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Lampi di genio

Ieri ho avuto un lampo di genio. Mi sono imbattuta in un articolo, sul Corriere, sugli “scrittori fai da te“, e ho ringraziato il cielo di essere in un paese che vanta penne informate, penne d’assalto, penne impazienti di fornire alla collettività un servizio di utilità pubblica. Poi mi sono svegliata e mi sono accorta che le suddette penne sono fuggite coi loro cervelli, a noi restano le pene.

Dopo la nascita di Kindle2, prodotto da Amazon, sappiamo che una macchinetta di tre etti può contenere le notizie, i dati o le storie di circa 1500 libri.

Una “macchinetta di tre etti“? “Le notizie, i dati o le storie“? Davvero non si può fare di meglio?

È capace di nuove funzionalità, ha un disegno grazioso — il primo Kindle era più brutto dell’anatroccolo delle fiabe — nonché un rinnovato sistema di navigazione, sedici tonalità di grigio e alta risoluzione.

La penna penosa ha dimenticato la cosa più importante: i tasti ce l’hanno la musichetta? Chi se ne frega della memoria, dei formati, dello schermo con luminosità opaca simile alla carta, ci si può scaricare lo snake? Questo è quello che interessa all’uomo della strada!

E siamo solo al primo paragrafo. A seguire, una panoramica sulla situazione del self-publishing italiano, statistiche alla mano e un interlocutore illustre, il prof. Giuliano Vigini, al quale il giornalista dà la parola solo per fargli dire che la stampa digitale è in aumento, che costa meno e che gli editori ricevono un sacco di manoscritti.

Dopo di che, abbiamo il ritratto del protagonista assoluto del “caso self-publishing“.
Lulu? No, troppo moderno, è per smanettoni e l’uomo della strada non ci arriva.
Ilmiolibro.it? Piano, quella è dei concorrenti, meglio sorvolare.
Ci sono: Lampi di Stampa!

Lampi di Stampa è una casa nata per conservare in catalogo una certa opera e anche per microtirature. (…) Lampi di Stampa, per dirla in breve, alterna un’editoria tradizionale al servizio di microtiratura e al fai-da-te; è una specie di ponte tra l’editoria del passato e quella che potrebbe nascere.

… Ecco, ma dove vive ‘sta gente (e chi gli ha insegnato a scrivere!)?
L’editoria che “potrebbe nascere” esiste da un bel po’ e funziona anche bene, ad esempio per il caso dei libri rari o delle pubblicazioni universitarie – la nostra penna scrivana ne parla en passant, ma è molto importante, è il futuro della cultura. Ma sentiamo Lampi di stampa:

Noi, per taluni aspetti, siamo ancora degli editori perché offriamo a chi lo desidera un servizio di editing e respingiamo opere oscene o plagi.

Quel “per taluni aspetti” potrebbe far tremare le vene dei polsi a chiunque abbia avuto a che fare con l’editoria a pagamento. Non è il caso della penna giuliva, che non si preoccupa di andare oltre le dichiarazioni del direttore editoriale.

(…) le Messaggerie, la grande catena che distribuisce tra l’altro Garzanti, Longanesi, Vallardi e la stessa Lampi di Stampa

No, caro giovane, non è esattamente così. Basta andare sul sito di Lampi di Stampa per accorgersi che Messaggerie non è semplicemente il distributore, ma l’azienda “madre” di cui la casa editrice è una costola.

Quindi abbiamo qualcosa di simile a Ilmiolibro.it, un colosso editoriale/distributivo che apre (o acquisisce nel suo gruppo) un print on demand per intercettare il target degli scrittori, oltre a quello già coperto dei lettori.
Questo sarebbe un discorso interessante da affrontare: il print on demand degli autori esordienti è un mercato destinato a cambiare il panorama editoriale? Oppure è solo un momentaneo “tacchino grasso” su cui cercano di buttarsi tutti prima che si esaurisca, una specie di bolla? Le Messaggerie posseggono mari e monti: edicole, catene di librerie, case editrici, marchi a volontà, questa pubblicità a Lampi di Stampa (perché a me sembra proprio una pubblicità, altrimenti almeno un altro nome avrebbero dovuto farlo!) significa qualcosa?

Non lo sapremo mai, ma forse possiamo immaginarlo. Ce ne sono tanti, di articoli superficiali e approssimativi come questo, che traboccano di sense of wonder per la rete ma che ancora non la sanno usare. Che parlano solo di alcune cose e sembrano ignorarne altre. Che non approfondiscono. Che la buttano lì.

Occhi aperti, ragazzi, il print on demand è un mercato caldo. Lo dimostra anche questo.

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