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Lo scrittore della porta accanto

In questi anni è in atto una rivoluzione comunicativa che riguarda diverse forme di espressione, dalla musica, all’immagine, alla scrittura.

C’è la possibilità di avere stumenti di buona qualità tecnica a costi contenuti e di raggiungere un pubblico potenzialmente infinito grazie a internet. Questo ha moltiplicato le possibilità di emergere di molti artisti: un regista/musicista/scrittore che ha una buona idea può realizzarla a costi contenuti e con una buona qualità tecnica e può raggiungere direttamente il suo target. Può essere trovato dal pubblico interessato al suo genere di realizzazioni, e può evitare di passare per un editore/produttore che sposi il suo progetto e faccia per forza da intermediario.

Le conseguenze di questi progressi tecnologici sono enormi anche sul piano culturale.

Pensiamo alla rivoluzione portata nel cinema dai supporti di ripresa: l’ultima, di questi mesi, ha portato alla ribalta registi che girano servendosi di Canon5D: macchine fotografiche reflex che girano filmati in HD e costano meno di 2000 euro. Ne parla un articolo di Baptiste Etchegaray  uscito sull’Internazionale di questa settimana, intitolato “Il regista della porta accanto”.

La musica non fa eccezione. Ricordate la rivoluzione creativa portata da MySpace? Forse è  superata, ma il suo spirito resta. So scrivere canzoni? Suono bene uno strumento musicale? Vado in una sala registrazione, mi realizzo il mio demo, lo metto sul web magari gratis, mi ingegno per farmi pubblicità in modo intelligente e creativo, mi cerco i concerti e le occasioni per suonare live… ed ecco nata la stella. Ne abbiamo la prova vivente “in casa”: Federico Di Fazio è il nostro responsabile commerciale ma è anche un artista pieno di risorse che si promuove e cerca una strada personale per comunicare con il suo pubblico.

Torniamo all’argomento che ci interessa, la letteratura.
Oggi chiunque può stamparsi un libro e promuoversi in rete… parlandone in termini finanziari, scrivere costa anche molto meno che girare un film o registrare un demo. Scriviamo e pubblichiamo, cioè rendiamo pubblico, rendiamo accessibile il nostro prodotto a chiunque voglia trovarlo. Possiamo promuoverci con blog e siti web creati in modo intelligente e non abbiamo bisogno di passare per le maglie strette di una casa editrice per vedere stampato il nostro manoscritto. Basta confezionarlo al volo e spedirlo a una piattaforma di Print On Demand, e il libro è bello che fatto. E non penso sia un caso, se nell’ultimo periodo abbiamo avuto un picco di richieste per i nostri servizi di impaginazione dei testi e di consulenza per la gestione di blog e siti web.

Le tecnologia ci facilita la vita e arricchisce il panorama culturale di una miriade di conversazioni. Magari sono più piccole, cioè con meno numeri, costi e profitti. Ma ci aveva visto giusto Gabriel Zaid che, nel suo saggio I troppi libri, prevedeva un’esplosione di comunicazioni, in cui ogni libro avrebbe avuto la possibilità di essere trovato e apprezzato dal lettore adatto; e a ogni artista sarebbe stata data la possibilità di trovare una cerchia di persone interessate al suo lavoro, con le quali aprire una dialettica a doppio senso.

Un momento di esplosione, di democrazia, di possibilità, di conversazioni. E anche un momento in cui la figura dell’editore è messa in discussione. Molti si augurano che sparisca presto, molti altri ne profetizzano il cambiamento, altri ancora si chiedono in che modo dovrà cambiare per non soccombere al cambiamento. Io penso che l’editore sia ancora necessario, che sicuramente la sua figura sta subendo grandi mutamenti, ma che la sua funzione di selezione e lavoro concettuale è ancora utile e in qualche modo quindi sopravviverà.

“Questo apparecchio rende le cose possibili, dà uno slancio particolare” , riconosce Couvreur. “Ma non cambia niente in termini di messa in scena. Diffido delle mode: non è perché ci si può servire di questi mezzi che si fanno film migliori”.
Edouard Weil è della stessa opinione: “Viviamo in un’epoca in cui tutti si sentono registi: chiunque può comprare una Canon 5D e fare un film. E quindi il produttore ha un’enorme responsabilità, perché diventa il contatto tra il regista e il mercato”.

[da “Il regista della porta accanto”]

E voi cosa ne pensate? Una frase del genere, che riguarda il cinema, ha attinenza anche con la letteratura? A cosa serve l’editore nel mondo di oggi? Quali sono le occasioni, e quali le difficoltà, dello scrittore in erba?

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3 Replies to “Lo scrittore della porta accanto”

  1. Lucab78 ha detto:

    Effettivamente secondo me, c'è un discorso di "distanza" da fare.
    Fino a pochi anni fa c'era un enorme divario tra editori (intesi come gestori di contenuti, sia come giornali che media digitali) e "il resto del mondo".
    Chi voleva far sentire la propria voce o diffondere un'opera di qualsiasi tipo, poteva farlo solamente se era già all'interno di un giornale o di un gruppo editoriale/musicale. Oppure doveva essere stato scelto da un  gruppo editoriale per la pubblicazione di contenuti o di un libro.

    Oggi chiunque può essere editore di contenuti e diffondere su larga scala qualcosa di suo perchè la distanza tra sconosciuti e gestori di media  si è ridotta tantissimo.
    Il web è diventato un'enorme piazza aperta a chiunque e spesso a costo zero.
    Nel campo dell'editoria, la figura dell'editore secondo me deve rimanere. E' necessaria però una evoluzione, un rinnovamento totale per far sì che i libri non siano più l'unica cosa su cui un editore investa e produca.
    Ci sono gli ebook, i book trailer e molte altre cose.
    Non solo: è possibile fare in modo che alcune produzioni siano interattive e che i lettori stessi possano in qualche modo interagire e in parte contribuire al successo di un prodotto, attraverso il web, prima e dopo averlo acquistato.
    Questa è secondo me la maggiore sfida per gli editori, ma per farlo devono accettare il fatto che la distanza tra loro e la "gente comune" si è ormai assottigliata. I media gestiti a livello amatoriale, molto spesso sono di altissima qualità e possono influenzare le scelte dei lettori e dei clienti. Dunque, come dicevo, urge un rinnovamento.

    Purchè ovviamente gli editori stessi non cadano nella trappola dello spam a tutti i costi, pur di pubblicizzarsi. Tempestare i potenziali lettori di messaggi, richieste di amicizia su facebook e altre attività fastidiose, equivale a mettersi in fuorigioco da soli.

    E' quindi importante che ogni editore studi i nuovi mezzi tecnologici e scelga quelli più idonei alla promozione e sviluppo del proprio business, oltre che della cultura, ovviamente.
    Anche gli scrittori devono fare lo stesso, seppur in chiave diversa , così come chi decide di avvalersi di un print on demand.

    Così come l'inutilizzo della tecnologia può portare a un fallimento, allo stesso modo un uso smodato e ossessivo può produrre risultati fatali.
    Come sempre, un giusto equilibrio è la chiave vincente per ogni attività. E saranno fondamentali le conoscenze informatiche.

    Vedremo come si evolveranno le cose. Per come la vedo io, il fatto che chiunque possa essere editore di contenuti – anche da solo – costringe in un certo senso gli editori tradizionali a doversi confrontare con un nuovo tipo di concorrenza che non sottrae direttamente profitti, ma che può mettere in luce le loro mancanze tecniche e informatiche. E, in alcuni casi, sffruttando l'eventuale  visibilità acquisita, può evidenziare le loro pecche sotto altri aspetti editoriali che non sono più sconosciuti. 

    Alle case editrici rimane il compito – importantissimo – di svolgere tutte le attività essenziali come la selezione, l'editing, impaginazione dell'opera e tante tante altre fasi, ma il web è tutt'altra cosa e va studiato e padroneggiato nel modo giusto.

    Per concludere, un editore resta un editore. E un blogger rimane un blogger. Ma l'editore non è più l'unico detentore degli strumenti per pubblicare e diffondere un'opera, perchè tutti al giorno d'oggi possiamo essere editori di contenuti (e di noi stessi). E un blogger che pubblica contenuti di qualità può, teoricamente, essere più ferrato nel web marketing.

  2. zop ha detto:

    le nuove tecnologie (non vale solo per la scrittura e i film, ma anche per le immagini) rendono tutti più facilitati a produrre. è l'appropriazione dei mezzi di produzione e di distribuizione da parte della gente. il che scoccia i professionisti. ma ha i suoi pro e contro. l'editore mi sa che è destinato sempre più a fondersi con la figura del distributore… forse si passa a una stagione di individualità. in tv già succede. es. santoro può permettersi di uscire dalla rai e farle concorrenza. i piccoli editori han sempre meno senso… per vendere 300 copie di un libro si può fare anche con lulu.com. stanno saltando le categorie produttive del 900… che si ritorni a una fase artigianale del libro come sino all'800 succedeva? l'unica differenza in effetti è la straordinaria moltipilicazione dei titoli, che porta alla polverizzazione.

    rileggo e non so se son stato comprensibile. sarà che gli scrittori in erba son quelli che fumano marjuana?

  3. elenaS83 ha detto:

    Grazie a tutti e due per gli ottimi interventi! 🙂

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