Se niente importa

Vorrei segnalare un’opera che sta avendo molto meritato successo, una sorta di “Gomorra” dell’industria zootecnica: “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer, conosciuto dai più per “Ogni cosa è illuminata” (da cui fu anche tratto un film con Elijah Wood).

Questa volta, Foer si dedica alla fiction giornalistica con un’inchiesta sull’industria dell’allevamento e della macellazione, denunciando l’orrore che si trova dietro la maggior parte del cibo che va a finire sulle nostre tavole. Dalla distruzione di interi ecosistemi marini alle politiche da campo di concentramento dell’allevamento intensivo; dall’inarrestabile inquinamento prodotto dall’industria della carne (superiore a quello dell’intero sistema di trasporti mondiale) all’impunibilità di una lobby che si fa da sola le sue regole.

Quella di Foer è una denuncia forte, una storia di numeri e fatti che in tv non vedremo mai; ma è anche il racconto toccante di storie di vita vissuta, la ricerca del significato profondo del cibo e del nostro modo di rapportarci a esso, una relazione che va a toccare la nostra storia, quella della nostra cultura e quella della nostra esperienza di vita personale. Un’analisi profonda, sentita e vibrante, che va ben al di là di un semplice manifesto del vegetarianismo etico.

 

In Italia è edito da Guanda e il titolo originale (“Eating Animals”) è stato modificato per riallacciarsi a uno dei primi aneddoti narrati dall’autore: la storia di sua nonna, fuggita da un campo di concentramento, la quale, pur sul punto di morire di fame, rifiutò di mangiare carne di maiale perché non kosher, affermando che “Se niente importa, non c’è niente da salvare”.

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