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(S)consigli per gli acquisti

Ciao a tutti,

ho letto con interesse il post in cui Elena consigliava titoli “adatti a tutti i gusti e di facile reperibilità“, da leggere o regalare per Natale. Una lista interessante e libri che, a dire il vero, si discostano dai best seller natalizi che da ora fino a gennaio inonderanno letteralmente gli scaffali delle librerie, con effetti altalenanti.

Bene,  noi non vogliamo essere da meno e oggi parliamo proprio di best seller, quelli più quotati, pompati e blasonati. Ne parliamo, sì, ma per sconsigliarli.
Sulla falsariga dello spirito attento di Elena e contro questo livellamento festivo, vorrei condividere con voi la mia personale lista, ovvero: sotto la copertina niente.
Quando va bene.

DELFINI di Banana Yoshimoto, Feltrinelli

Che la Yoshimoto sia una giapponese “da divulgazione” si sa, che stia peggiorando anche. Con questo “Delfini”, una delle sue ultime prove, conferma che se come romanziera è appena passabile, come romanziera nipponica è più che insufficiente. Vaga, imprecisa, inaccurata sia nella forma che nei contenuti, il modo confuso in cui accatasta tematiche importanti fa rabbrividire chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la letteratura del Sol Levante, che al contrario è di una precisione, cura e sottigliezza senza pari. Certo, i temi sono quelli cari ai giapponesi, ma spalmati lì in un frullatone che alla fine risulta freddo e insipido. La traduzione di Amitrano, poi, è legnosa e ha una cattiva resa dei tempi verbali, specie di quelli del congiuntivo.
Alla larga, samurai!

TORTUGA di Valerio Evangelisti, Mondadori

Piratacci, corsetti e arrembaggi fanno da sfondo a un romanzo davvero, davvero brutto. Quando lo ho letto ero quasi incredula, Evangelisti è un autore esperto, e forse avrebbe fatto meglio a lasciare da parte lo scadenzario dell’editore e a dedicare molto più tempo alla stesura di “Tortuga”.
Una storia sciatta, piatta, scontata, narrata con uno stile quasi assente, con colpi di scena improbabili o “telefonati” e con scivoloni clamorosi. A parte vari errori di editing, mi riesce difficile pensare a bucanieri che si comportano con i nuovi arrivati come fossero guide dell’alpitour (con tanto di digressioni etimologiche) e che, a dispetto della violenza tanto sbandierata, fanno del male solo a personaggi secondari, lasciando intatti quelli che convengono all’igiene dell’intreccio. Insomma, non siamo tanto distanti dai pirati disney, e non è un complimento.
Alla larga, filibustieri!

SCENA DEL CRIMINE di Lucarelli e Picozzi, Mondadori

Aiuto! Arrivano i serial killer della cronaca seria, i criminologi da Studio Aperto, gli inquirenti della strada. Quest’opera sta a un saggio quanto “Carabinieri” sta a CSI. Frettolosa, sconclusionata, senza struttura né organizzazione, propone qualche delitto buttato a casaccio e considerazioni meno che superficiali sulle indagini e le procedure. Lo stile, poi, è la trascrizione letterale della parlata televisiva di Lucarelli, stupida, pedissequa, che procede per ridondanze e ripetizioni a effetto.
Evitiamo questi polpettoni morbosi che riprendono  su carta il peggio delle forme televisive. Rivolgiamoci a chi invece fa riflessioni serie sull’antisocialità e le storie drammatiche dei serial killer, che contribuiscono a trasformarli in mostri.
Alla larga, lettori seriali!

VUKOVLAD di Paolo Maurensig, Mondadori

Piano piano, anche i licantopi stanno tornando di moda, e a qualcuno potrebbe venire voglia di rispolverare questo romanzo breve di Maurensig sul tema. Ecco, anche no.
“Vukovlad” è un’altra “opera dello scadenzario”, un romanzo frettoloso e banale che con la scusa di ricamare su una vecchia leggenda della profonda Europa tira su un intreccio scontato, per di più con uno stile inaccurato e un’indifferenza per il dettaglio che è indegna di Maurensig. Non appassiona nemmeno per sbaglio.
Alla larga, lupacchiotti!

…e per concludere questa rassegna in puro spirito natalizio, non può mancare l’esordio, che restando nel genere best seller è ovviamente un caso letterario tra i più citati della scorsa stagione.

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di Paolo Giordano, Mondadori

A dire il vero, “La solitudine dei numeri primi” non è scritto male, considerato che si tratta di un esordio. Il problema, forse, è un editing molto pesante, che lo livella dal punto di vista stilistico rendendolo il prodotto perfetto. La sua forza, e forse il motivo per cui è stato scelto da Mondadori come “caso” da superpompare, sta nella semplicità: non è letterario, non ha sottotesti (il che è anche un bene, perché quando l’autore ne inserisce qualcuno lo fa sempre in modo piuttosto ingenuo) e non fa altro che raccontare la storia di due casi umani che stanno materialmente bene ma che invece dentro hanno tanti problemi, un po’ come si sentono tanti gggiovani d’oggi.
Tuttavia, lo sconsiglio proprio per gli stessi motivi. Se volete scegliere un’opera di esordio meglio sceglierne una magari scritta peggio, meno à la mode magari, ma con la forza e la freschezza che solo gli esordienti hanno, penne ansiose, ambiziose, grezze… ma vive.
Alla larga, esordienti.

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4 Replies to “(S)consigli per gli acquisti”

  1. WritersDream ha detto:

    Io Tortuga lo volevo leggere ç___ç 
     

  2. giuliaS83 ha detto:

    In questo caso… leggilo ^_^
    Eco la mia proposta:  evita di comprarlo e prendilo in biblioteca, o fattelo prestare. Poi mi dirai che ne pensi. E faccio come quelli di Satisfiction: se dopo averlo letto sei entusiasta, lo trovi bello e pensi che io abbia preso un abbaglio, te lo regalo io!
    🙂

  3. WritersDream ha detto:

    Guarda che ne approfitto 😛

  4. giuliaS83 ha detto:

    Dico davvero! Vedi di procurartelo e fammi sapere che ne pensi. Se dovessi incredibilmente trovarlo un libro ben scritto, l'unica punizione che mi viene in mente è proprio quella di regalartelo.
    Se invece, come credo, lo giudicherai in modo simile al mio, potremo riprendere il discorso della spazzatura d'autore con un valido esempio di best seller spazzatura.
    Promesso! 🙂

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