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Un bell’inizio settimana…

(Squilla il telefono.)

Giulia – Pronto?

Scrittore XPronto, buongiorno. Mi chiamo Scrittore X, ho appena scritto un libro e volevo sapere come posso fare per sottoporlo al vostro interesse.

Giulia – Buongiorno a lei. Che cosa intende per “sottoporlo al nostro interesse”? Di cosa ha bisogno in particolare? Studio83 non è una casa editrice, lei conosce i nostri servizi? Se vuole, gliene illustro qualcuno.

Scrittore X –  Sì, grazie, ecco, io intendevo mandarvi il mio manoscritto, l’ho appena finito di scrivere, sa lo definirei di genere fantastorico, è molto originale per cui vorrei sapere se poteva interessarvi.

Giulia – Ehm… certo che può interessarci, bisogna vedere lei che cosa cerca, di cosa ha bisogno. Se cerca un editore, come le ho detto, noi non…

Scrittore XNo, guardi, so bene come stanno le cose, oggigiorno purtroppo pubblicano solo i soliti noti, bisogna essere raccomandati per essere pubblicati, oppure già famosi, come nel caso di quegli squallidi libri di calciatori, ho ragione?

Giulia – Beh, certo, diciamo che se uno è raccomandato ottiene tutto quello che vuole e la cosa finisce lì. Però esistono anche casi in cui il talento viene premiato, non bisogna generalizzare.

Scrittore XDice davvero? Perché sa, io ho ricevuto vari pareri sul mio romanzo, è molto piaciuto, i pareri sono tutti concordi nel dirmi che dovrei pubblicarlo, tutti i miei amici mi dicono la stessa cosa, per cui vorrei sapere se posso sottoporlo…

Giulia – …al nostro interesse, sì, ho capito. Posso dirle quello che facciamo: amici a parte, può aver bisogno di un parere in più, un parere tecnico, anche critico, che oltre a farle i complimenti può mostrarle i punti deboli da migliorare, una valutazione quanto più possibile oggettiva che analizzi gli aspetti principali del suo lavoro.

Scrittore X –  Ma certo! Sembra davvero interessante! Sa, potrebbe essermi utile, anche per darmi qualche dritta su ciò che non va bene, per poterlo migliorare, perché no? Può dirmi altro?

Giulia – Il servizio di valutazione dei manoscritti consiste in una scheda nella quale riportiamo l’analisi della proprietà linguistica e lessicale, sintassi, punteggiatura…

Scrittore XCerto, interessante!

Giulia – Poi qualche nota sulla trama, l’intreccio, sulla psicologia dei personaggi, descrizioni e dialoghi…

Scrittore X –  Ottimo! Mi sembra l’ideale…

Giulia – Poi evidenziamo un eventuale pubblico di riferimento e se c’è un genere in particolare, insomma, una valutazione sul romanzo in sé e sui suoi possibili sviluppi e miglioramenti…

Scrittore X purché non mi costi niente, eh!

Giulia – …

Scrittore X – Pronto?

Giulia – Sì, sono qui. Senta, posso dirle in tutta tranquillità che la scheda di valutazione costa poco. Può fare anche una prova: le mando la descrizione, lei poi chieda in giro e faccia un confronto. Però non può pretendere di avere un lavoro del genere e non pagarlo. Le sto proponendo un servizio professionale, capisce? Ore di lavoro serio e circostanziato. E come tale pretendo che sia considerato e anche pagato.

Scrittore XAh, d’accordo, va bene, ho capito, allora semmai richiamo oppure le scrivo, okay, arrivederci.

Giulia – Se mi lascia la sua mail io…

Scrittore X –  (click!)

Giulia – Pronto?

Telefonotu tu tu…

Giulia – AAAAAARGH!

 

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9 Replies to “Un bell’inizio settimana…”

  1. elenaS83 ha detto:

    Ci provo anch’io la prossima volta che vado dal parrucchiere… “Vorrei taglio, colore e messa in piega, ma purché non mi costi niente!”

    Peccato solo che telefonicamente il gesto dell’ombrello non si vede…

  2. utente anonimo ha detto:

    Io invece vorrei confermare che il servizio di Studio83 costa davvero poco, è molto articolato e la sola scheda di valutazione è accurata e coglie tutti i risvolti dello scritto, dalla parte puramente stilistica a quella contenutistica, una analisi approfondita che si discosta dai meri complimenti che ti fanno i soliti amici, perchè ti vogliono bene e basta, ma che è atta a voler migliorare lo scritto stesso. Mi sono trovata benissimo e ho fatto tesoro dei loro preziosissimi suggerimenti e ho anche invitato altri miei amici scrittori a farsi aiutare da loro. Io posso solo esprimere un profondo GRAZIE per l’aiuto!

    Emanuela Capovilla

  3. giuliaS83 ha detto:

    Beh, che dire, grazie di cuore Emanuela per il tuo commento. Il lavoro sui testi è un’attività che ci piace molto, e la più bella ricompensa è che questo lavoro sia apprezzato e soprattutto UTILE allo scrittore. Per cui GRAZIE ancora per la tua difesa e per l’ottima “pubblicità” che ci stai facendo ^^

  4. utente anonimo ha detto:

    telefonare ad un’agenzia di servizi letterari aspettandosi di avere un servizio gratis, la dice lunga sulla solitudine degli aspiranti scrittori. Visto che nessuno è più interessato a parlargli, editori in primis, hanno finito anche loro per non ascoltare. La trascrizione della telefonata è tra due soggetti lontani anni luce.

    Che il servizio costi poco, mi sembra un aspetto secondario, a meno che non si vendano patate. Ma, e lo dico senza vena polemica (cosa che purtroppo non verrà creduta), non riesco a comprendere:

    1. l’utilità di un servizio del tutto scollegato ad ogni possibilità di pubblicazione.

    2. l’utilità di un servizio che in realtà di professionale ha solo il nome, visto che, almeno in Italia, questa professione non esiste. E mi verrebbe da chiedere anche dove l’avreste imparata. (non è questo nè un modo per darvi delle incompetenti, nè delle disoneste, non è mia intenzione)

    3. c’è un terzo fattore, quando anche i consigli fossero giusti, potrebbero rivelarsi paradossalmente nocivi allo scrittore, perchè la scrittura è un equilibro fragile, anzi, forse più un disequilibro.

    ovviamente quanto sopra è solo il mio pensiero e non certo una verità assoluta. Infatti, e non lo dico per compiacenza, quello che non va bene ad uno, può rivelarsi una soluzione perfetta per altri.

    La domanda che più mi interessa è: com’è che si decide di iniziare un’associazione per fornire servizi editoriali?

    Colpa dello spezzatino troppo pesante mangiato la sera prima, di una delusione personale da scrittrice o, invece, come ritengo nel vs caso, di una motivazione più profonda?

    avvspad

  5. elenaS83 ha detto:

    Caro AvvSpad, inizio dall’ultima domanda 🙂

    “La domanda che più mi interessa è: com’è che si decide di iniziare un’associazione per fornire servizi editoriali?

    Colpa dello spezzatino troppo pesante mangiato la sera prima, di una delusione personale da scrittrice o, invece, come ritengo nel vs caso, di una motivazione più profonda?”

    Escludendo lo spezzatino (non mangio carne!), le delusioni (nessuna delle due per fortuna ne ha avute), resta la motivazione più profonda. Studio83 è un progetto

    che si è definito quasi da solo nel tempo, e l’idea dei servizi di editing è stata posteriore alla decisione di fondare l’associazione in sé. Il campo della scrittura e – soprattutto, non smetterò mai di sottolinearlo – della lettura è sempre stato quello in cui ci muovevamo più agevolmente. Come autrici, inoltre, conoscevamo l’importanza dell’editing e del classico “occhio esterno” sulle proprie opere.

    Aneddoto: anni fa, Giulia ebbe la possibilità di avere una scheda di valutazione a pagamento su un proprio romanzo. Il risultato fu una mezza paginetta confusa e priva di dettagli: sostanzialmente, inutile. Il commento di entrambe fu: beh, potevo fare di meglio io… E in effetti era così, E’ così, lo dico senza timori. Indirizzare i nostri servizi in quella direzione ci è sembrato quasi logico.

    Non esiste una scuola o un corso di laurea che insegni a commentare uno scritto: bisogna essere innanzitutto… lettori!

    E questo al di là della preparazione universitaria (che comunque nel nostro caso è attinente) o dello studio di tecniche narrative, saggi e manuali. Rispondo pertanto anche al punto 2: neppure quello dello scrittore, se è per questo, è una professione in senso stretto. Non c’è un diploma che attesti l’essere scrittore. Tuttavia, questo non

    dovrebbe screditare un’attività alla quale ci si può dedicare in modo professionale, prendendola con la costanza, la cura e la serietà che merita.

    Riguardo il punto 3, ti rispondo da autrice: non mi è MAI capitato di ricevere consigli che fossero nocivi, anzi. Ho

    scoperto un nuovo mondo, sono migliorata, ho imparato cose che prima non sapevo. Far leggere uno scritto a qualcuno che possa aiutarmi nel modo giusto è un passaggio fondamentale del processo stesso di scrittura. La scrittura è un processo creativo, ma ha anche le sue regole, le sue costanti formali, le sue tecniche, che sono ugualmente importanti. Poi è ovvio che qualunque consiglio o suggerimento viene valutato dall’autore, che sceglie se seguirlo o no.

    Non comprendo invece il punto numero 1: se un lavoro che riguarda la scrittura non riguarda anche la pubblicazione, allora è inutile? E perché? Tra la stesura di un manoscritto e la pubblicazione ci sono un’infinità di passaggi intermedi. Se un autore vuole una consulenza esterna prima della riscrittura finale del proprio manoscritto, noi gliela offriamo. La pubblicazione è una fase

    successiva e slegata dal momento di cui ci occupiamo noi, che a mio parere però è molto più importante. Tutto può

    andare in stampa, in fondo. Non tutto però matura nel modo giusto prima di arrivarci.

  6. utente anonimo ha detto:

    bella ed esauriente risposta e sono contento che il mio messaggio non sia stato scambiato per flame.

    Quanto alla motivazione, la mia domanda partiva dalla considerazione: si sogna di diventare astronauti, pompieri e scrittori, difficilmente si sogna di diventare da grandi operai o editor.

    Ma motivazione ne avete, e l’importante è che l’abbiate voi, visto che lo fate, non io che infatti non mi sognerei di farlo.

    dissento sui consigli, vi sono consigli buoni, consigli innocui e anche, per forza, direi, consigli cattivi.

    é come a scuola, un insegnante può fare poco di importante (anche se quei poco vale tanto oro quanto pesa) e molto di sbagliato con i suoi ragazzi.

    dico questo facendo le debite proporzioni, voi non vi ponete come insegnanti, nè gli scrittori sono così fragili e malleabili come gli studenti di scuola (ammesso che siano ancora fragili…)

    ciao

    avvspad

  7. utente anonimo ha detto:

    Secondo me, l’utilità maggiore di un servizio di questo tipo sta nella possibilità di avere un parere professionale, cioè che vada oltre i consigli di amici, cugini e conoscenze varie. Una persona che offre questo servizio, a meno che non sia un incompetente totale, non si fa condizionare da eventuali legami parentali o di amicizia e può fornire indicazioni che altri non possono o non sono in grado di dare. Naturalmente, anche un consiglio e una critica di un amico possono essere utili, ma siamo a un livello nettamente inferiore. Infine, c’è da dire che se la scheda di valutazione è fatta bene ed è dettagliata in ogni aspetto (personaggi, trama, grammatica, dialoghi,ecc…) può diventare un eccellente strumento per capire i propri limiti come scrittori e provare quindi a migliorare. Difficilmente un editore fornisce una scheda di valutazione dettagliata in caso di non pubblicazione.

    Quindi, se ci sono dei grossi limiti da superare, può essere più utile la valutazione negativa da parte di un’agenzia/associazione che non ti pubblica piuttosto che un rifiuto senza motivazioni da parte di uno o più editori.

    Luca B.

  8. elenaS83 ha detto:

    “difficilmente si sogna di diventare da grandi operai o editor”

    Ah ah poveri editor! Uno dei mestieri più bistrattati del mondo 😛

    Secondo me una professione non deve necessariamente nascere da un grande sogno. Il mio grande sogno anzi è vivere senza lavorare! Però, tra tutte le attività in cui mi sono cimentata, quella dell’editing è senza dubbio la più interessante.

    Riguardo ai consigli, secondo me non sempre si coglie la vera essenza di valutazioni di questo tipo.

    In una scheda su un romanzo non sarà mai scritto: “Devi cambiare questa cosa”, o “Devi eliminare questo personaggio”. Semmai, per esempio, “Questo personaggio viene descritto in un dato ruolo, ma al lettore le sue azioni non risultano coerenti con le intenzioni dichiarate dall’autore. Consiglio di riflettere su questo aspetto.”

    E questo lo sottolineo anche in veste di autrice che a sua volta ha fatto valutare a terzi uno scritto.

    Esattamente come ha osservato Luca B., la scheda è uno STRUMENTO di cui l’autore si serve. Ma è l’autore il motore di tutto, ogni scelta spetta a lui.

    🙂

  9. utente anonimo ha detto:

    Uno scrittore che vuole migliorare, decide da sè da chi farsi aiutare e come farsi aiutare. Uno scrittore che vuole migliorare non è di certo convinto che quello scrive sia perfetto…indi per cui, come ho fatto io, mi sono rivolta a qualcuno di affidabile e nel ricevere la scheda di valutazione non ho bevuto tutto come oro colato ( guarda caso, ma pensa un po’, ho un cervello per capire…) e i suggerimenti che mi sono stati fatti, li ho innanzitutto valutati in prima persona e infine resa conto che erano verificabili e giusti( non sono una emergente, ho già pubblicato tanto per la cronaca)! Questo tipo di servizio è stato mille volte migliore di quello ottenuto con un’ altra agenzia letteraria anni or sono, quindi diciamo che avevo tutte le basi per valutare la professionalità delle ragazze di Studio 83, non parlo perciò a casaccio solo per dar fiato alla bocca…Io ho deciso di migliorare un romanzo che sapevo aveva delle lacune, non di cambiarlo completamente, e di farmi aiutare da un esterno e non dalla solita cerchia di amici o parenti… essendo una persona onesta e UMILE ( cosa che purtroppo in questo campo e affini non esiste più, sarà perchè sono vecchio stampo) ho ringraziato chi mi ha dato una mano, perchè avevo tutti i motivi per ringraziare, altrimenti avrei fatto come con l’altra agenzia e magari li avrei mandati a quel paese! Tutto qua…ovviamente a priori tutti sono bravi a parlare, per di più se in alcune cose non mi sono trovata in linea con la loro idea, non l’ho nemmeno considerato. La decisione finale è spettata a me! Chissà perchè tutti pensano solo alla pubblicazione e inviano lavori a case editrici che farebbero inorridire anche i sassi…è la moda. Io non sono quel tipo di scrittore, parlo per me, per esperienza decennale accumulata nel campo di battaglia!

    E.C.

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