menu

L’anima delle cose

Ciao a tutti! Dopo la controversa recensione all’altrettato controverso romanzo di Vito Introna “Vorrei che il cielo fosse imparziale” (che è ora anche sul sito) è oggi online la recensione al romanzo d’esordio di Josafat Farroni “L’anima delle cose” di Evoé Edizioni. La recensione, opera mia, è negativa e per saperne di più non dovete fare altro che continuare a leggere.

“L’anima delle cose” è un romanzo che potremmo considerare di genere autobiografico o di formazione, come moltissime opere di esordio che ho avuto modo di leggere in anni di lavoro. E come molti altri esordi, presenta alcuni difetti tipici, quasi emblematici.

Leggi la recensione

Parlando di controversie, ho letto attentamente i commenti alla recensione precedente, anch’essa negativa, che ha scatenato qualche polemica e la formazione di una piccola claque. Considero ovvio che, nel caso di una stroncatura, l’autore possa risentirsi e avere da ridire, come i suoi amici o colleghi o lettori più affezionati.

Trovo però importante precisare (una volta di più) alcuni aspetti.

Il primo è che una cosa è la critica, un’altra l’attacco personale “tu non sei competente, sei un’ignorante, sei una strega” (non sto inventando niente, eh, le ho lette, queste parole). Nelle nostre recensioni noi valutiamo il testo, non la persona dell’autore, e attacchi simili significano solo che non si hanno argomenti per rimanere sullo stesso piano più elevato.

Il secondo aspetto da chiarire è che nelle nostre recensioni non c’è nessuna acrimonia, né cattiveria, né emozione di sorta. Anzi, da scrittrici sappiamo che ricevere una stroncatura non è bello e può mettere in crisi, e da editor saremmo contentissime di ricevere romanzi d’esordio belli, curati, profondi, positivi sotto ogni aspetto e di sottolinearlo, e magari di continuare con Venti Nodi con tanti più racconti di esordienti, e magari di diventare casa editrice e di promuoverli e pubblicarli noi per prime.

Il fatto che ciò non si verifichi ci porta al terzo aspetto da sottolineare, che riguarda anche da vicino questo “L’anima delle cose” e che ho sottolineato anche nella recensione: troppe opere d’esordio sono stampate con case editrici a pagamento.
Rieccomi dunque a ripetere il solito, logoro disco: non si è scrittori solo in virtù del fatto che il proprio nome è su una copertina. Aspettare non è un’opzione, ma una necessità. L’editing è tuo amico, l'”editoria partecipativa” no.

Pagare per pubblicare è una strada che, lo capisco benissimo, può sembrare l’unica percorribile in momenti di sconforto, ma che gioca a sfavore dell’autore, perché lo consegna al giudizio tecnico dei critici e a quello generale dei lettori prima che sia pronto, facendogli anche credere che va tutto bene, che il romanzo è perfetto e che i soldi li deve cacciare solo perché il mondo è brutto e cattivo e pubblica solo i soliti noti.
Il mondo sarà anche brutto e cattivo, e in effetti il sistema che sta dietro al mercato del libro è un disastro quasi totale. Ma entrare in un altro sistema disastroso, che non risolve i problemi del primo ma anzi li alimenta, non è la soluzione. È solo un’altra illusione, che rischia di consegnare chi vi cede alla conseguente delusione.

Condividi il post

9 Replies to “L’anima delle cose”

  1. utente anonimo ha detto:

    Cara Elena,
    io sono l'amico di Vito Introna, quello della famosa recensione. Non volevo offendere nessuno, nè tanto meno persone che non conosco, ho parlato solo di forma mentis. Però mi tocca riprenderti. Tu dici che "Pavese non ha mai detto parole simili, forse lo si confonde con qualche amico da bar sport." Ebbene, poichè ricordavo bene la citazione, ecco quella originale:

    "Nella vita succede a tutti di incontrare una troia. A pochissimi di conoscere una donna amante e onesta. Su cento, novantanove sono troie."

    Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/1950 (postumo, 1952).

    Come vedi le tue conoscenze non sono poi tanto vaste, sei molto presuntuosa. Tanto dovevo per correttezza e, naturalmente, absit iniura verbis.

    Saluti.

  2. elenaS83 ha detto:

    Io non ho mai detto che quella frase non appartiene a Pavese. Ti ho semplicemente detto che, se tutte le donne sono zoccole, nemmeno tua madre fa eccezione. Qualunque valore tu dia al termine.

    "Pavese diceva che su 100 donne, 99 sono zoccole. Tutte le critiche letterarie di questo blog non fanno sicuramente eccezione."

    E non volevi offendere nessuno? Per te dare della troia a una persona non è offensivo? In mezzo a quali scimmie di montagna sei cresciuto?
    Se avessi tempo e voglia di ascoltare la tua inutile opinione – e non è così – sarei curiosa di capire cosa intendi con un'espressione sessista e volgare come "forma mentis da troia".

    Come avevamo già stabilito, QUALUNQUE COMMENTO SESSISTA E OFFENSIVO VERRA' RIMOSSO. Sei quindi pregato di NON proseguire questa conversazione e di ritirarti in altri lidi, magari ai campionati mondiali di Miss Maglietta Bagnata, dove troverai intellettuali del tuo stesso livello.

  3. giuliaS83 ha detto:

    Avevo scritto un commento di risposta a quello precedente ma ho deciso di cancellarlo e non proseguire la "discussione".
    Stessa sorte, ovvero la cancellazione, toccherà a qualsiasi altro commento relativo alla discussione sul libro di Introna scritto OT in altri post a casaccio. Questo post è dedicato alla recensione del libro di un altro autore, al quale in questo modo si è mancato anche di rispetto.
    Però non sono amici vostri, giusto? Quindi chissenefrega, giusto?
    Mi scuso con Farroni e chiudo.

  4. Jomps ha detto:

    Vi ringrazio, innanzitutto, per il dispendioso impiego di tempo nella lettura al monitor del mio non certo breve romanzo. Improbabile, ma non impossibile, che questa modalità di fruizione abbia influenzato sulla scorrevolezza della lettura.
    Comunque, a prescindere dalla valutazione per me è giù un onore essere valutato. Come persona, ancor prima che come “scrittore”, voglio potermi dire arricchito da ogni critica, parere e consiglio. A patto che questi vengano formulati con consapevolezza, ovviamente.
     
    Avete messo in luce lacune di cui ero già a conoscenza,  ma che non credevo potessero andare così a fondo. A parer mio avete forse calcato un po’ la mano in questi aspetti peculiari del mio scritto.
    L’argomento non è d’interesse? Opinabile, o meglio soggettivo, nonostante riconosca il logorio sfinente che affligge questo filone narrativo. E proprio per non cadere nella più becera retorica, per non peccare di banalità, ho “escogitato” l’artificio di un linguaggio insolitamente forbito, volutamente inadeguato e altisonante per la tematica che è stata trattata.
    Faccio mea culpa in quei tratti dove è presente una deleteria sovrabbondanza e ridondanza di termini e periodi, ma questa strada intrapresa la considero un punto di forza del romanzo, o quantomeno uno slancio positivo. Va detto che questa è una mia lacuna congenita, a prescindere dalla scrittura. Strano a credersi, ma è così che formulo il mio pensiero nella vita di tutti i giorni, è semplicemente la mia natura intricata che si esplica su carta. Non percorro mai in linea retta, m’inerpico, precipito, ascendo, m’annodo e spero di districarmi. Ho cercato di rendere il più fluido possibile il percorso, e trovo che in più di qualche sporadica occasione questo compromesso sia stato rispettato.
     
    Tutt’altro discorso l’imperizia tecnica. Mi corrode ammettere quanto il tutto possa risultare acerbo. Credo si noti la scarsa pianificazione, ricordo quanto la prima stesura sia stato un azzardo prematuro, mia stessa ammissione. Dalla prima battuta, all’editing finale sono passati quasi cinque anni di continue revisioni e tagli, mirati a contenere il superfluo. Questo vi sembrerà beffardo, ma io stesso ho trovato necessario sintetizzare.
    Credo che la tecnica si possa affinare, col giusto allenamento, leggendo e scrivendo con un piglio molto analitico e predisposto al miglioramento, con la dedizione, la costanza.  
    Sono un po’ rammaricato di non aver colto nella recensione se abbiate intravisto dei margini di miglioramento o se vedete in questa espressione il culmine del mio potenziale.
    Quanto è grave e persistente questa imperizia tecnica? Ecco, questo non mi è parso ben chiaro. Argomento che si riallaccia all’ironia citata come salvagente dello scrittore e non dello scritto.
    Opinione mia, è che non è stato colto l’intento principe del romanzo, ovvero uno scorcio grottesco, caricaturale e tragicomico di realtà. Mi sono sempre immaginato un lettore col riso sguaiato e amaro in bocca, una volta giunto al termine.
    Non saprei stabilire con esattezza quanto sono (o non sono) stato capace di rendere queste sensazioni. Ma partendo dal presupposto che questo era una mia prerogativa,  e nondimeno inclinazione personale, mi risulta spiacevole costatare che questo intento non sia stato preso in considerazione. Non volevo prendermi sul serio, bensì far finta di prendermi dannatamente sul serio, ironizzare fino allo spasimo della ragione, creare una netta frattura tra la leggerezza dell’argomento e la solennità che la descrive.
     
    Da una parte mi gratifica che abbiate prestato attenzione ai vari elementi grafici introdotti, ma al contempo mi sono dispiaciuto che non abbiate speso nessuna parola per il cortometraggio annesso e i due videoclip annessi al romanzo, pur essendo questi aspetti extra-letterari. Magari la fruizione dei videoclip non è immediata per i meno avvezzi di informatica, ma non credo che i rimandi a questi videoclip siano eccessivamente mimetizzati al testo.
     
    Ho molto apprezzato l’attenzione focalizzata sull’uso della voce narrante. E’ la prima volta che mi viene mossa questa critica in relazione al romanzo, e lo avete fatto con una competenza di cui non posso che far tesoro. Questo è l’aspetto per cui credo dovrò allenarmi maggiormente, l’aspetto che maggiormente mi spingerà a prestare attenzione sia come lettore che come scrittore.
    L’io narrante, l’onnipresente me stesso che rischia(va) di fagocitare gli altri personaggi … non credo fino a tal punto, come da voi riportato. Proprio nelle ultime revisioni ho cercato di conferire maggior spessore agli altri personaggi, che da altri lettori e recensori risultano apprezzati. Sì, la linea guida è monocorde, ma i co-protagonisti non li trovo anonime macchiette.
     
    In conclusione: non appena ho letto la vostra recensione non nascondo un certo avvilimento. Se fosse stato un impietoso voto scolastico ne ho dedotto sarebbe stata una grave insufficienza. Poi, metabolizzata la delusione, ho fatto mie alcune delle critiche, serbandole come motivazione a far meglio laddove riconosco anch’io di essere stato carente. Per altri aspetti da me citati continuo a ritenermi soddisfatto del mio operato. Ma non appagato, affatto. Sarebbe uno stupido errore.
    Ciò non toglie assolutamente valore al vostro meticoloso lavoro, che, vi ripeto, trovo utilissimo al fine di una presa di coscienza sulle proprie capacità.
     
    Vi ringrazio ancora.

    Josafat Farroni

  5. giuliaS83 ha detto:

    Salve Josafat,
    grazie per il commento circostanziato.
    Sono contenta intanto di leggere che la recensione può servirle per una riflessione che comunque, come da me già espresso nel parere al libro, c'è già.  Scegliere uno stile e lavorarci è un lavoro importante per un autore e molto formativo per un esordiente. E per un esordiente non è scontato, nel senso che spesso si scrivono le cose come vengono, prevale il voler dire le cose sul modo in cui dirle.
    Anche il suo atteggiamento generale, comprese le critiche al mio parere, vanno in questo senso, verso una rielaborazione cosciente che porta a fare delle scelte, che poi possono essere discusse come ho fatto io, sottolineando magari lo squilibrio tra la scelta e l'esperienza. Ma tutto può essere discusso, anche la mia recensione che è un giudizio come un altro e può contenere dati interessanti come no.
    In quanto recensione, poi, è per forza di cose limitata e parziale, nel senso che mi sono concentrata sugli aspetti che mi premeva far notare e che ritengo prevalgano sugli altri. Fosse stata una delle nostre chilometriche schede analitiche, le garantisco che non mi sarebbe sfuggito nulla 😉 ma il mio scopo qui era quello di un sunto esaustivo, più che di un'analisi approfondita.
    Comunque la ringrazio ancora per il commento e per i suoi apprezzamenti come per i dubbi. Sono sicura che questo suo atteggiamento – costruttivo, pacato, sincero e lealmente critico – non potrà che portarle benefici dal punto di vista letterario come da quello delle soddisfazioni che potrà ottenere dalla scrittura.
    A presto e buon lavoro!

  6. utente anonimo ha detto:

    Perchè il tag del post è editoria a pagamento? Non ho dovuto nulla alla Evoè Edizioni

    Josafat Farroni

  7. giuliaS83 ha detto:

    Salve Josafat,
    il tag l'ho messo perchè sono andata sul sito della casa editrice e ho letto che ha una politica editoriale di "partecipazione alle spese" con l'autore, cioè di editoria a pagamento, e poi perché ho parlato do questo argomento nel post.
    Il pagamento non consiste solo in una cifra di soldi pagata per pubblicare ma anche, ad esempio, in un numero di copie che l'autore deve acquistare per contratto prima o dopo la stampa, o nel semplice fatto di non essere pagati per il proprio lavoro (questione un po' diversa ma su cui sono ugualmente critica).
    Leggendo il suo romanzo ho pensato, magari a torto, che lei avesse pagato, sia perchè appunto l'opera non i sembrava pronta per la pubblicazione sia perché non ci vedo editing né una correzione di bozze completa. E il fatto che il suo libro non è stato stampato ma diffuso solo online non è una ragione sufficiente perché venga trascurato dal punto di vista editoriale.
    Comunque per ogni rettifica o precisazione usi pure i commenti, siamo qui per correggere ogni eventuale sbaglio!
    🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    Il libro di Josafat Farroni circola regolarmente in copie cartacee ed è reperibile nelle librerie del centro Italia. L'autore ha rivisto per ben due volte il suo romanzo, sottoposto ad un lavoro di editing che comunque non stravolgesse testo e stile, secondo gli obiettivi della Evoè edizione, cui l'autore, comunque, non ha corrisposto nulla. La Evoé, infatti, applica il principio di editoria partecipativa (acquisto di 50 copie a prezzo di copertina da parte dell'autore) solo nei casi in cui non sia la casa editrice stessa a richiedere la pubblicazione.
    Cordialmente
    Asteria Casadio

  9. giuliaS83 ha detto:

    Buongiorno Asteria,
    grazie per le precisazioni. Ho inserito nella recensione una nota "UPDATE" in cui faccio presente il suo commento e quello di Farroni in cui affermate che la pubblicazione è stata fatta senza contributo.
    Parlando di "editing", però, non mi riferisco alla revisione svolta dall'autore ma a un lavoro ben preciso della casa editrice sul testo, magari d'accordo con l'autore, ma comunque svolto da una persona diversa.
    Il suo commento in proposito mi ha suscitato delle riflessioni che magari metterò in un prossimo post, proprio relativamente all'editing e alla confusione che circonda questo intervento professionale (qui non parlo di lei, non conosco il vostro modo di lavorare, mi riferisco alle parole del commento e in generale a molti casi estranei a voi in cui si chiama "editing" altre cose).
    Grazie comunque di essere intervenuta e buon lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *