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Megabookstore: riflessione amara

Pomeriggio da Feltrinelli: io, Giulia e la sua bimba di un anno e mezzo. Lei è alla ricerca di un’edizione economica di Ubik di Philip K. Dick e del racconto di Ray Bradbury Accendi la notte, opera per bambini da regalare alla bimba (cerchiamo di indottrinarla fin da subito).

Entriamo nel megastore e iniziamo a vagare tra gli scaffali alla ricerca della sezione “Fantascienza”. Se siamo fortunate la troveremo accorpata al fantasy, se siamo sfortunate sarà in uno scantinato pieno di ragnatele, se siamo molto sfortunate non la troveremo mai.

Siamo fortunate: eccola lì, accanto al fantasy e all’horror, seminascosta da trilogie di cinquecento pagine (tranquilli, c’è la mappa) e vampiri assetati di ammmmore. Frughiamo tra le svariate edizioni Fanucci e scoviamo Ubik: ma è quello con la copertina rigida, collezione Speciale 25esimo Anniversario. Diciassette euro.
Philip, ti amiamo: ma l’amore, si sa, non può avere prezzo. E l’ultima volta che ho aperto il portafogli è volato fuori un moscerino.

Giulia parcheggia me e il passeggino, si carica la bimba in spalla e parte alla ricerca di un commesso: siamo da Feltrinelli, il mega bookstore. Vuoi che in magazzino non abbiano l’edizione economica (la Tascabili Immaginario Fanucci, quella con la costina arancione), che costerà al massimo otto euro?

Passano i minuti. Giulia non torna.
Starà aspettando il commesso che le prende il libro in magazzino.

E invece no: eccola tornare a mani vuote. Sia lei che la bimba emamano disappunto da ogni poro (Gulia lo esprime a borbottii, la bimba con un urlo che risuona fino a Bombay).

C’era una sola commessa che doveva seguire l’intera clientela. Il libro in edizione economica non c’è; in effetti, siamo state fortunate anche solo a trovarlo.

E qui arriva la domanda esistenziale di Giulia:

Ma, esattamente, per cosa i mega bookstore stanno facendo chiudere le librerie indipendenti? Per questo? Un servizio pessimo e una scelta limitatissima?

Mi gratto la testa e sospiro, perplessa. Mi tornano in mente le scarpinate infinite in pausa pranzo, rimbalzando tra una Feltrinelli, un Mel Bookstore e una Mondadori alla ricerca di volumi mai trovati.

Mentre condivido la domanda di Giulia e ci avviamo alla cassa per pagare, la bimba getta in terra il libro di Bradbury e inizia a calpestarlo. Involontariamente simbolico…

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2 Replies to “Megabookstore: riflessione amara”

  1. utente anonimo ha detto:

    Lo scritto mi ricorda il pezzo di Giulia "Fiera di Torino. The week after" pubblicato sul vostro spazio il 26 maggio 2009: anche in quel caso era stato documentato un certo disagio. Ne " la peste" di Camus, ad un certo punto viene chiesto al dottore il significato di onestà, e quello, dopo una titubanza iniziale, dice che il termine si riferisce al saper fare bene il proprio mestiere. Oggi si è parlato di libreria, ieri di Fiera di Torino, si potrebbe anche parlare di tante altre cose: la mia domanda è sempre la stessa: tutti fanno bene il proprio mestiere?
    Cordialmente
    Massimo Cortese

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