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Riflessione sulla qualità – parte II

Ciao a tutti,

come Elena, anche io in questi giorni sono assorbita dalla discussione relativa alla “spazzatura d’autore” aperta sul forum di Writer’s Dream da NayaN. Gli interventi di Elly sono ottimi (oste, è buono il vino? XD) e ce ne sono anche molti altri davvero interessanti. Anche involontariamente.

Accanto a pareri circostanziati e pensati, infatti, ce ne sono alcuni che brillano perché rivelatori di superficialità comuni al settore “esordienti”. Parlo in particolare di questo di Panzino:

Sarà strano ma non ho mai letto nulla di un esordiente,mi sono sempre limitato a nomi già noti della letteratura italiana ed internazionale, con qualche piccolo “fuori lista” che mi ha comunque deliziato con i suoi tratti di penna.
Per uno scrittore leggere non è solo uno svago, ma anche un metodo di studio, per assimilare il più possibile abilità e particolarità che contraddistinguono i vari autori. Leggere alla mia età (19 anni) libri di esordienti, non solo mi devasterebbe il percorso di studi effettuato sino ad ora, ma non mi porterebbero nemmeno alcun risultato in termini di progresso. Senza contare la possibilità, da quanto leggo, di 2 testi leggibili su 10 , correndo il rischio che quella piccola percentuale non rientri nemmeno nel mio genere.
C’è sempre da imparare, da chiunque, ma vuoi mettere un Palahniuk con un esordiente?
Livelli diversi.

Il ragionamento non è sbagliato: per imparare a scrivere bene bisogna leggere autori bravi. Giustissimo! Solo che è incompleto.
Infatti, parlando di esordienti, è importantissimo anche imparare a non scrivere male, e leggere un po’ di “colleghi”, anche scadenti, è utilissimo.
I progressi si fanno anche leggendo fuffa, se non altro perché magari si corregge il tiro, magari si evitano argomenti triti e ritriti e i classici errori dell’esordiente, che ho esposto in questa recensione.
Forse, se gli esordienti si leggessero un po’ di più tra di loro, imparerebbero a pensarsi come categoria e a “imparare” gli uni dagli altri, elevando il livello (tragico, per lo più) di quella che sta diventando una vera e propria (para!)letteratura di genere: lo scrittore esordiente italiano.

Poi, il disastro:

ma vuoi mettere un Palahniuk con un esordiente?

Questo esempio è controproducente.
Lo scrive una che ha adorato Fight Club: Palahniuk è uno di quegli pseudo autori molto poco letterari e molto editoriali che a parere mio danneggiano moltissimo la giuovin mente del baldo esordiente.
Palahniuk non è uno scrittore, ma un produttore di testi, tutti uguali, tutti scritti allo stesso modo, tutti con le stesse tematiche furbe affrontate in modo furbo. Un romanziere di cassetta, un Bukowski dei poveri che imita se stesso e che non costa poi molto imitare…ma non porta nemmeno a molto.


E se possibile, facciamo esempi “puliti”, mi raccomando.

(Qui una mia recensione di un esordio in cui l’autore copiava proprio Palahniuk; un vero peccato, perché il fatto che lo copiasse a perfezione era la prova che l’autore poteva già andare oltre. Immagino sia accaduto: D’Attis ha pubblicato di nuovo e in rete è molto attivo e molto cliccato; rispose alla mia stroncatura con una mail tranquilla in cui prendeva atto del giudizio, con un savoir faire più unico che raro.)

Però – o forse proprio per questo – Palahniuk tira. Tira per i suoi editori che scommettono su di lui a scatola chiusa: se li scrive tutti uguali e vengono pompati tutti uguali, anche le vendite saranno grosso modo tutte uguali.
Purtroppo tira anche per i critici compiacenti o sprovveduti, che scambiano il Parmesano Itagliano per Grana. E tra i lettori giovani che cercano robba forte. E tra i giovani autori di belle speranze… a cui consiglio caldamente, per la propria crescita e in nome del Sommo Bene della Qualità, di cercarsi modelli un po’ più elevati e meno beceri.


Non solo farlocca, ma anche dannosa!

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4 Replies to “Riflessione sulla qualità – parte II”

  1. elenaS83 ha detto:

    Sono d'accordo anch'io su Palahniuk, uno di quegli autori che vorrei scorticare vivi per via dello stuolo di imitatori che si sono lasciati dietro.

    Penso che un esordiente dovrebbe non solo leggere i classici, ma anche imparare a contestualizzarli nel percorso evolutivo della letteratura internazionale. Sapere perché il romanzo ottocentesco è fatto in un modo e quello novecentesco in un altro, capire perché e come si è trasformato nel tempo. Sapere come varia il rapporto tra letteratura e vita.

    E poi deve leggere gli altri esordienti, scadenti o meno, esattamente per i motivi che hai elencato.

    …ma Georgie sarei io? xD

  2. twanky ha detto:

    "Forse, se gli esordienti si leggessero un po' di più tra di loro, imparerebbero a pensarsi come categoria e a "imparare" gli uni dagli altri, elevando il livello (tragico, per lo più) di quella che sta diventando una vera e propria (para!)letteratura di genere: lo scrittore esordiente italiano."

    Il problema, a mio parere, è che si leggono troppo tra di loro e si piacciono, trovandosi buoni e soddisfacenti.
    Essendo buona parte allo stesso livello, non notano le incongruenze o dove poter migliorare (nei loro scritti come nei testi degli altri, proprio perché hanno poche letture altre con cui fare riferimenti o paragoni.

  3. elenaS83 ha detto:

    Quello che dice Twanky è vero: infatti è importante che gli esordienti leggano altri esordienti E classici E autori contamporanei (di qualità, non Palahniuk…) per costruirsi una prospettiva critica più ampia.
    La riflessione era nata dall'esternazione di un esordiente, che ha ammesso di non voler leggere altri esordienti per paura di regredire. Quando un aspirante scrittore impara a capire cosa non va nei suoi "colleghi", secondo me avrà anche più strumenti per criticare se stesso 🙂

  4. WritersDream ha detto:

    Panzino ha sempre opinioni geniali, eh. Poi mi domando chi lo dovrebbe leggere, dato che si autopubblica su un blog, dato che gli esordienti non devono leggere esordienti perché si danneggiano la mente.

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