogno di sapere in modo particolare se la vs. casa editrice richiede un contributo agli autori per la pubblicazione, cosa che non sono riuscita a capire dalla semplice ricerca nel sito e  nel blog.
RingraziandoLa per averci contattato, resto in attesa di  riscontro e Le auguro buon lavoro

Poco dopo, mi arriva questo delirio:

Gent.le Giulia Abbate,
La politica editoriale di [casa editrice X] è contraria all’editoria a pagamento, poteva farsene un idea dall’editoriale del blog [titolo dell’editoriale]..
crede che se [casa editrice X] chiedesse soldi sarebbe quello il tono dell’editoriale? Io lavoro per questa casa editrice, crede che le editrici si darebbero tanto da fare a promozionare i testi ad essere estremamente selettive per poi chedere soldi?Cercherebbero autori che vogliono fare della scrittura una cosa seria per poi chiedere soldi?
Ho visitato il vostro sito e visti i libri recensiti. Mi scusi la franchezza ma lei si è fatta un idea di dove sia  davvero l’editoria a pagamento?
La mia richiesta era motivata soltanto nel promuovere un blog di una casa editrice che lavora seriamnete e che cerca forme collaborative di reciproca promozione come un semplice scambio di link.
Spero che queste informazioni le siano sufficienti
Cordiali saluti

EHM… detto qualcosa che non dovevo? Segue la mia risposta:

Gentile [signora X],
la franchezza è sempre la benvenuta quando è costruttiva. Io ho un’idea molto chiara dell’editoria a pagamento. Lei ha un’idea altrettanto chiara della nostra posizione in merito? Leggendo i nostri post e le nostre recensioni si può notare (perché lo diciamo chiaramente) che non abbiamo prevenzioni particolari contro l’ editoria a pagamento in sé, magari contro certe sue deviazioni, ma noi mettiamo sempre al primo posto la qualità del titolo, verso il quale cerchiamo di non nutrire pregiudizi di sorta.
Non capisco quindi cosa, della mia domanda, l’abbia infastidita. Mi dispiace non aver notato subito [titolo dell’editoriale], pensavo che in ogni caso chiedere fosse lecito.
Detto ciò, e visto il tono di questa sua ultima mail, non ho intenzione di fare uno scambio di link con voi. Sul nostro sito e blog è scritto anche che noi non facciamo “promozione”, tutt’al più informazione di realtà che, a nostro personale e non indiscutibile parere, sono interessanti o degne di nota. Ecco, un ufficio stampa che prima mi contatta e poi mi risponde in modo tanto sgarbato (e sgrammaticato) non è qualcosa di cui ritengo parlare, almeno non positivamente.
Buona sera

Sarebbe bastato l’ultimo paragrafo a chiudere la cosa, almeno per me. Il giorno dopo mi arriva l’ultima mail, più calma (si è ricordata le medicine) anche se la confusione non cambia:

Gent.le Giulia Abbate,
il mio era solo un tono risentito ad una sua presuntuosa email, del resto leggo anche nelle sua email (sgrammaticata e con qualche refuso come la mia, ma credo che ciò sia dettato dalla fretta di rispondere) un tono altrettanto risentito
Mi scuso forse di uno stupido equivoco e la ringrazio comunque della sua attenzione
Buona giornata

Non commento il “presuntuosa”, non commento lo “sgrammaticata come la mia” né l'”equivoco”. Rispondere a questa ultima mail mi sembrava inutile.

Questi possono sembrare casi rari, in realtà riceviamo mail strambe quasi tutti i giorni, anche se dallo strambo al furioso ce ne passa. Alla prossima!

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