Piccola storia di provincia

Ho recensito per “Esordiamo!” il romanzo “Piccola storia di provincia” di Michela Mamprin. La recensione è negativa, e devo ammettere che mai come questa volta mi dispiace di dare una stroncatura. Sin dall’inizio, l’autrice si è distinta per gentilezza e disponibilità: ad esempio ha inserito il banner dell’iniziatva PRIMA che la sua recensione fosse pubblicata, e ha segnalato “Venti Nodi” di sua iniziativa.

Forse, finora siamo state particolarmente sfortunate, ma trovare un’autrice esordiente che si muove in anticipo, usa le parole “per favore” e “grazie” nelle mail e non pretende di essere letta e recensita in una settimana ci ha veramente rincuorate.

Detto questo, il mio lavoro è quello di dare un giudizio sull’opera di esordio, e se mi fossi fatta condizionare dalla simpatia personale, il mio lavoro l’avrei fatto male.


Il problema fondamentale del romanzo, infatti, è l’inaccuratezza. L’inaccuratezza è nella caratterizzazione dei personaggi: spesso non si riesce a capire quale posizione assumano nei loro confronti gli altri caratteri e la stessa autrice.

Leggi la recensione

Mi ricollego a un pezzo di qualche tempo fa, in cui Elena bacchettava uno scrittore maldestro: l’autore dovrà perdonarmi, ma il mio modo di portargli il maggiore rispetto possibile sarà questo: trattarlo come uno scrittore, non come un giovane di belle speranze che ha avuto il fegato di tirar fuori il manoscritto dal cassetto, al quale non si trova il coraggio di fare del male.

Lo stesso discorso vale per la mia recensione di “Piccola storia di provincia”: i complimenti fasulli non sono in linea con il nostro stile e fanno un male incredibile agli artisti in erba. Alcuni di essi reagiscono malissimo, come il caso appena citato. Altri incassano con stile, come accadde, ad esempio, con Giovanni De Santis e il suo “La crocifissione delle illusioni“.
Tutti, però, hanno un tratto in comune: l’essere “danneggiati” dalla pubblicazione – almeno in questa sede e solo dal punto di vista del giudizio letterario, ovviamente. Lo scivolone potrebbe essere evitato con un po’ meno di precipitazione, e soprattutto cercando un editore attento, che non chieda soldi e che voglia lavorare sul testo insieme allo scrittore, facendolo crescere e investendo soldi in qualcosa in cui riconosce delle potenzialità.

E se un editore del genere che vi pubblichi è così difficile da trovare, ragazzi miei, forse un motivo c’è. Forse avete un altro po’ di lavoro davanti a voi,  prima di gettarvi alla ribalta.

Condividi il post

9 Replies to “Piccola storia di provincia”

  1. utente anonimo ha detto:

    Io ringrazio Giulia per non essersi lasciata condizionare dai miei modi (cosa vuole forse provengo da altri tempi e sono approdata in questo presente sbagliato).

    A Studio83 ho chiesto una recensione e voi mi avete accontentato, fornendomi un’analisi accurata e un giudizio. Non ho scritto nel mio documento di identità “scrittrice” e forse mai lo farò, scrivo principalmente perché sto bene con me stessa. Nonostante sia per me solo un hobby e sia in parte consapevole dei miei limiti, il mio spirito perfezionista, legato soprattutto alla quadratura di conti e bilanci, mi spinge continuamente a cercare di migliorarmi.

    Per questa ragione in questa sede posso solo esprimere tutto il mio ringraziamento per la piena sincerità dimostrata. Sincerità che ha ancora più valore in quanto slegata da interessi di sorta. (Soprattutto nessuna di voi ha con me un grado di parentela entro il quinto grado).

    Entrando nella polemica che sollevate riguardo all’atteggiamento degli autori nei confronti delle stroncature, non avevo aspirazioni a vendere milioni di copie del mio libro e non credo che questo giudizio negativo causerà irreparabili ripensamenti di potenziali lettori incerti. Vi dico anche un segreto che tutti sanno: i conoscenti acquistano il tuo libro indipendentemente da cosa scrivi, bello o brutto che sia. Tutto ciò per dire che non mi sento danneggiata dalle vostre parole, anzi sono colpita proprio perché mi avete fatto riflettere.

    Alcune settimane fa un autore mi ha fatto questa osservazione che è in linea con quanto voi scrivete. Mi ha scritto “Perché hai avuto così tanta fretta?”. Non ho risposto: a me non sembrava di essere stata frettolosa, in pratica dalla prima stesura alla pubblicazione sono passati quattro anni, a me quattro anni non sembravano pochi. Poi tutto è nato come un gioco, quasi una ragazzata, auto convinta che sarebbe stata comunque un’esperienza, completamente diversa dalla vita che faccio tutti i giorni e che mi avrebbe portato qualcosa. Non avevo messo in conto che il libro mi avrebbe messo in gioco, ho avuto la reazione della gente alla notizia “Io ho scritto un libro” ma nello stesso tempo mi sono esposta ai giudizi di tutti loro, belli o brutti ho dovuto imparare ad accettarli, proprio perché facevano parte ti tutto il meccanismo. Vuoi farti leggere? Metti in conto che a qualcuno farà schifo quanto hai scritto. Non ti va bene? Continua ad auto lodarti rileggendo il tuo splendido capolavoro chiuso nel cassetto.

    Dopo quanto ho letto stasera ho iniziato a rivedere alcune ingenuità e false convinzioni, ho solo iniziato perché comunque sarà necessario per me un periodo significativo di rielaborazione.

    Ribadisco che ognuno di noi, in qualunque campo nella vita dovrebbe imparare dai propri errori, se poi nessuno glieli fa notare quali possibilità avrebbe?

    A parte le domande retoriche mi considero soddisfatta dal lavoro da voi svolto e pago la mia “tassa” pubblicando il link della vostra recensione sul mio blog, nonché riportando questo mio pensiero.

  2. utente anonimo ha detto:

    Io mi sono sempre chiesto, e continuo a domandarmi, perchè esiste questa fretta di pubblicare, quasi come se fosse una questione di vita o di morte. Ovviamente non mi riferisco A Michela, ma a tutte quelle persone che, per esempio, continuano a inviare email al mio sito chiedendo la formula perfetta per farsi pubblicare entro pochi mesi. Evidentemente, la passione per la scrittura non la conoscono proprio e tutto si riduce a un’unica domanda: “Quando potrò mostrare il mio libro a tutti quelli che conosco e diventare ricco e famoso?”

    Scusate per la divagazione… e in bocca al lupo a Michela per tutti i suoi progetti presenti e futuri.

    Luca Baccari

  3. giuliaS83 ha detto:

    Salve Michela,

    sono contenta che questa mia stroncatura le possa essere utile per una crescita letteraria, che fa del bene a qualsiasi scrittore.

    Sono davvero felice della sua reazione più che costruttiva, che conferma una disposizione d’animo che potrà portarle solo del bene. Chi si arrabbia, chi si offende, chi si arrampica sugli specchi o si fa i conti in tasca non va da nessuna parte. Lei, invece, è una dei pochi scrittori che ha colto il vero spirito di “Esordiamo!”: una ragione in più per noi per continuare il nostro lavoro.

    Grazie!!!

    @Luca: siamo d’accordo con te, ecco perché insistiamo spesso su questo tasto, a costo di essere TREMENDAMENTE ripetitive ^^

  4. utente anonimo ha detto:

    Grazie per i commenti positivi. La prossima volta non vi deluderò 😉

  5. utente anonimo ha detto:

    Buonasera,

    ho letto la recensione e non posso fare a meno di intervenire.

    Non entro nel merito della recensione di questo romanzo, in quanto non avendolo letto non potrei fornire nessun elemento utile.

    Una cosa però la vorrei dire riguardo alla 0111 edizioni…io presto avrò il piacere (sottolineo il piacere) di esordire nella collana ‘selezione’ della suddetta casa editrice, senza dover sborsare nessun tipo di contributo. A me sembra di aver capito che la casa editrice in questione gestisca 3 collane: The best of (libri selezionati con criteri particolari), Selezione (ospita le opere ritenute migliori) e Opera prima (pubblicabili ma non sufficientemente commerciabili). Per quanto riguarda la collana INEDITI nella quale è pubblicata “Piccola storia di provincia” a me risulta che sia gestita dall’Associazione culturale e che vengano pubblicate opere dei soci autori senza essere selezionate.

    Quindi una cosa sono le collane gestite direttamente dalla 0111 e un’altra cosa sono le collane gestite dall’associazione. Questo per non fare di tutta l’erba un fascio.

    Poi per quanto riguarda il discorso editing e correzione bozze è normale che sarebbe auspicabile che venisse fatto dall’editore…certo che se viene fatto in maniera approssimativa e superficiale, come ho potuto verificare leggendo opere di esordienti che hanno pubblicato con il contributo, è preferibile farselo per conto proprio come ho fatto io…ho lasciato questo commento perchè mi dispiacerebbe che passasse il concetto ‘non leggiamo opere pubblicate da 0111 perchè non vengono selezionate e contengono numerose imperfezioni’. Questo sarebbe molto avvilente per chi come me si è fatto un mazzo così per scrivere il proprio libro e per trovare un editore che credesse davvero nella sua opera!

    Spero che quando sarà uscito il mio romanzo, avrò il piacere di poterlo mettere alla prova avendo una vostra recensione.

    buona serata

    lapidus

  6. giuliaS83 ha detto:

    Ciao Lapidus,

    grazie innanzitutto per le tue precisazioni.

    La distinzione che tu fai tra casa editrice e associazione culturale è sì interessante, ma non cambia la mia valutazione sull’inaccuratezza della confezione del testo, che è poi uno dei compiti principali di una casa editrice.

    Lo scrittore, come ricordi giustamente, si fa un mazzo tanto per scrivere un romanzo; la correzione e l’editing sono un lavoro che NON SPETTA A LUI: costituiscono un mestiere specifico che va imparato e che richiede altrettanta fatica quanto quella dello scrivere. Se un regista volesse fare anche lo sceneggiatore, il direttore della fotografia, il montatore, il produttore esecutivo, c’è da scommettere che non svolgerà tutte queste attività con lo stesso livello qualitativo, giusto?

    Io sono quindi dell’opinione che il testo tanto prezioso per lo scrittore può essere danneggiato, a causa di un lavoro non svolto o svolto male, da un editore e dallo scrittore stesso che lo ha scelto in buona o cattiva fede, NON dal critico che fa notare questa mancanza.

    In nessun punto della recensione ho scritto “non comprate libri della 0111 edizioni!”. Come critico letterario, però, ho il dovere di sottolineare delle pecche evidenti a beneficio di chi mi legge e a onore dell’obiettività che affermo di perseguire.

    La tua volontà di farti recensire da noi mi fa pensare che, al di là delle giuste critiche che hai sentito di muovere, il senso del nostro lavoro ti sia arrivato, quindi ti ringrazio per il tuo intervento e per averci letto ^^

    Tanti auguri per il tuo libro e… a presto!

  7. utente anonimo ha detto:

    ciao giulia,

    grazie per gli auguri e per avermi risposto…ti confermo che il senso del vostro lavoro mi è arrivato…apprezzo molto le vostre critiche, a volte severe, ma obiettive e soprattutto costruttive. Vi faccio i miei complimenti.

    Quanto al discorso precedente…Condivido la questione editing, andrebbe fatto da persone specializzate e in ogni caso a cura dell’editore. Anche se ritengo che per essere costruttivo deve essere fatto bene e non in maniera approssimativa come avviene in molti casi…detto dunque dell’editing credo necessario e doveroso soffermarci su una questione certamente non secondaria. A garanzia del lettore ritengo sia importante sottolineare che un’opera valutata, selezionata e finanziata interamente da un editore dimostri più credibilità di un’opera finanziata a spese dell’autore che non si sa se viene pubblicata a fronte del ‘contributo’ oppure se vale realmente. Personalmente rifiuto la logica secondo la quale basta pagare e si può ottenere tutto, anche perchè in questi casi passa la voglia di scrivere. Di conseguenza mi schiero a difesa di quelle piccole realtà che vanno avanti con le proprie forze, nonostante tutto.

    A presto, confidando che riattiviate il servizio di recensione esordienti…

    lapidus

  8. vajmax ha detto:

    L’impegno che ha assunto un critico imporrebbe il rispetto di principi i quali non devono includere modalità che ricordano una ruspa al lavoro. Il critico deve avere una gerachia di valori che non preveda la possibilità di relegare disponibilità e gentilezza d’animo in un palcoscenico diverso da quello sul quale sta svolgendo il proprio lavoro di critico. Quanto le leggi editoriali contano più del garbo? Io non apprezzo le critiche laminate su pannelli zincati, e non compro un libro perché un critico consiglia o sconsiglia di farlo. Non saranno i critici né le critiche a estrarre la letteratura dal pantano culturale in cui sta, e ci sta perché ci sta l’uomo di oggi, critici compresi.

  9. giuliaS83 ha detto:

    Ciao Vajmax,
    evidentemente abbiamo priorità diverse 🙂

    Ho scritto io la recensione, e ho considerato importante ai fini dell’analisi IL TESTO: quindi la sua tenuta, la sua coerenza, la struttura, la costruzione dei personaggi, tutti quegli elementi tecnici che secondo la mia esperienza rendono un testo leggibile e fruibile con piacere. Il "garbo" non è tra le mie priorità, tanto meno la "gentilezza d’animo" ma non lo sono nemmelo il malgarbo o la maleducazione: mi spieghi dove li hai riscontrati nella recensione?

    Non vorrei mai parlare per lei, ma mi pare che Michela, autrice del testo e quindi per natura più suscettibile ad atteggiamenti negativi, abbia colto invece il senso di quello che ho fatto senza indisporsi.

    C’è una cosa sulla quale però non ti sbagli: lo scopo di un critico SERIO non è quello di farti comprare o non comprare un libro. Per tutto il resto che attiene al nostro modo di lavorare, nella pagina del regolamento di "Esordiamo!" esponiamo chiaramente che non facciamo promozione e che le nostre critiche sono piuttosto rigorose.

    Per quanto riguarda il "pantano culturale", poi, dimmi tu se è peggio un critico che fa il suo lavoro con un po’ di ruvidezza o la casa editrice che riversa sul mercato testi inadeguati, non corretti, non rifiniti, facendo un cattivo servizio sia al lettore che all’autore.

    Ciao!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *