Achtung!!!

C’è una moda dilagante, nell’ambito dell’editoria a pagamento contemporanea, che sta prendendo sempre più piede e di cui abbiamo spesso parlato: quella della QUERELA PER DIFFAMAZIONE. In pratica, dette case editrici hanno radunato una sorta di braccio armato virtuale, una legione di subalterni blogomani, e li hanno dispersi per la Rete a caccia di discussioni, commenti, post che contengano l’Offesa Suprema, l’Onta Incancellabile, la Bestemmia Cosmica, alla quale opporre, come arma di difesa, il paventato tentativo di ricorrere per vie legali: la definizione “casa editrice a pagamento”.

 


Ecco, stando alle case editrici a pagamento, o comunque a una loro ampia percentuale, la stessa definizione “casa editrice a pagamento” è una mortale offesa lesiva dell’immagine e della dignità dell’azienda, filosofia che mi sembra un tantino schizofrenica, se sostenuta da chi, di fatto, si definisce casa editrice ma offre a pagamento servizi che nell’editoria tradizionale sono a carico dell’editore.

L’abbiamo già detto altre volte, lo ripetiamo: l’editoria a pagamento, per quanto controversa e poco ortodossa, non deve essere necessariamente un male, se al contributo da parte dell’autore si accompagna una politica editoriale come cristo comanda. Il problema semmai è la totale deviazione e aberrazione di questo principio, che ha portato decine e decine di case editrici spuntate dal nulla a riversare nel mondo tonnellate di carta straccia, libri stampati senza alcun elemento che ne giustificasse la pubblicazione, se non il tornaconto economico.

Ed ecco che “a pagamento” diventa locuzione non gradita alle stesse case editrici che la mettono in pratica, da evitare, da sussurrare piano, da spiegare con giri infiniti di parole, pena l’arrivo della famosa, temuta QUERELA. Ormai la mitica querela è diventata quasi un tratto distintivo dei blog che parlano di editoria, una sorta di medaglia al valore, un po’ come le cicatrici da sparatoria per i rapper americani.

 


La cosa lì per lì può anche far ridere, del resto si tratta di azioni legali risibili, che poggiano su basi inesistenti, tuttavia mi premeva sottolineare come questa situazione stia diventando sempre più seccante, tanto più che va a danneggiare un diritto fondamentale, quello della libertà di parola. Ecco, un ambiente in cui la libera espressione viene “punita” con rappresaglie legali, io non riesco proprio a tollerarlo.

Questa riflessione è nata stamattina dopo aver letto le vicissitudini del blog di Writers Dream, che già tempo fa ebbe noie simili, e oggi si ritrova una diffida inviata dalla casa editrice Deinotera.
Addirittura, i gestori del forum vengono accusati di aver accostato il nome della casa editrice “[…]senza alcuna a moderazione, ad espressioni improprie, ingiuste e fuorvianti, cagionandole grave nocumento” in modo “offensivo della dignità e dell’onore“.

Quindi tu esprimi un’opinione e vieni trattato come una specie di apologeta nazista che va in giro a ledere l’altrui dignità.


Ma stiamo scherzando?

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7 Replies to “Achtung!!!”

  1. Isognatori ha detto:

    INGERENZE

    [..] So da tempo immemore che in questo nostro Paese, quando si parla di editoria, può davvero succedere di tutto. Anche che qualche casa editrice intimi a una minorenne di tenere la bocca chiusa. I motivi? Fondamentalmente ignoti, o quanto meno vag [..]

  2. utente anonimo ha detto:

    BRAVA Elena, una filippica eccellente. Sei un’ottima polemista, e te lo dice una con il master in zizzania!

    Giulia

    😛

  3. utente anonimo ha detto:

    Cose da pazzi, davvero! Non è la prima volta che succedono cose del genere, e ogni volta mi viene voglia di sorridere… ma insomma, cosa vogliono questi editori/truffatori? Vorrebbero il silenzio per poter approfittare ancora di esordienti sprovveduti? Mi sa di sì… E invece se ne parla sempre di più in rete, e un giorno magari se ne parlerà tanto anche altrove… speriamo!

  4. utente anonimo ha detto:

    si, è strano che un editore a pagamento non sopporti di essere chiamato editore a pagamento. Ammette che in fondo abbiamo ragione noi a criticarli.

    Ad esempio, un tipografo non si offende se lo chiami tipografo.

    Nè Lulù si vergogna di farsi chiamare printer on demand.

    Gli editori a pagamento sono come Nightmare, si nutrono della paura degli internauti.

    Voi ragazze di Studio83 dite che spesso sono lettere risibili, ed è vero, però spesso sortiscono il loro effetto. Quello per esempio di non fare mai i nomi degli editori a pagamento.

    Ayame ha avuto coraggio.

    Altri – e non li critico – dicono: ma chi me lo fa fare… e cancellano tutti i post in blocco.

    Spesso ci vuole più coraggio quando si fa la cosa giusta.

    Ma, mi domando, chi ha più paura?

    Chi cerca, onestamente e senza doppi fini, di dialogare con altre persone con la sua stessa passione in rete o chi naviga come pirati assaltando queste piccole isole dei forum?

    Quando si ha una diffida è segno che il colpo è andato a segno.

    avvocatospadaccino

  5. giuliaS83 ha detto:

    Ciao avvocatospadaccino,

    sono d’accordo con te.

    Conosco casi conclamati di forum grandi e molto famosi tra gli esordienti, che alla minima alzata di cresta delle case editrici a pagamento hanno vietato agli utenti di fare nomi. Così gli scrittori turlupinati sono cornuti e mazziati!

    a presto

  6. utente anonimo ha detto:

    Tra l’altro, da webmaster posso dire un’altra cosa. Molto spesso gli editori a pagamento ( ma anche quelli gratuiti), mi contattano per fare scambio link. Se metti il link sul tuo sito e scrivi che è un editore a pagamento, si offendono e ti tolgono il collegamento al tuo sito, senza neppure avvisare!

    Si offendono e sembra che per “ripicca” non vogliano più segnalare il tuo sito sul loro… Il bello è che prima di procedere con lo scambio link, io chiedo loro le condizioni di pubblicazione, in modo da sapere come lavorano e cosa scrivere sul mio sito ( non metto link a caso). Loro rispondono cortesemente indicandomi anche i prezzi che richiedono, poi però si offendono se scrivi che sono a pagamento…Ma se me lo hanno detto loro stessi, con tanto di prezzi e tariffario inviato per email! Non sono tutti così, questo lo devo dire, ma è un comportamento davvero…non so nemmeno come definirlo!

    Luca Baccari

  7. utente anonimo ha detto:

    bè, forse non c’è da stupirsi più di tanto… fatte le debite (infinite debite) proporzioni, i nazisti non hanno sempre negato l’olocausto?

    un editore a pagamento negherà di aver chiesto soldi ad un autore.

    ma la cosa che più mi fa ridere è quando dicono che “però i più meritevoli…(variante: però i più commerciabil)… non pagano contributi”… e compare sempre una pletora di sicofanti che dice: quell’editore? ma vi devo dire che io ho pubblicato gratis e non ho mai avuto problemi.

    Totò diceva: ma mi faccia il piacere… che è un modo certo più carino di mandarli… a quel paese.

    avvocatospadaccino

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