menu

“Basta crederci”?

Ciao a tutti e buon anno!
Per iniziare bene il 2011, vi giro una riflessione della scrittrice Michela Murgia che riguarda le case editrici a pagamento. Murgia ha più volte espresso perplessità sull’editoria a pagamento: trovo che sia importante che una riflessione parta anche dagli autori, da quelli più conosciuti anche, perché stimolino i loro colleghi a porsi qualche interrogativo efficace.

Certo, ho più di una riserva su alcune affermazioni di Murgia.

Come il fatto che secondo l’autrice “nessun editore butta via un talento”, che le pubblicazioni dei grandi nomi siano sinonimo indiscusso di qualità e che chi pubblica a pagamento danneggi i “veri” editori. Non è così semplice. Il mondo editoriale, come tutti i sistemi complessi, ospita storture e irregolarità, ignorarle è comodo ma non porta lontano, perché scopre il fianco a facili critiche.

Comunque l’intervento di Murgia è da prendere in considerazione.
Mi chiedo, dato che “l’editore paga, non si fa pagare”, che idea ci si può fare di case editrici come la Las Vegas: non è a pagamento, ma non paga diritti ai suoi autori. Una scelta che mi suscita molte perplessità, anche se dal punto di vista della qualità editoriale e del catalogo considero la Las Vegas una delle migliori del settore: la consiglio con entusiasmo ai lettori, agli autori con riserva. Il mondo, appunto, è molto più complesso di quanto si vorrebbe.

Una casa editrice seria è una garanzia per il lettore, perché su ogni libro suo c’è un avviso non scritto che dice: “caro lettore, questo libro l’ho letto prima di te, l’ho giudicato buono e ci ho investito sopra dei soldi per farti avere in mano una cosa che ritengo valida. Se ti fidi di me, fidati di questo autore.

Condividi il post

2 Replies to ““Basta crederci”?”

  1. utente anonimo ha detto:

    Io sono convinta che a volte il talento, purtroppo, non basta. Non dimentichiamoci che una casa editrice è, prima di tutto, un'impresa e come tale il suo obiettivo è il guadagno. Pertanto, se un'opera è commerciale e "fa vendere", ma manca la materia prima, ovvero il talento, si preferisce accantonare quest'ultimo e pubblicare lo stesso perché si è certi delle vendite. Questo è di una tristezza unica, però sono le leggi di mercato.
    Sul pagamento dei diritti d'autore: non trovo giusto e corretto che non vengano pagati, o che vengano pagati da una tot cifra in su. Un discorso del genere non esiste, secondo me, perché l'autore ha svolto un lavoro e come tale deve essere retribuito, anche fossero soltanto 2-3 euro.
    Parlo in generale, di tutti quegli editori che seguono questa politica.
    Io sono molto drastica sulle cose: se uno non ha i soldi da investire nella propria azienda, l'attività non si apre 🙂

    Sonia

  2. utente anonimo ha detto:

    Dipende molto da come interpretiamo il lavoro di un editore.
    E' una professione ancora vicina, come significato, a una sorta di missione alla ricerca del talento? Una difesa dell'Arte?
    L'editoria a pagamento è da censurare.
    E' una professione più vicina alla dimensione impresa e che quindi guarda al mercato più che allo stato dell'Arte?
    Allora l'editore a pagamento ha una sua ragione di esistere perché il mercato afferma inequivocabilmente che molta gente è disposta a pagare per togliersi la soddisfazione.
    Domanda/offerta se proprio vogliamo banalizzare. C'è la prima? Qualcuno risponde.
    C'è poco da dire: i maggiori editori di questo tipo raddoppiano ogni anno le pubblicazioni e direi che più che fare crociate (abbastanza inutili, ammettiamolo) bisognerebbe chiedersi perché. E di sicuro non è perché la gente viene costretta a pubblicare.
    Scusate, ma pur cogliendo e vivendo sulla mia pelle molte distorsioni del mondo editoriale, non riesco a essere colpevolista (o innocentista) fino in fondo.

    Alberto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *