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Piccolo vademecum: come individuare una casa editrice a pagamento e capire qualcosa in più della sua politica – terza parte

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Un altro elemento a cui potete prestare attenzione, per riconoscere una casa editrice a pagamento e la sua politica, è il catalogo.

Parlando in generale, il catalogo è la fonte più preziosa di informazioni su quella che un tempo era chiamata “politica editoriale”. Fino agli anni ’80,  gli editori erano molto caratterizzati e riconoscibili l’uno dall’altro, perchè le loro pubblicazioni andavano a “dialogare” con diversi tipi di pubblico e diversi bacini culturali.
Oggi sono le piccole case editrici a mantenere delle specificità forti che le rendono riconoscibili. Ci sono case editrici di narrativa pop per giovani; editori che pubblicano opere sperimentali; altri che si orientano su letterature di determinati paesi e altre ancora che scelgono un genere di riferimento: horror, fantascienza, fantasy, narrativa di mare.
Inutile dire che, prima di mandare un manoscritto a qualcuno, è OBBLIGATORIO studiare il catalogo per capire a chi ci si rivolge e dove il proprio romanzo ha speranza di interessare.

Se cerchiamo un editore che ci pubblichi e il suo catalogo è compatibile con la nostra opera, ma non siamo sicuri della sua politica riguardo il contributo, facciamoci qualche domanda tecnica.


C’è un’organizzazione in collane? Le copertine hanno una uniformità grafica oppure ogni scrittore può scegliersi la copertina che gli pare?
Questa ultima ipotesi può sembrare allettante, in realtà è la spia del fatto che non c’è una politica editoriale che miri a rendere i propri titoli omogenei e riconoscibili per il lettore. Inoltre sarete pure dei grandi scrittori, ma pretendere di essere anche sublimi illustratori e grafici competenti è troppo.

 

La casa editrice che vuole vendere i libri che pubblica deve avere una voce importante non solo sulla grafica, ma anche sul testo e sui suoi contenuti.
Non sentitevi offesi se vi si chiede qualche modifica, o vi si fa qualche appunto sullo stile: non comportatevi da artisti, ma da professionisti, perché è in questa veste che l’editore vi prenderà in considerazione.

Proprio per questo motivo, consiglierei un bel colpo di spugna a chi accetta solo testi pronti, già editati dallo scrittore: ripeto, siete romanzieri, sulla tuttologia  mettetevi il cuore in pace!

Un’altra informazione preziosa che può dare il catalogo è relativa al numero dei libri pubblicati.
Fare uscire centinaia di libri l’anno è la dimostrazione più chiara della fonte del guadagno della casa editrice. Attenti, la mia non è un’accusa di immoralità o blasfemia, ma una semplice constatazione: una casa editrice che guadagna sul libro venduto (e letto!) tratterà il titolo in modo diverso da un editore che guadagna sul libro stampato, non trovate?
Quando paga già lo scrittore, che possibilità ci sono che l’editore si sbatta per far pagare il lettore?

Vorrei concludere questo piccolo excursus sulle case editrici a pagamento con delle considerazioni  generali.

Uno scrittore ha diritto di cercare di essere pubblicato: sacrosanto!
Il motivo è semplice:  se si viene pubblicati si ha più speranza di essere letti, di far arrivare la propria opera al pubblico, al lettore, che è l’interlocutore principale dell’autore.
L’editore è un intermediario: prende l’opera di un autore e la offre al pubblico sotto forma di “prodotto culturale”, di libro con un prezzo, una veste e una reperibilità.
Il servizio l’editore lo dà al lettore, non allo scrittore!
Il lettore paga l’editore (e il libraio, e il distributore… sigh) per avere un testo scelto e curato. L’editore paga lo scrittore affinché gli fornisca l’opera da mettere sul mercato. L’autore è, al pari dell’editore, un professionista in una filiera che arriva al lettore.

Lo scrittore è il contadino che vende i suoi prodotti alla catena di distribuzione, che poi li venderà al consumatore.
E se un supermercato si rifiuta di comprare le sue mele, forse il motivo non è solo che la vita è ingiusta. Se dopo aver coltivato i campi per sei mesi il contadino deve anche pagare per levarsi dalle scatole i frutti del suo lavoro, forse il raccolto non è eccelso e nessuno pagherebbe per averlo.
Quindi, per concludere, pensateci prima di pagare gli altri per prendersi le vostre mele. Magari diventeranno famose e il vostro marchio risalterà sugli altri… ma prima o poi qualcuno le mangerà, e la vittoria sarà solo di chi ci avrà lucrato sopra facendosi pagare sia dal produttore che dal consumatore.
I raccolti migliori arrivano con il tempo, con l’esperienza e anche con qualche annata cattiva… per cui armatevi di cesoie, fertilizzante e di tanta, tanta pazienza!

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