I diritti del lettore

La Società Pannunzio per la libertà di informazione sta facendo circolare una bozza di "Statuto per i diritti dei lettori" che verrà presentata in un convegno a Roma il 10 novembre. Si tratta di una "dichiarazione di intenti" articolata in cinque punti, che potete leggere QUI.

Il manifesto è breve ma esaustivo. Il discorso della Società Pannunzio riguarda una dimensione sociale e politica della lettura, per "lettore" si considera più che altro il cittadino fruitore di informazioni.
Alcuni punti dello statuto però possono essere applicati anche al lettore di romanzi… e soprattutto al lettore di recensioni di romanzi. 


Leggiamo il primo punto dello statuto, il grassetto è mio:

1. Essere consapevoli che i media non sono liberi
Nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene o male da costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono manipolati, eterodiretti, conformisti. I giornalisti perdono il loro ruolo di testimoni della realtà e sono trasformati in canali di trasmissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore e l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e non sono titolari di alcun diritto. Ora i media si identificano sempre più con le loro proprietà.

Quante volte ci facciamo convincere da una recensione positiva, acquistiamo il romanzo e ci accorgiamo poi di essere stati tratti in clamorosi errori?
Quante volte non riusciamo a capire dove finisce il parere e comincia la pubblicità?
Quante volte sospettiamo che il critico conosca lo scrittore al quale fa i complimenti, o che la rubrica letteraria risponda a interessi non strettamente letterari?
Quante volte saltiamo sbuffando le pagine culturali dei giornali piene sempre degli stessi nomi, sempre degli stessi "giudizi"?

4. Cittadini, lettori, consumatori
Va fondato pressoché dal nulla il “diritto dei lettori”, i quali ora sono senza difese sia in quanto cittadini (non viene garantita loro né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione) sia in quanto consumatori. Eppure come compratori di un bene essi sono “consumatori” (peraltro di una merce ben più delicata di altre, perché condiziona la salute mentale e democratica) e quindi dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento della notizia
 

Già: consumatori. Molti – editori, librai, critici, scrittori – se ne ricordano quando si tratta di vendere, "piazzare", blandire, convincere… un po’ meno quando arrivano critiche al proprio lavoro. O più semplicemente quando il lettore/consumatore si stufa di essere un pollo e smette di comprare, magari inizia a scambiare o andare in biblioteca piuttosto che pagare per romanzi scadenti sia letterariamente che dal punto di vista redazionale e materiale.
A quel punto, il tanto cercato e osannato lettore diventa l’ignorante, quello che non sostiene la cultura, il killer dell’editoria, l’incompetente che non premia l’arte. Diventa il solo e unico responsabile della crisi dell’editoria in Italia: oltre a dover pagare i libri e quindi mantenere baracca e burattini è quello che porta sul groppo il peso del fallimento di un sistema. Per favore!

Quasi non c’è bisogno di commentare il punto successivo (a parte un errore di grammatica: il singolare di media è medium. Occhio al "latinorum"…)

5. L’informazione nella rete
Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed è caratterizzato dalla mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce. L’informazione in Rete corre, dunque, lungo linee orizzontali che incrociano costantemente quelle verticali dei media tradizionali e che, proprio in quanto orizzontali, si sottraggono alle logiche e alle dinamiche di controllo che hanno, sin qui, impedito che stampa, radio e televisione svolgessero in modo libero il loro ruolo fondamentale in ogni Paese democratico: quello di creare attraverso il racconto libero ed indipendente dei fatti e della storia una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa difendere questa speranza.

Ecco, difendiamo questa speranza: la speranza di una comunità di lettori sempre più consapevole dei meccanismi infernali dell’editoria e degli scrittori/critici/giornalisti compiacenti!

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