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Addio a Salinger e a Zinn

In questi giorni ci hanno lasciato due importanti voci della cultura statunitense. Tutti abbiamo sentito della morte di Salinger, autore de “Il giovane Holden / Catcher in the Rye”, che viveva lontano dai riflettori e che si è spento all’età di 91 anni. Lo scrittore Sandro Veronesi ha definito Salinger uno scrittore “sovversivo“, che è ben diverso da “ribelle” come poteva essere un Kerouac. E poche ore dopo la morte dello scrittore si è diffusa la voce che esistano dei manoscritti inediti conservati gelosamente che ora fanno gola a molti.

Meno noto è il fatto che mercoledì scorso si è spenso Howard Zinn, storico statunitense autore di importanti monografie, una delle principali voci “contro” la politica aggressiva degli USA dalla seconda guerra mondiale, nella quale ha combattuto, in poi.  Peacereporter pubblica alcuni estratti dei suoi articoli e il commosso ricordo del suo amico Mauro Sacchi. L’opera più celebre dello storico è “Storia del Popolo Americano”:

Zinn la progetto’ quando insegnava storia da vent’anni. In base alla propria esperienza, aveva constatato che la storiografia ufficiale ometteva numerosi elementi cruciali della storia statunitense. Da qui l’idea di un testo che sottolineasse le atroci conseguenze dei conflitti armati e il costo umano delle decisioni prese da politici e uomini d’affari: un libro di storia nazionale che desse voce ai “vinti”, alle donne, alle minoranze etniche e ai lavoratori.
[da Agi News]

Due figure diametralmente opposte, Zinn e Salinger, ma che hanno in comune la levatura e il grande contributo che hanno dato alla cultura non solo statunitense ma “occidentale” in senso lato.

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