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Incipit

Le Feste sono agli sgoccioli, domani l’Epifania se le porterà tutte via e il lavoro riprenderà a pieno regime. Volevo perciò approfittare di questi ultimi due giorni di riposo per lanciare un giochino bibliofilo a tempo perso.

Qual è il vostro incipit preferito? L'”attacco” di un romanzo è un momento molto importante della narrazione e della lettura, come il primo sorso da una bottiglia di vino: quali sono quelli che vi hanno colpito di più?

Riporto qui sotto due dei miei preferiti… In attesa dei vostri! 🙂

Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.

(Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”)


Ormai ciascuno sa come trovare dentro di sé il significato della vita.
Ma l’umanità non è sempre stata cosí fortunata. Meno di un secolo fa gli uomini e le donne non avevano un facile accesso alle scatole di rompicapi che sono dentro di loro.
Non sapevano nominare neppure uno dei cinquantatré portali dell’anima.E le religioni strane facevano grossi affari.L’umanità, ignorante delle verità che giacciono entro ogni essere umano, guardava verso l’esterno… premeva sempre verso l’esterno. Ciò che l’umanità sperava di imparare in quella spinta verso l’esterno era chi fosse realmente responsabile di tutta la creazione e che cosa significasse tutta la creazione.

(Kurt Vonnegut, “Le sirene di Titano”)

 

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4 Replies to “Incipit”

  1. utente anonimo ha detto:

    Sono rimasto colpito dall’incipit del libro "La fortuna non esiste"di Mario Calabresi. "Nata due volte" è abbastanza lungo, ma posso tentare di riassumerlo. Alle ore Cinque del pomeriggio del 5 gennaio 1915 un medico, tale dottor Buscaglino, va a trovare una donna che attendeva un bambino, e viene a scoprire che la neonata, data per morta per il parto prematuro conseguente alla caduta dalle scale di sua madre, è viva. Il dottore terrà in casa la bimba per due anni, le presterà tutte le cure possibili, cambiando il destino di quella creatura.
    La scrittura è appassionata, integrata dai riferimenti con la realtà dell’epoca.
    Massimo Cortese

  2. utente anonimo ha detto:

    Il mio ufficio. Così lo chiamava l’amico professore. Era un modo scherzoso ed educato per dire che non facevo nulla, che lavoravo poco. L’ufficio era in realtà un baretto della zona universitaria, piccolo e fumoso. Pieno di ragazze.

    Chilliens (donne) di Vasco Rialzo

  3. albertocarollo ha detto:

    Uno per tutti: "Un mattino, svegliandosi da sonni inquieti, Gregor Samsa si ritrovvò trasformato in un orrendo insetto." (Kafka, La metamorfosi)
    😎

  4. albertocarollo ha detto:

    errata corrige: "si ritrovò"…
    8-(

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